Notizie dal mondo dell'arte

SERVIZI MUSEALI - Resca separa bookshop e ristoranti

Il Portale del Restauro - Lun, 06/28/2010 - 16:00
Svolta negli appalti per i servizi dei musei: non sarà più obbligatorio che un unico soggetto gestisca tutto
di CARLO ALBERTO BUCCI


La parola "spezzatino" non piace a Mario Resca, visti i suoi trascorsi in Mc Donald´s Italia. Ma la svolta che, in nome della "disintegrazione" degli appalti, il manager berlusconiano sta per dare alla gestione dei servizi per il pubblico nei musei statali, ha il sapore di un attacco alle poche corazzate che si spartiscono l´85 per cento di bookshop, ristoranti, audio guide, merchandising.

D´ora in poi non più un´unica gara ma più gare separate. Una decisione che sembrerebbe costringere anche Mondadori (nel cda della quale siede Resca) a dividere con altri soggetti il patrimonio dei musei da mettere a reddito.

Domani sarà un giorno decisivo per il direttore alla Valorizzazione dei Beni culturali. Il testo del dl sulle Fondazioni Liriche dovrà essere approvato dal Senato: e l´articolo 8 abroga il 14 della legge 222 del 2007 che aggiudicava i "servizi aggiuntivi" attraverso "l´affidamento integrato".

«La soppressione fa sì che non sia più obbligatorio integrare tutti i servizi insieme, ma che si possa "disintegrarli" dividendoli per gruppi tipologicamente compatibili e di sicura sostenibilità economica", sottolinea Cristina Acidini, soprintendente al Polo fiorentino. Pompei, Napoli, Roma e Firenze sono le realtà interessate dalla riforma Resca: i siti "grandi" che garantiscono più di 150mila paganti l´anno (sotto i quali i servizi al pubblico vanno in perdita) e che da soli coprono però appena il 2% della torta costituita per il 91% da siti "piccoli" e per il 7% dai "medi". Le direzioni regionali del ministero sono alle prese con i bandi per le gare che, scaduti dal 2007 la maggior parte dei contratti (circa 30), mercoledì saranno online sul sito del Mibac. Tratto da: http://www.patrimoniosos.it/index.php


Scandaloso federalismo, vendesi Porta Portese

Il Portale del Restauro - Lun, 06/28/2010 - 14:26
Centinaia di immobili e di aree demaniali, tra cui quella del mercato, potranno anche essere messe all'asta. Tra queste l'Idroscalo dove morì Pasolini. Tra i beni che andranno al Comune il Museo Etrusco e il Nuovo Sacher di Morettidi LAURA MARI
 
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OAS_RICH('Left1'); Dal mercato delle pulci ad uno dei cinema più famosi della Capitale. E poi musei, ex-forti, osterie e palazzi nel centro storico. La lunga lista dei beni che potranno entrare nelle disponibilità del Campidoglio (che potrà vendere o riqualificare) in base al federalismo demaniale è stata finalmente messa a punto dall'agenzia del Demanio. Tra le 11.009 schede che costituiscono l'elenco provvisorio figurano preziose aree che il Comune potrà ottenere a titolo gratuito con l'obiettivo di valorizzarle o "alienarle", cioè venderli a patto che l'introito sia destinato all'abbattimento del debito pubblico. Ogni bene, infatti, è accompagnato da un "valore inventario".

Un piccolo tesoretto, insomma, che il Campidoglio potrebbe incassare dalla vendita dell'Idroscalo di Ostia dove morì Pasolini (il cui valore è di 6 milioni e 700 mila euro), del cinema Sacher gestito da Nanni Moretti (stimato a 4 milioni e mezzo di euro) o degli ex forti Ardeatino e Tiburtino. Ma nella lista dei beni demaniali ci sono anche l'area di Porta Portese, il museo Etrusco di Valle Giulia (il cui valore inventario è di circa 4 milioni e mezzo di euro), l'ex Manifattura Tabacchi sulla circonvallazione Ostiense, una parte del compendio di Villa Ada in via Salaria e persino Villa Gregoriana a Tivoli.

"Con il federalismo demaniale il governo apre grandi possibilità per Roma - dice il sindaco Gianni Alemanno - per esempio l'area dell'Idroscalo di Ostia sarà riqualificata, di certo non sarà destinata a espansioni edilizie". Scettico il leader dei Verdi Angelo Bonelli: "Sull'Idroscalo ci sono forti appetiti speculativi". 
Tratto da: http://roma.repubblica.it/


Da Trento a Sondrio gli appuntamenti con l'arte della settimana

Il Portale del Restauro - Lun, 06/28/2010 - 06:00
'900+Vaclav Sedy. Fotografie di architettura al centro delle Alpi. 1900-2010' è la mostra che sarà allestita nella Galleria Credito Valtellinese dal 2 luglio al 26 settembre. A Siena i Bozzetti del Palio di Ali Hassoun  Da Sondrio a Roma, passando per Trento e Siena: ecco gli appuntamenti con l'arte, da domani a sabato prossimo. '900+Vaclav Sedy. Fotografie di architettura al centro delle Alpi. 1900-2010' è la mostra che sarà allestita nella Galleria Credito Valtellinese di Sondrio, dal 2 luglio al 26 settembre. L'architettura del XX secolo e dell'ultimo decennio nelle Alpi centrali non è architettura vernacolare. Niente baite in ''stile alpino'', niente chalet con graticcio in legno e tetto a falde, niente stile alpestre. Le fotografie di Vaclav Sedy, autore praghese di numerosi scatti d'architettura moderna e contemporanea per le principali riviste di settore, italiane e internazionali, vogliono investigare piuttosto la vicenda poetica, estetica e tecnica di un linguaggio architettonico che ha manifestato un'identita' eterogenea e spesso in linea con gli esiti migliori del dibattito internazionale. La mostra, composta da 120 scatti in medio formato, con alcuni salti dimensionali a sottolineare i momenti di congiunzione fra i diversi cicli tematici che ne articolano il progetto espositivo, vuole documentare la varieta' ornamentale dei primi edifici in stile eclettico riservata alla costruzione delle centrali idroelettriche, fino al candore purista degli stessi edifici a firma di Gio Ponti dei tardi anni '50. La mostra dei Bozzetti del Palio di Luglio 2010 affidato al pittore Ali Hassoun, invece, sarà inaugurata il 28 giugno al Santa Maria della Scala di Siena. L'esposizione rimarrà allestita fino al 18 luglio. Hassoun italiano d'adozione, nasce in Libano a Sidone nel 1964. Nel 1982 si stabilisce a Siena e studia all'Accademia di Belle Arti di Firenze e, nel 1992, sempre a Firenze si laurea in architettura. Ora vive e lavora a Milano. Nelle sue opere Hassoun coniuga due culture: quella della sua terra natia, il Libano, e quella assorbita in Italia. L'arte diventa così una terra di confine nella quale si incontrano le due culture, quella tradizionale e spirituale del misticismo islamico, e quella dinamica ed evolutiva dell'Occidente. L'artista si fa interprete di culture diverse ma confrontabili, che convivono nello spazio orchestrato delle sue tele coloratissime. I personaggi di un Islam o di un'Africa tanto vissuta quanto favolosa e immaginata, nelle sue composizioni sono tutti catturati in un gioco di citazioni colte e di rimandi indiretti tra figura e sfondo. E ancora, capolavori rinascimentali dai musei veneziani, un carico di perle e vetri cinquecenteschi recuperati nei fondali marini croati, affascinanti collane di perle vitree destinate al mercato africano, ed ancora il flauto in vetro di Napoleone che fu recuperato dagli inglesi dopo la battaglia di Waterloo. Sono solo alcuni dei settecento oggetti che si potranno ammirare nella mostra allestita al Castello del Buonconsiglio ma allargata a Castel Thun, dove viene proposta una sezione monografica dell'esposizione maggiore. 'L'avventura del vetro dal Rinascimento al Novecento tra Venezia e mondi lontani', proposta dalla provincia di Trento, Castello del Buonconsiglio, sarà aperta al pubblico, nei due castelli-museo, dal 27 giugno al 7 novembre.Con questa mostra, dopo la collaborazione con il museo Antichità Egizie di Torino, il Castello del Buonconsiglio sigla un altro ''gemellaggio'' con Venezia e il museo del Vetro di Murano, che concederà in prestito centinaia di vetri per la maggior parte inediti. 'Torno subito - Fotografi'as encontradas mientras volvi'a a casa' è la mostra di Pablo Dotta che sarà inaugurata giovedì prossimo, alle 19, nella Galleria dell'Istituto Italo-Latino Americano a Roma. L'esposizione rappresenta una serie di momenti fotografici con cui Dotta cattura realtà di Paesi Latinoamericani ed Europei: da Cuba a Costa Rica, dal Portogallo alla Spagna e all'Italia, per giungere all'Uruguay. ''Pablo Dotta - dice lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano - ci invita a viaggiare per città diverse, ci invita a vederle dal di dentro. I suoi occhi - aggiunge - sanno svelarci quello che è nascosto, questo mistero della vita che pulsa nelle cose semplici, in tutto quello che sembra nulla ed invece contiene tutto''. Nato a Montevideo nel 1960, Dotta, regista cinematografico e fotografo, vive e lavora tra Roma, L'Avana, Costa Rica e Montevideo. Infine, chiuderanno i battenti: 'Unchildren', la mostra sull'infanzia negata, allestita fino al 30 giugno nella sala Santa Rita di Roma, e 'Passato Presente', l'esposizione di Fabio Ceccarelli, alla Galleria ArtIdec di Bracciano, in provincia di Roma, fino al 27 giugno.  Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


PISTOIA. Congelata la nuova Fortezza. Bloccato il finanziamento per la ristrutturazione

Il Portale del Restauro - Dom, 06/27/2010 - 13:00
di FABIO CALAMATI

Palazzo di Giano costretto a sospendere i 600mila euro per il recupero proprio ora che Regione e Ministero avevano detto sì


Pare proprio destino che del recupero della Fortezza di Santa Barbara non si debba mai venire a capo. Nelle settimane scorse si era finalmente rotto il silenzio del Ministero dei beni culturali e anche la Regione aveva alzato disco verde.
Tutto, insomma, sembrava avviarsi per il meglio, anche se ben cinque anni dopo che la prima intesa tra Comune, Provincia, Sovrintendenza, Fondazione Caripit e Camera di commercio era stata messa nero su bianco.
Ma ora a rispedire nel limbo il progetto che voleva aprire finalmente la fortezza cinquecentesca alla città sono le contromisure annunciate dal Comune per far fronte ai tagli ai trasferimenti previsti dal governo per gli anni 2011 e 2012.
«Sì, ultimamente alcune situazioni si erano sbloccate - conferma il sindaco Renzo Berti - innanzitutto il Ministero ci aveva finalmente dato il via libera che attendevamo da un paio di anni alla creazione di una fondazione che si facesse carico del restauro e della manutenzione della Fortezza (che, lo ricordiamo, è di proprietà dello Stato, ndr). La Regione, proprio nei giorni scorsi, aveva aderito all’accordo che stipulammo nel 2005. Quell’accordo prevedeva interventi per 2 milioni di euro: un milione dalla Fondazione Caripit, 300.000 avrebbe dovuto metterli a disposizione la Provincia e 600.000 euro ci eravamo già impegnati a versarli noi. Ma in vista dei tagli del 2011 abbiamo deciso di sospendere tutti gli investimenti in programma, a parte quelli già avviati e quelli che trovano finanziamento nel Pius, fondi concordati con la Regione. Quindi anche lo stanziamento per la Fortezza è al momento congelato».
Il progetto del 2005, lo ricordiamo, prevedeva il risanamento e l’apertura al pubblico della Fortezza di Santa Barbara, che avrebbe ospitato sia un’esposizione didattica sulla sua storia, sia attività espositive, sia manifestazioni teatrali e cinematografiche. Insomma, un vero polo culturale.
Cinque anni fa la Sovrintendenza, gli enti locali, la Fondazione Caripit e la Camera di commercio si trovarono d’accordo sulle cose da fare: da allora - però - tanta acqua è passata sotto i ponti ma il progetto ha fatto pochissimi passi avanti, almeno finora.
All’orizzonte si profila un’altra possibile novità: in omaggio al cosiddetto “federalismo demaniale”, la Fortezza potrebbe transitare dallo Stato nelle proprietà della Regione o in quelle del Comune. «I soldi per intervenire ci vorrebbero lo stesso - commenta il sindaco - ma altra cosa è spendere su un bene che rientra nelle proprietà del tuo ente».
Nei prossimi giorni l’amministrazione comunale effettuerà una verifica presso il Ministero dei beni culturali per capire se la Fortezza sarà inserita nei beni da dismettere.
Fonte: http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=72092


Recensione Libri - Inviato alla biennale Venezia 1949-2009

Il Portale del Restauro - Dom, 06/27/2010 - 10:00
Inviato alla biennale
Venezia 1949-2009

Gillo Dorfles
a cura di A. De Simone

Listino
€ 18,00
Editore
Libri Scheiwiller-Federico Motta
Collana
Arte
Data uscita
09/04/2010
Pagine 304
                                                                            EAN 9788876446320
Un viaggio nell’arte del XX secolo. Dagli anni quaranta al Duemila. Ci accompagna una guida d’eccezione: Gillo Dorfles, critico tra i più conosciuti a livello internazionale. Il volume raccoglie per la prima volta i suoi contributi pubblicati in occasione delle Biennali d’Arte di Venezia su cataloghi, riviste e quotidiani. Pagine redatte “in diretta”, che individuano temi, questioni, snodi. Una sorta di involontario reportage teorico, in cui si riflette sulle oscillazioni del gusto, sulle trasformazioni dei codici, dei generi, degli indirizzi artistici. Un itinerario in bilico tra capacità militante di raccontare il presente e sapienza nel cogliere problemi. Accostandosi, questi materiali delineano un’inattesa storia dello stile e del gusto novecentesco. Un nuovo capitolo del discorso di Dorfles sul divenire delle arti. Un taccuino dove, in sequenza, scorrono situazioni, opere, aneddoti, saldando memoria e contemporaneità. «Con mia sorpresa e con orgoglio, scopro che artisti lontani da me sono caduti nell’oblio. Invece figure come Fontana sono addirittura esplose, diventando punti di riferimento imprescindibili». «Il rapporto tra critica e storia dell’arte» scrive Gillo Dorfles «è un eterno dilemma, che non sarà mai risolto. Il passato è una dimensione ormai istituzionalizzata: sarebbe difficile affermare che Giotto non è stato un grande pittore. Le rivelazioni di un tempo distante dal nostro si possono considerare come valori acquisiti, dati, indiscutibili: hanno varcato molti filtri interpretativi. Nei confronti dell’attualità, invece, lo storico dell’arte non può fare niente: perché le nuove esperienze non sono ancora codificate. Dinanzi al presente, esiste solo il giudizio estemporaneo: che può essere giusto, valido o totalmente campato in aria».


A RAGUSA riaffiora DA PALAZZO GAROFALO UN VOLTO del seicento di scuola caravaggesca

Il Portale del Restauro - Dom, 06/27/2010 - 06:00
Un progetto finanziato dell'ufficio Beni Culturali della Curia di Ragusa ha permesso il ritrovamento di una preziosa opera del Seicento destinata altrimenti a rimanere per sempre nascosta agli occhi del mondo. La scoperta e' avvenuta grazie alle mani esperte dei restauratori impegnati nel restauro di un dipinto su un paravento ligneo custodito presso Palazzo Garofalo prossima sede del Museo della Cattedrale. Le indagini stratigrafiche del retro del paravento hanno consentito di portare alla luce - sotto quattro livelli di sovrapposizioni di materiali di varia natura - uno strato dipinto, compatto e di ottima fattura, caratterizzato da varie cromie. L'ampliamento delle finestre di campionatura hanno portato alla luce un volto di indubbia qualita' pittorica, in discreto stato di conservazione. Per procedere con il lavoro e svelare per intero l'opera pittorica saranno necessari ulteriori finanziamenti.
Tratto da: http://www.siciliaonline.it/


“Premio Celeste” per opere pittoriche, fotografiche, video e scultoree

Il Portale del Restauro - Sab, 06/26/2010 - 11:21
Il Premio Celeste, finalizzato alla promozione dell’arte contemporanea in Italia, prevede la realizzazione di un evento espositivo, di un catalogo di circa 150 pagine con circa 130 illustrazioni a colori e testi critici, e l’assegnazione finale di quattro premi pecuniari per un totale di 20.000 €. La mostra delle 40 opere finaliste, la votazione e l’aggiudicazione dei premi si svolgerà presso la Fondazione Brodbeck, Catania, dal 29 ottobre al 5 novembre 2010. Il Premio Celeste è aperto ad artisti professionisti, emergenti, autodidatti e a studenti di nazionalità Italiana (residenti e non-residenti in Italia) o stranieri che operano sul territorio nazionale Italiano. Non ci sono limiti di età per chi si candida né di qualifica o curriculum. Il premio incoraggia la partecipazione di artisti di ogni livello.
La qualità, la ricerca, l’innovazione e la contemporaneità saranno i criteri fondamentali della selezione. L’opera deve essere la massima espressione artistica del candidato, realizzata negli ultimi 24 mesi. Non è obbligatorio che l’opera candidata sia inedita. Non c’è un tema speciale al quale attenersi.
1. PREMIO PITTURA 5.000 €
Un unico primo premio di 5.000 €
Tecniche ammesse: olio, acrilico, vernice industriale, inchiostro, vinile, acquarello, grafite, pastello, illustrazione, stampa di vario tipo, ecc. Supporto dell’opera: tela, carta, cartone, legno, plastica, metallo, ecc.
La dimensione massima consentita è di 2,50 metri per lato, inclusa la cornice (se prevista).2. PREMIO FOTOGRAFIA & GRAFICA DIGITALE 5.000 €
Un unico primo premio di 5.000 €
Tecniche ammesse: opere in 2D, inclusa fotografia digitale, fotografia analogica, computer grafica, software art o lavori eseguiti con tecniche varie, come manipolazioni digitali (compreso l’uso di pittura o altro genere di espressione manuale) web art, polaroid, foto da cellulare, fotocollage, ecc. La dimensione massima consentita è di 2,50 metri per lato, inclusa la cornice (se prevista).3. PREMIO VIDEO & ANIMAZIONE 5.000 €
Un unico primo premio di 5.000 €
Tecniche ammesse: video, film, tutte le tecniche di animazione. Per la mostra finale sono richieste le opere originali in DVD in alta qualità, mentre per l’iscrizione al Premio e la pubblicazione del video sul sito è necessario attenersi ai parametri indicati nell’Art. 6. (B) 3. ‘Specifiche tecniche delle opere video e animazione’.4. PREMIO INSTALLAZIONE, SCULTURA & PERFORMANCE 5.000 €
Un unico primo premio di 5.000 €
Tecniche ammesse: opere tridimensionali come installazione, scultura e live performance, fino ad arrivare a performance di natura partecipativa. Tutti i materiali, organici ed inorganici sono accettati, incluse opere con base interattiva e /o connessione elettrica, meccanizzazione, luce, suono o video. Se un’installazione prevede anche la proiezione di un video, quest’ultimo va presentato al Premio su DVD, vedi (Art.6. (B) 3. ‘Specifiche tecniche delle opere video e animazione’. L’area massima riservata all’esposizione delle opere installatorie è di 6 x 6 metri.
Ci sarà un vincitore in ogni categoria del Premio Celeste a cui sarà consegnato il primo premio di 5.000 €. Il vincitore sarà determinato dalle votazioni espresse dai 40 finalisti durante la mostra finale (10 finalisti in ogni categoria). I primi premi saranno consegnati direttamente alla cerimonia di premiazione ai 4 artisti che, in ognuna delle 4 categorie, avranno raggiunto il numero maggiore di voti.
Tutte le opere finaliste, incluse le 4 opere che riceveranno i suddetti primi premi, resteranno proprietà dell’artista o del legittimo proprietario se diverso dall’artista.
Le selezioni delle 40 opere finaliste e delle 75 opere per il catalogo saranno pubblicate su www.premioceleste.it entro il 30 settembre 2010 in base alle scelte effettuate dalla giuria e del comitato di selezione. Ogni membro della giuria e del comitato pubblicherà online la sua scelta delle 5 opere preferite in ognuna delle 4 categorie. Le 10 opere in ogni categoria che ricevono il maggior numero di preferenze saranno ammesse alla mostra finale. Nel caso ci fossero opere preferite a pari merito, la giuria deciderà quali di queste opere andranno in finale e nel catalogo.Il termine di iscrizione al Premio Celeste 2010 è sabato 31 luglio 2010 alle ore 24. Per le adesioni via posta fa fede la data del timbro postale che non deve essere successiva al 31 luglio 2010.Consulta il sitoInformazioni:
Premio Celeste 2010
Steven Music e Associazione Culturale L’Albero Celeste,
Via Sangallo 23 Poggibonsi (Si)
Tel/Fax: 0577 939425info@premioceleste.it
Fonte: http://www.tafter.it/2010/05/07/31-07-10-premio-celeste-per-opere-pittoriche-fotografiche-video-e-scultoree/


Merisi, agiografia del "maudit" Firenze gioca le sue carte

Il Portale del Restauro - Sab, 06/26/2010 - 10:45
Tra Pitti e Uffizi la mostra su "Caravaggio e i caravaggeschi". Per numero di opere autografe e di artisti italiani e stranieri seguaci o ispirati da Michelangelo Merisi la città dei granduchi è inferiore solo a Roma. Ma il naturalismo caravaggesco che aveva conquistato la corte fu accolto in generale in modo molto tiepido. Due nuove proposte di assegnazione al catalogo. A Villa Bardini la collezione di Roberto Longhi che "riscoprì" l'artista negletto.
di GOFFREDO SILVESTRI


FIRENZE - Roma prima città di Caravaggio e dei caravaggeschi italiani ed europei. Napoli seconda. Malta terza. La Sicilia per quarta. Ma Firenze che c'entra con questi Caravaggio-caravaggeschi alla Palatina e agli Uffizi fino al 17 ottobre? C'entra a tal punto che nonostante Michelangelo Merisi non ci sia mai stato di persona, Firenze è una "capitale caravaggesca". Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, ci ricorda che non sono meno di cinque i Caravaggio nelle collezioni dei Medici (numero inferiore solo a quello di Roma). E "solo Roma può esibire una collezione di artefici della sequela caravaggesca più copiosa e più composita di quella fiorentina".
Il primo Caravaggio che arrivò a Firenze, dono al granduca Ferdinando del cardinale Francesco Maria del Monte, decisivo mecenate del Merisi e fiduciario della corte fiorentina, è la sconvolgente "Testa di Medusa" dipinta nel 1597 circa e consegnata nel settembre 1598. Il secondo, "Bacco", del 1597-1598, "forse pegno di amicizia" del cardinale, arrivò a ruota, un trasferimento tanto rapido che "l'ambiente artistico romano non ebbe il tempo di registrarne la presenza" .

LE IMMAGINI 1

La mostra è fra le iniziative del Comitato nazionale per il quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi. "Caravaggio e caravaggeschi a Firenze" è divisa fra Galleria Palatina di Palazzo Pitti e Uffizi, ma la mostra è unica come unico è il catalogo (Giunti-Sillabe). Pensato soprattutto per le scuole, ideato da Cristina Acidini, soprintendente per il patrimonio storico-artistico e il polo museale di Firenze, è un Dvd (degli specialisti Tina Lepri-Edek Osser). L'ideazione scientifica della mostra è di Gianni Papi, curatore insieme a Natali e a Stefano Cascíu. E poiché Firenze, tre secoli dopo, è all'origine con Roberto Longhi della riscoperta di Caravaggio in "riscatto di una lunga sfortuna" critica e dei collezionisti, 24 dipinti della "Fondazione Longhi" culminanti nel "Ragazzo morso dal ramarro", uno dei "doppi" autografi di Caravaggio, si sono trasferiti nella "solare" villa Bardini, per la contemporanea mostra "Caravaggio e la modernità", a cura di Mina Gregori. Indispensabile per le mostre l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Alla Palatina-Uffizi sono riuniti otto Caravaggio che -precisa Cristina Acidini -, "le collezioni fiorentine possono vantare in base a certezze tanto antiche, quanto modernamente acquisite" e un centinaio di dipinti (e 12 disegni dal naturale di Andrea Commodi), che esemplificano "quasi sempre al livello del capolavoro" l'intero arco dei pittori seguaci del Caravaggio. Presenti di persona a Firenze come Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Theodor Rombouts. E chi, in particolare fiamminghi, con le opere acquisite dal mercato internazionale con la corte granducale in prima battuta (Cosimo II, purtroppo scomparso nel 1621), nel "ricevere, ricercare, commissionare e acquisire" quella "dirompente novità" e i pittori naturalisti di matrice caravaggesca. Per "vicinanza e imitazione cortigiana", personaggi come Francesco dell'Entella, Piero Guicciardini, Buonarroti il Giovane "sostennero parti importanti nella ricezione dei Caravaggio e dei suoi grandi epigoni come Cecco del Caravaggio (Francesco Boneri) e l'Artemisia. Firenze ha addirittura corso il rischio nel 1620 di riunire nella cappella Guicciardini in Santa Felicita tre grandi tele di grandissimi caravaggeschi: l'"Adorazione dei pastori" di Gherardo delle Notti (Gerrit Honthorst), forse la "Crocifissione" dello Spadarino (Giovanni Antonio Galli), la "Resurrezione" di Cecco. Quest'ultimo dipinto "d'una modernità tale da far trasalire gl'intendenti d'arte, e non solo gli uomini di chiesa" - osserva Natali -, non arrivò neppure a Firenze da Roma dove Cecco l'aveva dipinta.

Piero Guicciardini ne fu talmente fulminato da non comprendere cosa aveva fra le mani e se ne liberò dopo pochi mesi vendendolo ad una galleria romana rimettendoci sul prezzo. Il dipinto, "straordinario", è finito per donazione a Chicago (Art Institute) che lo ha rifiutato a Firenze forse per i rischi delle monumentali dimensioni (339 per 199 cm). La mostra ha dovuto ripiegare su di una ricostruzione virtuale. Se quella cappella fosse stata realizzata, "avrebbe potuto cambiare il corso della pittura del Seicento" alla Firenze "che aspettava Pietro da Cortona e con lui il Barocco". A questo punto ci si aspetterebbe una fruttuosa stagione caravaggesca. Una stagione che invece si consuma "nei primi trent'anni e poco più del Seicento". Perché l'accoglienza al naturalismo caravaggesco da parte degli altri potenziali committenti e acquirenti fu "alquanto tiepido" e i pittori fiorentini mostrarono una "prudenza" che sapeva di "scarsissima recettività". Una strada -osserva Cristina Acidini-, che si presentò, "ma che non fu percorsa, se non per breve tratto e fra reticenze".

Degli otto Caravaggio fiorentini agli Uffizi è rimasta la "Medusa". La gorgone dalla chioma di serpi, che aveva il potere di pietrificare chi la guardava anche con la testa mozzata. Una "rondella" di 60 per 55 cm, uno scudo da parata su fondo verde smorzato, un dipinto fra i più inquietanti di Caravaggio nel massimo fulgore della pittura, restaurato nel 2002, ancora con la patina originale. Un oggetto per la gioia dei principi, ma fragilissimo e Natali assicura che non sarà mai spostato. ? dipinto su di una tela ingessata stesa su di uno scudo rotondo di forma convessa, di legno di pioppo. Per Berenson è la testa di un ghigliottinato nel momento in cui cade nel cesto. Piuttosto sotto la scure del boia del papa davanti Castel Sant'Angelo che il Caravaggio aveva sotto gli occhi. Con il fiotto del sangue fresco schizzato dalle arterie troncate. Ecco nel tenero incarnato l'urlo a bocca aperta segnata dagli incisivi, la sclerotide, il bianco degli occhi marroncini fuori delle orbite, la fronte aggrottata e verdastra. Come se la Medusa si fosse vista nello specchio.

Alla Palatina è il massimo impatto dei Caravaggio, trasferiti dagli Uffizi o della galleria. Il "Bacco", straordinario e sensuale "pischello" romano dalla pelle bianca e le unghie sporche, con bellissimi "inserti" (il lenzuolo bianco come un manto sul torace nudo, la brocca di vino piena di riflessi, la "natura morta" di frutta e foglie). Finì nella medicea villa di Artimino e poi agli Uffizi, ma nei depositi, dove lo scoprì nel 1913 Matteo Marangoni. Dopo il restauro del 1922 passò da copia ad originale. Il "Sacrificio di Isacco" per il cardinale Maffeo Barberini, futuro Urbano VIII. Abramo che "tiene il ferro presso la gola del figliuolo che grida, e cade", un figliolo che ha tutta l'aria di un altro "pischello" romano, modello a buon mercato. Numerose le incisioni tipiche del Caravaggio.
"Cavadenti" (1607-1610). Fra gli autografi del Caravaggio nelle collezioni fiorentine "è questa l'opera con il maggior numero di informazioni risalenti al Seicento, di inventari. Ed è quella che ha ottenuto dagli studiosi moderni i minori consensi". Così Mina Gregori, reputatissima studiosa del Caravaggio. Per Antonio Pinelli è "un originale del periodo estremo del Caravaggio" quindi con una revisione automatica del concetto di "realismo caravaggesco". Rossella Vodret non lo inserisce nell'ultimo catalogo di Caravaggio (Silvana Editoriale), che ammette 64 opere. Secondo Mina Gregori le riserve "si devono in parte al cattivo stato di conservazione", ma "numerosi sono i legami con le opere certe del Merisi". Per Caravaggio si deve pensare che "come ha dimostrato la 'storica'" mostra alle Scuderie del Quirinale (solo con opere certe), "siamo in una posizione di stallo". Questo "stormir di foglie" precede l'acquisizione al catalogo di Caravaggio di due dipinti.

Il primo è il "Ritratto di Maffeo Barberini" (121 per 95), da una collezione privata di Firenze, in cui Maffeo, di circa 25 anni, è seduto, in abito da protonotario apostolico dalle maniche di un bianco inumidito, amplissime e dalle mille piegoline, "con la sottile variazione di grigi e di neri". Keith Christiansen, che si esprime dopo la pulitura e il restauro di Muriel Vervat, parla di un dipinto straordinario ed elenca una serie di "confronti stringenti" col "Bacco" e la "Buona Ventura". Anche per Cristina Acidini il restauro del "vitale e ironico" Maffeo "impone una riconsiderazione approfondita" per l'autografia già espressa da Papi. Il gioco di luce sulle dita della sinistra che stringe il bracciolo della seggiola "non lascia alcun dubbio sulla paternità". Muriel Vervat ha riferito di "incisioni eseguite con una punta secca, direttamente sullo strato preparatorio, a mano libera". Come fa Caravaggio, la figura è stata eseguita per ultima. Rossella Vodret conosce il dipinto solo in foto, "ma ha sempre pensato che il 'Maffeo Barberinì fosse un originale".

Il secondo dipinto è "Ritratto di cardinale" (60 per 48), del 1599-1600. Un dipinto che tuttora è collocato "all'altezza del soffitto" del corridoio centrale degli Uffizi, ma il cui "intenso realismo" non era sfuggito per esempio a Marcello Calvesi. Il ritratto è stato inserito nella mostra accanto ai Caravaggio certi per una ulteriore verifica. Soprattutto adesso che è stato sottoposto ad una vera pulitura e al restauro che hanno "rilevato notevoli svelature" dovute probabilmente a precedenti brusche spuliture. Ma hanno anche messo "in maggior risalto la splendente qualità delle parti più integre". Tipica del Caravaggio è anche "la densità luminosa dell'impasto" con cui è resa l'epidermide: sulla fronte una specie di bozzo che il naturalismo del Merisi ha rispettato.
Il ritratto ha varie scritte, visibili e non, che lo identificano come cardinale "Baron", importante storico della Chiesa, "vicinissimo" di San Filippo Neri, che però Papi contesta perché non corrisponde a immagini note e ufficiali del Baronio. Papi propone di identificarlo con Benedetto Giustiniani come tramandato da una incisione della Galleria Giustiniani e che potrebbe essere stato il modello del dipinto. Rossella Vodret conosce questo dipinto solo in foto.

"Amore dormiente", del 1608. Commissionato a Malta da frà Francesco dell'Antella che ebbe un ruolo rilevante nell'ottenere dalla Santa Sede il nullaosta per la nomina a cavaliere di Caravaggio (sempre condannato a morte dal papa). Probabilmente è un gesto di gratitudine del pittore. Dell'Antella nel luglio 1611 "aggredito senza apparente motivo, ferì a morte in duello il nipote del Gran Maestro". Lo scandalo lo costrinse ad abbandonare l'isola. "Ritratto di Cavaliere di Malta" del 1608-1609. Con la "mirabile", piena Croce bianca sul petto, l'ampio colletto sotto la "pelle cascante del collo", i pochi grani del rosario nella destra. Con vari pentimenti. Nel contorno del braccio sinistro la preparazione indica "un'esecuzione sommaria, secondo il tardo stile del Caravaggio", ma l'opera "è da intendersi compiuta" afferma Mina Gregori. La studiosa rifiuta l'identificazione del personaggio che ha maggiore accoglienza (il fiorentino Marc'Antonio Martelli, priore dell'Ordine di Malta a Messina). L'età infatti non è corrispondente. Per lei si tratta di un ritratto informale dal vivo del Gran Maestro de Wignacourt. L'equivoco può essere nato dal fatto che sarebbe stato Martelli a portare il ritratto a Firenze.
Sarebbe un errore concentrarsi solo sul Caravaggio. E agli Uffizi trascurare Battistello Caracciolo, Cecco, Artemisia Gentileschi (sei opere, una dai depositi), Hontorst, Theodor Rombouts, Spadarino.

L'"abilità illusionistica" di Cecco del Caravaggio "tocca vette sbalorditive" in un raro dipinto della National Gallery di Atene, dal titolo di "Fabbricante di strumenti musicali" che non regge anche se assegnato da Longhi. Un ragazzo dal volto ambiguo reso in modo straordinario, la bocca scolpita e aperta nel canto, è seduto in un'alta seggiola e guarda verso l'osservatore. Cappello di velluto con lunga piuma bianca e garofano appoggiato all'orecchio destro. Indossa una blusa grigia formata da rettangoli di stoffa su di una veste rossa che ha tutta l'aria di un costume di scena. Nella destra il ragazzo ha un tamburello e nella sinistra quella che sembra una moneta. Di fronte un tavolo con una "prodigiosa "natura morta": una fiasca, un rotolo di fogli bianchi, un cannocchiale, un libro, una scarsella di pelle e di metallo, una scatola bassa, coperchi e contenitori metallici, un violino con un fascio di fogli piegati. Il secondo dipinto di Cecco (67 per 51 cm) è "Ritratto di giovane con colletto a lattuga", inedito anzi "completamente ignoto agli studi", uscito dai depositi di Pitti. Per Gianni Papi "una delle novità più importanti " della mostra. A confermare il nome di Cecco "è soprattutto l'esecuzione e la tormentata struttura del colletto, di un bianco dall'intensità fosforescente".

Artemisia è presente con capolavori popolarissimi. Come "La Giuditta e la fantesca Abra con la testa di Oloferne" mentre stanno per lasciare la tenda del re nemico di Israele giustiziato, dipinta nel 1611-1612. Il successo di questo soggetto - osserva Stefano Cascíu -, ha creato un quasi "insolubile puzzle" fra le versioni di Artemisia e del padre Orazio. A distanza di circa dieci anni, nel 1620 a Roma, Artemisia è "ancora capace di realizzare uno dei più sensazionali risultati del movimento caravaggesco", la celeberrima "Giuditta che decapita Oloferne". Ancora, con la "Conversione della Maddalena", che Cascíu definisce "uno dei più raffinati" del periodo fiorentino. Con la tenerissima "Madonna col Bambino" della Galleria Spada, in cui un Gesù dal volto serio allunga la mano sinistra e accarezza il volto di una Madonna disfatta dalla fatica, con gli occhi chiusi, che quasi in trance offre il seno al Bambino affamato. E c'è anche l'"Autoritratto come suonatrice di liuto" (arrivata dagli Usa, Minneapolis). Secondo Papi un "magnifico ritratto col vero volto di Artemisia", fronte alta, occhi rotondi, "l'inconfondibile naso diritto con la punta allargata". Senza dimenticare "la raffinatezza" (ed esattezza) della rappresentazione del liuto ripreso dal vero, e il "bellissimo brano del vestito (azzurro morbido e cangiante, istoriato di ricami d'oro)".
Manca la "Resurrezione" di Cecco, ma c'è un'altra "resurrezione": quella dell''Adorazione dei pastorì di Honthorst rimasta nella cappella Guicciardini fino al 1836 quando entrò agli Uffizi. Sopravissuta all'alluvione del 1966, collocata tuttora nel Corridoio Vasariano venne ghermita dallo spostamento d'aria della bomba mafiosa del maggio '93. Devastata, con la pittura ridotta a brandelli, da molti considerata perduta, invece "una buona metà della pittura è stata alla fine recuperata" ribadisce con orgoglio Natali, ad onore di Andrea e Lucia Dori. E "a rammentare la sua poesia alta sono rimasti brani sparsi di membra e lembi di panni, toccati nel buio da un fascio di luce". "Rosa accesi e azzurri smaltati nella veste della Vergine".

"Cena con suonatore di liuto" è "un risultato estremo del virtuosismo di Hontorst nel padroneggiare gli effetti della luce e delle ombre sui volti, sulle epidermidi, sulle vesti" dei sette personaggi. Commenta Gianni Papi: "sicuro delle sue capacità che dovettero strabiliare il granduca, Gerrit cerca le situazione più complicate, affrontandole con un ductus divenuto più che mai unito e levigatissimo", padrone assoluto delle "infinite, sottilissime variazioni di luce". Ancora di Hontorst una "Adorazione del Bambino" molto particolare. Non ci sono fonti di luce esterna che si riflettono sui due angeli, su Maria che solleva il lenzuolino a svelare Gesù neonato disteso, che fanno appena emergere Giuseppe dall'ombra e trasformano i fili di paglia della mangiatoia in fili d'oro. Ma è Gesù la fonte di luce, per forza di energia interna. Quella stessa energia che molti ritengono la fonte dell'impronta che il corpo di un uomo crocifisso ha lasciato sulla Sindone.

Il soggiorno di Rombouts, "è spesso dimenticato" osserva Gianni Papi, eppure il pittore di Anversa visse nella Firenze granducale dal 1620 al 1624, e si fece valere fino a meritarsi la commissione di una pala. Una dimenticanza alla quale la mostra rimedia. La pala (278 per 168 cm), è "San Francesco stigmatizzato", tuttora sull'altare della chiesa dei Santi Simone e Giuda, in cui "sembra notevolmente abbassarsi la temperatura caravaggesca". Il "San Sebastiano" di Rombouts colpisce per quei baffettini biondi davvero unici e per il perizoma di "seta lucente" azzurra. Dal Prado è arrivato il "Cavadenti" (116 per 221 cm), una delle opere "più fortunate" di Rombouts che l'artista replicò almeno altre due volte. Il modello è il "Cavadenti" attribuito a Caravaggio, ma con i personaggi fatti uscire più alla luce, con volti che sono dei ritratti come il cerusico che sembra andare a tentoni con la tenaglia nella bocca del disgraziato paziente. Al quale la camicia è scivolata del tutto dalla spalla con "la luce che vi sbatte formando ombre potenti". Dipinta, meglio scolpita con precisione fiamminga la "natura morta" di strumenti, ampolline, unguenti, nastri, lettere.

A un passo dell'"Adorazione dei pastori" di Honthorst nel maggio '93 si trovava il "Convito degli dei" dello Spadarino "miracolosamente scampato". "Capolavoro assoluto", si distingue sul fondo nero per la "sensuale esposizione di epidermidi accarezzate da una luce nitida e calda" e dallo squarcio "luminosissimo di cielo e nuvole", un panorama della Terra da una navicella spaziale. Ugualmente alla Palatina non si devono trascurare autori come Bartolomeo Manfredi che per un mercato che chiedeva caravaggeschi aveva brevettato un metodo di dipinti più caravaggeschi del Caravaggio, ma un po' "leccati"; Jusepe del Ribera; Vouet.

Le gallerie di Firenze mantengono la "più grande concentrazione di opere di Manfredi". Gianni Papi ci ricorda che un dipinto era stato ricordato dallo storico Giulio Mancini con grande "eccitazione". Quel dipinto, "Derisione di Cristo", mantiene molti punti di emozione e di eccellente pittura degna di Caravaggio-Caravaggio. Su di uno sfondo generale nero-scuro i volti tagliati dalle ombre di Cristo sotto la corona di spine e dell'aguzzino calvo, aggrottato e cotto dal sole. Un ginocchio e la spalla nuda di Cristo e le mani "segate" dai legacci. Un "colpo di genio" il risvolto della camicia bianca dello stesso aguzzino, con un filo di luce sulla canna. Al centro la "raffinata esecuzione delle mani". Sulla sinistra, i baluginamenti delle armature nere dei due soldati con una "bellissima manica di raso" a strisce nere in primo piano, e la destra stretta sul sedile. Di questo soldato non percepiamo il volto. Cosa avrà voluto esprimere con quel gesto quasi convulso? Dei dipinti certi di Ribera Gianni Papi ha scelto un "possibile autografo di Ribera" con bottega, "San Paolo Eremita" restaurato, fatto uscire dai depositi degli Uffizi, perché di "qualità sostenuta", "inedito e del tutto trascurato" dagli studi. Papi si dice conquistato dalla qualità del tronco dell'albero e della roccia dietro il santo e "soprattutto dal brano di vegetazione di sottile raffinatezza ".

Notizie utili

- "Caravaggio e caravaggeschi a Firenze". Dal 22 maggio al 17 ottobre. Firenze. Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Uffizi. Celebrazione del comitato nazionale per il IV centenario della morte di Caravaggio. Promossa dalla soprintendenza speciale per il patrimonio storico-artistico e il polo museale di Firenze. Firenze Musei. Ente Cassa di risparmio di Firenze. Ideazione e progetto scientifico della mostra Gianni Papi. A cura di Stefano Cascíu, Antonio Natali, Gianni Papi che cura anche il catalogo. Catalogo Giunti Editore-Sillabe.
Orario: da martedì a domenica 8,15-18,50; chiuso lunedì.
Biglietto: "Caravaggio Card" valida per le due sedi e per Villa Bardini , sede di una sezione autonoma della mostra, prenotazioni d'ingresso, senza code. Intero 25 euro, ridotto 14,50. Singoli biglietti: Galleria Palatina galleria-mostra intero 12 euro, ridotto 6. Uffizi intero galleria-mostra 10 euro, ridotto 5. Prenotazione costo 4 euro per Uffizi, 3 per Galleria Palatina, 1 per Villa Bardini.

- "Caravaggio e la modernità. I dipinti della Fondazione Roberto Longhi". Dal 22 maggio al 17 ottobre. Firenze. Villa Bardini. Cura della mostra e del catalogo Mina Gregori. Catalogo Giunti Editori-Sillabe.
Orario: da martedì a domenica 10-18; chiuso lunedì.
Biglietto: "Caravaggio Card" valida per le tre sedi. Singolo biglietto intero 6, ridotto 4.

Fonte: http://www.repubblica.it/speciali/arte/recensioni/2010/06/25/news/merisi_agiografia_di_un_maudit_firenze_gioca_la_sua_carta-5156156/



Boltanski e l'arte del riciclo Il gran ritorno della Bicocca

Il Portale del Restauro - Sab, 06/26/2010 - 10:38
A Milano riapre l'Hangar dopo i lavori di ristrutturazione. Protagonista, il francese che porta la sua installazione immersiva tra battiti cardiaci e montagne di vestiti. Che il pubblico potrà anche riutilizzare di LAURA LARCAN

MILANO - Nella penombra più insidiosa si percorre un lungo e stretto corridoio dove riecheggia sempre più forte ed enfatico il ritmo sordo del battito del cuore umano. E alla fine di questo tunnel crepuscolare si accede alla luce mistica e spiazzante di un gigantesco cubo dove una gru (vera!) ammassa, ma anche mescola e ammucchia a caso, cumuli di vestiti. Eccovi catapultati nell'esperienza immersiva della monumentale installazione site specific "Personnes" creata dall'artista francese Christian Boltanski per gli spazi mozzafiato dell'HangarBicocca, che dal 24 giugno riapre al pubblico dopo un lungo e complesso intervento di ristrutturazione (che oltre ad una nuova pavimentazione, impianto elettrico e riscaldamento, sfoggia oggi anche un giardino esterno, nuove caffetteria bistrot e libreria accessibili anche fuori orario museo).


LE IMMAGINI 1

Tutto da godere è, dunque, questo spettacolo nello spettacolo. Un contenuto nel suo contenitore che vive di un'osmosi sopraffina. L'Hangar incastonato nell'ex complesso industriale della Bicocca alla periferia Nord di Milano, oggi riconvertito in polo multifunzionale da Vittorio Gregotti tra università e abitazioni. In questo edificio ciclopico, dove un tempo l'Ansaldo forgiava bobine per i motori elettrici dei treni, e adesso si spalleggiano i suggestivi reperti di un'archeologia industriale tra il capannone di ferro alto ventotto metri, e il cubo di cemento di almeno ventotto metri di lato, entra la creatura di Boltanski, concepita per essere, come dice l'artista stesso, "una partitura musicale suonata in modo diverso a seconda del luogo". Ripensata per l'occasione, dopo aver debuttato al Grand Palais di Parigi in occasione del progetto Monumenta, "Personnes" è un'esperienza sopraffina dei sensi, giocando molto sull'impatto visivo-sonoro.

Il lungo cammino per accedere al "santuario" della montagna dei vestiti è segnato dai battiti del cuore che Boltanski registra dal 2008 nell'ambito del suo ambizioso progetto "Les Archives du coeur" che conta già sessantamila battiti cariaci registrati. Un archivio che potrà essere arricchito anche dai visitatori della mostra che possono registrare su un cd in una stanza apposita le loro pulsazioni cardiache e aggiungerle a quelle dell'installazione per diventarne parte. Se la gru esprime - come indica la direttrice dell'HangarBicocca Chiara Bertola - "il Caso o, per i credenti, la mano di Dio che sceglie ogni giorno chi sarà espulso dalla vita, i vestiti alludono alla vita, fanno immaginare chi li ha portati, segnano l'assenza non la presenza, fanno riflettere sulla fragilità umana".

Classe '44, Boltanski è protagonista di spicco della scena contemporanea, pioniere di un'estetica legata al delicato tema della memoria, cresciuto artisticamente alla scuola del Nouveau Realisme e sulla lezione di Klein, affermatosi oramai come maestro indiscusso nell'organizzare ed esporre oggetti estrapolati dal loro contesto quotidiano. Il suo nuovo percorso espositivo ai limiti del concettuale estremo diventa la rappresentazione della memoria sedimentata, dove gli oggetti si fanno portavoce di vita e storia vissuta. Un lavoro che, come accade sempre nelle produzioni di Boltanski, celebrato da esposizioni in tutto il mondo, svapora nella spettacolarità del teatro. Con l'aggiunta doverosa di un carattere "sostenibile" dell'opera d'arte. Infatti, qualche giorno prima della chiusura della mostra, chi vorrà potrà portarsi via qualche indumento e smontare gradulamnete la montagna incombente, riducendo l'impatto ambientale e magari dando nuova linfa al destino dei vestiti di "Personnes".

Accanto ai vestiti di Boltanski, fino al 1 agosto, si potrà vedere la videoinstallazione del catalano Carlos Casas, artista visivo e filmaker, dedicata alla trilogia di "End" viaggio per immagini attraverso i luoghi più remoti ed estremi del pianeta tra Patagonia, Uzbekistan e in Siberia. "Ero interessato a vivere in queste terre cercando di catturare quegli stili di vita che stanno sparendo - dice Casas - ero interessato a luoghi che rappresentassero al tempo stesso uno scenario post apocalittico del futuro e un senso di civiltà arcaica. Ero interessato alle persone che vivono nelle periferie della civiltà e al modo in cui sopravvivono quotidianamente, a vivere tra loro, seguendone i ritmi e cercando di capirne le ragioni. Sono fermamente convinto che in quei luoghi ho trovato lo spirito umano nel suo stato più puro e sincero e spero che queste persone e le loro vite gettino una luce sui visitatori occidentali e civilizzati. Spero che questi filmati testimonieranno la loro esistenza".

Dagli interventi temporanei, alle installazioni permanenti, l'HangarBicocca riserba i famosi "Sette palazzi celesti" di Anselm Kiefer (considerata l'installazione al coperto d'arte contemporanea più grande del mondo), la "Sequenza" di Fausto Melotti, scultura in ferro alta sette metri e profonda undici che evoca lo scorrere le dita su una tastiera musicale (progettata nel 1971 e realizzata nel '81) e la nuova installazione all'esterno di Stefano Boccalini "Melting Pot 3.0", spazio abitabile utilizzato per le attività di laboratorio, di gioco e di interazione con il pubblico.

Notizie utili - "HangarBicocca presenta Christian Boltanski", dal 25 giugno al 19 settembre 2010, HangarBicocca, Via Chiese 2 (traversa V. le Sarca), Milano
Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, giovedì dalle 14.30 fino alle 22.00, lunedì chiuso
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro

Informazioni: www.hangarbicocca.it 2

Fonte: http://www.repubblica.it/speciali/arte/recensioni/2010/06/25/news/boltanski_e_l_arte_del_riciclo_il_gran_ritorno_della_bicocca-5156465/


Il gusto greco cambiò Roma

Il Portale del Restauro - Sab, 06/26/2010 - 09:46
Una mostra nella capitale, prima di un progetto espositivo quinquennale, ripercorre una lunga e fondamentale fase dell’evoluzione dell’identità culturale e artistica romana
DAL 13 MARZO AL 5 SETTEMBRE 2010. ROMA.
Una delle fasi fondamentali per la formazione dell'identità culturale e artistica romana, un arco temporale di trecento anni, è raccontato nella mostra ospitata a Roma nei Musei Capitolini dal 13 marzo al 5 settembre “L'età della conquista. Il fascino dell'arte greca a Roma”, primo appuntamento del programma quinquennale “I giorni di Roma”,un progetto espositivo in cinque grandi eventi sulla trasformazione del linguaggio artistico romano grazie all'influenza delle terre greche conquistate.

Primo dei cinque appuntamenti, la mostra parte dal momento della formazione dell'Impero romano, quando Roma espande il suo controllo su tutto il bacino del Mediterraneo. Un momento importante in cui si avvia il primo passo verso la trasformazione del linguaggio e un periodo complesso che contrappone due correnti di pensiero, dei favorevoli al cambiamento e dei contrari. La trasformazione parte da una profonda ammirazione verso il modello greco e dalla richiesta sempre più pressante di una committenza ricca che richiede “l'importazione” di artisti greci. Roma da conquistatrice si trasforma in conquistata, l'influenza ellenica infatti, coinvolge completamente il mondo romano trasformando un linguaggio locale in un linguaggio universale.

Roma grazie all’ellenizzazione si trasforma da città in terracotta, considerata misera dal popolo greco, in elegante città di marmo. Nell’Urbe giungono artisti, architetti e artigiani greci che danno vita ad opere in cui si nota una commistione di modelli greci e romani o ad opere di gusto prettamente greco.

Il percorso espositivo, suddiviso in quattro sezioni, si sviluppa all'interno degli spazi dei Musei, a contatto con le tante opere conservate nelle sale, e nel Palazzo Caffarelli, dove solitamente si presentano gli allestimenti temporanei. Le sezioni sono: “Dei e santuari”, dove si presentano fregi e frontoni di terracotta, opere di artisti greci eseguite in Grecia e opere eseguite a Roma; “Monumenti onorari”, dedicati a grandi figure di generali, dove si presentano soluzioni figurative nuove; “Vivere alla greca”, dove è possibile approfondire l'affermazione del gusto greco in ogni ambito del vivere e lo sviluppo di un nuovo linguaggio figurativo che mescola elementi greci di vari periodi; “Costumi funerari”, un ambito che appare meno influenzato rispetto agli altri e che mantiene più a lungo le tradizioni romane.

La mostra ospitata a Roma, una delle città con la più alta concentrazione di musei archeologici, ha portato nella capitale opere sparse in tutto il mondo, grazie alla preziosa collaborazione di molti paesi che hanno creduto fortemente nel progetto.

La mostra, promossa dal Comune di Roma e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si avvale della collaborazione delle Banche Tesoriere del Comune di Roma e dell'organizzazione di Zètema Progetto Cultura e MondoMostre. --------------------------------------------------------------------------------l'Età della conquista. Il fascino dell'arte Greca a Roma.Fino al 5 Settembre.Palazzo Caffarelli.
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Luogo (città, via, location): Palazzo Caffarelli Contatti (mail, telefono): 060608 (tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00) Orario Dal martedì alla domenica ore 9.00 - 20.00. Ingresso consentito fino alle 19.00 Biglietto d'ingresso intero € 11,00 ridotto € 9,00 ridottissimo € 2,00 gratuito solo per alunni delle scuole elementari e medie, portatori handicap
Tratto da: http://www.culturaitalia.it/pico/index.html?T=1277545898854


1 Museo / 1 Euro. Musei Archeologici Nazionali del Veneto. Estate 2010.

Il Portale del Restauro - Ven, 06/25/2010 - 13:00

La Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, al fine di promuovere la diffusione della cultura e la valorizzazione del ricco patrimonio archeologico presente nel territorio regionale, propone, per i mesi dal luglio a ottobre 2010, un’apertura coordinata dei Musei Archeologici Nazionali, con ingresso ridotto di 1 € (gratuito per i minori e gli ultra 65enni), ogni venerdì pomeriggio.

Il personale provvederà, per l’occasione, all’accoglienza dei visitatori e sarà a disposizione per introdurre e presentare al pubblico le collezioni esposte, la storia dei Musei, il costituirsi delle raccolte. Le singole realtà museali offriranno anche possibilità di approfondimento attraverso l’organizzazione di visite guidate tematiche, attività didattiche, conferenze, eventi.
L’opportunità di una visita con accompagnamento di personale appositamente formato costituisce la tappa d’avvio di una conoscenza del territorio che passa attraverso i Musei e le loro specificità, ma che è anche aperta alla prospettiva di un coordinamento sempre più stretto tra le realtà espositive di rilievo nazionale della Regione.
Il lancio dell’iniziativa proprio nei mesi estivi si deve all’intento di far conoscere il territorio veneto ad un pubblico quanto più ampio possibile, rivolgendosi anche alle numerose presenze turistiche.

Musei Archeologici Nazionali del Veneto: Adria (RO), Altino (VE), Este (PD), Fratta Polesine (RO), Portogruaro (VE).
Date e orari: dal 1 Luglio 2010 al 30 ottobre 2010; tutti i venerdì dalle 14.30 alle 19.30.
Ingresso: 1 € (gratuito per i minori e gli ultra 65enni)
Info e contatti: Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, URP, tel. 049-8243811; email sba-ven@beniculturali.it

Redattore: GIOVANNA GAMBACURTA Informazioni Evento:

Data Inizio:01 luglio 2010
Data Fine: 30 ottobre 2010
Costo del biglietto: 1 Euro; Riduzioni: sì; Per informazioni 049.8243811
Prenotazione: Facoltativa
Luogo: Musei Archeologici del Veneto
Orario: venerdì 14.30-19.30
Telefono: 049.8243811
Fax: 049.8754647
E-mail: sba-ven@beniculturali.it Tratto da: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html


I manichini di Nani

Il Portale del Restauro - Ven, 06/25/2010 - 10:00

Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita dal 25 giugno all’11 luglio I manichini di Nani di Alessandro Marcucci Pinoli. Una scultura-installazione dell’artista sarà visibile sulla scalinata di accesso al Palazzo delle Esposizioni (via Nazionale 194) mentre altri due gruppi di sculture si troveranno nello Spazio Fontana del palazzo (via Milano 9 A) a ingresso gratuito.

Con questa mostra Palazzo delle Esposizioni intende dare il via a una serie di iniziative volte a far conoscere al grande pubblico artisti meno noti, se pur con un considerevole lavoro alle spalle, come appunto il caso di Marcucci Pinoli, riservando loro uno spazio che, proprio perché a ingresso gratuito e situato tra la caffetteria e la libreria, consente a un gran numero di persone di attraversarlo ogni giorno.

Riguardo alla mostra “I manichini di nani” Armando Ginesi scrive: “Pur senza mai rinunciare alla sua carica ironica che è parte integrante del suo carattere (la si ritrova negli scritti e nelle opere visive: pittoriche, grafiche e scultoree) Alessandro Marcucci Pinoli con questi lavori esprime in modo chiaro quanto stia vivendo un momento di riflessione seria sui perché fondamentali dell’esistenza. Egli sospende, dunque, le sue brillanti, acute, guizzanti incursioni nell’universo di derivazione duchampiana per approcciare in modo più composto, ma mai convenzionale e scontato, le problematiche dell’essere.

L’umanità che i suoi manichini plastici offrono è il campione di un processo di omologazione al quale essa sembra inevitabilmente sottoposta. Gli androidi sono tutti dello stesso colore, nudi (il nudo è spersonalizzante, paradossalmente quanto lo sono le uniformi, nelle quali almeno ci sono i gradi a mantenere un certo orientamento distintivo), privi di pupille con i soli bulbi oculari bianchi che rendono l’uno simile all’altro. L’artista ha dato titoli alle sue opere: Turba (nel doppio senso di voce del verbo turbare: terza persona dell’indicativo presente, ma anche seconda persona dell’imperativo; senza dimenticare il significato di massa, che è una terza opzione di verità); Gabbia (quella che l’umanità, giorno dopo giorno, si costruisce attorno e dentro la quale finirà inesorabilmente imprigionata); Umanità (tre manichini di differente colore – è l’unica eccezione alla monocromia – vale e dire l’umanità dei bianchi, dei neri e dei gialli, legata alla stessa catena, allo stesso destino: ma se ne accorgerà?”


Biografia dell’artista
Alessandro-Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina, Nani per gli amici, avvocato, console, ambasciatore, Cavaliere, Commendatore, Gran Croce di numerosi Ordini, anche della Repubblica Italiana, è stato presidente, tra l’altro, della maggior catena alberghiera nazionale. “E’ da sempre impegnato in imprese e iniziative private e pubbliche ma - ha scritto Carlo Bo - delle tante attività di cui è magna pars, privilegia decisamente le culturali”. Fra le molte altre manifestazioni, ha ideato e promosso, come presidente dell’APT di Urbino e sovrintendente, il Festival Internazionale del Teatro Rinascimentale di Corte di Urbino (1994-97). Da sempre coltiva la poesia, ma solo all’inizio del nuovo millennio ha pubblicato il suo primo libro di liriche e aforismi, “Dulcis Vivas”, destinato ad una stretta cerchia di amici, riscuotendo subito un successo così unanime da portarlo in poco tempo all’ultima raccolta di poesie, la sesta, Vivi dolcemente, che costituisce il vero confronto con il pubblico più vasto (Salerno Editore). Ha poi pubblicato altri quattro libri di poesie, un libro di fiabe, “Quattro favole per nonni”; “Sermona propiora”; “12. I mesi della nostra vita (La vita dei miei mesi)”. E poi (oltre a “Persona e personalità del reo”; “I Conti Marcucci Pinoli”; “Sermona Pedestri – Buon Dio Grazie”), uno di aneddoti “Il mio repertorio”, e una tragedia, “L’ultimo Presidente”, uscita su “Sipario” di maggio-giugno 2004 (nn. 659-660), ottenendo premi, prestigiosi “commenti” e lusinghieri giudizi (tra gli altri, di Carlo Bo, Mario Luzi, Stanislao Nievo e Vittorio Sgarbi). Infine ha pubblicato “Quattro gialli e mezzo” e “Il VI angelo” con l’Editrice Nuovi Autori. Per quanto riguarda la sua attività di “artigiano delle sensazioni” (come ama definirsi), i suoi quadri “materici”, i suoi “autoritratti” ironici e le sue sculture sono presenti in molte collezioni private. Le sue opere, si trovano alla galleria “La loggia di Nani” e al “Fai Vivere” dell’Hotel Savoy di Pesaro e dell’ Albergo San Domenico di Urbino. Ultimamente ha ricevuto anche alcune commesse pubbliche – per la Provincia di Pesaro-Urbino ha eseguito una grande scultura, di 12 metri: “Energia per l’uomo” – e ha tenuto numerose mostre: a Cortina (Galleria Contini), a San Marino (Galleria di storia d’Arte Contemporanea), a Monte Carlo (Galleria Rabel), a Pesaro al Palazzo Gradari ecc. Nell’ottobre del 2004 ha esposto al Palazzo dei Capitani del Popolo ad Ascoli Piceno. Da allora, per quattro anni, si è dedicato alla sua grande opera: l’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro, inaugurato il 28 giugno 2008, sul quale ha anche scritto un libro, edito dall’ELECTA MONDADORI. Ultimamente ha accettato l’invito anche a delle collettive: alla Galleria “Art Ø 65” (dove ha esposto “La sement de’ caccianes!”) e, con “l’Accolta dell’Alexander Museum Palace”, alla 1° Rassegna Nazionale d’Arte della Città di Osimo. Nel dicembre 2009: “Personale” nel Palazzo Reale di Napoli. Nel 2010: “selezionato” alla Biennale di Asolo (dal 14.05 al 05.07) e “invitato” alla collettiva “Sguardo sulla realtà e oltre”, nel complesso Sant’Andrea al Quirinale a Roma (dal 14.05 a 29.05). Infine, sabato 12 giugno: inaugurazione della “ GABBIA”, installazione permanente per il Comune di Pesaro. Lo stesso giorno ha ricevuto il “Premio Rotondi - Arca dell’Arte”. E dal 24 giugno all’11 luglio: “Personale” al Palazzo delle Esposizioni di Roma.



fonte dati:
ufficio.stampa@palaexpo.it
az@arthemisia.it

Redattore: RENZO DE SIMONE Informazioni Evento:

Data Inizio:25 giugno 2010
Data Fine: 11 luglio 2010
Luogo: Roma, Palazzo delle Esposizioni
Telefono: 0639967500
Sito Web: http://www.palazzoesposizioni.it Tratto da: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html 


Flop per le 'Ninfee' di Claude Monet, superstar da Christie's Pablo Picasso

Il Portale del Restauro - Ven, 06/25/2010 - 06:51

La tela, eseguita dal pittore impressionista francese nel 1906, non ha raggiunto la cifra minima richiesta (30-40mln di sterline) ed è stato ritirato dalla vendita. 'Portrait of Angel Fernàndez de Soto' venduto per 34,7 milioni di sterline   Flop di Claude Monet (1840-1926) all'asta di Christie's ieri sera a Londra. Il capolavoro 'Ninfee', eseguito dal pittore impressionista francese nel 1906, offerto con l'astronomica stima di 30-40 milioni di sterline, è rimasto invenduto. Presentato dalla casa d'aste come il quadro che avrebbe potuto tagliare il nuovo record del quadro più caro del mondo, non ha invece raggiunto neppure la cifra minima richiesta e così è stato ritirato dalla vendita. Sorte ben diversa è toccata a un capolavoro di Pablo Picasso (1881-1973), presentato con la stessa stima. 'Portrait of Angel Fernàndez de Soto', una tela ad olio del 1903, il cosiddetto Periodo Blu, che raffigura un amico dell'artista conosciuto come 'il bevitore di assenzio', è stato aggiudicato per 34,7 milioni di sterline, pari a 41,9 milioni di euro o 51,5 milioni di dollari. Il capolavoro di Picasso è stato messo in vendita dalla Andrew Lloyd Webber Foundation, una fondazione benefica che si occupa della promozione delle arti in Gran Bretagna, ed è stato acquistato da un anonimo collezionista via telefono. 'Il bevitore di assenzio' era stato comprato dalla fondazione creata dal celebre compositore inglese, autore di musica come 'Cats', 'Il Fantasma dell'Opera' e 'Jesus Christ Superstar', all'asta a New York nel maggio 1995 per 29,1 milioni di dollari. ''Sono più che contento che la mia fondazione abbia raccolto oltre 30 milioni di sterline, specialmente in tempi così austeri'', ha detto Lord Lloyd Webber, precisando che il ricavato dell'asta andrà a sostenere iniziative in favore di giovani talenti musicali. Complessivamente l'Impressionist and Modern Art Evening Sale di Christie's a Londra ha incassato 152,5 milioni di sterline, ovvero 226,4 milioni di dollari e 184 milioni di euro, con un venduto pari al 75% dei lotti offferti. Tra gli altri capolavori che si sono messi in luce spicca 'Frauenbildnis (Portrait of Ria Munk III)' (1917-18), uno degli ultimi grandi ritratti femminili del pittore austriaco Gustav Klimt, venduto per 18,8 milioni di sterline (22,6 milioni di euro), ben al di sopra della stima di 14 milioni. 'Le baiser' (1969) di Pablo Picasso è stato venduto per 12,1 milioni di sterline (14,6 milioni di euro), 'Parc de l'hopital Saint-Paul' (1889) di Vincent van Gogh per 9 milioni di sterline (10,8 milioni di euro), 'Nu à la chaise longue' (1923) di Henri Matisse per 6,6 milioni di sterline (8 milioni di sterline). Grande soddisfazione è stata espressa dalla casa Christie's al termine dell'asta serale. L'incasso di 152,5 milioni di sterline ha battuto il precedente record per un'unica serata a Londra, stabilito dalla casa rivale Sotheby's nello scorso febbraio, quando complessivamente fu incassato 147 milioni di sterline. ''E' la prima volta che in un'asta londinese viene superata la barriera di 150 milioni di sterline di incasso'', ha sottolineato Giovanna Bertazzoni, direttrice del dipartimento di arte impressionista e moderna di Christie's Londra. Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Festival Verdi 2010: Dal 1 al 28 ottobre opere, concerti, eventi, mostre al Teatro Regio di Parma, a Busseto e nelle terre di Verdi

Il Portale del Restauro - Gio, 06/24/2010 - 12:58

Nel mese in cui ricorre l’anniversario della nascita del grande compositore, il Teatro Regio di Parma e le terre di Verdi celebrano il più alto momento della storia, della cultura e della tradizione della città, rinnovando anche per il 2010 il colossale impegno produttivo e artistico del Festival Verdi.

Il trovatore, I Vespri siciliani, Attila sono le opere che, in tre nuovi allestimenti, segnano il programma del Festival Verdi 2010, a Parma e nelle terre di Verdi, dall’1 al 28 ottobre, con una concentrazione ancora una volta senza paragone di grandi spettacoli e eventi cui prenderanno parte artisti e interpreti di assoluto prestigio.

Nei ventotto giorni del Festival - dedicati ognuno a un’opera verdiana e uno al 197° compleanno del Maestro - si potrà ammirare quanto di meglio offre l’interpretazione verdiana dei nostri tempi: Norma Fantini, Daniela Dessì, Marianna Tarasova, Marcelo Alvarez, Fabio Armiliato, Leo Nucci, Giacomo Prestiatra i cantanti; Yuri Temirkanov, Massimo Zanetti e Andrea Battistoni fra i direttori d’orchestra; Lorenzo Mariani, Pierluigi Pizzi e Pierfrancesco Maestrini per i registi; e con loro tanti altri grandi artisti, tutti richiamati a Parma dal rinnovato e consolidato prestigio del Festival Verdi.

Il Festival Verdi è realizzato dal Teatro Regio di Parma - soci fondatori Comune di Parma, Provincia di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Monte Parma - con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Major partner Fondazione Cariparma. Main sponsor Cariparma Crédit Agricole. Media partner Mediaset.

Il Festival Verdi è realizzato anche grazie a: Reggio Parma Festival, Fondazione Prometeo, Fondazione Arturo Toscanini, iTeatri di Reggio Emilia, il comune di Busseto, il comune di Fidenza, il Comune di Fontanellato, il comune di Langhirano, Enìa; con il sostegno e la collaborazione di Radio Italia, AD, ParmaIncoming, Provincia di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Monte Parma - con il Ministero per i Beni Culturali.


Le opere
Sarà il grande Yuri Temirkanov ad inaugurare il Festival Verdi 2010 con un’eccezionale esecuzione de Il Trovatore (1, 5, 9, 15,18, 23, 26, 28 ottobre). Il direttore musicale del Teatro Regio di Parma affronta una delle più popolari ed esaltante opere verdiane assieme ad un cast di straordinario valore, con Marcelo Alvarez, Norma Fantini, Mariana Tarasova e Claudio Sgura in scena nel nuovo allestimento firmato dal regista Lorenzo Mariani, carico di poesia e passione.
Un cast straordinario sarà impegnato nel secondo titolo del Festival in scena al Teatro Regio di Parma. I Vespri siciliani (10, 13 17, 20, 24 ottobre) segneranno il ritorno in scena del grande Leo Nucci e con lui di Daniela Dessì, Fabio Armiliato e Giacomo Prestia, tutti insieme eccezionali protagonisti dell’opera affidata alla bacchetta esperta di Massimo Zanetti, nello spettacolo sontuoso e romantico creato e da Pier Luigi Pizzi.
Il Festival Verdi torna per il terzo titolo operistico nello scrigno del Teatro di Busseto, prezioso gioiello fra i tanti splendidi teatri lungo le terre di Verdi, dove sarà presentato Attila, (14, 16, 19, 21, 27 ottobre) melodramma dalle tinte fosche ispirato alle storiche e violente vicende che coinvolsero il famoso condottiero degli Unni. Con le voci di Giovanni Battista Parodi, Susanna Branchini, Maria Agresta e Roberto De Biasio, il nuovo allestimento carico di suggestione immginato dal regista Pierfrancesco Maestrini, con le scene e i costumi di Carlo Savi, conterà sulla direzione di Andrea Battistoni, giovanissima rivelazione del podio.
A riprova dello straordinario livello artistico delle produzioni del Festival Verdi 2010 Il Trovatore, I vespri siciliani, Attila, saranno ripresi in digitale e ad alta definizione, per i diversi canali di distribuzione e trasmissione, dalla televisione al cinema al dvd, in collaborazione con prestigiosi partner internazionali, nell’ambito del progetto che prevede la registrazione dell’integrale verdiana per il bicentenario del 2013.


Il Festival a Reggio Emilia
Continuando una collaborazione proficua e stimolante con iTeatri, il Festival Verdi offre la possibilità di assistere a due eccezionali spettacoli allestiti a Reggio Emilia, segno dell’attenzione per le forme più aggiornate del palcoscenico internazionale.
In scena in prima assoluta al Teatro della Cavallerizza (6 e 7 ottobre) Conversazioni con Chomsky, talk opera in un atto di Emanuele Casale è una singolare elaborazione drammaturgica che unisce opera musicale, documentario giornalistico e talk-show televisivo, aprendo un ideale dialogo con uno dei pensatori più discussi e citati del Novecento, Noam Chomsky. Sul podio dell’Icarus Ensemble, il direttore è Yoichi Sugiyama
Kontakthof è uno dei titoli più celebrati di Pina Bausch, diventato ormai un classico della danza contemporanea, l’unico che ha voluto riprendere per tre volte con tre compagnie diverse. Allestito nel quadro di Aperto Festival, Kontakthof verrà proposto al Teatro Valli (8 e 9 ottobre) nella terza versione creata dalla coreografa nel 2008, inedita per l’Italia, con quaranta danzatori adolescenti dai 14 anni che hanno lavorato per un anno nelle scuole di Wuppertal, sede del Tanztheater fondato dalla grande artista tedesca.

Concorso internazionale “Arturo Toscanini” Premio Giuseppe Sinopoli
Il prestigioso Concorso Internazionale di direzione d’orchestra “Arturo Toscanini”, promosso dalla Fondazione “Arturo Toscanini” e giunto alla IX edizione, svolgerà le proprie fasi finali per la prima volta nell’ambito del Festival Verdi. Istituito nel 1985, il Concorso ha lanciato direttori
divenuti nomi di spicco familiari al pubblico. Dopo un’interruzione di undici anni, è tornato nel 2008 accomunato al Premio Giuseppe Sinopoli (assegnato al primo classificato), in collaborazione con il Festival Giuseppe Sinopoli di Fondazione Taormina Arte. Centinaia di candidati da tutto il mondo saranno vagliati da una giuria nota per severità – in cinque occasioni il primo premio non è stato assegnato – presieduta quest'anno da Michail Jurowski. Nelle fasi finali, aperte al pubblico nel cuore del Festival Verdi, (13 e 16 ottobre) i candidati dirigeranno la Filarmonica Toscanini confrontandosi con grandi capolavori sinfonici, da Mozart a Brahms e da Beethoven a Prokof’ev.

I vent’anni del Trio di Parma. L’omaggio del Festival Verdi
Vent’anni di successi in tutto il mondo, da celebrare nel Festival più prestigioso della città che lo ha visto nascere: il Trio di Parma, nato nel 1990 al Conservatorio di Musica “Boito” e diventato in pochi anni uno degli ensemble più richiesti in campo internazionale, ha scelto il Festival Verdi per festeggiare il proprio doppio decennio. Eredi del leggendario Trio di Trieste, con il quale si sono formati a Fiesole e a Siena, vincitori di numerosi premi internazionali fra cui l’“Abbiati” del 1994, Alberto Miodini (pianoforte), Ivan Rabaglia (violino) ed Enrico Bronzi (violoncello), suonano regolarmente nelle più importanti sale del mondo un repertorio vastissimo che va da Haydn ai contemporanei. Per il concerto al Festival Verdi (12 ottobre) i tre solisti hanno scelto paginedi Franz Schubert e di Robert Schumann, del quale si celebra quest’anno il bicentenario della nascita.

Concerti in Auditorium. La musica contemporanea di Traiettorie
In piena concordanza con la sensibilità per il moderno nella musica verdiana, anche quest’anno il Festival Verdi accoglie alcuni concerti del cartellone di Traiettorie, la rassegna internazionale di musica moderna e contemporanea che nel 2010 compie vent’anni. Un traguardo davvero notevole per la cultura della città e per una manifestazione che si conferma uno dei punti di riferimento mondiale della musica dei nostri giorni. Per questa occasione particolare, che il Festival e Traiettorie festeggiano insieme in un’ideale unione fra la musica del presente e quella senza tempo di Verdi, saranno presenti quattro fra i più importanti ensemble di musica contemporanea ospitati all’Auditorium Niccolò Paganini: il leggendario Quartetto Arditti; Divertimento Ensemble, il gruppo italiano più longevo nel panorama della musica contemporanea, che offrirà un programma interamente dedicato a due generazioni di compositori italiani a confronto; Ensemble Recherche, punto di riferimento del contemporaneo europeo, che proporrà una prima serata in un parallelo affascinante fra Schubert e Morton Feldman, compositore fra i più singolari del Novecento, e una seconda con un itinerario nella musica ungherese da Liszt a oggi; e infine MDI Ensemble, fra i più giovani e agguerriti ensemble Italiani.

Il Festival Verdi a Fidenza. Recital al Magnani
Il legame fra Verdi e la vicina Fidenza è stretto. Fu proprio Fidenza, allora Borgo San Donnino, a portare Verdi sugli scranni del primo parlamento del Regno d’Italia (1861-1865). La costruzione del Teatro fidentino cominciò proprio nell’anno di nascita di Verdi, il 1813, e a progettarlo fu Nicola Bettòli, l’architetto ducale di Maria Luigia al quale si deve anche la costruzione del Teatro Regio di Parma. E fu Girolamo Magnani, fidentino e autore di decine di scenografie verdiane, a decorare d’oro e stucchi bianchi lo sfarzoso boccascena del Teatro di Fidenza, la cui sala fu inaugurata nel 1861 con un allestimento proprio de Il Trovatore, con scene dello stesso Magnani, al quale quel Teatro verrà successivamente dedicato. In questo delizioso teatro pienamente ispirato al mondo del melodramma verdiano, il Festival Verdi ospita due recital con due fra le più grandi voci del panorama lirico.

Il Festival Verdi a Fontanellato
Fu proprio nell’anno della prima rappresentazione italiana de I Vespri siciliani che il conte Stefano Sanvitale donò alla città di Fontanellato un teatro, recentemente restaurato, che accoglierà, insieme alla bellissima trecentesca Rocca Sanvitale, gli spettacoli organizzati nell’ambito della nuova collaborazione che il Festival Verdi avvia da quest’anno con il Comune di Fontanellato. Non solo musica, ma anche teatro di prosa, in una dimensione che gioca con la materia verdiana così come la cultura popolare faceva già all’epoca di Verdi, base della sua enorme fortuna.

Il Festival Verdi a Torrechiara. “Un Castello per la Regina”
Nel Castello di Torrechiara è tornata, al termine dei restauri, per riparare nella struttura quattrocentesca i danni provocati dal terremoto del dicembre 2008, la mostra permanente Un Castello per la Regina, dedicata a una delle più grandi interpreti verdiane di tutti i tempi, Renata Tebaldi. Con Un castello per la Regina: gli abiti di scena firmati da artisti e stilisti del calibro di De Chirico e Dior, gli splendidi gioielli, i bauli da viaggio e i rari documenti che ripercorrono la carriera della Diva hanno trovato spazio in sedici splendide sale del Castello di Torrechiara. Si tratta di un duplice itinerario, alla scoperta della vita di una grande artista e di uno dei luoghi più carichi di suggestione delle terre verdiane. Per la prima volta, gli oggetti carichi di emozioni della mostra Renata Tebaldi “Profonda ed infinita” prodotta e realizzata dal Teatro Regio di Parma , con il sostegno della Fondazione Cariparma e realizzato d’intesa con la Provincia di Parma, torneranno idealmente nella città della grande artista dopo essere stati esposti, tra gli altri, al Teatro alla Scala di Milano, allo Statsooper di Vienna, al Teatro Massimo di Palermo, al Gran Teatro Liceu di Barcellona, all’Opera di Losanna, , al Teatro Stanislavskij di Mosca, al Palazzo Sheremetiev di San Pietroburgo. Nel corso del Festival la sale del Castello di Pier Maria Rossi accoglieranno tutte le domeniche quattro concerti e ospiteranno diversi incontri con personalità della cultura e dell'informazione.

Il Festival Verdi per i giovanissimi
Per il pubblico più giovane il Teatro Regio di Parma ha ideato un programma ricco di iniziative, un vero e proprio Festival Verdi per i bambini. Imparolopera, viaggio alla scoperta del magico mondo del melodramma, è un successo che si rinnova con entusiasmo da anni, e che di recente ha ottenuto un’eccezionale consacrazione vincendo il Premio “Filippo Siebanek” assegnato nell’ambito del XIX Premio della Critica musicale “Franco Abbiati”. La collaudata e fortunatissima formula di Imparolopera, che impegna i migliori allievi delle classi di canto del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, si rinnoverà quest’anno con Il Trovatore, ripensato, rivisto e rimontato per il pubblico di domani.
Dopo il grandissimo successo di Imparolopera, destinata ai bambini e agli adolescenti delle scuole elementari e medie, il Teatro Regio di Parma apre nuovamente le porte del Festival Verdi alla prima infanzia con Il Gioco dell’Opera, il progetto dedicato al pubblico dei bambini dell’età prescolare. Grazie al mecenatismo di Leo Nucci, pupazzi, marionette, educ-attori, cantanti e musicisti faranno vivere ai più piccini, in un’esperienza unica e coinvolgente, la magia dell’opera nel segno della musica.
I trucchi del mestiere, il laboratorio didattico rivolto agli insegnanti delle scuole elementari, svelerà i segreti che si celano nella produzione di un’opera lirica che coinvolge musica, parola, luci, costumi, scenografia.
Giunto alla sua ventisettesima edizione, il concorso Tu conosci Verdi?, ideato e promosso dal Gruppo di Appassionati Verdiani “Club dei 27”, propone agli alunni delle classi quinte elementari di Parma e provincia lo svolgimento individuale di un tema o un disegno sul soggetto “Vita e opere di Giuseppe Verdi”. Le scolaresche potranno avvalersi del contributo dei soci del “Club dei 27” per approfondire la conoscenza dell’opera verdiana e arricchire la propria formazione assistendone alla rappresentazione, e valorizzarla con la partecipazione al concorso.

Verdi tra noi
Ogni giorno del Festival Verdi 2010 sarà dedicato a un’opera del catalogo verdiano. Con Verdi tra noi tutte le opere composte dal Maestro tornando ad essere raccontate giorno per giorno in musica, parole e immagini, con una presentazione e una forma sempre diversa.

L’Accademia dei Talenti
Il Festival Verdi continua a dare risalto al talento dei migliori allievi di prestigiose istituzioni di alto perfezionamento musical. Nelle scorse edizioni il pubblico del Festival ha potuto scoprire giovani pianisti fra i più promettenti del momento, e quest’anno le accademie di perfezionamento coinvolte dal Festival, e che nel Festival trovano modo di mettere in luce in maniera ancora più esaltante i loro talenti, diventano tre: l’Accademia Musicale della Scala, l’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri con il Maestro” di Imola, l’Accademia del Teatro alla Scala e la Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna, che saranno coinvolte nell’esecuzione di preziose pagine spesso in prima esecuzione moderna. Dopo l’esecuzione delle parafrasi verdiane di Liszt lo scorso anno, questa volta il pubblico del Festival potrà infatti ascoltare pagine mai più eseguite dall’epoca in cui furono composte: è il caso delle “varianti d’autore” dei melodrammi più famosi di Verdi, cioè dei brani che presentano più versioni scritte dal compositore stesso per diversi allestimenti, e poi di spettacolari trascrizioni pianistiche a quattro mani e, infine, dell’Album Piave, una raccolta di liriche con le quali Verdi volle rendere omaggio al poeta che aveva composto i libretti dei suoi più celebri melodrammi

Il teatro all’organo. La musica verdiana nelle liturgie sacre

Per sua vocazione il Festival Verdi indaga tutte le componenti che hanno contribuito alla fortuna della musica del compositore bussetano. Una di queste è stata l’esecuzione di melodie celebri delle sue opere nelle liturgie cattoliche nell’Italia del secondo Ottocento: trascritte per organo, venivano intonate durante la messa alternandole al canto gregoriano, secondo un uso secolare ma riaggiornato su melodie ormai entrate con prepotenza nell’orecchio di tutti. Una volta decaduta questa usanza, quelle trascrizioni sono cadute nell’ombra. Ora il Festival Verdi le ripropone, per la prima volta in epoca moderna, in tre concerti nella Cattedrale di Parma e uno nella chiesa di S. Michele Arcangelo alle Roncole, inserendole nel loro contesto naturale, la liturgia, per provare a restituire la sensazione di quella singolare prassi che univa gregoriano e pot-pourri operistici all’organo. All’esecuzione di questi brani si dedicheranno quattro interpreti all’organo Serassi-Senigalli- Mascioni della Cattedrale di Parma e al Ferdinando Bossi del 1797 sul quale aveva suonato Verdi ragazzino. I concerti saranno registrati e trasmessi da Radio3 Rai.

Premio Borciani al Festival Verdi
Il Festival Verdi si apre a una nuova prestigiosa collaborazione: il Premio Borciani, che dal 1987 ogni tre anni a Reggio Emilia consacra una formazione quartettistica internazionale con un prestigioso riconoscimento intitolato al violinista fondatore del grande Quartetto Italiano. La Giuria del Premio ha segnalato al Festival la formazione emergente che interpreterà al Teatro Regio di Parma il Quartetto in mi minore di Verdi. Protagonista quest’anno è il giovane Quartetto Lyskamm, nato nel 2008 e vincitore del Concorso Nono di Venaria Reale del 2008 e del Concorso di Musica da Camera Guido Papini di Camaiore nel 2009.

Barezzi Live, Verdi e la musica di oggi
Verdi è sinonimo di musica nel pieno del suo significato, ed è per questo che il Festival dimostra di saper giocare con la musica verdiana avvicinandola alla modernità e al pubblico più giovane. Dopo il successo dello scorso anno, Barezzi Live, un concorso che ogni anno offre la possibilità a giovani musicisti di segnalarsi facendo interagire generi musicali diversi, torna in forze al Festival Verdi con tre concerti nei quali altrettante formazioni rileggono le pagine verdiane più celebri coniugandole con le espressioni più creative e con i generi più svariati della musica d’oggi.

In compagnia di Verdi
Il Festival Verdi è ancora una volta nel segno della vicinanza a coloro che non hanno la possibilità di andare incontro alla musica. Sarà il Coro del Teatro Regio di Parma, diretto da Martino Faggiani, a raggiungere le case di cura, i circoli per anziani, la Casa Circondariale: un’occasione per vivere insieme la gioia del Festival.

Nel laboratorio musicale verdiano
Rari ascolti musicali, tratti da un prezioso archivio discografico e scelti di volta in volta con la diretta complicità del pubblico presente, accompagneranno un ciclo di incontri nel quale compositori di oggi, in dialogo con Alessando Taverna, aiuteranno a svelare aspetti nuovi e insoliti del grande mondo teatrale verdiano. Una chiave avvincente per frugare nei segreti della musica di Verdi coniugando la conversazione con l’ascolto, giocando con la musica e facendosi coinvolgere direttamente non solo nel laboratorio musicale del compositore ma anche nelle particolarità della storia dell'interpretazione verdiana.

Il Trovatore. Un genio del cinema d’animazione al Festival

Al Festival Verdi un’incantevole e poetica invenzione di un grande creatore di animazioni, Burry Purves, talentuoso collaboratore di Tim Burton in Mars Attacks! e nel King Kong di Peter Jackson. L’estro di Purves ricrea in un corto ad animazione di irresistibile forza espressiva le vicende de Il Trovatore. Dopo l’analoga strepitosa esperienza di Rigoletto quindici anni fa, Purves presenta al Festival Verdi il suo nuovo omaggio verdiano.

Il Trovatore I Quaderni del Festival Verdi
Il Trovatore a teatro, in letteratura, nell’arte figurativa, nel cinema. Proseguendo la loro stretta collaborazione, Istituto nazionale di studi verdiani e Teatro Regio di Parma hanno ideato anche quest’anno, nell’ambito di un più ampio accordo, un nuovo volume de I Quaderni del Festival Verdi. Qui l’immensa fortuna del Trovatore verrà approfondita in molti aspetti nei testi di Gabriele Baldini, Anselm Gerhard, Norbert von Prellwitz, Pierluigi Petrobelli, Alessandro Taverna, William Weaver, spaziando dalla struttura drammaturgica, ai film sul Trovatore, da Senso di Visconti alle fonti letterarie dell’opera fino a inediti disegni di Corot.

Una vita per la musica. Omaggio a Fulvio Vernizzi
Direttore d’orchestra, compositore e didatta, il bussetano Fulvio Vernizzi (1914-2005) è stato uno dei migliori conoscitori del melodramma italiano, per molti anni direttore delle Orchestre Rai di Milano e Torino, e direttore artistico del Regio di Torino, di cui diresse l’inaugurazione nel 1973 proprio con I Vespri siciliani. Nel volume curato dal musicologo Giangiorgio Satragni, che verrà presentato al Festival Verdi, viene tracciato per la prima volta un profilo di questo importante direttore del secondo Novecento italiano, con testimonianze, fra gli altri, di Corrado Mingardi, Magda Olivero, Carlo Bergonzi.

Le tournée internazionali del Festival Verdi
A testimonianza della qualità e della forza del Festival Verdi a imporsi come punto di riferimento dell’interpretazione delle opere del grande maestro e delle sue produzioni, seguite con grande interesse da direttori artistici provenienti da tutto il mondo, ecco la recentissima e trionfale trasferta del Teatro Regio di Parma in Cina al Festival del National Centre for the Performing Arts, con la storica produzione del Rigoletto del Festival Verdi. Lo spettacolo, per la prima volta, è nato dall'incontro delle maestranze artistiche italiane e cinesi, nel nome di Giuseppe Verdi. Dopo il clamoroso successo della trasferta dello scorso anno e dopo le trionfali affermazioni a Città del Messico, Munbay, Nuova Delhi, Parigi, Bilbao, Wiesbaden, Hong Kong, ecco un’ulteriore testimonianza della qualità e della forza del Festival Verdi a imporsi come punto di riferimento internazionale per l'interpretazione delle opere del grande maestro italiano.

Tratto da: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html  Redattore: RENZO DE SIMONE


Opificio Pietre Dure restaura banderuola Torre Arnolfo

Il Portale del Restauro - Gio, 06/24/2010 - 10:23
Sono iniziati a Firenze i lavori di restauro della banderuola originale che ha sovrastato per secoli la Torre di Arnolfo in Palazzo Vecchio, arrivata presso il laboratorio bronzi ed armi antiche dell’Opificio in via degli Alfani, lo scorso 4 giugno. Attualmente sulla Torre vi è una copia in vetroresina eseguita nel 1981 quando l’originale fu ricoverato nel Cortile della Dogana. L’opera fu posta sulla torre nel 1453 anno in cui Michelozzo iniziò gli importanti lavori di ristrutturazione di Palazzo Vecchio e per questo, da alcuni studiosi la sua ideazione viene riferita al maestro. La banderuola è alta circa cinque metri e composta da una grande sfera in lega di rame, un leone rampante (Marzocco) realizzato in lamine di rame assemblate, un giglio in rame sbalzato, posizionato all’apice della banderuola. Su tutta l’opera sono ancora presenti tracce di doratura. Sugli elementi si riscontrano tracce di vecchie riparazioni con saldature in stagno -piombo e sostituzioni di lamine di rame. Su alcune parti sono impresse, mediante punzonatura, la firma dell’autore delle riparazioni “AS” e le date di esecuzione: “Ratoppato 1843; 1844”. Il restauro è diretto da Maria Donata Mazzoni con la direzione tecnica di Stefania Agnoletti e Annalena Brini. L’intervento verrà eseguito da un’équipe di restauratori specializzati, ex allievi dell’Opificio delle Pietre Dure:Sveta Gennai e Chiara Valcepina (sfera in lega di rame); Antonio Mignemi (leone rampante); Elisa Pucci (giglio). L’approccio al restauro è guidato da un’estesa campagna diagnostica da parte del laboratorio scientifico dell’Istituto coordinata da Simone Porcinai e Andrea Cagnini. Le metodologie di pulitura sono attualmente in fase di messa a punto poiché le superfici del manufatto risultano particolarmente compromesse da un’estesa alterazione verdastra che ingloba tracce di doratura. Le tecniche adottate si basano su una combinazione di pulitura chimica, meccanica e laser, ottimizzate di volta in volta per ogni singola problematica. Il restauro, da portare a termine in tempi molto stretti, è finanziato dalla ditta Giusto Manetti Battiloro di Firenze.

Tratto da: http://www.ilvelino.it/


Sugli scogli con scalpello e martello. Così gli artisti mutano rocce in sculture

Il Portale del Restauro - Mer, 06/23/2010 - 18:51
L'iniziativa, in programma da giovedì fino al 3 luglio a Caorle quest'anno vedrà al lavoro gli scultori Simone Beck, Sestilio Burattini, Maša Paunović e Piero Ronzat che si ritroveranno lungo la passeggiata verso la chiesa della Madonna dell'Angelo (FOTO)  Scogli che diventano vere e proprie sculture, frutto della creativita' e del lavoro di scalpello e rifinitura di artisti provenienti da tutto il mondo. Parte domani, a Caorle, località balneare dell'Alto Adriatico, a nord est della Laguna di Venezia, la 15esima edizione del Premio internazionale "Scogliera viva".  L'iniziativa, in programma fino al 3 luglio, quest'anno vedrà al lavoro gli scultori Simone Beck, Sestilio Burattini, Maša Paunović e Piero Ronzat che si ritroveranno lungo la passeggiata verso la chiesa della Madonna dell'Angelo, per scolpire i blocchi di trachite euganea del lungomare. Le loro opere andranno ad aggiungersi alle circa 50 sculture esistenti, frutto del lavoro degli artisti che hanno partecipato alle passate edizioni, e ad arricchire la singolare galleria di sculture.

Il 3 luglio alle 21.30 si terrà la serata conclusiva dell'evento con le premiazioni. I quattro artisti selezionati quest'anno sono: Simone Beck, scultore e poeta italo-croato, figlio d'arte, attualmente con alcune opere in esposizione alla Chie Art Gallery di Milano; Sestilio Burattini, umbro, è stato docente di tecniche di marmo e pietre dure presso l'Accademia di Belle Arti di Perugia e ha al suo attivo una triennale milanese; Maša Paunović giovane scultrice serba che trova interessanti riscontri nel suo paese e Piero Ronzat pittore e scultore di lunga esperienza, residente a Spilimbergo, ha nel suo curriculum, tra varie esposizioni, anche la partecipazione a due Biennali veneziane.  Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


L'architettura contemporanea diventa oggetto di culto per il turismo

Il Portale del Restauro - Mer, 06/23/2010 - 11:40
La qualità e l’interesse del patrimonio moderno presente sul territorio delle quattro Regioni che hanno aderito al progetto, hanno stimolato il desiderio di farne emergere il valore storico e turistico.   Una nuova possibilità turistica alternativa o complementare a quella tradizionale attraverso la valorizzazione del patrimonio di architettura del moderno. E' questa la proposta della Triennale di Milano, punto di riferimento per l’architettura, il design, l’arte, la moda e i nuovi media, e Clac su invito di Regione Lombardia. Lo straordinario patrimonio artistico culturale italiano è da tutti riconosciuto come il più ricco e interessante, non solo per la quantità di opere presenti sul territorio ma anche per qualità e valore. Tale eccezionale valore, tramandatoci dal genio dei secoli passati, spesso è tale da mettere in ombra ricchezze e beni a noi contemporanei, spesso ingiustamente poco ricordati e valorizzati.

Con una specifica attenzione rivolta al patrimonio architettonico, il progetto Iter mira ad avviare un processo di valorizzazione dell’architettura del moderno – dove con il termine “moderno” si vuole indicare la produzione dal ‘900 ai giorni nostri – spesso non adeguatamente valorizzata. La qualità e l’interesse del patrimonio dell’architettura moderna presente sul territorio delle quattro Regioni che hanno aderito al progetto, hanno stimolato il desiderio di fare emergere il valore storico e turistico di tale patrimonio, sviluppando un’offerta in linea con le tendenze più diffuse, in Europa e nel mondo, del cosiddetto “turismo culturale”, teso a soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo.

Si tratta di un progetto coerente con quanto sta avvenendo oltre i confini italiani. I grandi temi dell’architettura contemporanea quali fluidità e mobilità si ritrovano nelle opere di architetti internazionali, come Renzo Piano, Mario Botta, Tadao Ando, per citarne solo alcuni, che portano la propria cultura ed esperienza, il proprio stile e la propria ricerca, in luoghi diversi per storia, cultura e conformazione geografica attraverso opere capaci di lasciare segni tangibili sul territorio in dialogo con il preesistente.

Un patrimonio dunque assai variegato nel quale convivono opere esemplari dell’architettura del Novecento (si pensi a Gio Ponti e Giuseppe Terragni) accanto ad architetture di recente realizzazione e non ancora storicizzate, opere di giovani progettisti che si sono distinti in concorsi nazionali ed internazionali.

Le tipologie, i momenti storici, le committenze, la varietà dei siti e delle modalità di intervento, che vanno dalla costruzione ex novo alla ristrutturazione, alla rifunzionalizzazione risultano perfettamente coerenti con un secolo che, per la rapidità del succedersi degli eventi e dello svilupparsi del pensiero, è stato definito “il secolo breve”.

L’intento di questo progetto è proporre dei percorsi tematici che leghino le varie architetture fornendo inedite chiavi di lettura e nuove modalità di percezione, scoprendo o riscoprendo i singoli elementi di un patrimonio “diffuso” sul territorio, senza volerne cancellare le specificità, ma adottando una visione più ampia, di insieme.

Il lavoro di ricerca e l’individuazione delle architetture sono state un’importante occasione per approfondire la conoscenza del patrimonio architettonico del Novecento nelle regioni coinvolte, ma soprattutto per offrire un valido strumento capace di coniugare la tradizione alle nuove modalità di un turismo giovane, dinamico e intellettualmente vivace.  Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Colosseo: le gallerie ipogee e il terzo livello

Il Portale del Restauro - Mer, 06/23/2010 - 06:00
Visitabili da agosto i settori sotto l'arena off limits da quarant'anni. E per la prima volta dagli Anni '30 i turisti saliranno al terzo livello dell'Anfiteatro Flavio

Il Colosseo come non si è mai visto. L’appuntamento è per agosto, riaprono i settori off limits del grande Anfiteatro Flavio chiusi da sempre e finalmente restaurati per consentire ai visitatori di andare oltre il giro canonico dei primi due ordini lasciando da parte sotterranei e parti alte del grande monumento. Corriere.it ha visitato in anteprima l'itinerario, che propone in un video sul sito.
L’evento è reso possibile dai primi quattro cantieri di restauro avviati dal commissario all’area archeologica Roberto Cecchi, finanziati con 1,7 milioni di euro. Imminente l’apertura di altri tre nuovi cantieri finanziati con ulteriori 760 mila euro. Ma la scommessa decisiva è affidata a un piano ancora da finanziare, con 23 milioni di euro, col quale ripulire l’intero monumento, dotarlo di una nuova recinzione e di impianti più moderni.
NUOVA VITA TRA GLI IPOGEI - Intanto il Colosseo si avvia verso una nuova vita. Riaprono dunque entro agosto parti consistenti degli ambienti ipogei (che furono visitabili per un breve periodo soltanto negli Anni '70), il settore più affascinante e nascosto, e nella parte superiore, sopra il secondo ordine, la galleria di raccordo col terzo ordine e il terzo ordine stesso (l'area era chiusa dagli Anni '30) che consentirà una visione spettacolare dell’impianto.
Nelle sezioni coinvolte la parte che viene messa a disposizione dei visitatori è circa un terzo del totale della superficie, ma già così è un vero evento. «Una vera novità – sottolinea Rossella Rea della sovrintendenza archeologica, direttore del monumento, che con Barbara Nazzaro tiene a battesimo il rinnovamento -. Sono al Colosseo dal 1985 e purtroppo finora non eravamo mai riusciti ad allargare il giro delle visite».SOTTO L'ARENA DELLE BELVE - Gli ambienti ipogei sono certamente il nucleo più affascinante della visita. Sotto il piano dell’arena c’è infatti una parte delle strutture in cui si preparavano le scenografie. In questi ambienti ci sono ancora i resti dei montacarichi, circa ottanta alloggiamenti che permettevano di far salire nell' arena i macchinari o gli animali impiegati nei giochi.
Restano, mirabili, parecchie basi in bronzo, insieme a pavimenti in piccoli laterizi di «opus spicatum», capitelli, statue di marmo, sarcofagi. Da là sotto è uscito di tutto un po': dadi, lucerne, epigrafi, ossa animali, ceramiche, un fornelletto, spilloni, colonne, cornici.

LA DARSENA ALLAGATA - Poco oltre c’è la darsena che usava due corridoi che venivano allagati. Di grande impatto poi sul retro del monumento l’ingresso sotterraneo con la galleria collegata con il «ludus magnus». Il passaggio, che è stato riscoperto alla fine dell' 800, è sovrastato da quattro enormi architravi massicci a secco con enormi blocchi di travertino incastrati l'uno dentro l'altro e rimasti sopra le teste a mostrare l'altissima creatività dei costruttori romani. ELEFANTI E RINOCERONTI - Da lì passavano gli elefanti e i rinoceronti. Perchè negli ipogei vivevano gli altri animali feroci : almeno 80 a giudicare dal numero di montacarichi ritrovati. Nelle parti superiori che riapriranno in agosto, i visitatori verranno accolti dalla Galleria di raccordo col terzo ordine, una struttura coperta, l’unica dell’anfiteatro e la più ben conservata. Da lì si salirà al terzo ordine, il più alto del Colosseo.
Si trova subito sopra l’Attico, in cui sono in corso lavori di restauro e che non è visitabile. Ma già dal terzo ordine l’effetto è stupefacente. Con grande soddisfazione dei sei milioni di visitatori che ogni anno entrano nel monumento. 
di Paolo BrogiTratto da: http://www.corriere.it/


Recensione Libri - Andy Warhol. La biografia

Il Portale del Restauro - Mar, 06/22/2010 - 18:00

Editore:Lindau Autore:Nuridsany Michel Argomento:Le arti Anno:2008 Collana:Le comete Informazioni:pg. 490 Codice EAN:9788871807713
Andy Warhol è stato pittore, scultore, fotografo, regista, attore, produttore di musica, uomo di televisione, modello, testimonial pubblicitario. Ed è stato il fulcro di tutto quello che di più innovativo e radicale è stato sperimentato negli anni ’60, al tempo della Pop Art e del cinema underground, e negli anni ’70 e ’80 quando il postmoderno era agli inizi.
La Factory, dove presero forma la sua pittura e successivamente anche i suoi film, era la sua Hollywood privata, una fucina di sogni e un crocevia dove si incontravano mascalzoni, prostitute, artisti e importanti galleristi. Era il luogo dove droga e sesso si praticavano liberamente, dove la rivoluzione dei costumi era all’avanguardia, dove tutto poteva succedere e succedeva.
Artista straordinariamente esigente e complesso, sempre in bilico tra candore ed esibizionismo, provocazione e reticenza, Warhol fu geniale al tempo dei barattoli di zuppa Campbell, dei ritratti di Marilyn Monroe e Che Guevara, delle Electric Chairs, del disco The Velvet Underground & Nico, di pellicole quali The Chelsea Girls e Lonesome Cowboys, ma anche alla fine della sua vita quando dipinse gli straordinari Camouflages e le vertiginose variazioni dell’Ultima cena di Leonardo da Vinci, tra le sue opere più vitali.
Dopo la morte vennero scoperti molti lati nascosti della sua esistenza e la maschera andò in frantumi. Ciò che solo gli amici più intimi conoscevano divenne di dominio pubblico: in primis, la sua sorprendente fede cattolica.
In questa biografia «definitiva», Michel Nuridsany è andato oltre i luoghi comuni che circondano l’icona di Warhol. Ha incontrato i suoi amici e i tanti artisti che hanno fatto riferimento a lui, ha ricostruito passo per passo il suo percorso, ha ricercato immagini, suoni, gesti e parole di un’epoca vicina ma perduta, si è imbevuto dello spirito e delle atmosfere di New York, per capire chi è stato davvero l’artista che ha cambiato l’arte contemporanea. L'AUTOREMICHEL NURIDSANY, critico e curatore di mostre d’arte, è stato commissario per la Francia alle Biennali di San Paolo, del Cairo e di Alessandria d’Egitto. Nel 1995 ha diretto il Festival della fotografia di Arles. In campo letterario ha diretto le collezioni «Textes» per Flammarion e «Bibliothèque contemporaine » per Critérion. Tra le sue numerose pubblicazioni, ricordiamo la biografia Dalí e 100 Chefs-d’oeuvre de la peinture.














Scoperte le immagini più antiche degli apostoli

Il Portale del Restauro - Mar, 06/22/2010 - 17:09
 
"Sono le più antiche immagini degli apostoli e risalgono alla fine del IV Secolo". Così Fabrizio Bisconti, sovrintendente ai lavori archeologici delle catacombe di Santa Tecla a Roma annuncia la scoperta delle icone di Pietro, Paolo, Andrea e Giovanni, le prime raffigurazioni del volto dei quattro apostoli. La scoperta è stata rivelata oggi dopo due anni di ricerche anche se l'Osservatore Romano aveva anticipato qualche tempo fa il ritrovamento della prima icona di San Paolo.

Alla conferenza stampa sui dettagli dell'importante ritrovamento archeologico erano presenti anche monsignor Gianfranco Ravasi, presidente della Pontificia commissione di archeologia sacra, monsignor Giovanni Carrù, segretario della stessa commissione, e Barbara Mazzei, responsabile del restauro. Le raffigurazioni degli apostoli risalirebbero alla fine del IV secolo. "Per Andrea e Giovanni si tratta delle più antiche rappresentazioni" in assoluto, mentre immagini dell'apostolo Pietro "si hanno già alla metà del IV secolo, ma mai da solo, in un'icona", sottolinea Bisconti. Per Barbara Mazzei, "la scoperta dimostra l'introduzione e la diffusione del culto degli apostoli nelle origini del Cristianesimo".

Le immagini degli apostoli Pietro, Paolo, Andrea e Giovanni sono situate nelle catacombe di Santa Tecla, a circa mezzo chilometro dalla basilica di San Paolo fuori le mura. Le icone sono disposte sul soffitto di un cubicolo fatto edificare da una nobildonna del tardo Impero romano, che commissionò la decorazione della tomba basandosi prettamente su temi biblici. Il cubicolo e l'intera struttura delle catacombe sono situate sotto un palazzo risalente agli anni '50, la cui costruzione, fortunatamente, non danneggiò i reperti archeologici. Durante il restauro è stata utilizzata una sofisticata e pressoché inedita tecnologia laser per rimuovere il calcare che ricopriva gli affreschi.

Nella volta del cubicolo ci sono anche le immagini di una matrona romana e di "un fitto cassettonato che forse imitava la Basilica di San Paolo: sappiamo che alla fine del IV secolo era stato ricostruito un 'martyrium paolino' e diverse fonti ci dicono che il soffitto era tutti travi e lamine d'oro". "Il cubiculo - prosegue il sovrintendente Bisconti - emula un mausoleo o una basilica. Vicino c'è l'immagine di un collegio apostolico con Cristo al centro tra gli apostoli, come di solito era raffigurato negli absidi delle basiliche romane. La matrona appare ingioiellata insieme alla figlia in atteggiamento orante".

Secondo l'archeologo, "tutto coincide" con la vita religiosa cristiana di Roma di quel tempo. "Alla fine di IV secolo a Roma vive San Girolamo, che dà avvio a una sorta di ascetismo quasi monacale, coinvolgendo diverse matrone della città. E la donna sepolta in quel cubicolo poteva essere una di queste aristocratiche che, convertita al Cristianesimo, viaggia poi in Terra Santa per vedere i luoghi degli apostoli. Poi, al ritorno, fa riprodurre le loro immagini sulla tomba. In ogni caso, sono le icone più antiche a figura intera di Pietro e Paolo e, in assoluto, quelle più antiche di Andrea e Giovanni".
Tratto da: www.repubblica.it


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