Un intervento di restauro è sempre un qualcosa di unico e non riproducibile: non si troveranno mai due restauri uguali perchè in ciascuno si intersecano le tecniche esecutive di maestri di terre diverse e spesso lontane, materiali differenti e condizioni ambientali e climatiche disparate, il tutto con centinaia e centinaia di anni di storia alle spalle. In questo Santa Maria in Borgo a Pavia è stata per noi restauratori una esperienza unica, con moltissime piccole e grandi scoperte che hanno reso questo lavoro decisamente speciale.
I lavori di restauro sono durati per tutto l’anno 2005, partendo dall’interno, in particolare la controfacciata, per arrivare in estate a montare i ponteggi sulla facciata, continuando con una seconda squadra i lavori su abside e navata centrale.
All’inizio l’interno doveva prevedere la pulitura delle parti in laterizio e degli intonaci delle volte apparentemente senza decorazioni, un lavoro relativamente semplice, ad eccezione degli affreschi della controfacciata e a lato dell’altare. Ma, come spesso accade in questo lavoro, semplice è la valutazione da terra, ma una volta saliti sui ponteggi tutto cambia. Così, da una prima campionatura effettuata sugli intonaci della volta, è emerso che al di sotto si trovava traccia di dipinti più antichi: la decorazione, probabilmente settecentesca, coperta dopo la II guerra mondiale da un intervento di ristrutturazione che doveva dare alla chiesa una certa uniformità estetica.
L’idea di riportare la chiesa alla sua estetica ante guerra e rimuovere quello che era un banale intonaco senza decorazione, ci sembrava la migliore. Dopo una attenta ricerca storica d’archivio, incontri con i tecnici della Soprintendenza e il Direttore dei lavori, decidevamo così di eliminare i rifacimenti e recuperare e restaurare in maniera conservativa i dipinti più antichi. Ovviamente il lavoro portava ad un allungamento dei tempi: bisognava rimuovere con martelline gli intonaci, rifinire gli scialbi con bisturi, consolidare in profondità gli intonaci e alla fine stuccare con grassello di calce e sabbia di fiume (le stesse ricette che sono state usate sin dall’epoca dell’edificazione della chiesa) tutte le lacune.
Se l’interno aveva riservato sorprese che ci avrebbero dato del filo da torcere, sulla facciata sapevamo fin dall’inizio che non sarebbe stato un intervento facile, non tanto per la parte in laterizio, quanto per la presenza di decorazioni in pietra arenaria.
L’arenaria è una roccia di origine sedimentaria formata dalla compressione di sabbia con carbonato di calce e silice come matrice, estremamente facile da lavorare ed estremamente difficile da conservare perchè attaccata dagli acidi contenenti nelle pioggie e soggetta a facile erosione e disgregazione: esempio plateale ne è la facciata del San Michele, realizzata con arenarie provenienti dalle cave di S. Giuletta, in Oltrepo’. In questo caso si rendeva quindi necessario uno studio approfondito del materiale e il confronto con altre esperienze di lavoro in situazioni simili.
Al termine di una lunga campionatura decidevamo il consolidante da applicare, in più passaggi, avendo cura di coprire immediatamente con cellophane le parti trattate in maniera quasi ermetica, mantenendo il tutto in opera per 30 giorni ciascuna volta. Questo ben spiega l’enorme pazienza richiesta dal lavoro di restauro!
Consolidamento delle arenarie, rimozione di muschi e licheni, lavaggio, stuccatura e protezione finale, e lo stesso per le parti in laterizio, con microsabbiature per alleggerire le croste nere più ostinate: quasi sei mesi di lavoro, fino all’arrivo dei primi freddi. Alla fine la facciata era pronta, come la vediamo oggi, con un restauro poco vistoso e fortemente orientato al mantenimento dell’edificio com’era, per i prossimi anni.
Questa è, in breve, la piccola storia del restauro di Santa Maria, condotto da tanti restauratori e restauratrici, operai specializzati e manovali, sotto la direzione dell’Arch. Andrea Fumagalli e l’Ispettore della Soprintendenza Arch. Savio. A loro il ringraziamento per aver lavorato con passione per tanti mesi per conservare e tramandare questa bellissima chiesa.