Francesca, 25 anni, 110 e lode in Beni Culturali, si è iscritta al test di Medicina: l´alternativa era vivere in eterno con 400 euro al mese
"Voglio poter camminare con le mie gambe, avere una mia identità in questa società"
"I miei genitori hanno capito che rischiano di mantenermi a lungo"
«Mi vergogno, lo sanno solo i miei genitori e il mio fidanzato che tra qualche giorno provo a fare i test di Medicina»: Francesca ha 25 anni e mezzo, liceo classico alle spalle, si è laureata in Beni Culturali a dicembre scorso, con 110 e lode e dignità di stampa. Poi, ha continuato a studiare fitto, corsi di inglese intensivo, e si mette in tasca anche il "First certificate". Intanto dà lezioni private, tira su quelle poche centinaia di euro per contribuire alla sua vita, ancora in casa con i genitori.
Francesca: cosa è successo?
«Sono andata all´ufficio di collocamento. Il funzionario mi ha guardato e mi ha detto "La sua laurea non vale niente". Mi sono quasi messa a piangere, poi ho respirato profondo, e me ne sono andata, per strada mi sentivo distrutta. Lo sapevo, aveva ragione, per il mercato non esiste la mia laurea, ma sentirsi dire che tutto quello per cui avevo faticato non vale niente, beh, mi ha offeso».
Solo un funzionario poco sensibile l´ha convinta a tornare tra i banchi?
«Macchè. Quella era solo l´ultima spiaggia, non c´è lavoro, anzi non ci sono speranze, la mia generazione è fluttuante. E questo destabilizza. Io voglio occupare una casella, essere fatta del mio lavoro. Così mi sono iscritta al test della laurea magistrale in Medicina, un mio antico amore, e ai test per fisioterapista, tecnico radiologo e tecnico di laboratorio».
Cosa dicono i suoi genitori?
«Sono figlia unica, la mia è una famiglia semplice, i miei mi hanno sempre sostenuto, anche in questa ultima scelta. Il mio, lo so bene, è un lusso, perché loro dovranno mantenermi per i prossimi sei anni, se passo il test. L´alternativa era vivere con 400-500 euro al mese, con lavoricchi atipici e stare comunque in casa con i miei. Io voglio prendere in mano la mia vita, questa è la mia unica chance».
E il fidanzato?
«Il mio fidanzato mi appoggia, ma ha cercato di mettermi in guardia: "Gli altri amici andranno a scegliere le piastrelle del bagno per la loro casa e tu sarai lì a sgobbare sui libri, nella tua cameretta da ragazza a 30 anni". Io sono pronta a spingere un po´ più in là il mio futuro, una famiglia mia, ma voglio che non sia un futuro subìto. Non voglio essere ricca, voglio solo prendermi il mio diritto di uno stipendio decente, sicuro, che mi permetta di reggermi davvero sulle gambe. Per comprarmi, se vorrò, anche le piastrelle del bagno».
Ha amici o conoscenti che hanno fatto la stessa scelta, di puntare su Medicina, dopo una prima laurea?
«Sì, sono diversi. Conosco anche persone che frequentano la facoltà di Ingegneria, che stanno chiedendo il passaggio al corso di laurea in Medicina, perché anche tra gli ingegneri, non solo tra gli umanisti, la situazione è sempre più critica».
E dei Beni culturali, che ne sarà?
«Già per la scelta della prima laurea avevo preso in considerazione Medicina, avevo avuto paura e poi avevo seguito la mia passione. Adesso mi sento più forte, so come funziona l´Università, ho ripreso le materie scientifiche e, anche se sono passati un po´ di anni, mi pare di averle fresche, a parte la Chimica, che mi sta facendo dannare. La mia generazione, vede, ha un problema».
Quale?
«Un problema di identità, non sappiamo chi siamo. E non avere un lavoro che mette a frutto quello di cui ci siamo nutriti per tanti anni ci rende fragili, vulnerabili, ancora più disorientati. Io voglio dire "io sono questo", voglio partecipare di questa società con un mio ruolo, che devo, per la seconda volta, conquistarmi. Ho detto a mio padre: tra cinque giorni, quando avrò affrontato l´ultimo dei test, so cosa sarò. Mi fa paura, ma anche mi rassicura molto».
Passerà sui libri altri anni: pensa di avere perso qualcosa?
«Ho perso la leggerezza della mia età, ma tutti noi l´abbiamo persa. Vedevamo il giorno della laurea come un incubo, il momento in cui il destino ti presenta il conto. Alle feste non ci posso andare, continuerò a farmi un mazzo così, come ho fatto fino ad oggi».(m. bo.)
Tratto da:
LA REPUBBLICA - Genova