Notizie dal mondo dell'arte

La pescheria romana

Il Portale del Restauro - Sab, 07/03/2010 - 17:50
Ventotene, nota nell’antichità come Pandataria (dal Greco Pandoteira, “datrice d’ogni bene”), è un’isola di soli 1.3 Km2 situata in aperto Mar Tirreno, 45 km al largo della costa italiana. L’isola è rinomata in quanto Augusto, dopo averla annessa al patrimonio imperiale, la trasformò in sua privata residenza estiva. La superficie limitata ne rende agevole il controllo, e la vicinanza a Roma e Napoli fece sì che Ventotene divenne, a partire dall’età augustea, un lussuoso luogo di esilio per alcuni membri di spicco dell’aristocrazia romana. Agrippa, marito della figlia di Augusto Giulia, probabilmente diresse personalmente i lavori di costruzione della cosiddetta “Villa Giulia”, terminata e sicuramente in uso alla fine del I sec. a.C. Giulia, a causa del suo comportamento immorale, fu la prima rappresentante della famiglia imperiale esiliata a Ventotene, dove trascorse cinque anni in isolamento con la madre Scribonia (2 a.C.-3 d.C.). Nell’anno 28 d.C. anche Agrippina Maggiore, figlia di Giulia ed Agrippa, venne reclusa a Ventotene, seguita a pochi anni di distanza da una delle sorelle di Caligola, Agrippina o Livilla, da Ottavia, moglie di Nerone, (62 d.C.), e infine da Flavia Domitilla (95 d.C.), l’ultima esponente dell’ élite romana ad venire segregata a Ventotene. A causa dello status sociale di questi prigionieri, l’intera isola venne sottoposta ad una profonda trasformazione architettonica. Il promontorio settentrionale, attualmente noto con il toponimo di “Punta Eolo”, venne completamente occupato dalla grande villa imperiale, che misura circa 350 × 100 m. Un porto venne scavato nella roccia, ed un complesso sistema di cisterne realizzato per rifornire d’acqua un’area sprovvista di sorgenti naturali; il resto dell’isola fu messa a coltura per rendere la villa imperiale almeno in parte autosufficiente.
Una monumentale peschiera venne anche intagliata nella roccia, seguendo i dettami di Columella in modo da ottimizzarne la produttività. La peschiera è divisa in tre vasche principali, due delle quali erano coperte con soffitti a volta che sono attualmente parzialmente crollati, mentre la terza a cielo aperto. Una serie di canali chiusi da grate rendeva possibile la circolazione dell’acqua marina, impedendo al tempo stesso al pesce di uscire in mare aperto. Fori circolari scavati nel tufo della piattaforma antistante rendevano possibile la raccolta del sale per mezzo dell’evaporazione dell’acqua di mare. Una nicchia è scavata nel fondo della sala più ampia, e probabilmente ospitava una statua, forse di Iside. E’ all’interno di una di queste due vasche che si è rinvenuta nella primavera dell’anno 2000 la statua di un togato romano con capsa, recuperata nell’estate 2009 e attualmente in conservazione e restauro presso il locale Museo Archeologico.Autore del sommario
  • | Annalisa Zarattini - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (sezione di Preistoria) 
  • | Simone L. Trigona 
  • | Dante G. Bartoli - ProMare Inc. 
Citazione
  • Annalisa Zarattini, Simone L. Trigona, Dante G. Bartoli. 2010.
 Direttore
  • Direttore: Annalisa Zarattini - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (sezione di Preistoria)
Team
  • Direttore sul campo: Annalisa Zarattini - Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (sezione di Preistoria)
  • Archeologo subacqueo: Ayse D. Atauz - ProMare Inc.
  • Archeologo subacqueo: Dante G. Bartoli - ProMare Inc.
  • Archeologo: Simone L. Trigona

Ente di ricerca
  • Ente di ricerca: Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio
Ente finanziatore
  • Ente finanziatore: ProMare Inc.

Tratto da: http://www.fastionline.org/index.php


Mozia, rivive l'antica via del sale

Il Portale del Restauro - Sab, 07/03/2010 - 16:00
Merci e mercanzie che alimentavano l'antica via commerciale che collegava Mozia (Trapani) a Birgi sono forse transitate sul molo di epoca punica lungo circa una cinquantina di metri, riportato in luce nella Porta nord dell'isola.
VIDEO MOZIA VERSO IL MEDITERRANEO La scoperta degli archeologi della soprintendenza del are della Sicilia e della cooperativa Sys (Palermo). Gl scavi, come ha spiegato il soprintendente Sebastiano Tusa riprenderanno a settembre. "Il molo - ha spiegato -  è posizionato nella punta nord dell'isola di Mozia a testimonianza di un approdo. Questa zona, in passato, era adibita ad area industriale e metteva in dialogo attraverso piccole imbarcazioni l'isola siciliana con la terraferma. Nella punta finale del molo, sono stati trovati alcuni resti di un tempietto o altarino quasi sempre presenti in questo tipo di strutture.


Nuovi scavi nella tomba di Qin Shi Huang/4

Il Portale del Restauro - Sab, 07/03/2010 - 14:00
di AezioEcco delle eccezionali immagini delle ultime scoperte nella tomba di Qin Shi Huang (o Qin Shihuang, 259-210 a.C.), considerato il primo imperatore della Cina.I nuovi guerrieri di terracotta finora rinvenuti sono saliti a più di 120; tra questi spicca soprattutto la statua di un generale (vedi qui le ultime scoperte). Inoltre, sono stati anche trovati archi e frecce di bronzo.La statua del generale si trovava in mezzo a parti di due cocchi. La sua parte inferiore è stata trovata intatta, mentre quella superiore, purtroppo, era in pezzi.Vista la grandezza della statua e la qualità della fattura, “è un generale di alto rango,” dice Shen Maosheng, vice capo del dipartimento di scavo al Terracotta Warriors Museum.Si tratta del decimo ufficiale ad essere scoperto da quando sono cominciati gli scavi nel 1974 (credo sia invece il secondo da quando è cominciata la nuova – la terza – sessione di scavi il 13 giugno 2009).Gli scavi sono aperti al pubblico. I visitatori possono passeggiare per il sito, grande circa 400 m², e vedere gli archeologi al lavoro.


(Reuters/Jason Lee)



Viene utilizzato uno speciale liquido per preservare il colore (Reuters/Jason Lee)
Opera di rimozione della terra (Reuters/Jason Lee)


ARCUS. Continuano i regali a beni vaticani in territorio italiano

Il Portale del Restauro - Sab, 07/03/2010 - 10:00
di Giampiero Calapà

L’attenzione per i beni ecclesiastici di Arcus Spa è senza limite. Non è unico il caso del Palazzo Propaganda Fide di Piazza di Spagna, che non potrebbe ricevere alcun finanziamento dallo Stato italiano in quanto territorio straniero in Italia, isola vaticana, così come altri edifici compresi nella lista del Concordato.

Nei finanziamenti già previsti dal ministero dei Beni culturali, via Arcus, per il triennio 2010-2012, ad esempio, compaiono i cortili interni della Pontificia Università Gregoriana: non sono bastati i 2 milioni già spesi dallo Stato con decreto ministeriale del luglio 2005, firmato da Buttiglione e Lunardi per il restauro dei Palazzi Lucchesi e Frascara (proprietà dell’università gregoriana); infatti, per i giardini della Pontificia, oltretutto “extraterritoriali”, è pronto un altro milione e mezzo di euro benedetto da Sandro Bondi. E non è finita qui, perché grazie all’8 per mille, con due decreti a firma Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, la Pontificia ha beneficiato di 442.500 euro il 23 novembre 2007 e di altri 457.444,83 euro il 27 novembre 2009. La singolarità di questo doppio finanziamento – Arcus e 8 per mille –, aggravato dall’extraterritorialità, è stata rilevata nel Consiglio superiore per i Beni culturali: nella seduta del 19 aprile 2010 il consigliere Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil Beni culturali, ha formalmente posto il problema: “C’è la questione di un doppio finanziamento aggravato dall’extraterritorialità in quanto non può avvenire con strumenti ordinari come decreti ministeriali e deliberazioni del Cda di Arcus”. Essendo un pezzo di Stato estero sul territorio italiano, prima di ricevere un finanziamento, come regolato dal diritto internazionale, servirebbe un accordo tra ministri degli Esteri dei due Paesi, ma per Arcus non è un problema: “Il regolamento della Spa permette finanziamenti anche extraterritoriali, purché si tratti di beni di rilevanza culturale”, ha spiegato il direttore Ettore Pietrabissa. Per il prossimo triennio un altro milione di euro è destinato ai restauri della Basilica papale di San Paolo fuori le Mura, altra isola vaticana in Italia.

Arcus Spa – due milioni di euro l’anno tra la sede di via Barberini, direttore generale e dipendenti – è di proprietà del ministero dell’Economia, ma viene co-gestita dai ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture, per “finanziare progetti culturali con il 3% delle grandi opere”. Fino al 2008 erano i ministri a dover fare la “lista della spesa” che, una volta compilata, consegnavano ad Arcus. Dopo le istruttorie della stessa Arcus partivano i finanziamenti, senza alcuna motivazione pubblica su quanto escluso e su quanto sovvenzionato. Poi, dopo rilievi della Corte dei Conti, che in passato ha invocato un regolamento o addirittura la chiusura del carrozzone, Bondi sceglie la prima soluzione. Così il 18 novembre 2008 arriva il regolamento: adesso Arcus deve pubblicare un bando, a cui possono partecipare enti pubblici, privati, fondazioni, onlus, la stessa Chiesa cattolica (beni nella lista del Concordato esclusi). Dopo una preistruttoria è Arcus adesso che deve portare la lista al ministro. E i finanziamenti devono essere ripartiti in questo modo: 50% per il settore del restauro, 30 per il paesaggio e 20 per l’attività dello spettacolo. Rimane la nebbia fitta, però, sulle motivazioni che portano alcuni beni ad essere esclusi e altri a ricevere i soldi. Per esempio il milione di euro previsto per il Comune di Roma del sindaco Gianni Alemanno per la voce “cultura a Roma” in tempi di crisi può sembrare esagerato, come i 4 milioni destinati al restauro del sistema di vegetazione delle ville storiche romane, concesso sempre al Comune. Altra voce singolare è quella che indica in 500 mila euro un finanziamento addirittura per una fondazione bancaria, quella dell’Istituto Banco di Napoli, che ne beneficerà per realizzare un archivio storico digitale. Oppure, perché nel 2004 (decreti firmato dai ministri Giuliano Urbani e Pietro Lunardi) viene attivato un finanziamento di un milione e mezzo di euro, su cui la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo, per i restauri di Villa Mansi a Lucca? Forse perché i proprietari, la famiglia Salom è in buoni rapporti di amicizia con lo stesso ministro Lunardi? Nel gennaio 2009, per altro, la Villa viene venduta alla società immobiliare San Michele Srl di Pistoia per 8 milioni: lo Stato non si è avvalso del diritto di prelazione, anche se quel bene era sottoposto a vincolo.
Per il prossimo triennio la spesa totale dello Stato prevista, via Arcus, è di 200 milioni di euro, a fronte di mille e 300 richieste per un totale di 2 miliardi. Intanto il Consiglio superiore per i Beni culturali “preso atto della rilevanza di Arcus”, di un potere sterminato insomma, prova a commissariarla, con una mozione approvata all’unanimità per chiedere “che dal decreto del prossimo anno sia previsto che il Consiglio superiore collabori nell’elaborazione delle linee strategiche contenute nell’atto di indirizzo annuale”.
tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/


E' il riso il segreto degli antichi muri cinesi

Il Portale del Restauro - Sab, 07/03/2010 - 07:00
Uno studio collega la presenza del cereale nella malta alla straordinaria resistenza strutturale degli storici edifici cinesidi Kate Ravilious Secondo una nuova ricerca, il riso glutinoso è un'ingrediente fondamentale non solo della cucina, ma anche dell'architettura cinese.
Perfetto per essere mangiato con le bacchette, il riso cinese tiene su ponti, templi, mura e tombe vecchie di centinaia di anni.

Un'analisi condotta su un muro vecchio di 600 anni, a Nanchino, ha confermato che la malta usata nelle costruzioni era un miscuglio di pietra calcarea polverizzata e riso glutinoso. Secondo lo studio di Bingjian Zhang, dell'Università Zhejiang, l'indizio rivelatore è la presenza dell'amilopectina, un tipo di carboidrato presente nel riso.

"Nel corso dei secoli, la gente ha aggiunto alla malta ogni sorta di materiale, come urina, sangue e uova. L'aggiunta di riso in Cina, dove questo cereale è un prodotto primario, non mi sorprende", dice l'esperto di materiali da costruzione Sedat Akkurt.
Utilizzato dai cinesi in ricette salate e dolci, il riso glutinoso ha un chicco sottile e allungato che diventa appiccicoso quando viene cotto.

Colloso e a prova di ruspa
La presenza del riso nella malta non ha sorpreso neanche l'équipe di Zhang. Grazie a documenti molto antichi, già si sapeva che questo tipo di materiale veniva utilizzato in Cina 1.500 anni fa e forse anche in epoca più antica.
Le antiche costruzioni che contengono questo magico miscuglio resistono ancora oggi e sono sopravvissute ai terremoti e agli interventi umani. Ad esempio, parte di una tomba costruita durante la dinastia Ming (1368-1644) è "così solida che neanche una ruspa riuscirebbe a distruggerla", dicono gli uomini di Zhang. OAS_RICH('Middle'); Ciò che rende così solido e indistruttibile questo tipo di malta è ancora un mistero.

Ricetta segreta
Grazie alle analisi chimiche, all'uso di un microscopio elettronico a scansione e altri metodi, la squadra di studiosi ha scoperto che l'aggiunta dell'amilopectina del riso al carbonato di calcio della pietra calcarea determina la formazione di cristalli di carbonato di calcio più piccoli di quelli tipici della malta.

Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Accounts of Chemical Research, il risultato è un miscuglio più duraturo, che resiste all'acqua e si mantiene nel tempo.
"Rispetto a altri tipi di malta, la sua forza è nella media, ma la sua capacità di resistere al restringimento è molto interessante" dice Akkurt, dell'Istituto di Tecnologia di Smirne, in Turchia.
Inoltre, i risultati mostrano che la malta "al riso" si rafforza con il passare del tempo, perché al suo interno continuano a verificarsi delle reazioni chimiche.
Gli autori dello studio fanno presente che il riso glutinoso è stato utilizzato con successo di recente in progetti di conservazione, come quello al ponte di Shouchang, nella Cina orientale, costruito 800 anni fa.

Il nuovo studio promette risultati ancora migliori nei restauri futuri. Usando il metodo messo a punto dall'équipe di Zhang, i restauratori potrebbero individuare quale tipo di malta sia stato usato per ciascun edificio e riprodurne nuove dosi per i restauri.

Tratto da: http://www.nationalgeographic.it/


Federalismo demaniale con tanti se e tanti ma

Il Portale del Restauro - Ven, 07/02/2010 - 16:00
di Fabio Severino

La Grecia, in risposta al dissesto finanziario nazionale, dopo un generoso prestito UE, decide che la via del risanamento dei conti passa anche attraverso l’alienazione del territorio: sono state messe in vendita sei mila isole.
Il governo italiano, forse anticipa il problema, e nell’attuazione del suo federalismo fiscale al fine di ridurre il debito pubblico, offre agli enti locali la possibilità di ottenere i beni statali che ricadono sul proprio territorio. Tale cessione è condizionata ad un progetto di sfruttamento economico tra cui è prevista anche la vendita (d.lgs. 85/2010).
Il principio in sé non lo trovo sbagliato. Ci sono naturalmente tanti se: quando veramente sarà utilizzata come ultima possibilità di valorizzazione l’atto di vendita rispetto ad altre vie che permettano di mantenere il bene di proprietà pubblica? chi e come si valuta la qualità del progetto proposto dall’ente? quali saranno, al di là dell’attuale impegno amministrativo come previsto dal decreto, i beni inalienabili? Queste perplessità di metodo, sottintendono la constatazione di una povertà di fondo. I governi – evidentemente non solo quelli italiani – non sembrano più in grado di fare politica, che significa nel senso alto del termine, di generare la crescita, il benessere collettivo per mezzo dello sviluppo, dell’aumento della produzione e dei consumi. Come una nave in tempesta in procinto di affondare, per alleggerire il carico si getta ogni cosa: accessori, ma anche memorie e strumenti. Quale sarà la meta? Fabio Severino è vicepresidente dell’Associazione per l’Economia della Cultura Severino Fabio Tratto da: http://www.tafter.it/


Beni culturali: Ludovico Ortona nuovo presidente di Arcus Spa

Il Portale del Restauro - Ven, 07/02/2010 - 13:00
L’ambasciatore Ludovico Ortona è il nuovo presidente di Arcus S.P.A.
A nominarlo il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, d’intesa con il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Altero Matteoli, acquisiti i pareri favorevoli delle Commissioni cultura Camera e Senato.
Ortona, 68 anni, laureato in Giurisprudenza, è stato dal 2005 al 2009 ambasciatore a Parigi e appena ieri ha ricevuto dal primo ministro Francois Fillon le insegne di commendatore della Legione d’onore, la più alta attribuita onorificenza dalla repubblica francese.  Prima dell’esperienza Oltralpe, Ortona – che ha iniziato la carriera diplomatica nel 1967 – ha anche ricoperto l’incarico di ambasciatore in Portogallo (dal 1992 al 1995) e in Iran (dal 1995 al 2000).
Tratto da: http://www.tafter.it/


Le meraviglie della Villa della Farnesina affreschi e mosaici a Palazzo Massimo

Il Portale del Restauro - Ven, 07/02/2010 - 10:00
Ricostruiti gli ambienti di una delle più lussuose residenze suburbane d'età augustea. L'operazione è costata alla soprintendenza archeologica di Roma 300 mila euro.  Da domani il Criptoportico aperto al pubblico
OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Volte stuccate con ori e preziosi mosaici sul pavimento. Pitture raffinate e preziose che vantano uno stile unico (e sfoggiano anche qualche scena erotica), una complessità di ambienti architettonici che un tempo ne facevano una delle più lussuose residenze suburbane d'età augustea, i cui resti vennero scoperti lungo le sponde del Tevere durante i lavori per la costruzione degli argini nel 1879. Tornano visibili le stanze affrescate della villa romana nota come Villa della Farnesina nel nuovo allestimento a Palazzo Massimo accanto alla stazione Termini, che punta a ricreare la disposizione originale del complesso in una sequenza "verosimile".
GUARDA La ricostruzione - Il video

A illustrare l'operazione (che si sviluppa lungo il secondo piano del museo e che è stata finanziata con poco più di 300 mila euro, fondi della soprintendenza archeologica di Roma), la direttrice Rita Paris. "Dopo anni di straordinario restauro gli affreschi e i mosaici della Villa della Farnesina hanno ripreso vita - dice Paris - Dal primo allestimento del 1998, l'epoca dell'inaugurazione di Palazzo Massimo, le esigenze di ammodernamento scientifico e didattico ci ha spinto ad un progetto che si e' intensificato nell'ultimo anno per essere messo in opera negli ultimi due mesi". E non mancano nuove ipotesi interpretativi di alcuni decorazioni, annunciate da Rita Paris, come il fregio del grande triclinio.
Dopo l'inaugurazione alla presenza del sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro, il pubblico potrà ripercorrere il lungo "Criptoportico" che collegava le due ali della casa, dove i frammenti degli affreschi molto lacunosi sono inseriti nella ricomposizione dell'impianto architettonico. Quindi si e' introdotti ai due "cubicula", le stanze da letto, che si disponevano intorno all'impluvium-atrio dove si raccoglieva l'acqua piovana: "Stanze che - come descrive Rita Paris - si aprivano sul giardino, un hortus conclusus dove le vegetazioni continuavano illusionisticamente nelle decorazioni sulle pareti". Spiccano scene con vasche con acqua zampillante e sedili, gli elementi di arredo del giardino.
Splendidi, i cubicula, ambienti che per le dimensioni ristrette devono essere visitati da gruppi contingentati, sfoggiano la ricostruzione degli affreschi tra anticamera e alcova, con le volte stuccate e i mosaici sul pavimento. Espongono "Il massimo del fasto criticato da Vitruvio - racconta Paris - Il rosso che domina sulle pareti era segno di lusso, frutto di materiali molto costoso tanto che si richiedeva una clausola a parte nel contratto". Come dice Paris, la pittura ha una stile collegabile a quello pompeiano (fine del secondo stile pompeiano): "Insieme alla Casa di Augusto non ha eguali: è uno stile innovativo - dice Paris - E' una vera e propria pinacoteca, ricca di dettagli. All'interno di un sistema architettonico appaiono inseriti copie di famosi quadri d'epoca ellenistica che circolavano negli edifici pubblici.
I temi variano dalla mitologia al teatro, alla vita quotidiana. Spiccano anche quadretti riprodotti con sportelli illusionistici aperti. E si individuano scene di conversazione intima-erotica dove gli uomini sono a torso nudo con pelle scura, e le donne discinte semivelate con pelle più chiara. E si entra nella Sala del Tricilinio ((9,60 metri per 5) che prevedeva tre letti ai lati una grande mensa centrale. Quello esposto è il triclinio invernale che, come indicava Vitruvio, ha le pareti di colore scuro per mantenere il calore dai raggi e a contenere lo sporco dei bracieri. "E' straordinario - dice Paris - è un sistema monocromo apparentemente semplice dove spicca un impianto architettonico fantastico, le colonnine esili tengono le cariatidi, che ritmano le pareti sostenendo ghirlandine e inquadrando paesaggi a campo libero. La parte descrittiva è affidata al fregio".
"A mio avviso - spiega ancora Paris - si tratta di scene popolari. Siccome ricorre una figura in trono che sembra la più importante, si è sempre pensato che fossero scene di giudizio. Ma per me è improbabile. Piuttosto scene di vita popolare, di vita vissuta. Io ho notato anche dei giochi gladiatori e mi riserbo di approfondirli, aprendo una nuova ipotesi".
Sul pavimento, spiccano grossi frammenti di mosaici policromi di cubi e meandri prospettici. Punto forte dell'allestimento è l'illuminazione sperimentale con un sistema biodinamico presente in tutti gli ambienti che riproduce gli effetti di temperatura e colore che la luce del sole ha durante la giornata, condensato in cento secondi. Si prosegue, poi, nel corridoio dove spicca una decorazione scandita con esili colonne che sorreggono cariatidi che reggono festoncini e sostengono con la testa l'attico che accoglie quadretti con scene di paesaggio alternate a maschere di teatro, dove spicca un'unica scena di paesaggio marittimo, interpretata come la Battaglia di Azio. E si arriva alla terza stanza da letto con una pianta strana e una decorazione che richiama il mondo femminile e i culti orientali. "Gli stucchi sulla volta hanno un lavorazione talmente raffinati da essere stata paragonata a un saggio di oreficeria", dice Paris. Si chiude con una saletta di approfondimento multimediale sulla Villa. Tratto da: http://roma.repubblica.it/


Il Cristo Redentore di Rio torna a splendere dopo il restauro

Il Portale del Restauro - Ven, 07/02/2010 - 07:00
La celebre statua del "Cristo Redentore" che domina la baia di Rio de Janeiro è tornata a risplendere dopo un restauro certosino,durato 4 mesi. i lavori sono costati ben 4 milioni di dollari.
Il Cristo con le braccia aperte, si erge sulla cima della montagna del Corcovado, gettando lo sguardo sugli abitanti di Rio. La statua era stata danneggiata a causa delle intemperie e, durante tutto il periodo del restauro, era rimasta completamente circondata da impalcature, che ne riducevano così la visibilità per gli abitanti di Rio e i turisti.

Una volta completate le operazioni è tornata alla sua bellezza originaria, con una novità. Il "Cristo Redentore" è stato infatti illuminato di verde e giallo, proprio in onore della Nazionale che partecipa ai Mondiali. Il monumento è alto 38 metri e, da 80 anni, veglia sulla ciittà di Rio, attraendo, ogni anno, circa 2milioni di turisti.
Tratto da: http://www.libero-news.it/index.jsp


Panarea:scoperta nave di epoca romana

Il Portale del Restauro - Gio, 07/01/2010 - 20:35
Il relitto di una nave romana del I sec d.c. ancora integra con a bordo oltre 500 anfore "a bocca larga" è stato scoperto a sud dell'isola di Panarea. Il ritrovamento, fatto dalla Soprintendenza del Mare con la Fondazione americana 'Aurora Trust' e il sostegno del Ministero dell'Ambiente, è stato illustrato questa mattina a Palermo, in una conferenza stampa, dall'assessore regionale ai Beni Culturali, Gaetano Armao e dal soprintendente, Sebastiano Tusa.
"Dai primi rilevamenti - dice Tusa - possiamo stabilire che si tratta di una nave mercantile di circa 25 metri, in perfette condizioni, che trasportava frutta e ortaggi dalla Sicilia ai mercati del nord. Lo stile delle anfore, infatti, è tipica delle 'officine' dell'isola e dell'Italia meridionale". Il mercantile è stato individuato con una telecamera filoguidata 'Rov': ora la campagna nelle Eolie procederà con "ricerche realizzate - spiega Tusa - con dei robot particolarmente sofisticati che ci metteranno nelle condizioni di contestualizzare meglio nel tempo e nello spazio il relitto".
La nave potrebbe non essere l'unica: nei fondali di Panarea infatti ci sarebbe una seconda nave. "Sono state trovate delle tracce - conclude Tusa - di un secondo relitto non ancora però individuato. Le ricerche andranno proprio in questa direzione".
Le anfore sono del tipo Dressel 21-22 databili al I sec.d.C., di fabbricazione laziale, adibite al trasporto di garum o frutta fresca o secca, oltre che granaglie di vario tipo. Le anfore si trovano disposte in posizione leggermente diversa da quella originale nella nave. Sono, infatti, quasi tutte coricate su di un lato. Ciò indicherebbe che la nave, scivolando sul fondo, si sia appoggiata su un fianco. Tuttavia le anfore mantengono ancora la disposizione originale dimostrando che l'affondamento sia avvenuto probabilmente per turbolenza marina che ha fatto imbarcare acqua alla nave facendola scivolare delicatamente sul fondo. Per chiarire più precisamente la natura del carico è stata prelevata un'anfora per accertamenti di natura tipologica, cronologica e merceologica. Le ricerche archeologiche in alto fondale nel mare intorno a Panarea riprenderanno il 15 luglio del 2010.
Tratto da: http://www.guidasicilia.it/index.jsp


Master in Architettura del Paesaggio

Il Portale del Restauro - Gio, 07/01/2010 - 17:45
ACMA Centro Italiano di Architettura organizza a Milano il programma di Master e Formazione Continua in Architettura del Paesaggio realizzato a partire dal 1983 a Barcellona dall’Universitat Politécnica de Catalunya, tra i più riconosciuti e autorevoli programmi formativi europei del settore. Il titolo è riconosciuto dalla EFLA. La finalità del master consiste nel raggiungere la formazione standard europea per architetti del paesaggio secondo i parametri formativi indicati dall’associazione al fine di omologare e certificare le attività professionali del settore nell’ambito UE.
Il master di secondo livello (1500 ore di cui 750 frontali) intende sviluppare una capacità di lettura trasversale alle diverse discipline (dalla fotografia alle scienze ambientali, dalla pianificazione all’ingegneria) dei fenomeni presenti sul territorio e di intervento a tutte le scale anche attraverso l’impiego di modalità, tecniche e materiali innovativi, seguendo le direttive europee riferite direttamente o indirettamente all’ambiente e al paesaggio.
Il programma permette un percorso di formazione flessibile ed articolato per moduli didattici di 50 ore o multipli (workshop di progettazione, seminari teorici, viaggi, incontri, itinerari, ecc.) all’interno del quale ogni partecipante potrà operare scelte specificatamente adatte alle proprie caratteristiche, attitudini, esigenze. La frequenza dei singoli moduli comporta il rilascio di diplomi post-laurea della UPC di Barcellona.
Grazie ai temi affrontati e al livello particolarmente elevato dei docenti invitati, selezionati tra le più significative esperienze europee, il programma gode del patrocinio dei maggiori organismi nazionali e internazionali preposti al controllo e della gestione dello sviluppo compatibile ed integrato del territorio così come previsto dai protocolli internazionali sull’ambiente e dalla Convenzione Europea del Paesaggio. I programmi del master e dei corsi post-laurea della UPC/ACMA presentano i requisiti per l’ottenimento di borse di studio a copertura totale messe a disposizione da fondazioni, enti e istituzioni pubbliche (Province, Regioni) anche a carattere internazionale.
Direzione Jordi Bellmunt (Barcellona), Joao Nunes (Lisbona), Antonio Angelillo (Milano). Giovedì 1 luglio 2010 ore 17.00
Presentazione Master in Architettura del paesaggio UPC/ACMA – bando 2010/2011 con Antonio Angelillo, direttore del master.  Al termine si terranno le conferenze aperte al pubblico di Joao Gomes da Silva e Ana Kucan, docenti del workshop “Orti spontanei e realtà agricole urbane” organizzato da ACMA dal 30 giugno al 4 luglio 2010. Consulta il sito Informazioni:
Fondazione Falciola/Camplus Rubattino
via Caduti di Marcinelle 2 Milano
Cell: 333 7567795
ACMA Centro di Architettura
via Conte Rosso, 34 Milano
Tel: 02 70639293
Fax: 02 70639761
acma@acmaweb.com

Tratto da: http://www.tafter.it/


Andy Warhol, il ''Silver Liz'' venduto a Londra per 10 milioni di dollari

Il Portale del Restauro - Gio, 07/01/2010 - 11:00
Una delle icone piu' celebri della Pop Art, il ''Silver Liz'' di Andy Warhol (1928-1987), ritratto dell'attrice Elizabeth Taylor, e' stato aggiudicato ad un'asta di Christie's a Londra per 6,8 milioni di sterline, ovvero 8,3 milioni di euro oppure 10,1 milioni di dollari. L'acquirente ha richiesto l'anonimato. Il ritratto venne eseguito da Warhol nel 1963, anno nel quale la diva di Hollywood fu la prima attrice a guadagnare un milione di dollari per un film, per mettere in risalto gli occhi color violetto della leggendaria interprete di Cleopatra. Il ''Silver Liz'' e' rimasto nella stessa collezione privata negli ultimi vent'anni e da allora non e' stato mai piu' esposto in pubblico, fino allo scorso mese di maggio quando e' stato mostrato dalla casa d'aste nella capitale inglese. In un comunicato, Christie's ha precisato che Warhol dipinse solo due ritratti di Liz Taylor, pur considerando l'attrice una delle sue muse preferite. L'asta londinese di ieri sera, dedicata alla Post-War and Contemporary Art, ha incassato complessivamente 45 milioni di sterline, con alto numeri di nuovi primati. Record personali sono stati stabiliti da opere di Jules de Balincourt, Alighiero Boetti, Glenn Brown, Chapman Brothers, Chris Ofili. Altri record riguardano un disegno di Jeff Koons intitolato ''Loopy'' (1999) venduto per 3,4 milioni di sterline, e da un lavoro su carta di Roy Lichtenstein. Da segnalare che l'opera ''Mappa'' (1989) di Alighiero Boetti (1940-1994), che con 1,8 milioni di sterline ha stabilito il nuovo record per l'artista italiano, e' stata venduta a piu' del doppio della stima. 
Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Roma, un progetto di restauro del fonte battesimale Lateranense

Il Portale del Restauro - Gio, 07/01/2010 - 09:00
 Giovedì 1 luglio nelle sale del Battistero Lateranense di San Giovanni in Laterano, sarà sancito ufficialmente il gemellaggio culturale tra il Battistero e il municipio Centro Storico del Comune di Roma. Un progetto importante, promosso da Gianluigi Linchi, responsabile Cultura del Battistero, e da Anna Lisa Secchi, delegata alle Politiche culturali del municipio, don Fabio Borghesi, padrone di casa del Battistero e Orlando Corsetti, presidente del municipio Centro Storico. Cooperare e scambiarsi informazioni allo scopo di incrementare lo sviluppo e la conservazione di un’importante eredità culturale e artistica, promuovere finalità condivise attraverso un reciproco sostegno ideale e fornirsi reciproca assistenza per migliorare l’attività dei singoli soggetti, nel’interesse comune della cittadinanza: muove le mosse proprio da queste finalità l’accordo di gemellaggio, primo passo di un lungo percorso che, a partire dal mese di luglio, vedrà le due istituzioni camminare mano nella mano. Già da settembre, infatti, cominceranno una serie di manifestazioni culturali organizzate dal Battistero, con la collaborazione del municipio Centro Storico, anche allo scopo di reperire fondi per i restauri della struttura architettonica del Laterano, che custodisce all’interno il prezioso fonte battesimale. Primo sostenitore e sponsor di questo progetto di restauro, il gruppo imprenditoriale CSC Group presieduto da Roberto Tulli, che grazie al suo intervento inaugura la stagione dei restauri autofinanziati del Battistero.
La storica copertura bronzea del fonte battesimale del Battistero, il più antico del mondo, da anni era in attesa del necessario intervento di conservazione. Proprio in occasione del gemellaggio tra il Battistero e il Municipio Centro Storico di Roma, la copertura sarà esposta e saranno illustrate le caratteristiche del restauro. Soddisfatto Linchi che dichiara: “Non posso che essere felice di veder confermato l’impegno del ristretto team che ha operato per questo primo risultato. Siamo stati tutti animati da fortissime motivazioni che, al di là del rigore e della responsabilità professionale dei singoli, hanno spesso sfociato in una ferma volontà emozionale. Noi tutti, innanzitutto, amiamo il Battistero e il significato profondo che rappresenta nel mondo. Abbiamo accettato la magnifica sfida di don Fabio Borghesi, il quale ha ripagato tutti noi sin dall’inizio di questo percorso con l’espressione della sua fiducia ed un encomiabile e perenne sostegno. Abbiamo sempre creduto di poter centrare l’obiettivo prefisso, ed ora tutto il lavoro pianificato con cura è ampiamente gratificato da questo primo successo che riteniamo possa rappresentare l’inizio di una serie di altri interventi conservativi che continueranno ad offrire al mondo questo gioiello architettonico denso di straordinari significati spirituali ed i tesori artistici in esso contenuti”. Tratto da: www.ilvelino.it


Sgarbi: Villa del Casale riapre nel 2011. Mafioso chi mi attacca

Il Portale del Restauro - Gio, 07/01/2010 - 06:00
“Ma quale mafia. Chi parla di mafia è un coglione che non ha rispetto della gente che lavora”. È un fiume in piena Vittorio Sgarbi alla vigilia della conferenza stampa nella quale farà il punto sullo stato dei lavori alla Villa del Casale di Piazza Armerina (Enna). La villa tardo-romana, riconosciuta dal 1997 tra i Patrimoni dell'umanità dell'Unesco, da alcuni anni è interessata da interventi di restauro degli straordinari mosaici e di sistemazione della nuova copertura del sito. Interventi che hanno suscitato polemiche e che hanno comportato chiusure parziali dell’area, mentre i turisti sono seguitati a entrare nella Villa pagando un biglietto d’ingresso dal prezzo esagerato in proporzione a quanto potevano visitare. I lavori, però, sono ormai nella fase conclusiva e il sito si appresta a essere ammirato in tutta la sua bellezza. Lo conferma Sgarbi, alto commissario per la Villa del Casale, che preannuncia per domani una conferenza stampa infuocata a fianco dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana, Gaetano Armao e del direttore dei lavori della Villa e direttore del Centro regionale di restauro, Guido Meli. “A marzo del 2011 gli interventi saranno finiti e l’area riaperta – dichiara Sgarbi - alla faccia di chi durante questi anni ha intralciato i lavori riempiendosi la bocca di parole come ‘mafia’”.
La scorsa settimana, nell'ambito dell’attività di monitoraggio delle grandi opere pubbliche, il prefetto di Enna, Giuliana Perrotta, ha disposto un’ispezione ai lavori della Villa del Casale alla quale hanno preso parte la Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta, polizia, carabinieri, e Guardia di finanza. Senza fare nomi (almeno per il momento), Sgarbi attacca “le autorità varie” che si sono “inventate” la parola mafia. “Al cantiere della Villa del Casale non c’è criminalità organizzata – tuona l’alto commissario -. Le infiltrazioni mafiose sono nella zucca vuota dei ladri, degli incapaci e di quelle autorità prive di ogni rispetto per chi lavora. Come il sottoscritto, che si sta adoperando per far funzionare un sito archeologico che è in quelle condizioni proprio per l’incapacità delle autorità locali e degli architetti che hanno gestito fino adesso la Villa, loro sì mafiosi e criminali nel cervello”. Sgarbi si scaglia sia contro “quei quattro coglioni delinquenti dei bancarellari abusivi” che hanno mandato l’autorità giudiziaria a fare il sopralluogo alla Villa, sia contro “coloro che hanno ruoli di responsabilità e che fino adesso hanno solo diffuso notizie false”.
Sgarbi difende il proprio operato da alto commissario. “Ho cercato semplicemente di contemperare i lavori con l’apertura del sito – dichiara –. Ho dato delle linee guide all’architetto Gionata Rizzi, che lavora alle mie dipendenze come consulente e al direttore Guido Meli che ha fatto il progetto di restauro della Villa. Sono persone con le quali si parla di lavoro, di intonaci, di coloritura dei supporti di metallo. E invece adesso vengono fuori le cornacchie e i beccamorti che non hanno mai fatto nulla in vita loro e usano la parola ‘mafia’ per nascondere la propria nullità”. Sgarbi non risparmia neppure coloro che hanno sollevato critiche alla sua proposta di affidare la Villa del Casale al Fondo per l’ambiente italiano (Fai). “Un anno fa – racconta l’alto commissario – ho proposto all’allora presidente del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi, di prendersi la Villa e mi ha detto di no perché le era stato riferito che c’era la mafia. Ma come si fa a far progredire la Sicilia se c’è gente che si diverte a spaventare chi vuole investire nell’Isola? Adesso proverò a riaprire il discorso con la nuova presidente, Ilaria Buitoni Borletti”. L’ultimo attacco Sgarbi lo riserva per chi paventa che il passaggio della Villa dalla Regione Siciliana al Fai si tramuterebbe in una vendita di bene archeologico. “Chi parla in questi termini si merita un pugno in bocca – dichiara -. Perché non sa che il Fai equivale allo Stato e chi lo nega è un imbecille. Collegare il Fai alla parola ‘vendita’, è una bestemmia, è la prova dell’ignoranza di certa gente”.
D’accordo con Sgarbi sulla possibilità di consegnare la Villa del Casale al Fai è Armao. “Ne sarei felicissimo – dichiara l’assessore regionale dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana -, sono da sempre un sostenitore del Fai. Comunque la questione va bene analizzata e concordata e se ne parlerà più avanti”. E sui tempi di riapertura della villa, Armao conferma: “Avverrà tra marzo e aprile del prossimo anno. La giurisdizione della Villa è di competenza dell’alto commissario Sgarbi e lui mi ha confermato che i lavori saranno completati per quel periodo. Non ho motivo di credere che non sia così”.Tratto da: www.ilvelino.it


Con un nuovo look Villa Farnesina torna agli albori

Il Portale del Restauro - Mer, 06/30/2010 - 17:02
 Tornano alla loro sistemazione originaria le stanze affrescate della Villa della Farnesina, la residenza fatta costruire dal generale Marco Vipsanio Agrippa sulle rive del Tevere durante il principato di Augusto e scoperta a fine ‘800 durante la realizzazione degli argini del fiume. La nuova collocazione per gli affreschi e i mosaici, ora conservati nella sede di Palazzo Massimo del museo Nazionale romano - punta a ricalcare la disposizione degli ambienti come dovevano apparire 20 secoli fa per ricreare le atmosfere raffinate ed eleganti che la domus aveva. A fornire l’occasione per questo “ripensamento”, finalizzato a una migliore conservazione e fruizione (da domani le sale saranno aperte al pubblico), è stato il prestito di due grandi frammenti alle Scuderie del Quirinale per la mostra sulla pittura romana dell'anno scorso. Per realizzare la nuova sistemazione della villa, però, architetti e archeologi hanno impiegato due mesi appena. Il risultato è simile a un salto indietro nel tempo all’epoca dei Cesari: dal lungo criptoportico, lungo oltre 50 metri nella versione originaria e riprodotto solo parzialmente (la domus si estendeva dall’attuale ponte Sisto a ponte Garibaldi, allora pons Agrippae) fino al triclinio e alle camere da letto. Un trionfo di quei “rossi” tanto criticati da Vitruvio perché simbolo di lusso sfrenato (erano difficili da stendere e così costosi da richiedere una clausola a parte nei contratti), ma anche dei toni scuri del triclinio, le cui pareti erano nere così come usanza imponeva: trattenevano la luce del sole e non nascondevano lo sporco prodotto dai fumi dei bracieri. E ancora, gli stucchi sulle volte, i frammenti dei mosaici pavimentali, con le tessere policrome che riproducono complessi effetti tridimensionali, scene mitologiche, di vita quotidiana ma anche immagini erotiche, pose hard e imitazioni di dipinti famosi dell’età classica, protetti da finti sportelli solo disegnati.
“Questa villa era un unicum: era pensata come se fosse in campagna, ma di fatto si trovava in mezzo alla città”, spiega la direttrice del museo, Rita Paris. Per dare il senso del trascorrere del tempo, il nuovo allestimento prevede anche un tipo di illuminazione biodinamico, che attraverso un telo traslucido “condensa” in 100 secondi gli effetti e i colori della luce durante il corso della giornata, così da mostrare le variazioni di colore dei dipinti a seconda dell'orario. E chi vuole può portare a casa anche un pezzetto di tanta raffinatezza: fra libri e statuette, in vendita al bookshop ci sono infatti anche frammenti di affreschi, realizzati con la stessa tecnica impiegata nell’antica Roma da una disegnatrice che collabora con la sovrintendenza. “L’obiettivo adesso è realizzare un abbonamento che permetta di entrare con un biglietto unico ridotto, magari a dieci euro, in tutte e quattro le sedi del museo (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps Crypta Balbi e Terme di Diocleziano, ndr) - dichiara la Paris -. Ma stiamo anche pensando a una tessera in stile ‘amici del museo’: una membership che preveda agevolazioni per tutti quei privati che vorranno sostenere la nostra attività”. Tratto da: www.ilvelino.it di Paolo Fantauzzi


LIVORNO - riapre il museo archeologico di Castiglioncello

Il Portale del Restauro - Mer, 06/30/2010 - 11:00
Dopo 37 anni riapre il museo archeologico di Castiglioncello Via al progetto da 320mila euro
A giorni sarà indetta la gara d’appalto per un’opera cofinanziata da Comune e Regione. Regoli: «Diventerà un piccolo gioiello»

Intanto dal prossimo 11 luglio l’edificio riaprirà i battenti

 
Riaprirà definitivamente il museo archeologico di Castiglioncello realizzato tra il 1912 e il 1914 per volere di Luigi Adriano Milani direttore del Regio museo archeologico di Firenze e, a parte alcuni allestimenti, chiuso dal 1973. Il nuovo progetto è della Museum Engineering srl e propone elementi innovativi come quello di capovolgere le prospettive “ingabbiando il visitatore” messo all’interno di una vetrina, per lasciare spazio alla completa esposizione, distribuita alle pareti.
Il progetto esecutivo, approvato dall’amministrazione comunale, ha il costo di 320mila euro, la cui metà arriva dalla Regione. In questi giorni sarà aperta la gara d’appalto: una gara di carattere europeo. «Il museo di Castiglioncello - spiega Edina Regoli che segue il progetto - è di proprietà dello Stato che lo ha dato in gestione alla Sovrintendenza di Firenze. Sovrintendenza che, a sua volta, ha stipulato una convenzione con il Comune per la gestione della struttura che si erge su proprietà dello stesso Comune. Al di là di mostre estemporanee, il museo è stato chiuso nel 1973». Visto l’interesse che lega Castiglioncello e il comune di Rosignano a questo piccolo museo «uno dei pochi esempi - continua Regoli - di museo decentrato come nello spirito di Milani», è stato pensato un progetto di riallestimento definitivo. «I lavori saranno affidati a ditte di estrema affidabilità affinché la struttura, seppur piccola, richiami lo spirito di Milani. Ossia quello di far crescere un senso di identità agli abitanti del luogo e che sia anche un’attrazione turistica per un turismo intelligente e colto. Il tutto mettendo in atto nuove tecnologie, avanzati sistemi di areazione e conservazione visto che molti sono i reperti in bronzo e metallo per la cui conservazione è fondamentale garantire un particolare microclima». I lavori inizieranno con tutta probabilità, all’inizio del nuovo anno. «Intanto però - anticipa Regoli - l’11 luglio nell’ambito delle notti dedicate all’archeologia e, a Castiglioncello a Milani, il museo sarà nuovamente aperto al pubblico e lo rimarrà fino a settembre. Il prossimo anno, lavori terminati, la struttura verrà aperta in maniera definitiva».
Una struttura che sta a cuore ai cittadini di Castiglioncello e che si porta dietro la storia della frazione. Da quando nel 1896 Diego Martelli, artista fiorentino e cittadino politicamente impegnato, propone a Luigi Adriano Milani, Soprintendente alle Antichità d’Etruria e direttore del Regio Museo archeologico di Firenze, un lotto di 163 reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi effettuati nei terreni ereditati dal padre alla Torre Medicea di Castiglioncello. Il materiale rappresenta un repertorio quasi completo delle diverse tipologie di oggetti che vennero rinvenuti duranti gli scavi condotti da Milani a partire dal 1903, nell’area della proprietà della villa Martelli, divenuta Castello Patrone.E proprio alcuni di questi reperti troveranno la definitiva collocazione nel piccolo museo sul promontorio di Castiglioncello.
Tratto da: http://www.patrimoniosos.it/index.php


Corso formativo integrato di elevata specializzazione "Legatore"

Il Portale del Restauro - Mer, 06/30/2010 - 08:28
Il Percorso è finalizzato alla formazione di una Figura Professionale che sia in grado di realizzare differenti tipologie di cuciture e di legature, utilizzando materiali e attrezzature specifiche. Obiettivo del corso è stimolare e valorizzare la creatività individuale privilegiando l’interazione tra conoscenze teoriche di tecniche e materiali e applicazione pratica.
La formazione professionale offerta, di carattere prevalentemente tecnico-specialistico, è facilmente spendibile nel settore artigianale-artistico, nell’ambito di laboratori, legatorie, botteghe artigiane, o come iniziativa individuale-imprenditoriale legata anche al turismo, sempre più attento al prodotto fatto a mano, espressione della realtà locale. Infatti la figura del legatore d’arte può inserirsi nella realtà regionale in quantomestiere tradizionale, produttore dimanufatti di qualità nel settore dell’artigianato di eccellenza.
La regolare frequenza (minimo 75% di presenza del monte ore complessivo dell’attività formativa e minimo 75%di presenza del monte ore totale dell’esperienza pratica), nonché il superamento dell’Esame Finale, danno diritto al rilascio di un Attestato di Qualifica Professionale.Il Percorso prevede un’attività formativa di 300 ore ed un’esperienza pratica della durata di 3 mesi per un totale di 360 ore (per un massimo di 8 ore giornaliere e massimo 120 ore mensili), che sarà realizzata presso strutture private, localizzate nel territorio regionale e al di fuori del territorio regionale. L’attività formativa si articolerà nei seguenti moduli: I modulo (tot. 8 ore): legislazione, imprenditoria femminile e giovanile. II modulo (tot. 15 ore): nomenclatura delle parti del libro;
materiali, strumenti e attrezzature. III modulo (tot. 45 ore): storia della legatura: evoluzione e tipologie. IV modulo (tot. 8 ore): decorazione delle coperte: storia e pratica.V modulo (tot. 80 ore): esercitazioni pratiche: cuciture.VI modulo (tot. 16 ore): esercitazioni pratiche: capitelli. VII modulo (tot. 8 ore): esercitazioni pratiche: manifattura carta marmorizzata. VIII modulo (tot. 80 ore): esercitazioni pratiche: legature. IX modulo (tot. 40 ore): esercitazioni pratiche: cartotecnica.
Per maggiori informazioni vedi link allegato


PROPAGANDA E BUGIE - Ecco come il Cardinale Sepe accollò ai contribuenti italiani il restauro della sede in Piazza di Spagna

Il Portale del Restauro - Mar, 06/29/2010 - 11:59
di Marco Lillo e Marco Occhipinti

Nel giorno in cui il Vaticano scende in campo per difendere la buona fama di Propaganda Fide, nuove carte dimostrano che la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, al fine di giustificare un finanziamento pubblico da 2,5 milioni elargito nel 2005 ha ripetutamente omesso di raccontare la verità agli italiani. Il Vaticano dichiarò che avrebbe usato i soldi pubblici per lavori finalizzati alla “apertura al pubblico di ambienti di grande rilievo artistico come la Cappella dei Re Magi e la biblioteca lignea del Borromini”. In realtà questi documenti svelano che lo scopo della Curia era accollare ai contribuenti il rifacimento di un palazzo nel quale era vietato l’ingresso. Altro che museo pubblico nelle stanze vaticane: il restauro faraonico per un importo di 12 milioni di euro era stato deciso anni prima a prescindere dalla “pinacoteca fantasma”. Il Fatto Quotidiano è entrato in possesso delle schede di monitoraggio del progetto finanziario del contributo elargito dalla società pubblica Arcus, vigilata dai ministeri dello spettacolo e delle infrastrutture. La scheda è controfirmata di pugno dal cardinale Crescenzio Sepe, allora Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Il finanziamento era stato accordato da Arcus sulla base di una convenzione del 23 dicembre del 2005. Ma Sepe, che aveva firmato quell’accordo, invia ad Arcus per giustificare le spese sostenute due fatture precedenti alla stipula della convenzione stessa. In calce alla scheda Sepe dichiara: “Tutte le spese relative ai documenti contabili suindicati sono state impiegate per supportare il fabbisogno finanziario del Progetto”. In realtà la prima fattura, relativa al quarto avanzamento lavori, risale al 6 ottobre del 2005, due mesi e mezzo prima della firma della convenzione per il “Progetto”, e ammonta a 310 mila e 915 euro. La seconda fattura è datata 15 dicembre 2005, otto giorni prima della stipula con Arcus, e ammonta a 305 mila e 250 euro.

Le due fatture sono state respinte al mittente con una nota manoscritta, probabilmente da un impiegato di Arcus, nella quale si legge: “Monitoraggio non andato a buon fine per quarto e quinto stato avanzamento lavori”. Nonostante il suo fallimento, il tentativo di Sepe, sembra dimostrare l’intenzione dell’ex Prefetto di coprire ex post una parte del restauro della sede della Congregazione in piazza di Spagna, considerata zona extra-territoriale. La convenzione del 23 dicembre 2005 prevedeva che i lavori, finalizzati alla realizzazione di una pinacoteca aperta al pubblico, sarebbero dovuti terminare entro il dicembre 2006. Altrimenti il contributo sarebbe stato revocato. Anche perché l’unica ragione del finanziamento di questi lavori, che interessavano solo il Vaticano, era proprio l’apertura agli italiani di una pinacoteca, della quale a distanza di 4 anni e mezzo non si vede traccia. Per comprendere quanto Propaganda Fide fosse entusiasta di aprire le sue stanze alla cittadinanza italiana è sufficiente vedere come fu trattata la Iena Filippo Roma nel febbraio scorso. Pochi giorni prima dell’esplosione dello scandalo Cricca, l’inviato osò chiedere alla Congregazione di fare un giro nella Pinacoteca realizzata con 2,5 milioni di euro dei cittadini italiani. La Iena fu allontanata in malo modo e - solo dopo un estenuante assedio - fu raggiunta (sul territorio italiano, fuori dal palazzo) dal legale della Curia. Di fronte alle telecamere l’avvocato di Propaganda Fide sostenne che non c’era nessun inadempimento perché il finanziamento ammontava a 2,5 milioni e la pinacoteca sarebbe stata aperta entro ottobre del 2010, prima del pagamento dell’ultima tranche pari a 500 mila euro. Peccato che dai documenti in nostro possesso risulta chiaramente che all’epoca la Curia aveva già percepito non due ma ben 4,5 milioni di euro. Il contributo infatti ammontava a 5 milioni, divise in due tranche uguali. La prima parte, approvata nel 2005, cioè quella che la Iena contestava al legale del Vaticano, era stata erogata completamente già nel 2007, nonostante l’assenza della Pinacoteca. Propaganda Fide e Arcus in questi anni hanno giocato sull’equivoco e nelle loro risposte pubbliche hanno sempre evitato di dire che il finanziamento pagato solo in parte (2 milioni) era la seconda tranche approvata con una seconda convenzione nel 2007. Dalla documentazione in possesso del Fatto (e ieri acquisita dalla Procura di Perugia) risulta chiaramente che il restauro dello stabile è stato avviato molto prima di entrambe le convenzioni: il 15 novembre del 2004 con la firma di un contratto da 11 milioni e 780 mila euro tra Propaganda Fide e la società Italiana Costruzioni. Quindi, prima dell’intervento di Arcus, la Curia aveva già speso 2,2 milioni di euro. Il treno del restauro è partito già da un anno quando Arcus decide di salirci sopra. E il biglietto è molto salato. Nella mail che sabato scorso abbiamo pubblicato (acquisita ieri dalla Procura di Perugia, insieme a tutto il carteggio tra Arcus e Curia) il responsabile amministrativo di Propaganda Fide, monsignor Francesco Di Muzio, indica alla responsabile del progetto di Arcus, Francesca Nannelli, le scadenze dei pagamenti in considerazione “del notevole esborso sino ad ora sostenuto dalla Congregazione per l’avanzato stato dei lavori”. La Santa Sede ieri ha emanato una nota per resistere “alle notizie che da tempo si continuano a diffondere sul conto della Congregazione”. Nel documento, infarcito di informazioni su alunni, seminaristi e missioni sparse per il mondo, il Vaticano ammette che “la valorizzazione del patrimonio può essere esposto a errori di valutazione e alle fluttuazioni del mercato internazionale”. Oltretevere si prende finalmente atto della svendita a beneficio della famiglia Lunardi di uno stabile di tre piani a due passi dal Parlamento. Il comunicato ricorda il versetto di Marco “andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo” ma non spiega per quale ragione - a causa della svendita ai Lunardi - mancano diversi milioni di euro nelle casse della Congregazione che pure avrebbero agevolato quella missione. Se c’è un legame tra i milioni spesi da Arcus e quelli risparmiati dai Lunardi, sarà la magistratura a stabilirlo.
Tratto da: http://www.patrimoniosos.it/index.phphttp://www.ilfattoquotidiano.it/


Trapani- Riapre la Tonnara Florio di Favignana

Il Portale del Restauro - Mar, 06/29/2010 - 08:00
La tonnara Florio di Favignana riapre le sue porte al pubblico, per ospitare un progetto d'eccellenza che coinvolge l'Assessorato regionale dei Beni culturali, il Comune, Legambiente, il Fai, le fondazioni culturali siciliane: Whitaker, Buttitta, Sambuca e Orestiadi. L'idea e' di progettare, realizzare e gestire una serie di iniziative di alto valore culturale e innovativo, mettendo insieme le "eccellenze", razionalizzando l'uso delle risorse e garantendo l'interazione con il territorio, con il coinvolgimento delle associazioni culturali attive nelle isole Egadi."Si tratta di una formula rivoluzionaria di gestione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale - afferma l'assessore regionale dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana, Gaetano Armao - Tenendo il nostro patrimonio ben lontano dalle tentazioni speculative del mercato, stiamo tentando - invece - di inserire le enormi risorse di cui disponiamo nel circuito virtuoso della comunicazione culturale. Una nicchia in cui la Sicilia potra' svolgere in termini di attrattiva del turismo, un ruolo di naturale leadership". "Il caso della tonnara Florio - continua Armao - e' veramente emblematico rispetto a questa scelta. Qui e' nata e si e' consolidata, per secoli, la ricchezza di una famiglia che ha imposto il suo stile all'aristocrazia di tutta Europa. Da qui parte il nostro progetto di rivalutazione ambientale e turistico. Da qui comincia il percorso che portera' la Sicilia a imporre il suo patrimonio artistico, paesaggistico, naturale, nel mercato globale del nuovo millennio". Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Ritrovato Il bacio di Giuda di Caravaggio

Il Portale del Restauro - Lun, 06/28/2010 - 17:49
La polizia tedesca ha recuperato un prezioso dipinto di Caravaggio, "Il bacio di Giuda", noto anche come "La Cattura di Cristo": era stato rubato nel 2008 dal museo di arte occidentale e orientale di Odessa. La tela è tornata alla luce venerdì durante un'operazione congiunta Berlino-Kiev che ha portato all'arresto di 4 persone in Germania e 20 in Ucraina. I ladri stavano cercando di vendere il capolavoro a Berlino. In passato l'attribuzione dell'opera, un olio su tela databile tra il 1573 e il 1602 e il cui valore è stimato in oltre 60 milioni di euro, era stata più volte messa in dubbio perché considerata una copia dell'opera di un analogo soggetto esposta a Dublino, ma da tempo la critica concorda sull'attribuzione a Caravaggio. Il quadro era stato acquistato da un ambasciatore russo in Francia e regalato al granduca Vladimir Alexandrovich alla fine del 19esimo secolo. Dopo la rivoluzione russa, l'opera venne data a una scuola d'arte di Odessa e poi al museo (Ap) Tratto da: http://www.corriere.it/


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