Le mura di Lomello, antistanti la chiesa, sono di epoca tardo romana
Prima dell’intervento il problema principale era la presenza diffusa di vegetazione infestante di vario tipo: licheni, muschi e piante superiori. Soprattutto queste ultime, con le loro radici profonde e ramificate che andavano ad insinuarsi sotto anche tre o quattro corsi di mattoni, avevano portato alla disgregazione della malta di allettamento.
Lo stato di conservazione dei laterizi variava da zona a zona, in relazione anche alle caratteristiche di ogni singolo mattone: alcuni di questi, presumibilmente quelli cotti per un tempo minore, erano soggetti a sfaldamento e perdita di coesione.
Nel corso dei vari anni lo spessore della muratura era variato per sottrazione di molti mattoni. Su tutti era presente un generale strato di sporco grasso, da deposizione di particellato atmosferico ed inquinanti.
Inoltre
la parte interna delle mura, con una zona in intonaco di calce applicata sulla muratura, presentava mancanze di adesione del substrato e rigonfiameti degli intonaci.
INTERVENTO DI RESTAURO
La prima fase dell’intervento di restauro è consistita in una serie di test volti allo studio dei materiali da utilizzare: biocidi, consolidanti, prodotti per la pulitura e malte per la stilatura dei giunti. I vari prodotti sono stati testati su tasselli dalla superficie limitata, in zone differenti e con diversi tempi di applicazione.
Terminata la rimozione degli infestanti è cominciata la fase di pulitura delle superfici, effettuata per mezzo di nebulizzazione con apparecchiatura munita di ugelli sulle superfici lapidee. I tempi di applicazione sono stati testati e, al termine, si è optato per una esposizione di quattro ore per porzione di muratura, agendo per ruscellamento delle acque ed effettuando un leggero bruschinaggio con spazzole di saggina. In accordo con la Soprintendenza competente si è deciso di non intervenire con agenti pulenti più aggressivi, considerato che questo metodo era sufficiente per la rimozione dello sporco superficiale presente sui laterizi e che una pulitura più incisiva avrebbe probabilmente danneggiato i materiali stessi. Al termine della pulitura si è riscontrata la presenza localizzata di patine di colore grigio su alcuni laterizi, cui prove di applicazione con impacchi di argille assorbenti e polpa di carta con acqua deionizzata non hanno avuto alcun potere emolliente. Sulle patine sono in corso indagini ad opera dell’Università di Pavia, a cura del prof . Ferloni; si tratta forse di patine dovute ad una cattiva cottura del mattone.
La fase successiva dell’intervento è stata lo studio e l’applicazione di diverse malte per la stilatura dei giunti. Tutte le malte testate erano realizzate con una proporzione 1:3 di legante/inerte, in cui il legante era costituito da una malta idraulica naturale tipo Nhl 5, e l’inerte era una miscela di sabbia di fiume depurata e diverse polveri di marmo di colore bianco, giallo e rosa. In accordo con i tecnici della Soprintendenza, si è ritenuto opportuno utilizzare più tipi di malta in modo da rendere mimetico l’intervento in ogni punto della muratura, dato che il colore delle malte originali non era omogeneo ma variava da zona a zona.
Al termine tutte le superfici sono state trattate con consolidante a base minerale, idrorepellente e traspirante.