Il Portale del Restauro

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Aggiornato: 13 ore 17 min fa

Vaticano,la Biblioteca si racconta: Una mostra, un convegno, un libro

Mer, 09/08/2010 - 09:00
 Una mostra, un convegno e anche un libro, per conoscere meglio la Biblioteca apostolica vaticana, che riapre i battenti lunedì 20 settembre dopo tre anni di ristrutturazione e restauro. Eventi che permetteranno anche al grande pubblico, che forse non ha occasione di frequentare la Biblioteca, di conoscerne un po’ meglio storia e funzionamento. Le iniziative sono illustrate alla Radio Vaticana da monsignor Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca. Una mostra sarà allestita nel Braccio di Carlo Magno dal 10 novembre (per il pubblico dall’11) e fino a tutto gennaio 2011. La visita guidata si snoderà tra i pannelli che illustrano attività, catalogazioni, ma anche il restauro. All’ingresso saranno predisposti manoscritti in facsimile, da sfogliare come gli studiosi che lavorano in biblioteca. Dall’11 al 13 novembre, si terrà un convegno che racconterà i risultati dei decenni di studi compiuti grazie a questa Biblioteca. “In una prima sessione – spiega monsignor Pasini -, si tratterà specificamente degli studi che dalla Seconda Guerra Mondiale fino ad oggi sono stati fatti nelle varie aree di ricerca”.
“Abbiamo chiesto a studiosi italiani e del mondo, che frequentano la Biblioteca, di tratteggiarci un poco la storia delle ricerche dei singoli rami – continua monsignor Pasini -. Nella seconda sessione, sarà invece il personale interno che discorrerà dei vari ambiti di lavoro e dei vari uffici della Biblioteca: come operano, quali cambiamenti sono intervenuti negli ultimi decenni. Tutte le cose evolvono e anche il fare le fotografie, il restaurare, il catalogare ha tutta una sua forte evoluzione e novità. Racconteremo anche di quello: non per autocelebrarci, ma per verificare, anche per ricevere suggerimenti, aiuti, critiche se fosse necessario”. Sempre a novembre uscirà il primo di sette volumi sulla storia della Biblioteca, dedicato alle origini “Tra Umanesimo e Rinascimento”. I volumi sono previsti ogni due anni. Tratto da: http://www.ilvelino.it/


Il web: museo del territorio

Mar, 09/07/2010 - 16:58
Il territorio si racconta attraverso il web. I principali siti di interesse storico-artistico mondiali stanno entrando a far parte della collezione di Google Street View. Prima Stonehenge e Santiago de Compostela, ora Pompei, San Gimignano ed in ultimo la Venaria Reale vengono catturati in una serie di fotogrammi pubblicati on line con ampio riscontro da parte degli utenti. (1)
Il software, estensione di Google Maps e Google Earth, permette infatti, grazie ad una rete di immagini panoramiche a 360º gradi in orizzontale e 290º in verticale, di osservare città e paesi non soltanto dall’alto di un satellite, ma con la prospettiva del visitatore reale che ne percorre le strade.
Cambiare il punto di vista trasforma l’utente da spettatore passivo in visitatore attivo che si muove nello spazio in base ai propri interessi e alle proprie attitudini con la possibilità di approfondire, ogni qual volta lo desideri, avendo a disposizione tutta una serie di contenuti (immagini, testi, musica, ecc.) che la rete offre in uno scambio bidirezionale ed interattivo.
Il visitatore virtuale può meglio cogliere la dinamicità del territorio: uno spazio geografico costituito da aree urbanizzate e naturali, dove si intrecciano reti e relazioni tra l’ambiente e le persone. Il web, nuovo spazio pubblico, evidenzia tali connessioni mettendole a disposizione di un numero maggiore di utenti.
La formula di Google Street View perfeziona i sistemi di promozione del territorio già sperimentati in Italia attraverso i geoblog: siti internet che forniscono la descrizione del territorio e delle sue emergenze associando una serie aggiuntiva di approfondimenti ad un’ortofotocarta. Possiamo esplorare quelli sulla via Francigena del Lazio (www.geoblog.it/francigena), sul Monferrato  (www.geoblog.it/castelli), e la Mappa Emozionale dei Luoghi della Memoria (http://acmos.net/memoria/). Se pur mezzi ormai parzialmente superati, i geoblog dimostrano come sia alta l’attenzione verso il territorio da parte degli utenti e come il web possa effettivamente catalizzare tale attenzione attraverso la facilità di accesso ai suoi contenuti. (2)
La possibilità del visitatore di addentrarsi quasi fisicamente nei luoghi gli permette di coglierne l’identità, ricomponendo le tessere come in un puzzle: arte, architettura, struttura urbana, rapporto con il contesto, attività svolte.
Non solo. Alla componente descrittiva il web associa quella documentale fornendo una memoria storica utile per la salvaguardia del territorio. Ne è esempio la ripresa del centro storico de L’Aquila, catturata da Google Street View prima del terremoto, ormai testimonianza di una realtà passata, o il Virtual Museum of Afghan Civilization ambientato all’interno delle antiche cave che ospitavano i Buddha distrutti nel 2002.
Se vogliamo attribuire ai musei del territorio la duplice funzione di testimoni della storia locale e di contenitori di beni materiali e quotidiani, e ciò al fine di riscoprire e di riappropriarsi dell’identità culturale delle comunità, potrebbe il binomio web e territorio generare quello spazio d’azione in cui l’utente diventi parte attiva dell’ingranaggio? Il web perde la fisicità del museo e delle sue collezioni, ma acquista in collegamenti e la validità della formula viene confermata dal numero crescente di turisti virtuali. (1) VENTAVOLI B., La reggia di Venaria nell’occhio di Google in La Stampa.it, 31/08/2010
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=8032&ID_sezione=38&sezione
(2) INFANTE C., Performing media per coniugare web e territorio in TAO Transmitting Architecture Organ, AGES SpA, Torino, n. 3/2009 Gandolfi FedericaTratto da: http://www.tafter.it/


SCUOLA DI MICROSCOPIA ELETTRONICA E SPETTROMETRIA A RAGGI X APPLICATE ALLA DIAGNOSTICA DEI BENI CULTURALI

Mar, 09/07/2010 - 08:17
Il Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale" e la ASSING SpA organizzano una SCUOLA DI MICROSCOPIA ELETTRONICA E SPETTROMETRIA A RAGGI X APPLICATE ALLA DIAGNOSTICA DEI BENI CULTURALI

Contenuto:La scuola, della durata di tre giorni, si articolerà in sessioni teoriche e pratico-Applicative, condotte da docenti affermati, ricercatori del Centro e tecnici della Assing.

Sede e Data:La scuola si terrà presso i Laboratori Scientifici del Centro Conservazione e Restauro a VenariaReale (TO) nei giorni 13 - 14 - 15 Ottobre 2010.

Strumenti utilizzati:
    - microscopio elettronico a scansione ZEISS EVO 60EP con LaB6
    - sistema di microanalisi INCAEnergy della Oxford
    - spettrometro portatile a raggi X di fluorescenza SURFACE MONITOR della Assing, dotato di funzioni diffrattometriche

Download:
    - Programma    - Invito
    - Scheda d'iscrizione

Mangiare e dormire a Venaria

Curriculum docenti:
    - Annamaria Giovagnoli (Direttrice Laboratori Scientifici CCR)
    - Paola Croveri (Ricercatrice Laboratori Scientifici CCR)
    - Marco Nervo (Ricercatore Laboratori Scientifici CCR)

    - Marco Vittori Antisari (Ricercatore senior presso l'ENEA CNEN)
    - Andrea Falqui (Direttore laboratorio di Microscopia elettronica IIT Genova)

    - Lorenzo Biella (Senior Service Engineer ASSING spa)
    - Barbara Bertucci (X-Ray Product Manager ASSING spa)
    - Giuseppe Panariello (X-Ray Application Scientist ASSING spa)

Tratto da: http://www.centrorestaurovenaria.it/index.cfm?LANG=IT


Torre Argentina, qui morì Cesare ma romani e turisti non lo sanno

Lun, 09/06/2010 - 15:10
Oggi il sito è più noto per la colonia felina. L'archeologo Rossoni: ''Area non valorizzata fra tram e taxi''. Fuksas: ''Zona urbanisticamente mal progettata'' (VIDEO Una colonia felina nel luogo dell'assassinio di Cesare, ma romani e turisti non lo sanno: Largo di Torre Argentina è conosciuto a Roma soprattutto per l'ampia colonia di gatti che ospita. Gli animali sono forse più fotografati delle rovine dei templi repubblicani, che costituiscono uno dei complessi archeologici più antichi ed importanti della capitale.
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Una risorsa che secondo molti non è adeguatamente valorizzata: numerose le polemiche sulla sistemazione urbanistica, la promozione culturale e lo stato di degrado in cui spesso si trova l'Area Sacra. In pochissimi sanno poi che largo di Torre Argentina è stato teatro di uno dei più noti avvenimenti della storia antica: l'assassinio di Giulio Cesare. C'è però chi ogni anno, alle Idi di Marzo, si reca a deporre una rosa vicino al luogo del celebre delitto: è una misteriosa signora che intende così ricordare il 'Divo Giulio'.

"Il fatto che la tomba di Giulio Cesare e il Tempio del Divo Giulio si trovino nel Foro Romano - spiega all'Adnkronos l'archeologo Gabriele Rossoni, presidente dell'associazione culturale 'Flumen' - porta la maggioranza delle persone a supporre che anche la sua uccisione sia avvenuta lì. Quasi nessuno sa che l'omicidio è avvenuto invece nella zona di largo di Torre Argentina, in una sede secondaria del Senato romano, presso la Curia del Teatro di Pompeo". ''Non è un'area sufficientemente valorizzata - nota poi -, chiusa com'è fra una stazione di taxi, un capolinea di tram e un passaggio pedonale".

Secondo l'architetto e urbanista Massimiliano Fuksas, intervistato dall'Adnkronos, "così com'è l'area appare urbanisticamente mal progettata. Innanzi tutto il capolinea del tram non doveva essere sulla piazza, ma in via del Plebiscito o ancor meglio in via delle Botteghe Oscure". Mentre Umberto Broccoli, sovrintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, intervistato dall'Adnkronos, sottolinea: ''Se il complesso archeologico è considerato una discarica a cielo aperto dai turisti c'è poco che l'amministrazione possa fare". "Noi puliamo ogni giorno'', assicura, ma ''per sporcare non ci vogliono più di tre secondi".

Dei gatti di largo di Torre Argentina parla invece Silvia Viviani, responsabile della Colonia: "Siamo dei volontari e la nostra colonia vive di carità, non riceviamo fondi da nessuno. Ospitiamo dai 150 ai 200 gatti - spiega all'Adnkronos - La gente li abbandona qui, lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Inoltre, i gatti nelle zone archeologiche ci sono sempre stati: qui si sentono più sicuri, non ci sono esseri umani, né' automobili". 
Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Gaudì in mostra a Cagliari, da novembre a gennaio al Bastione tutte le fasi della progettazione della Sagrada Familia

Sab, 09/04/2010 - 14:11
Esposizione ospitata nella galleria “Passeggiata Coperta” del Bastione di Saint Remy a fine novembre, consentirà di apprezzare il lavoro e la genialità del grande architetto catalano nella progettazione del Tempio della Sagrada Familia di Barcellona. 
Dall’antico legame che unisce la Sardegna alla Catalogna nasce la mostra “Gaudì, la recerca de la forma” che sarà allestita a Cagliari, in anteprima assoluta a livello nazionale, dalla fine di novembre fino a gennaio prossimi. L’iniziativa, frutto di un protocollo d’intesa siglato stamane tra l’assessore regionale della Pubblica Istruzione e dei Beni Culturali Maria Lucia Baire, il Rettore dell’Università di Cagliari Giovanni Melis e il Sindaco di Cagliari, Emilio Floris, consentirà di apprezzare il lavoro e la genialità del grande architetto catalano nella progettazione del Tempio della Sagrada Familia di Barcellona. L’esposizione, ospitata nella galleria “Passeggiata Coperta” del Bastione di Saint Remy, illustrerà, in un percorso di ricerca architettonica, i singoli elementi strutturali dell’imponente edificio di culto che verrà consacrato da Papa Benedetto XVI nei primi giorni di novembre. L’intesa tra Regione, Università e Comune rientra negli interventi di promozione, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale promossi dall’assessorato. Prevede che le tre istituzioni concorrano alla realizzazione della mostra, rappresentando anche un momento di studio, di riflessione e di confronto sulla cultura sarda, dalla storia alla lingua e alle tradizioni, fortemente permeate degli influssi della cultura catalana. L’assessorato dei Beni Culturali, in particolare, svolgerà le azioni di coordinamento dell’evento, mentre l’Università di Cagliari ne curerà gli aspetti tecnico-scientifici e il Comune di Cagliari metterà a disposizione gli spazi espositivi, garantendone la gestione con riferimento al flusso dei visitatori. “La Mostra, per la sua connotazione di evento di forte richiamo nazionale e internazionale – ha detto l’assessore Maria Lucia Baire - rappresenta per la Sardegna un momento culturale di alto livello, anche per la promozione e valorizzazione del suo patrimonio materiale e immateriale. In virtù proprio del legame che unisce le due culture, sarda e catalana, il Temple Expiatori Sagrada Familia di Barcellona ha scelto Cagliari, come prima città italiana, per ospitare la mostra “Gaudì, la recerca de la forma”. Per il Rettore dell’Università di Cagliari, Giovanni Melis, “l’iniziativa risulta ancora di maggiore interesse per la presenza, nello staff di progettisti, di un ricercatore sardo dell’Ateneo cagliaritano”. “La Mostra rafforza l’asse Cagliari-Barcellona – ha sottolineato il Sindaco Emilio Floris – nel convincimento che l’evento, per la forte impronta culturale, possa essere apprezzato non solo dai cagliaritani, ma anche dai numerosi visitatori che sceglieranno di arrivare in città per ammirare l’esposizione”. (VO-Valentina Orgiu/mp)
 Tratto da http://www.ufficiostampacagliari.it/index.php


Primo furto nelle sale del Maxxi rubata statuina della mostra di Moretti

Sab, 09/04/2010 - 14:00
L´episodio alla fine di luglio. L'opera, un volto dai tratti orientaleggianti, era parte dell'arredo della casa dell'architetto nato nel 1906 che a Roma realizzò il progetto per il Foro Mussolini, l'Accademia della Scherma al Foro Italico, era fissata a una mensola. Sistemi di sorveglianza sotto accusa di FRANCESCA GIULIANI 
La sede del Maxxi, il nuovo museo progettato dall'architetto Zaha Hadid
OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Furto nelle sale del Maxxi, il Museo delle Arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid e inaugurato a fine maggio a Roma: una statua in bronzo è scomparsa dalla mostra dedicata a Luigi Moretti, tra i protagonisti della cultura architettonica del Novecento. L'episodio risale alla fine di luglio; le indagini sono in corso a cura dei Carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio artistico. Ed è subito polemica sulla sicurezza del megamuseo milionario fresco di vernissage.

La statua trafugata, alta una quarantina di centimetri, era fissata ad una mensola, parte di un'esposizione composta di video e progetti, di libri e documenti, a cui sono stati aggiunti oggetti d'arte e dipinti, per sottolineare l'attenzione del progettista del razionalismo romano per l'arte e la cultura, la sua passione per l'esotico. Quella statuina, col volto dai tratti orientaleggianti, era parte dell'arredo della casa dell'architetto nato nel 1906 che a Roma realizzò il progetto per il Foro Mussolini, l'Accademia della Scherma al Foro Italico.

Della scomparsa della preziosa statuina si sono accorti gli addetti alle pulizie, la mattina dell'ultimo lunedì di luglio, quando le serate di musica e dj nella piazza esterna del museo erano già concluse. A museo chiuso, gli inservienti erano alle prese con le consuete spolverature e la risistemazione delle opere nella grande personale allestita nel Museo di Architettura al piano terra, quando si sono accorti del ripiano vuoto. Nessuna effrazione, porte e vetrate non erano state forzate. L'ipotesi è che i ladri siano stati almeno due: uno appostato davanti alle telecamere, l'altro impegnato nello smontare la statua.

In un museo in cui si trovano in queste settimane centinaia di opere di grande valore economico oltre che artistico - i Kapoor, i Pistoletto, i Merz, i grandi quadri di Anselm Kiefer e le installazioni di Penone - la scelta di quel piccolo oggetto farebbe pensare quasi più a un dispetto che a un furto. Intanto i carabinieri sono alle prese con la visione di ore di filmati. A proposito della sicurezza, la direzione del museo ne ribadisce l'efficienza assoluta: ciascuna sala è sorvegliata da tre custodi a cui si aggiungono le telecamere a circuito chiuso continuato.
La mostra "Dal razionalismo all'informale" continua fino al 28 novembre: la famiglia degli eredi Moretti, prestatrice delle opere, ha espresso il proprio rammarico per l'episodio. 
Tratto da: http://roma.repubblica.it/


Mostre, a S. Maria della Scala l’omaggio di Siena a Michelangelo

Sab, 09/04/2010 - 07:00

L'operato di Michelangelo a Siena filtrato attraverso le carte autografe dell’artista fiorentino. La città toscana ricorda con una mostra che da domani al al 14 novembre sarà ospitata nel complesso museale di Santa Maria della Scala. Lettere, poesie, carte di cantiere e altri documenti che ricostruiscono il rapporto del Buonarroti con la città toscana, a partire dal giovanile e geniale impegno per l’altare Piccolomini di Andrea Bregno, al quale il 26enne Michelangelo aggiunse nelle nicchie inferiori le statue dei santi Pietro, Paolo, Agostino e Gregorio. Per l'occasione la Fondazione Casa Buonarroti ha prestato alcuni documenti dal suo ricchissimo archivio che raccontano dell'incarico del Cardinale a Michelangelo, corredati da opere che testimoniano dell'influenza michelangiolesca sull'arte senese. Organizzata dall'associazione culturale Metamorfosi e da Vernice progetti culturali, con il contributo del comune di Siena e della Fondazione Monte dei Paschi, la mostra espone anche una parte del corpus letterario michelangiolesco, dalle prime epistole e dalle poesie della giovinezza fino alla corrispondenza estrema dell'artista, ormai quasi 90enne, con il prediletto nipote Leonardo. In mezzo, prove grafiche di alto impegno, come i disegni, scelti con l'occhio al risvolto biografico, siano essi di figura, di progetto architettonico o provenienti direttamente dai cantieri e dalle cave, come i famosi blocchi di marmo schizzati a beneficio degli scalpellini. A curare l’esposizione, Lucilla Bardeschi Ciulich, studiosa della grafia michelangiolesca, e Pina Ragionieri, direttrice della Fondazione Casa Buonarroti, che raccoglie le carte di famiglia di Michelangelo.

Tratto da http://www.ilvelino.it/


Arte contemporanea per il Tempio di Zeus

Ven, 09/03/2010 - 10:17

L’arte contemporanea incontra l’arte classica nello strepitoso scenario della Valle dei Templi di Agrigento, dove per la prima volta sono esposte circa 50 opere di artisti italiani e stranieri che al termine della mostra saranno battute all’asta da Christie’s; il ricavato sarà destinato al restauro e all’anastilosi di uno dei maestosi Telamoni del Tempio della Concordia.In un suggestivo percorso che si snoda tra la Villa Aurea, la necropoli paleocristiana e il Tempio di Zeus sono esposte le opere di artisti di spicco del panorama internazionale da Giacomo Manzù ad Arman, da Afro al gruppo AES+F, selezionati dal MACRO, il Museo di Arte Contemporanea di Roma, che è tra i promotori dell’iniziativa.
La visita ha inizio dall’ottocentesca Villa Aurea, la dimora di proprietà del capitano inglese sir Alexander Hardcastle che nella prima metà del Novecento finanziò numerosi scavi archeologici nella Valle, condotti in collaborazione con l’archeologo Pirro Marconi. Alcune sale della villa e l’annesso giardino, che ingloba i resti della necropoli paleocristiana del III – VI secolo d.C., sono aperti al pubblico in via eccezionale in occasione della mostra. Nel cortile antistante la scala di accesso sono esposti il gruppo mitologico Last Riot 2 del collettivo moscovita AES+F; il Giocoliere di Notre Dame di Arman Fernandez, uno dei maggiori esponenti del Nouveau Réalisme; il Carro in zinco, vetro e legno di Beatrice Caracciolo, artista che pone al centro della sua ricerca la rappresentazione di una possibile forma di bellezza quotidiana.L’esposizione continua nelle sale di Villa Aurea: tra le opere esposte si segnalano il Nuovo Telamone di Croce Taravella, il Pozzo concluso di Gregorio Botta e l'Angelo della Valle di Ernesto Lamagna, tutte realizzate in occasione della mostra. Da menzionare pure El Djem di Mimmo Jodice, stampa al bromuro d’argento del 1994, le tele d’astrazione di Afro Basaldella e quelle di uno dei maggiori esponenti della Transavanguardia, Sandro Chia.
Di grande impatto visivo il percorso espositivo ricavato nel giardino botanico della Villa, dove numerose varietà di piante mediterranee e il paesaggio dei templi fanno da sfondo al Novizio di Umberto Mastroianni, al bronzo raffigurante la Dea ferita di Igor Mitoraj, al Blau-Miau bronzeo di Carin Grudda, alla Tebe seduta di Giacomo Manzù. Al termine della visita resta però il rammarico per l’esclusione dall’itinerario dei resti dei due apogei paleocristiani ubicati nel giardino, solitamente non fruibili dai visitatori perché la Villa Aurea ospita gli uffici tecnici del Parco Archeologico.
La mostra termina nella cella dell’imponente Tempio di Zeus, senza dubbio la sezione più suggestiva dell'intero percorso espositivo. All’esterno del tempio sono collocati il Fauno bronzeo di Giacomo Manzù, il Terone Tiranno di Agrigento di Carin Grudda, la scultura in bronzo Chiaroscuro di Giuseppe Maraniello e la Grande figura seduta n. 2 di Emilio Greco, adagiata scenograficamente sul crepidoma del Tempio della Concordia. In occasione della mostra è possibile accedere all’interno della cella del tempio, dove campeggia maestosa Bianca di Francesco Messina, scultura in marmo ispirata ai lineamenti della moglie dello scultore, in uno stile che si rifà agli archetipi classici.
Al di là dell’intento di far dialogare l’arte classica e quella contemporanea, risolto in un confronto più estetico che concettuale, non si rintraccia un tema di fondo che sottenda la mostra. Ciascun artista ed erede di artista coinvolto nel progetto ha donato opere concepite per altri contesti espositivi e solo in rari casi le creazioni sono state ideate per dialogare nel contenuto e nella forma con i monumenti del Parco Archeologico. L’esposizione è un’occasione per ammirare le installazioni di artisti appartenenti al 'gotha' dell’arte contemporanea godibili in sé, senza che vi sia un preciso fil rouge che le colleghi fra loro e agli edifici classici. L’impressione che ne deriva è quindi di un’esposizione poco organica, che punta soprattutto a stupire il visitatore tramite l’allestimento scenografico delle opere esposte.Il punto forte della mostra è proprio l’allestimento, che è il risultato della collaborazione tra architetti, archeologi ed esperti di arte contemporanea, che sono riusciti ad integrare le forme e le cromie delle opere contemporanee con la maestosità dei resti monumentali della colonia greca di Akragas.
Nonostante l’ideazione di soluzioni espositive di grande effetto, come la collocazione della Bianca di Messina che con il suo plastico realismo sembra avanzare nello spazio sacro della cella del tempio - che dopo secoli torna ad essere abitato da un simulacro -, la mostra evidenzia significative carenze, specialmente nell’apparato di comunicazione al pubblico. Il visitatore può contare, per la lettura del percorso espositivo, solo sugli essenziali pannelli biografici relativi agli artisti, in italiano e in inglese, che riportano anche le didascalie dei pezzi esposti. E’ invece impossibile reperire informazioni sulle singole opere, sul loro significato e sul contesto espositivo originario, perché non sono previsti né pannelli esplicativi né tantomeno piccole guide che avrebbero agevolato al visitatore l’intelligibilità dell’intero percorso. Lo stato già lacunoso dell’apparato informativo è aggravato dall’assenza del catalogo della mostra che, pur previsto dai curatori, dopo tre mesi circa dall’inizio della rassegna non è ancora disponibile presso il bookshop del Parco.
Nel complesso la mostra è da ritenersi comunque un’iniziativa lodevole, anche perché garantirà il recupero dei frammenti di uno dei Telamoni del Tempio di Zeus, restituendolo così alla pubblica fruizione; tuttavia si sarebbe potuto curare con maggior attenzione l’apparato informativo, che di fatto risulta quasi completamente assente, limitando l’efficacia di una rassegna potenzialmente interessante.


Autore scheda: Ivana Donato


Arte contemporanea per il Tempio di Zeus

Ven, 09/03/2010 - 10:17

L’arte contemporanea incontra l’arte classica nello strepitoso scenario della Valle dei Templi di Agrigento, dove per la prima volta sono esposte circa 50 opere di artisti italiani e stranieri che al termine della mostra saranno battute all’asta da Christie’s; il ricavato sarà destinato al restauro e all’anastilosi di uno dei maestosi Telamoni del Tempio della Concordia.In un suggestivo percorso che si snoda tra la Villa Aurea, la necropoli paleocristiana e il Tempio di Zeus sono esposte le opere di artisti di spicco del panorama internazionale da Giacomo Manzù ad Arman, da Afro al gruppo AES+F, selezionati dal MACRO, il Museo di Arte Contemporanea di Roma, che è tra i promotori dell’iniziativa.
La visita ha inizio dall’ottocentesca Villa Aurea, la dimora di proprietà del capitano inglese sir Alexander Hardcastle che nella prima metà del Novecento finanziò numerosi scavi archeologici nella Valle, condotti in collaborazione con l’archeologo Pirro Marconi. Alcune sale della villa e l’annesso giardino, che ingloba i resti della necropoli paleocristiana del III – VI secolo d.C., sono aperti al pubblico in via eccezionale in occasione della mostra. Nel cortile antistante la scala di accesso sono esposti il gruppo mitologico Last Riot 2 del collettivo moscovita AES+F; il Giocoliere di Notre Dame di Arman Fernandez, uno dei maggiori esponenti del Nouveau Réalisme; il Carro in zinco, vetro e legno di Beatrice Caracciolo, artista che pone al centro della sua ricerca la rappresentazione di una possibile forma di bellezza quotidiana.L’esposizione continua nelle sale di Villa Aurea: tra le opere esposte si segnalano il Nuovo Telamone di Croce Taravella, il Pozzo concluso di Gregorio Botta e l'Angelo della Valle di Ernesto Lamagna, tutte realizzate in occasione della mostra. Da menzionare pure El Djem di Mimmo Jodice, stampa al bromuro d’argento del 1994, le tele d’astrazione di Afro Basaldella e quelle di uno dei maggiori esponenti della Transavanguardia, Sandro Chia.
Di grande impatto visivo il percorso espositivo ricavato nel giardino botanico della Villa, dove numerose varietà di piante mediterranee e il paesaggio dei templi fanno da sfondo al Novizio di Umberto Mastroianni, al bronzo raffigurante la Dea ferita di Igor Mitoraj, al Blau-Miau bronzeo di Carin Grudda, alla Tebe seduta di Giacomo Manzù. Al termine della visita resta però il rammarico per l’esclusione dall’itinerario dei resti dei due apogei paleocristiani ubicati nel giardino, solitamente non fruibili dai visitatori perché la Villa Aurea ospita gli uffici tecnici del Parco Archeologico.
La mostra termina nella cella dell’imponente Tempio di Zeus, senza dubbio la sezione più suggestiva dell'intero percorso espositivo. All’esterno del tempio sono collocati il Fauno bronzeo di Giacomo Manzù, il Terone Tiranno di Agrigento di Carin Grudda, la scultura in bronzo Chiaroscuro di Giuseppe Maraniello e la Grande figura seduta n. 2 di Emilio Greco, adagiata scenograficamente sul crepidoma del Tempio della Concordia. In occasione della mostra è possibile accedere all’interno della cella del tempio, dove campeggia maestosa Bianca di Francesco Messina, scultura in marmo ispirata ai lineamenti della moglie dello scultore, in uno stile che si rifà agli archetipi classici.
Al di là dell’intento di far dialogare l’arte classica e quella contemporanea, risolto in un confronto più estetico che concettuale, non si rintraccia un tema di fondo che sottenda la mostra. Ciascun artista ed erede di artista coinvolto nel progetto ha donato opere concepite per altri contesti espositivi e solo in rari casi le creazioni sono state ideate per dialogare nel contenuto e nella forma con i monumenti del Parco Archeologico. L’esposizione è un’occasione per ammirare le installazioni di artisti appartenenti al 'gotha' dell’arte contemporanea godibili in sé, senza che vi sia un preciso fil rouge che le colleghi fra loro e agli edifici classici. L’impressione che ne deriva è quindi di un’esposizione poco organica, che punta soprattutto a stupire il visitatore tramite l’allestimento scenografico delle opere esposte.Il punto forte della mostra è proprio l’allestimento, che è il risultato della collaborazione tra architetti, archeologi ed esperti di arte contemporanea, che sono riusciti ad integrare le forme e le cromie delle opere contemporanee con la maestosità dei resti monumentali della colonia greca di Akragas.
Nonostante l’ideazione di soluzioni espositive di grande effetto, come la collocazione della Bianca di Messina che con il suo plastico realismo sembra avanzare nello spazio sacro della cella del tempio - che dopo secoli torna ad essere abitato da un simulacro -, la mostra evidenzia significative carenze, specialmente nell’apparato di comunicazione al pubblico. Il visitatore può contare, per la lettura del percorso espositivo, solo sugli essenziali pannelli biografici relativi agli artisti, in italiano e in inglese, che riportano anche le didascalie dei pezzi esposti. E’ invece impossibile reperire informazioni sulle singole opere, sul loro significato e sul contesto espositivo originario, perché non sono previsti né pannelli esplicativi né tantomeno piccole guide che avrebbero agevolato al visitatore l’intelligibilità dell’intero percorso. Lo stato già lacunoso dell’apparato informativo è aggravato dall’assenza del catalogo della mostra che, pur previsto dai curatori, dopo tre mesi circa dall’inizio della rassegna non è ancora disponibile presso il bookshop del Parco.
Nel complesso la mostra è da ritenersi comunque un’iniziativa lodevole, anche perché garantirà il recupero dei frammenti di uno dei Telamoni del Tempio di Zeus, restituendolo così alla pubblica fruizione; tuttavia si sarebbe potuto curare con maggior attenzione l’apparato informativo, che di fatto risulta quasi completamente assente, limitando l’efficacia di una rassegna potenzialmente interessante.


Autore scheda: Ivana Donato


Mostre: prorogata 'i giorni di Roma' ai musei Capitolini

Ven, 09/03/2010 - 07:48
Prosegue fino al 26 settembre prossimo, ai Musei Capitolini la mostra di capolavori d'arte antica provenienti dai maggiori Musei europei. Nella rassegna, primo appuntamento del programma quinquennale I Giorni di Roma, sono esposte opere di un periodo tra i piu' innovativi ed originali per l'intero sviluppo dell'arte occidentale: quello successivo alle campagne di conquista in Grecia, dalla fine del III secolo alla seconda meta' del I a.C, uno dei momenti fondamentali per la futura identita' culturale e artistica romana, non solo dell'eta' repubblicana. A cura di Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, con allestimento di Margherita Palli, L'eta' della conquista. Il fascino dell'arte greca a Roma e' la prima del progetto di cinque mostre che abbraccia un arco di tempo di trecento anni: dal III al I secolo a.C. Un'iniziativa promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione - Sovraintendenza ai Beni Culturali; dal Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, con la collaborazione delle Banche Tesoriere del Comune di Roma e organizzata da Ze'tema Progetto Cultura e MondoMostre. 
Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Troppi i turisti alla Sistina Paolucci: "Pensiamo al futuro"

Gio, 09/02/2010 - 22:52


In occasione della presentazione delle visite serali programmate per settembre e ottobre, il direttore dei musei vaticani lancia l'allarme. "La spolveratura agli affreschi di Michelangelo che abbiamo eseguito nella pausa estiva mette in evidenza segnali preoccupanti. Dobbiamo pensare al controllo climatico e all'abbattimento degli inquinanti" 
Una "spolveratura" degli affreschi della Cappella Sistina, consentita dalla pausa estiva che limitava gli accessi, ha messo in evidenza segnali preoccupanti riguardo alle prospettive di conservazione dei capolavori michelangioleschi.
GUARDA I CAPOLAVORI
Sarà possibile far vedere la Cappella Sistina ai nostri figli? A porsi la domanda è il professor Antonio Paolucci, ex ministro e direttore dei musei vaticani. "A molti anni dalla conclusione del contrastato e tuttavia esemplare intervento di restauro, la Cappella Sistina coinvolge l'attenzione dei responsabili dei Musei Vaticani - si chiede Paolucci sull'Osservatore Romano - per ragioni conservative persino più importanti della disputa sull'utilizzo dei solventi e sui livelli di pulitura" che alla fine degli anni '80 monopolizzò l'attenzione degli esperti. "Oggi - spiega il direttore dei Musei Vaticani - il problema di questo luogo mitico visitato ogni giorno da parecchie migliaia di persone è rappresentato dalla pressione antropica eccessiva (e quindi bisognosa di rettifiche e di compensazioni ambientali di proporzionata efficacia), dal non più adeguato controllo climatico, dall'insufficiente abbattimento degli inquinanti".
"Se vogliamo conservare la Sistina in condizioni accettabili per le prossime generazioni, è questa - sottolinea Paolucci - la sfida che dobbiamo vincere ed è una sfida persino più ardua di quella che Gianluigi Colalucci seppe vittoriosamente affrontare alla fine del secolo scorso". "Agli uomini del nostro tempo - rileva il direttore dei musei vaticani citando il professor Giovanni Urbani. il grande teorico della conservazione preventiva - non è dato produrre capolavori d'arte paragonabili a quelli del passato. Non ci sono e non ci saranno, ai nostri giorni, nuovi Michelangelo e nuovi Raffaello. Possiamo però dispiegare, per la conservazione del patrimonio, risorse di creatività e di intelligenza non inferiori a quelle che quei grandi hanno messo in opera nel fare arte, perchè le opportunità offerteci dalla scienza e dalla tecnica sono oggi virtualmente infinite". E dunque "la 'spolveratura' della Cappella Sistina ci invita a misurarci con questo nobile invito".
A settembre e ottobre riprendono intanto le visite serali ai musei vaticani, visite solo su prenotazione online e limitate al venerdì dalle 19.00 alle 23.00 (ultimo ingresso 21.30). Info su www.museivaticani.va.
fonte: www.repubblica.it


Henry Fox Talbot. De luce primigenia

Mer, 09/01/2010 - 17:53
mostra fotografica
13 agosto - 3 ottobre 2010

Il CRAF conserva nei suoi archivi una preziosa collezione di 50 calotipi realizzati dallo Science Museum di Bradford dai calotipi originali di Fox Talbot prodotti in occasione del 150° anniversario dell'invenzione della fotografia. I primi esperimenti di William Fox Henry Talbot (Melbury, Dorset, 11 febbraio 1800 - Lacock Abbey, Wiltshire, 17 settembre 1877) nel campo della riproduzione di immagini furono portati a termine nella primavera del 1834 a Lacock Abbey. Copri' dei fogli di carta da scrivere con una soluzione di sale comune e nitrato d'argento, rendendoli sensibili alla luce. Fu sufficiente posare una foglia sulla carta ed esporla alla luce per rendere scure le zone non protette dalla luce. Ottenne cosi' un negativo della foglia. Chiamo' questa tecnica shadowgraph, sciadografia. A Ginevra Talbot scopri' che l'immagine poteva essere stabilizzata (quindi non piu' ricettiva alla luce) lavando il foglio con dello iodato di potassio oppure con una forte concentrazione di sale. Questa procedura fu chiamata fissaggio, termine proposto da Herschel.

L'unione delle sue ricerche sulla luce gli fruttarono l'invenzione che lo rese famoso, la Calotipia detta anche Talbotipia, dal suo nome. Si tratta di un procedimento fotografico che permetteva la riproduzione delle immagini con il metodo negativo / positivo. Fu presentata alla Royal Society sette mesi dopo quella di Louis Daguerre, il dagherrotipo. Questo ritardo assieme alla laboriosità del procedimento rispetto a quello presentato da Da guerre, svaluto' la calotipia. Per le sue scoperte nel campo della fotografia ricevette nel 1842 la medaglia Rumford dalla Royal Society. Nel 1844 pubblico' il volume The Pencil of nature, contenente 24 calotipi. In seguito pero' la calotipia guadagno' credito perche' utilizzata per l'illustrazione a stampa: il negativo era inciso su lastre di rame e l'immagine riprodotta su una rotativa.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI: tel: 0427 91453
info@craf-fvg.it
www.craf-fvg.it

SEDE DELLA MOSTRA
Villa Sulis
via Borgata Costa
Castelnovo del Friuli (PN)
Ingresso libero

Tratto da: http://www.fotoantologia.it/mostre_fotografiche/mostra/?id=1514


www.pompeiviva.it parte il nuovo sito internet di Pompei

Mer, 09/01/2010 - 16:01
Pompeiviva.it, con un click nella nuova Pompei
E' on-line da ieri il sito internet www.pompeiviva.it  dedicato al nuovo volto dell'area archeologica vesuviana: tra i contenuti originali le mappe interattive aggiornate degli scavi di Pompei, Ercolano e Oplontis con schede approfondite di oltre 150 punti di interesse visitabili, tra i quali molti recentemente aperti al pubblico. Sulla home-page del sito, in italiano, inglese e –novità- in spagnolo lingua parlata da oltre 250 milioni persone nel mondo; si apre la finestra di Google Street View il motore di ricerca grazie al quale è possibile per tutti gli utenti compiere una passeggiata virtuale negli scavi.

On line, sulla home page, anche il video “Pompei, l’arte torna a vivere”, spot virale promozionale sul sito archeologico realizzato da Fan Marketing & Service che sulle note della canzone “I will survive”, fa rivivere animandoli gli affreschi di Villa dei Misteri, sotto gli occhi increduli di un ragazzo. Lo stesso spot verrà veicolato sulle più importanti piattaforme e social network.

Con un click si può inoltre accedere al percorso Bike, ciclo pedonale esterno alle mura, sia al percorso facilitato Friendly, che ai vari itinerari a tempo, con la possibilità per il navigatore di costruire un viaggio su misura a Pompei. Con una facile navigazione si accede inoltre alle indicazioni sui servizi al pubblico, agli eventi ospitati negli scavi e a tutte le informazioni turistiche e sulla mobilità.
Il lancio del nuovo sito rientra nel programma Pompeiviva.


Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
Via Villa dei Misteri, 2 - 80045 Pompei NA
Tel. 081.8575220 Fax 081.8575234
www.pompeiisites.org
www.pompeiviva.it


Alemanno sull'Ara Pacis "Pronti ad abbattere il muro"

Mer, 09/01/2010 - 08:47
l sindaco concorda il piano di modifica con Meier di CARLO ALBERTO BUCCI
OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); «Abbiamo concordato con Richard Meier l´abbattimento di una parte della teca dell´Ara Pacis. C´è un piano che si sta per approvare che definisce l´estensione dell´Ara Pacis fino a piazza Augusto Imperatore. L´intervento verrà realizzato prima della fine del mandato». Lo ha annunciato il sindaco di Roma Gianni Alemanno nel corso di una trasmissione su Rai Tre. Il primo cittadino ha ricordato l´intesa dello scorso aprile con l´architetto americano per l´abbattimento del muro esterno che va dall´entrata alla fontana.

Il progetto  GUARDA MAPPA IN 3D

Dopo le polemiche sollevate dallo stesso Alemanno al momento della sua elezione nel 2008 («Uno sfregio per la città», definì allora il museo sul Lungotevere inaugurato nel 2006), l´accordo con Meier ha rilanciato l´edificio che, oltre ad ospitare il monumento di Augusto, contiene sale per mostre e un auditorium. E nei prossimi anni l´Ara Pacis sarà dotata di una terrazza sul fiume, di un sottopasso e di un parcheggio sotterraneo. Ma senza più il muro in travertino di Tivoli a oscurare la chiesa di San Rocco del Valadier. «La teca ci sarà ancora - ha precisato Alemanno - ma sarà modificata per renderla più compatibile con la struttura urbanistica». (c.a.b.) 
Tratto da:  http://roma.repubblica.it/


BENI CULTURALI - "Mi hanno detto: la tua laurea non vale nulla e così ho deciso di ripartire da zero"

Mar, 08/31/2010 - 07:53
Francesca, 25 anni, 110 e lode in Beni Culturali, si è iscritta al test di Medicina: l´alternativa era vivere in eterno con 400 euro al mese


"Voglio poter camminare con le mie gambe, avere una mia identità in questa società"

"I miei genitori hanno capito che rischiano di mantenermi a lungo"

«Mi vergogno, lo sanno solo i miei genitori e il mio fidanzato che tra qualche giorno provo a fare i test di Medicina»: Francesca ha 25 anni e mezzo, liceo classico alle spalle, si è laureata in Beni Culturali a dicembre scorso, con 110 e lode e dignità di stampa. Poi, ha continuato a studiare fitto, corsi di inglese intensivo, e si mette in tasca anche il "First certificate". Intanto dà lezioni private, tira su quelle poche centinaia di euro per contribuire alla sua vita, ancora in casa con i genitori.

Francesca: cosa è successo?
«Sono andata all´ufficio di collocamento. Il funzionario mi ha guardato e mi ha detto "La sua laurea non vale niente". Mi sono quasi messa a piangere, poi ho respirato profondo, e me ne sono andata, per strada mi sentivo distrutta. Lo sapevo, aveva ragione, per il mercato non esiste la mia laurea, ma sentirsi dire che tutto quello per cui avevo faticato non vale niente, beh, mi ha offeso».

Solo un funzionario poco sensibile l´ha convinta a tornare tra i banchi?

«Macchè. Quella era solo l´ultima spiaggia, non c´è lavoro, anzi non ci sono speranze, la mia generazione è fluttuante. E questo destabilizza. Io voglio occupare una casella, essere fatta del mio lavoro. Così mi sono iscritta al test della laurea magistrale in Medicina, un mio antico amore, e ai test per fisioterapista, tecnico radiologo e tecnico di laboratorio».

Cosa dicono i suoi genitori?
«Sono figlia unica, la mia è una famiglia semplice, i miei mi hanno sempre sostenuto, anche in questa ultima scelta. Il mio, lo so bene, è un lusso, perché loro dovranno mantenermi per i prossimi sei anni, se passo il test. L´alternativa era vivere con 400-500 euro al mese, con lavoricchi atipici e stare comunque in casa con i miei. Io voglio prendere in mano la mia vita, questa è la mia unica chance».

E il fidanzato?
«Il mio fidanzato mi appoggia, ma ha cercato di mettermi in guardia: "Gli altri amici andranno a scegliere le piastrelle del bagno per la loro casa e tu sarai lì a sgobbare sui libri, nella tua cameretta da ragazza a 30 anni". Io sono pronta a spingere un po´ più in là il mio futuro, una famiglia mia, ma voglio che non sia un futuro subìto. Non voglio essere ricca, voglio solo prendermi il mio diritto di uno stipendio decente, sicuro, che mi permetta di reggermi davvero sulle gambe. Per comprarmi, se vorrò, anche le piastrelle del bagno».

Ha amici o conoscenti che hanno fatto la stessa scelta, di puntare su Medicina, dopo una prima laurea?
«Sì, sono diversi. Conosco anche persone che frequentano la facoltà di Ingegneria, che stanno chiedendo il passaggio al corso di laurea in Medicina, perché anche tra gli ingegneri, non solo tra gli umanisti, la situazione è sempre più critica».

E dei Beni culturali, che ne sarà?

«Già per la scelta della prima laurea avevo preso in considerazione Medicina, avevo avuto paura e poi avevo seguito la mia passione. Adesso mi sento più forte, so come funziona l´Università, ho ripreso le materie scientifiche e, anche se sono passati un po´ di anni, mi pare di averle fresche, a parte la Chimica, che mi sta facendo dannare. La mia generazione, vede, ha un problema».

Quale?
«Un problema di identità, non sappiamo chi siamo. E non avere un lavoro che mette a frutto quello di cui ci siamo nutriti per tanti anni ci rende fragili, vulnerabili, ancora più disorientati. Io voglio dire "io sono questo", voglio partecipare di questa società con un mio ruolo, che devo, per la seconda volta, conquistarmi. Ho detto a mio padre: tra cinque giorni, quando avrò affrontato l´ultimo dei test, so cosa sarò. Mi fa paura, ma anche mi rassicura molto».

Passerà sui libri altri anni: pensa di avere perso qualcosa?
«Ho perso la leggerezza della mia età, ma tutti noi l´abbiamo persa. Vedevamo il giorno della laurea come un incubo, il momento in cui il destino ti presenta il conto. Alle feste non ci posso andare, continuerò a farmi un mazzo così, come ho fatto fino ad oggi».(m. bo.)

Tratto da: LA REPUBBLICA - Genova


Il cantiere di restauro, una giornata di lavori congressuali a Sabbioneta

Lun, 08/30/2010 - 15:26
Il Centro Studi Giovanile Ermes e Scuola d’Arte Muraria Calchèra San Giorgio presentano il prossimo giovedì 23 settembre a Sabbioneta (Mantova), presso il Teatro all’Antica, una giornata di studi dal titolo “Il cantiere di restauro, da una corretta diagnostica all’utilizzo di materiali affini e compatibili.”Il convegno pone al centro dell’attenzione il problema sempre più attuale della conservazione dei nostri beni storici e dalla loro manutenzione secondo i canoni degli antichi maestri. Se si spezzasse il filo conduttore trans-generazionale che porta alla conoscenza dei posteri i segreti dei predecessori ci troveremmo di fronte a un progressivo annichilimento. Nel campo della conservazione dei beni storici è di fondamentale importanza la conoscenza delle tipicità storiche dei territori per agire nella piena consapevolezza che perdere un tale patrimonio di conoscenze sarebbe sinonimo di perdita di identità.
A partire dalle 11,00 i convenuti si ritroveranno a Sabbioneta per la visita alla città e alla mostra “Fashion, Art and Renaissance - Racconti fotografici a Sabbioneta” allestita nell’ambito delle manifestazioni del Sabbioneta Art Festival presso la Galleria degli Antichi in piazza D'Armi. Dalle 14,30, dopo le registrazioni dei partecipanti, nel teatro di Sabbioneta si alterneranno le diverse voci di chi ha fatto della conservazione e del restauro di beni architettonici il proprio lavoro.

Per i saluti interverranno l’Arch. Andrea Alberti (Soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici per la province di Brescia, Cremona e Mantova ed interim per le province di Verona, Vicenza e Rovigo) l’Arch. Sergio Cavalieri, l’Arch. Emiliano Ambrogio Campari e l’Arch. Benito Dodi (Presidenti degli ordini degli architetti di Mantova, Cremona e Piacenza).
A seguire alle 15,30 il Responsabile Beni Culturali della Regione Lombardia mons. Achille Bonazzi affronterà il tema “Classificazione e metodi d’indagine su malte e intonaci”.
I lavori proseguiranno alle 16,30 con la presentazione del manuale di cantiere “Restauro & Colore”, un corso teorico pratico di restauro, scritto da Mastro Gilberto Quarneti della Scuola d’Arte Muraria Calchèra San Giorgio dopo un’esperienza trentennale di studio e sperimentazione nei cantieri più importanti d’Italia: l’amore per la scienza dell’architettura e l’instancabile passione di Mastro Quarneti, lo hanno portato non solo a tradurre correttamente tutti i più importanti testi e citazioni esistenti in materia di tecnica delle costruzioni, ma anche a verificarne materialmente il significato operativo mettendone in pratica i contenuti.

Promosso in collaborazione con il Comune di Sabbioneta, il convegno è il primo appuntamento di SCS, il Sistema Congressuale Sabbionetano ideato da Ermes per valorizzare le potenzialità congressuali della Piccola Atene nel periodo invernale, inserendo il singolo evento nel contenitore culturale e sociale della città.

È gradita la conferma di partecipazione scrivendo a info@csgermes.it.

A questo link sono scaricabili il programma e il modulo di adesione:
http://www.csgermes.it/html/eventi/eventi_ermes_restauro.html


Incendio a Venezia, Sgarbi: ''Danni non irreparabili al capolavoro di Tiziano''

Lun, 08/30/2010 - 12:57
La tela, 'Davide e Golia', è rimasta danneggiata dall'acqua delle pompe azionate per spegnere il rogo. Doveva essere una delle opere di richiamo di una rassegna sul Vasari. Il sovrintendente: ''Lievemente colpite dai getti anche 'Abele e Caino' e 'Abramo e Isacco'''. La restauratrice Merlini: ''Se i colori originali non sono alterati nessun problema''
Nel corso della notte, un incendio si è sviluppato nei pressi dalla Basilica di Santa Maria della Salute a Venezia e ha causato diversi danni all'interno della sacrestia del seminario, da dove si sono generate le fiamme. Immediato l'intervento dei Vigili del Fuoco, allertati dai custodi, che in breve tempo hanno domato il rogo. Nel corso delle operazioni di spegnimento dell'incendio, le cui cause sono ancora da accertare, sono state danneggiate diverse opere presenti all'interno della sacrestia. In particolare, ad aver subito i danni maggiori è la tela 'Davide e Golia' di Tiziano. L'opera è rimasta danneggiata, non dalle fiamme ma dall'acqua delle pompe azionate dai vigili del fuoco penetrata nei piani sottostanti e, per ordine della sovrintendenza, è stata subito distaccata dal soffitto cui era appesa.Sul posto si sono recati il comandante del comando provinciale dei vigili del fuoco di Venezia, l'ufficiale di guardia dello stesso comando e la Sovrintendenza dei beni artistici per valutare i danni artistici e strutturali all'interno della sacrestia.Il 'Davide e Golia' di Tiziano ''non ha subito danni irreparabili dal punto di vista della 'presentazione' né per quanto riguarda lo stato dei colori. Il restauro non dovrebbe essere problematico'', ha assicurato all'Adnkronos il sovrintendente per i Beni artistici statali, Vittorio Sgarbi, precisando che le tele di Tiziano 'colpite' dai getti d'acqua che hanno spento l'incendio ''sono tre: 'Abele e Caino', 'Abramo e Isacco' e 'Davide e Golia'''. ''Le prime due tele - spiega - sono state solamente sfiorate dal getto e dovrebbero aver subito danni solo al telaio, mentre - prosegue Sgarbi - l'altra è stata investita da un'ondata potente e continua e lì il telaio è stato sicuramente danneggiato''. 'Davide e Golia' di Tiziano era stato restaurato alcuni anni fa e doveva essere una delle opere di richiamo di una rassegna sul Vasari, curata dallo stesso Sgarbi. ''E' necessario - conclude il Sovrintendente - agire proprio sui lavori dell'ultimo restauro che potrebbero essere stati alterati dall'acqua dolce''. La restauratrice Valeria Merlini spiega all'Adnkronos: ''Se non sono stati intaccati i colori originali il recupero della tela non dovrebbe comportare rischi o particolari problemi''. ''Quando si compie un restauro, come quello realizzato vent'anni fa per 'Davide e Golia' di Tiziano - spiega Merlini, nota soprattutto per i sui restauri di opere del Caravaggio - vengono utilizzati colori 'reversibili' che, se da un lato possono essere facilmente modificati in caso di errori o imprecisioni, dall'altro sono maggiormente alterabili se entrano in contatto con acqua o altri agenti esterni. Dunque se si tratta di agire sulle tinte usate vent'anni fa - conclude - il dipinto non dovrebbe essere in pericolo''.Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Scoperta un'antica panetteria nel deserto egiziano

Ven, 08/27/2010 - 08:49

Sembra che fare il pane fosse la principale occupazione degli abitanti di El-Kharga, dove un team di archeologi egiziani e americani della Yale University ha rinvenuto un forno che risalirebbe a più di 3.500 anni fa (foto)

L'insediamento si datarebbe al Secondo periodo intermedio (circa 1650-1550 avanti Cristo). Secondo John Coleman Darnell, che ha guidato la missione di Yale, prove archeologiche indicano che il sito era un centro amministrativo, lungo le rotte carovaniere che collegavano la valle della Valle del Nilo e le oasi occidentali con il Darfur, nel Sudan occidentale. Tra i resti di quelli che potrebbero essere interpretati come edifici amministrativi spiccano quelli di una una panetteria.
"Fare il pane su scala massiccia è stata la principale occupazione per la maggioranza degli abitanti" ha detto Zahi Hawass, capo del Consiglio supremo egiziano delle antichità. Gli archeologi hanno portato alla luce due forni e la ruota di un vasaio, usata per fare gli stampi in ceramica, in cui il pane veniva cotto. Le discariche di detriti di grandi dimensioni al di fuori del forno suggeriscono che si produceva tanto pane da poter permettere la presenza in pianta stabile addirittura di un esercito
tratto da:http://www.ancientimes.info


La leggenda della Sfinge

Mer, 08/25/2010 - 13:06

Recenti studi hanno fatto luce su quella che è la leggenda della Sfinge, che non necessitò di alcun macchinario per essere costruita, ma fu semplicemente scolpita a partire da un basamento roccioso che già si trovava sul sito archeologico di così tanta importanza per l’archeologia egizia. Tale basamento, in principio, rappresentava Khaefrem; Tuthmosis decise di impadronirsene e si fece raffigurare al posto del suo antenato.La stratificazione alternata di rocce nel corpo della Sfinge ha fatto il resto.Il fatto, invece, che non sono mai state scoperte stanze segrete, non ne esclude l’esistenza; nei templi egizi, secondo i dettami dell’archeologia egizia c’era sempre una camera nascosta dove dimorava Amun, il dio invisibile. Quindi potrebbe essercene una sotto la Sfinge, anche se non è mai stata rinvenuta finora. Altre costruzione che fu possibile, a costo di problemi matematici complessi, fu la costruzione delle piramidi della piana di Giza, le Piramidi per antonomasia, le più famose al mondo: conosciute da sempre, hanno rivestito un fascino millenario sull’uomo moderno, che dal secolo XIX ha iniziato ad esplorare quei luoghi fino ad allora sconosciuti. Rappresentano la sperimentazione di una nuova forma di tomba, dalla mastaba ad un piano a quella a più piani, fino a tentare di coprire i lati della piramide con lastre lisce.
Il metodo di costruzione delle piramidi è stato dimostrato spesso; persino messo in pratica dagli archeologi speriementali.Nel mondo degli antichi egizi e dell’archeologia egizia l’universo era costituito da due forze contrapposte; fertilità ed aridità; vita e morte; ordine e caos. L’equilibrio era retto dalla dea Maat e dalla costruzione di colossali templi dedicati agli dei.Il più esteso complesso monumentale mai costruito è Kamak, un sito dell’Egitto dei faraoni: fu ampliato con il trascorrere delle dinastie successive e il suo sviluppo è durato oltre un millennio, creando una collezione di piloni e obelischi, un vero archivio in pietra che ci parla di un passato molto lontano.In quei pressi fu trovato il colossale tempio di Amon, un sito di cento ettari che comprende una notevole quantità di edifici che testimoniano l’importanza della antica città di Tebe. In gran parte opera dei sovrani di quell’epoca, il complesso è stato costruito in epoca comunque posteriore al grande tempio di Amon, che fu eretto prima, durante il Medio Regno, intorno al 1900 prima dell’anno zero.I faraoni successivi ampliarono l’edificio fino al primo pilone, l’attuale ingresso al sito archeologico, ricco di testimonianze della ormai trascorsa archeologia egizia. L’attuale ingresso risale al 370 prima dell’anno zero.Nel centro del complesso archeologico di Karnak sorge il tempio di Amon: un maestoso edificio dalle dimensioni enormi, con un dedalo di cortili e sale, ed un imponente lago sacro. Questo recinto coincide con Karnak stesso.Nei tempi passati un canale collegava il recinto al Nilo per consentire il transito di barche sacre: Ramesse II fece costruire un pontile d’approdo vicino al canale, ed è questo che costituisce l’accesso di grandi dimensioni al primo pilone d’ingresso. Questo era fiancheggiato da un breve viale di sfingi a testa di ariete.Un’imponente statua di Ramses II è raffigurato con un figlia ai piedi, e sorge di fronte all’entrata alla grande sala ipostila.
tratto da: http://blog.museolive.com/


Venezia, in mostra progetti per l'avveniristico polo culturale M9

Lun, 08/23/2010 - 14:36
 di Paolo FantauzziUn museo di respiro internazionale, di nuova generazione, polifunzionale e poliedrico. Un “contenitore” per permettere anche alla terraferma veneziana di affermare la propria identità culturale e al tempo stesso un esperimento ambizioso per elaborare un nuovo standard museale in grado di raccontare la complessa storia del Novecento. È M9, il nuovo polo culturale che sorgerà nel cuore di Venezia-Mestre (via Poerio 24), con l’obiettivo di raccontare le grandi trasformazioni sociali, economiche, urbanistiche, ambientali e culturali del XX secolo. Per realizzarlo, la Fondazione di Venezia - che del progetto e del futuro spazio culturale è ideatrice e promotrice - ha indetto un concorso internazionale al quale ha chiamato sei studi di architettura: Agence Pierre-Louis Faloci (Francia), Carmassi Studio di Architettura (Italia), David Chipperfield Architects (Gran Bretagna/Italia), Mansilla+Tuñón Arquitectos (Spagna), Sauerbruch Hutton (Germania) e Souto Moura Arquitectos (Portogallo). Studi accomunati dal fatto di essere guidati da architetti noti per la loro progettazione museale, ma soprattutto per la sensibilità nei confronti del contesto e la scarsa inclinazione a soluzioni stravaganti. Una compostezza nel modo di esprimersi e nella capacità di rispondere in maniera concreta ai problemi che esige un intervento complesso quale quello di M9, che dovrà integrarsi con un edificio storico. La premiazione avrà luogo venerdì alle 20, nell’ambito della 12esima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale. Ma l’evento darà anche il via alla mostra “M9 - A new Museum for a New City”, che fino al 21 novembre esporrà i progetti elaborati.
Gli studi, infatti, sono stati chiamati a riflettere su un polo contenente tre distinte funzioni: quella museale (un edificio di grandi dimensioni quello che dovranno progettare ex novo), quella commerciale (ospitata nel corpo preesistente) e quella terziaria, un articolato mosaico che i concorrenti hanno risolto in modo originale e straordinariamente affascinante. Ma non solo: è previsto anche uno spazio espositivo per mostre temporanee, servizi didattici e formativi, dedicato ai temi della contemporaneità e ai settori emergenti dell’economia e della creatività come fotografia, architettura, design, grafica, cinema, comunicazione, pubblicità; una mediateca-archivio del ’900, in cui sarà possibile consultare filmati, registrazioni audiovisive, materiali radiofonici, archivi fotografici e testuali in formato elettronico; un auditorium per convegni, conferenze e presentazioni. Un nuovo polo culturale e commerciale, insomma, che sia simbolo del rilancio architettonico e urbanistico di un territorio, con un museo in grado di farsi catalizzatore delle proposte e dei fermenti culturali più avanzati, ma anche una "piazza" in cui confrontare le idee e gli stimoli ricevuti da esposizioni interattive, allestimenti multisensoriali, conferenze e convegni. Tratto da: www.ilvelino.it