Notizie dal mondo dell'arte

Archeologia, dallo scavo Crypta Balbi spuntano tazze da cacao

Il Portale del Restauro - Sab, 07/10/2010 - 06:00
 Nei salotti della Roma medievale si sorseggiava cioccolato in tazzine di ceramica. E’ una delle tante sorprese emerse dagli scavi promossi dalla Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma nella zona meridionale di Campo Marzio. I ritrovamenti saranno esposti, da domani al 26 dicembre, nella mostra “Invito a tavola”, allestita al Museo nazionale romano della Crypta Balbi, situato a Botteghe Oscure, la via romana che alcuni secoli fa fu abitata da mercanti e fabbricanti di panni e che ospitava botteghe e tintorie, luoghi scuri a causa dell’esiguo spazio stradale. Le scoperte “si inseriscono nella nostra strategia, nel nostro ‘modus operandi’ – ha detto Laura Vendittelli, direttrice del Museo e con Matteo Ricci curatrice della mostra -: ovvero vogliamo mettere a disposizione del pubblico i risultati del nostro lavoro man mano che vengono arricchiti”. I rinvenimenti delle ceramiche, che provengono in generale da mondezzai e butti appartenenti alle abitazioni di quest’area e in particolare al Conservatorio di Santa Caterina della Rosa, costruito a ridosso del vasto cortile porticato annesso al teatro che Lucio Cornelio Balbo aveva eretto nel 13 a.C., si sono rivelati fondamentali per documentare i cambiamenti sociali ed economici della popolazione urbana.
Le suppellettili da mensa, specchio della stratigrafia di questo territorio, mostrano una continuità rispetto all’Alto medioevo e presentano al contempo caratteri, quali l’omogeneità del repertorio e l’esecuzione ripetitiva senza variazioni, di una produzione di massa che potrebbe essere definita preindustriale. “Non dimentichiamo – ha spiegato Ricci – che il fabbisogno di ceramiche a Roma, tra l’XI e la fine del XII secolo, dovette aumentare in modo esponenziale come conseguenza di un trend demografico in continua ascesa a partire dall’anno Mille”. Nel contesto storico esaminato sembrano distinguersi tre distinti gruppi di botteghe, ognuna specializzata in una gamma di prodotti: ceramiche da mensa, dalle forme semplificate e non eccessivamente decorate; da cucina, contraddistinte dall’uso dell’olla; da dispensa, caratterizzate dall’uso delle anse e delle once per il trasporto e la conservazione dei cibi. Nel percorso allestito alla Crypta Balbi, quindi, si passa da un XIII secolo, forte di una produzione decorata che risponde alle esigenze di una popolazione più benestante, alla comparsa nel XIV secolo della maiolica arcaica caratterizzata da una vasta gamma di decori dipinti in verde ramina, azzurro e bruno manganese su smalto.
E ancora: dagli addobbi a raggiera alle ciotole carenate del Quattro-Cinquecento, anno in cui artisti e artigiani di tutta Italia gravitarono nella Capitale, al Seicento, secolo in cui si esaurirono le produzioni policrome. “Il campione esposto di circa duecento pezzi – ha aggiunto Ricci – è unico nel senso della diacronia. Sappiamo, poi, che tutti i materiali recuperati provengono da Roma e non, come è successo in altri casi, da zone limitrofe o da altre regioni che per questioni di scambi confluivano nei mercati della Capitale”. Particolare attenzione è stata data al periodo di attività del monastero di Santa Caterina che accolse, nel 1560 per volontà di Pio IV, la Venerabile società delle Vergini Miserabili, che ospitava “fanciulle povere, non minori di nove e non maggiori di dieci anni, sottraendole a una vita e a un’educazione dissoluta e negligente”. Delle meglio conosciute “zitelle di Santa Caterina” sono state ritrovate le stoviglie personali, perché autografate, con vivaci decorazioni dalle linee non sempre regolari “Continueremo – hanno concluso i curatori – con la stessa attenzione di sempre e con la speranza, tra qualche anno, di rendere reale il progetto del Museo di Roma del Medioevo”.  Tratto da: www.ilvelino.it


Musei: 'Isola delle arti' a Parigi

Il Portale del Restauro - Gio, 07/08/2010 - 18:00
Progetto di Jean Nouvel per gli ex stabilimenti RenaultL'isola Seguin, ex sede degli stabilimenti Renault, alle porte di Parigi, ospitera' una grande 'isola delle arti'. Vi sorgeranno un grande centro di arte contemporanea, un conservatorio, un centro per il cinema, una scuola per le arti digitali e diversi bar e ristoranti, secondo un progetto concepito dal noto architetto francese Jean Nouvel. E vi si dovrebbe trasferire anche la Fondazione Cartier per l'arte contemporanea.
  Tratto da: www.ansa.it


"Roma lascia che il suo passato si sbricioli"

Il Portale del Restauro - Gio, 07/08/2010 - 17:00
L'accusa nel reportage del "New York Times": mentre si modernizza, la capitale perde pezzidi FRANCESCA GIULIANI
 
OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Vista con gli occhi di un americano, Roma è un crocevia di follie, culturalmente parlando. Se poi lo straniero in questione è un giornalista e di quel che ha visto negli ultimi mesi fa un articolo, a tutta pagina nella sezione cultura del New York Times, forse è il momento di guardarsi allo specchio e preoccuparsi. "Mentre si modernizza, Roma lascia che il proprio passato lentamente si sbricioli". Ed è solo il titolo.

Giornalismo anglosassone: allinea dati ma non lesina colpi e spiega, per cominciare, che il Maxxi è fatto di "spazi tutti curve, magari sexy ma poco pratici, testimonianza di un gusto superato e in vari scorci sgraziato", che ha richiamato il mondo dell'arte per il vernissage e dato spunto al sindaco per esternazioni sulla Roma del XXI secolo. Insomma, Roma ci prova ma non ci riesce: sfortuna ha voluto che, in quelle stesse settimane un pezzo della Domus Aurea di Nerone sia crollata; tutti sapevano da sempre delle infiltrazioni ma si è aspettato il crollo senza fare nulla. Poi, poco dopo, i calcinacci giù dal Colosseo. Per di più - aggiunge ancora il NYT - una commissione, istituita da tempo per fare fronte a questi problemi "ha speso milioni senza evitare l'ultima sventura".

"I cambiamenti qui non sono mai facili", aggiunge Michael Kimmelman: l'intervento di Richard Meier ha fatto "strillare" i romani ("inadeguato, sembra un mausoleo fascista") mentre l'Auditorium di Renzo Piano, insieme al cantiere di Fuksas per la Nuvola sono gli unici interventi "assolti". A ragione poi, si sottolinea il paradosso di "una nazione la cui identità e sopravvivenza fiscale poggia sulla cultura che investe solo lo 0,21% del proprio bilancio (dato in calo) in cultura". Ma il grido di dolore più straziante viene degli archeologi: "i politici non vedono nel patrimonio un ritorno che li incoraggi a ulteriori investimenti": bisogna cominciare a ripensare le regole, a guardare avanti... Conclusione: "Questa è Roma: alcune cose sono eterne". Il sottosegretario Giro dichiara: "Un articolo pieno di lacune e fuorviante". 
Tratto da: http://roma.repubblica.it/


Archeologia: studioso scopre gli ingredienti dei preziosi profumi greci

Il Portale del Restauro - Gio, 07/08/2010 - 16:00
Incenso, mirra, nardo, rosa, zafferano, maggiorana, cardamomo, cinnamomo, cassia, alloro, radice di iris: furono questi gli ingredienti principali di fragranze preziose come l'Aegyption, il Megalleion, il Panathenaicum e il Kypros, create dall'arte dei profumieri dell'antica Grecia (e poi diffuse anche nel mondo latino) e impiegate, in funzione dei costi, soprattutto da famiglie benestanti.A svelare i segreti delle sostanze aromatiche nella vita quotidiana ad Atene e Roma e' il libro ''Il profumo nel mondo antico'' (Olschki editore) di Giuseppe Squillace, ricercatore in storia greca del Dipartimento di storia dell'Universita' della Calabria. Il volume contiene anche la prima traduzione italiana del trattato ''Sugli odori'' del filosofo e botanico greco Teofrasto (IV-III secolo). Il grecista Giuseppe Squillace ha raccolto sistematicamente brani significativi dalle opere di autori antichi che sulla tematica del profumo hanno riportato notizie curiose e aneddoti, vicende mitologiche poste all'origine di alcune sostanze aromatiche, informazioni di carattere geografico sulle rotte commerciali e sulla provenienza delle spezie, dati sulla preparazione artificiale delle fragranze e sulle loro proprieta' cosmetiche e medicinali. Grazie agli straordinari risultati della ricerca, Squillace ha preparato per la prima volta l'elenco degli ingredienti-base di 21 fragranze antiche ed ha ricostruito i metodi di estrazione delle essenze e i segreti del mestiere del profumiere greco.  Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


La magia di Van Gogh a Roma dopo 22 anni

Il Portale del Restauro - Gio, 07/08/2010 - 13:33
'Vincent van Gogh. Campagna senza tempo, Citta' moderna': dal 9 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011 il Complesso del Vittoriano di Roma riporta a Roma dopo ben ventidue anni il genio assoluto di Vincent van Gogh, che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'arte e nell'immaginario collettivo dell'uomo moderno. Oltre 110 opere tra importanti dipinti, splendidi acquarelli e preziose opere su carta, illustrano l'intera straordinaria carriera del maestro olandese seguendo un percorso scientifico innovativo e affascinante, che analizza per la prima volta le due inclinazioni contraddittorie, che spesso guidarono il pittore nella scelta dei soggetti dei suoi dipinti: il suo amore per la campagna, come ambiente fisso e immutabile, e il suo legame con la citta', centro della vita moderna e del suo rapido movimento. La mostra, che nasce sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, e' promossa dal Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali e dall'Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma, con la partecipazione del Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, della Regione Lazio , Assessorato alla Cultura, Arte e Sport, della Provincia di Roma, Presidenza e Assessorato alle Politiche culturali, con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e del Ministero degli Affari Esteri. La rassegna e' organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.
Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Scienza, l'uomo di Altamura è un Neanderthal italiano. Lo ha svelato il Dna

Il Portale del Restauro - Mer, 07/07/2010 - 19:07
Un cacciatore caduto in un inghiottitoio carsico dove ha trovato la morte dopo una lenta agonia e' il 'Neanderthal' italiano. Si tratta dell'Uomo di Altamura, uno scheletro fossile trovato nel 1993   Un cacciatore caduto in un inghiottitoio carsico dove ha trovato la morte dopo una lenta agonia e' il 'Neanderthal' italiano. Si tratta dell'Uomo di Altamura, uno scheletro fossile trovato nel 1993 in Puglia, sulle Murge, che sta rivelando importanti risvolti scientifici per l'antropologia italiana e del Sud Europa.  I risultati delle prime indagini sono state presentate dalla Direzione regionale per i beni culturali del Ministero. Uno studio del dna ha stabilito che la scoperta si colloca nella variabilita' genetica dei 'Neanderthal' del Sud Europa, intorno ai 40.000 anni fa. Il fossile trovato ad Altamura (Bari) ha una particolarita' che lo rende unico in Italia ed in Europa: e' intatto, anche se disarticolato, perche' ha tutte le ossa. Diversamente, per gli altri reperti italiani ed europei si hanno solo ossa isolate o frammenti di scheletro. E' una ricerca che e' destinata a proseguire quella avviata sul fossile che fu scoperto nel 1993 nelle campagne di Altamura, in localita' Lamalunga.

A scoprirlo fu un gruppo di spelelogi che da due anni esplorava un complesso ipogeo molto esteso fino ad arrivare ad una nicchia ('abside' in gergo tecnico) e rinvenire un cranio rovesciato, ricoperto dalle concrezioni di roccia che ne conferiscono un aspetto perlato.

Due anni fa gli studi sono ripartiti di slancio. Al momento della scoperta furono fatti solo degli studi antropologici che stabilirono che si tratta di un ominide di 160 centimetri circa di statura, collocato in un lasso temporale molto ampio (dai 250 ai 50 mila anni fa). Un apposito comitato scientifico sta ora conducendo un'analisi multidisciplinare. L'anno scorso dalla grotta di Lamalunga e' stato estratto un frammento della scapola e questo piccolo reperto ha aperto scenari di grande interesse scientifico. I primi risultati di un certo rilievo sono arrivati dall'analisi del dna mitocondriale. Gli studi genetici finora condotti sui reperti di Neanderthaliani, datati tra 100.000 e 36.000 anni fa, hanno escluso la possibilita' di un contributo del Neanderthal al profilo genetico umano moderno.

La comunita' scientifica mondiale, infatti, assume come tesi di base che il Neanderthal sia estinto. Sull'Uomo di Altamura e' stato condotto uno studio su una sequenza parziale di dna antico, attraverso indagini rigorose. Le conclusioni di questo studio, secondo David Caramelli, dell'Universita' di Firenze, ''sono compatibili con le attuali ricerche paleoantropologiche e dimostrano come le popolazioni Neandertaliane potessero essere suddivise in almeno tre gruppi secondo la loro distribuzione geografica: Europa occidentale, Europa Meridionale ed Asia occidentale''. L'Uomo di Altamura si colloca nella ''variabilita' genetica dell'Europa meridionale'' ed ha affinita' con reperti trovati in Spagna (El Sidron) ed in Croazia. Lo studio, finora parziale, ha confermato che si tratta di un soggetto di sesso maschile perche' nella sequenza e' stato trovato il gene della spermatogenesi. Lo studio del dna antico, in campo paleoantropologico, e' una scienza destinata ad aprire squarci molto importanti nella conoscenza tanto che per un reperto umano trovato in Europa si e' potuto stabilire che apparteneva ad un individuo dai capelli rossi.

Secondo Giorgio Manzi, dell'Universita' La Sapienza di Roma, e' ''d'interesse assolutamente straordinario'' la possibilita' di svolgere accertamenti su altre ossa e soprattutto sul cranio. Una prima indagine evolutiva ha infatti aperto un enigma: il cranio presenta anche degli aspetti anatomici pre-neanderthaliani e sarebbe un 'unicum' se il reperto si collocasse in una fase evolutiva intermedia. Sta di fatto che al momento lo scheletro e' inamovibile. Si trova nelle viscere della grotta, ad una profondita' di oltre 10 metri, raggiungibile dopo attraversamenti anche di decine di metri in cui si puo' solo strisciare. L'inamovibilita' del fossile e' una condizione fondamentale posta dal Ministero per la sua tutela. Nel frattempo stanno procedendo le indagini sulla datazione che vengono condotte con due tecniche, quella del C-14 (carbonio 14) e quella con il ciclo uranio-torio. Insieme allo studio del fossile, avra' slancio anche una scrupolosa indagine sulla grotta. Nella sala principale di essa ci sono due grandi coni detritici che toccano la volta, cio' indica l'esistenza di aperture che a lungo funzionarono come trappole naturali per animali e che risultano ora occluse a seguito dell'accumulo dei detriti. Come ipotesi di lavoro, si puo' ritenere che in una fase in cui i detriti si erano accumulati avvicinandosi alla volta, gli animali caduti nel pozzo potessero sopravvivere per un certo tempo, spostandosi nella grotta senza tuttavia avere la possibilita' di uscirne. Quest'ipotesi di lavoro potrebbe giustificare la presenza di uno scheletro umano alla fine di un lungo e stretto corridoio, distante dal verosimile punto di ingresso. L'uomo potrebbe essere caduto durante la caccia oppure potrebbe essere stato travolto dalle acque in un canale naturale e scaraventato all'interno della grotta, attraverso un pozzo che intercettava una galleria di scorrimento. Una successiva piena potrebbe averlo trasportato in un ramo secondario di assorbimento, dove rimase incastrato tra le stalattiti. L'acqua lo sommerse e ricamo' sul suo scheletro, con l'alabastro, merletti di concrezioni a 'cavolfiore'. Attraverso gli altri pozzi e sospinte dai flussi stagionali, numerose carcasse di animali raggiunsero la grotta. Ne sono stati trovati i resti e sono riferibili a riferibili ad un daino, ad cervo, ad un 'bos primigenius' (un bovino), ad un cavallo, ad una iena e ad una volpe.  Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Guttuso tra passione e realtà in settembre alla Magnani Rocca

Il Portale del Restauro - Mer, 07/07/2010 - 10:00
Una mostra dedicata all'artista italiano invista del centenario
OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Anticipa le celebrazioni per l'imminente Centenario della nascita, l'importante esposizione che a Renato Guttuso dedica, dall'11 settembre all'8 dicembre, la Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo, nel parmense.
Una mostra a suo modo completa, nel senso che presenta opere fondamentali per tutti i maggiori momenti dell'attività artistica del maestro. Comprese alcune celebri icone come La spiaggia, Comizio, Spes contra spem, Caffè Greco, eccezionalmente prestato dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.
Una mostra antologica, quindi, che prende idealmente spunto dalle quattro opere di Guttuso presenti nella collezione permanente della Magnani Rocca e dal cospicuo fondo epistolare che mette in luce i rapporti tra il maestro e Luigi Magnani. Una motivazione ulteriore viene dal ricordo della grande mostra che nel 1963 Parma dedicò a Guttuso, mostra in cui era esposto il monumentale olio La spiaggia (4,5 metri di base) che il maestro di Bagheria destinò alla Galleria Nazionale di Parma e che sarà tra i capolavori presentati alla Magnani Rocca.
Sessantacinque opere, sceltissime, per documentare l'intensità espressiva del momento formativo, all'inizio degli anni trenta, il sentito realismo espressionista, fino al vitalismo rinnovato della sua ultima stagione.
Queste le sezioni su cui si dipana il percorso espositivo: "l'artista, il suo mondo, gli amici; i ritratti"; "il realismo sociale e bellico, il lavoro, la politica"; "la vita collettiva/la solitudine, i divertimenti, il realismo allegorico, l'eros"; "gli interni, le nature morte, i paesaggi". Per offrire ai visitatori l'opportunità di confrontarsi con un artista che aveva un'idea forte della funzione dell'arte nella società, una concezione che oltrepassava le mura dello studio; al di fuori, dentro o contro movimenti artistici, che lo vedono protagonista o escluso, spesso polemista sanguigno e colto.
Oggettivamente Guttuso è stato per più di cinquant'anni uno straordinario testimone dei tempi, in grado di rappresentare con le sue opere, ma anche coi suoi scritti, il realismo della condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni. Lui che in politica e in amore trasfuse passione viscerale, offrendo spunti frequenti ai rotocalchi, al punto da divenire, in vita e ancor più dopo la morte, uno dei personaggi più citati dalle cronache.
Se La spiaggia, Comizio, Caffè Greco, Spes contra spem sono le icone, certamente alta è la qualità anche delle altre opere proposte dalla mostra: a cominciare dalle splendide, drammatiche nature morte che, negli anni quaranta, facevano presagire la tragedia della guerra e della catastrofe, fra realismo organolettico e narrativo postcubista. Oppure i personaggi del "realismo sociale" e poi di quello "esistenziale" degli anni cinquanta, fino alle situazioni del suo particolare "realismo memoriale", evocativamente visionarie.
Oltre che dal museo madrileno le opere provengono da importanti musei italiani e da celebri collezioni, come la Collezione Barilla d'Arte Moderna, la Collezione Bocchi e la Fondazione Francesco Pellin, originata, quest'ultima, dal rapporto di amicizia fra il pittore e l'industriale varesino Pellin, testimoniata da una raccolta di opere guttusiane di grande bellezza e dal sostegno mecenatesco alla pubblicazione del Catalogo Generale del pittore, curato da Enrico Crispolti, autore anche del saggio principale del catalogo della mostra.
Dalla mostra emerge un artista capace di intessere rapporti con altri artisti, anche impegnati in discipline diverse: scrittori come Moravia - raffigurato da Guttuso in un celebre ritratto - , scultori come Manzù - che gli dedicò il monumento funebre di Bagheria dove è sepolto - , musicisti come Nono, poeti come Pasolini, Montale, Neruda grandi maestri della pittura come Picasso, Sutherland, ebbero con lui rapporti di amicizia e di feconda collaborazione artistica.
E anche per questa visione olistica dell'arte, Guttuso trova comunanza di linguaggio con Luigi Magnani, imprenditore ma soprattutto uomo di cultura che, nella sua magnifica dimora, si circondò di opere d'arte che comprendono Gentile da Fabriano Dürer, Tiziano, Van Dyck, Rubens, Füssli, Goya, Canova, Monet, Cézanne, ma anche una emozionante sequenza di artisti a lui contemporanei e spesso amici, Morandi, De Pisis, lo stesso Guttuso.

GUTTUSO. Passione e Realtà
Mostra e catalogo a cura di Stefano Roffi con saggio in catalogo di Enrico Crispolti e interventi di Alberto Mattia Martini e Stefano Roffi. Edizioni Gabriele Mazzotta.
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4,
Parma - Mamiano di Traversetolo.
Dall'11 settembre all'8 dicembre 2010.
Orario: dal martedì al venerdì orario continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17)
sabato, domenica e festivi orario continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso.
Ingresso: ? 8,00 valido anche per le raccolte permanenti - ? 4,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it
Aperto anche 1° novembre e 8 dicembre.
Ufficio Stampa: Studio ESSECI - Sergio Campagnolo tel. 049 663499 - www.studioesseci.net
info@studioesseci.net

La mostra è realizzata grazie al contributo di
FONDAZIONE CARIPARMA
CARIPARMA GRUPPO CRÉDIT AGRICOLE
CAMERA DI COMMERCIO PARMA

Sponsor tecnici
Aon Artscope Fine Art Insurance Brokers,
Ekotec Sistemi, Gazzetta di Parma,
Hotel Palace Maria Luigia, SINA Fine Italian Hotels,
TEP, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico 
Tratto da:  http://parma.repubblica.it/


Musei: nasce l’Adobe Museum of Digital Media, museo virtuale per opere digitali

Il Portale del Restauro - Mer, 07/07/2010 - 08:27
Adobe lancia il primo museo interamente digitale: l’Adobe Museum of Digital Media esporrà le opere d’arte digitali all’interno di una  struttura totalmente virtuale, combinando l’esperienza emozionale della visita ai musei tradizionali con la cultura digitale contemporanea e offrendo un approccio interattivo e immersivo.
Il rivoluzionario museo digitale, unico nel suo genere, esporrà da agosto mostre curate da artisti e esperti di numerose discipline (come musicisti, produttori cinematografici, icone della cultura pop e innovatori) stimolando la riflessione sui trend culturali e mostrando i tanti volti dei media digitali e la loro influenza su come le persone vivono e comunicano al giorno d’oggi. Tra i protagonisti delle prime esposizioni ci saranno gli italiani Filippo Innocenti (rinomato architetto) e Piero Frescobaldi (direttore creativo e innovatore).

Tratto da: http://www.tafter.it/


Corso estivo di Restauro della Fotografia 2010

Il Portale del Restauro - Mar, 07/06/2010 - 17:00
Il corso intende affrontare le principali problematiche legate alla conservazione e restauro della fotografia, sia teoriche che pratiche, ed è rivolto a coloro che intendono ricevere le prime conoscenze sulle tipologie di oggetto della fotografia e alle problematiche relative alla conservazione e restauro.
Il corso è di 32 ore di lezioni complessive e si svolgerà durante la settimana dal 20 al 24 settembre 2010. Esperti della Fondazione Alinari e del suo Laboratorio di Restauro della Fotografia esporranno le metodologie e gli standard di intervento per la conservazione e restauro dei materiali fotografici, con docenze teoriche e pratiche su: Identificazione delle tecniche fotografiche, fattori di degrado, conservazione e restauro di materiali fotografici dalle origini fino alla fotografia del Novecento (primi procedimenti su carta, stampe fotografiche, negativi fotografici, fotografie a colori, album fotografico), cenni di storia della fotografia, inventariazione e catalogazione e sistemi e materiali di archiviazione.
I partecipanti del corso avranno inoltre la possibilità di accedere e visionare materiali fotografici in originale conservati nelle Raccolte Museali Alinari, nonché una visita guidata al MNAF. Museo Nazionale Alinari di Fotografia e alla mostra “Elogio del negativo. Le origini della fotografia su carta in Italia 1846-1862”.
Il corso si rivolge a coloro che intendono ricevere una conoscenza di base sulla fotografia e sulle problematiche di conservazione e restauro nella prospettiva di indirizzarsi verso corsi di maggiore approfondimento, sia nell’ambito della conservazione e restauro della fotografia che del restauro di materiali cartacei che comprendono anche la fotografia.
Il Corso si svolgerà nella sede della prestigiosa e storica istituzione fiorentina Fratelli Alinari in Largo Alinari 15 e al MNAF-Museo Nazionale Alinari di Fotografia in piazza Santa Maria Novella 14a.
Il corso è a numero chiuso, per un massimo di 12 partecipanti, con una selezione delle domande di partecipazione da parte della Commissione Scientifica in base alla valutazione del Curriculum Vitae inviati con la domanda.
Le domande dovranno essere inviate alla Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia (fondazione@alinari.it, emanuela.sesti@alinari.it , circosta@alinari.it ) entro e non oltre il 25 luglio 2010. Verrà data conferma dell’accettazione della domanda entro il 30 luglio.
La quota di partecipazione è di Euro 600,00.
Alla fine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione. Consulta il sito Informazioni:
Vincenzo Circosta
Tel: 055 216310
Fax: 055 2646990
circosta@alinari.it
fondazione@alinari.it
Emanuela Sesti
Tel: 055 2395235
Fax: 055 2382857
emanuela.sesti@alinari.itFratelli Alinari
Fondazione per la Storia della Fotografia
Largo Alinari 15, 50123 Firenze

Tratto da: http://www.tafter.it/


Giardini reali, pronti due milioni

Il Portale del Restauro - Mar, 07/06/2010 - 15:30
Ma i fondi europei saranno usati dopo il trasferimento della Sabauda. Versioni discordanti sul recupero del parco abbandonato dopo la denuncia su Repubblicadi MARINA PAGLIERI
OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); "Sono in arrivo due milioni e mezzo di fondi europei per i Giardini reali. Saranno utilizzati per il recupero degli spazi verdi, delle aiuole squadrate, dei vialetti disegnati dal paesaggista francese André Le Notre. Prevediamo di aprire il cantiere già a settembre". La responsabile della cultura della Regione Daniela Formento risponde così all'allarme lanciato ieri sulle pagine di Repubblica sul futuro - ma anche sul presente - del giardino storico che attornia Palazzo Reale, opera nel Seicento dell'architetto di fiducia del Re Sole. Da troppo tempo ormai è chiuso al pubblico, in avanzato stato di degrado, non più meta soprattutto nella bella stagione di mamme e bambini, di cittadini desiderosi di fresco, tra passeggiate e soste sulle panchine. A complicare le cose, il cantiere più che decennale per il restauro della Sindone, che rende inagibile lo spazio dietro a Palazzo Reale. Un cantiere sospeso solo nei mesi dell'ostensione, per permettere il transito delle file di pellegrini verso il Duomo.

La notizia giunta dalla Regione - che sarà stazione appaltante per i nuovi lavori, dal momento che i fondi europei saranno erogati per il tramite degli uffici di piazza Castello - contrastano però con i timori del soprintendente ai beni architettonici Ganni Bozzo, peraltro in procinto di andare in pensione. "È vero, c'è già un progetto approvato e finanziato per il recupero dei Giardini reali, ma al momento è difficile fare previsioni perché questi dovranno presto ospitare un altro cantiere, quello per la nuova Galleria Sabauda nella Manica nuova di Palazzo Reale. Addirittura si dovrà costituire una sorta di pista per permettere l'accesso degli automezzi anche pesanti al cantiere", dice. Bozzo vede dunque con difficoltà la possibilità di fissare delle date, di fare progetti anche in vista delle celebrazioni del 2011.

Due versioni discordanti, imputabili forse al fatto che dei Giardini reali si era occupata per anni l'architetto Mirella Macera, scomparsa alcuni mesi fa. Sua l'idea di recuperare le vie d'acqua nel sottosuolo, di ripristinare l'antica fontana circolare, di ridare splendore alla vegetazione, di modernizzare i servizi. Ora altri prenderanno in mano il progetto, che si spera porti nuova vita, al di là del boschetto di tigli che lo separa dal giardino, anche al Bastion verde costruito anticamente lungo le fortificazioni della città, luogo di quiete un tempo amato dalle regine di casa Savoia. Riaperto nel 2001, il Bastione è anch'esso chiuso dopo il fallimento della società che gestiva il ristorante al suo interno. Da pochi giorni è scaduta la gara per un nuovo appalto, che si spera porti alla riapertura dell'edificio.

Una storia più che decennale quella del recupero dei Giardini reali, luogo verde nel cuore della città, utilizzato in passato anche per ospitare spettacoli e concerti all'aperto, ora in attesa di trovare una nuova identità. Per risollevarne le sorti, nel 2003 era stato proposto di far pagare un ticket ai visitatori. Poi l'idea non ha avuto seguito, anche perché da allora un vero rilancio non è mai partito. 
Tratto da: http://torino.repubblica.it/


Distrutte le fortificazioni della Grande guerra: a processo

Il Portale del Restauro - Mar, 07/06/2010 - 11:34
Alla sbarra il progettista e l’esecutore di una bonifica agraria. La difesa: nessuno ne era a conoscenza
 Era una banale bonifica agraria, peraltro autorizzata. Peccato che a quanto pare nessuno sapeva che sotto la coltre verde, gli alberi e i cespugli c’erano delle fortificazioni della Grande guerra. Una perla per la storia del Trentino e d’Italia, ma a quanto pare loro, il progettista e l’esecutore dei lavori, lo ignoravano. Così avrebbero più volte spiegato agli inquirenti, ma questo non li ha salvati da una richiesta di rinvio a giudizio della Procura.

Sono finiti a processo per violazione della legge 78 del sette marzo 2001, sul valore storico e culturale delle vestiga della prima guerra mondiale, nonché smaltimento illecito di rifiuti per aver «smaltito rifiuti speciali non pericolosi», Lorenzo Piffer, 46 anni e Danilo Piffer, 48 anni, rispettivamente progettista ed esecutore materiale della bonifica agraria in località Pianizza a Villazzano, finita al centro di un’inchiesta penale. Al progettista è stata contestata anche la falsità ideologica per non aver inserito nella relazione tecnico-illustrativa l’indicazione della presenza di una fortificazione di grande valore storico-culturale nell’area interessata alla bonifica, ma il tecnico, difeso dall’avvocato Andrea Lorenzi, non l’avrebbe fatto semplicemente perché non ne era informato, come l’esecutore, difeso dall’avvocato Paolo Mazzoni, che era all’oscuro di tutto e sarebbe stato solo incaricato di eseguire i lavori. Tanto più perché quella non è una zona nota per le vestiga della Grande guerra.

È il primo caso di questo tipo che si verifica in Trentino e in verità in un primo momento nei guai con la giustizia erano finiti anche la proprietaria del terreno, Mara Mittestainer e il geologo, ma per loro il fascicolo è stato poi archiviato. Ieri mattina si è invece aperto il processo a carico dei due Piffer, l’udienza è stata però rinviata al 26 ottobre per l’audizione dei testi dell’accusa. Nel frattempo le difese hanno chiesto di togliere i sigilli al terreno, posto sotto sequestro dal 2008.

Le ruspe avevano iniziato a lavorare tra luglio e agosto del 2008 e avevano reso un terreno prima caratterizzato da muri e avallamenti, parti della «Fortezza di Trento», del periodo austro-ungarico, in un terreno pianeggiante. A denunciare «lo scempio» e a far scattare le indagini era stato l’ingegnere meccanico di origine tedesca residente a Villamontagna, considerato il massimo esperto per le fortificazioni austro-ungariche del Trentino, Volker Jeschkeit. «Sotto la terra— aveva spiegato— è rimasta la grande casamatta in calcestruzzo della batteria degli obici "Valsorda", l’ultima che era in questa zona». L’ingegnere aveva accusato Soprintendenza e Comune per non aver fatto nulla per tutelare un patrimonio di così grande valore e di aver permesso che le ruspe facessero sparire le fortificazioni.

Secondo la ricostruzione della Procura, le indagini sono state coordinate dal pm Salvatore Ferraro, la fortificazione in calcestruzzo delle dimensioni di dodici per quattro metri, come detto facente parte della fortificazione di Trento, risalente al primo conflitto mondiale, sarebbe stata danneggiata in modo irreparabile. Secondo l’accusa i due imputati avrebbero anche omesso di segnalare la presenza del bene, portato alla luce dalle ruspe, alla Soprintendenza dei beni architettonici della Provincia.
Tratto da: http://www.patrimoniosos.it/index.php


Mamertino, riapertura con sorprese Quanti gioielli nel carcere di Pietro

Il Portale del Restauro - Lun, 07/05/2010 - 14:00
Il carcere di Stato dell'antica Roma, fra l'arco di Settimio Severo e le pendici del Campidoglio, considerato per tradizione il carcere del principe degli apostoli, è du nuovo visitabile dopo un intervento completo di scavi e restauri. Trovate la sorgente e la stipe dedicata alla divinità delle acque sotterranee. Scoperti sotto la calce dipinti dal XII al XIV secolo che rivelano per la prima volta un San Pietro sorridente e la più antica raffigurazione del Campidoglio. Ancora pauroso e gelido il carcere in cui venivano abbandonati i nemici di Roma. Rimessa la targa in gaelico voluta dalla comunità francese per Vercingetorige.di GOFFREDO SILVESTRI
I primi scavi e restauri del più famoso "carcere di Stato" dell'antica Roma, il "Carcere Mamertino" o cosiddetto "Carcere di San Pietro", hanno dato risultati oltre ogni aspettativa. Entusiasmanti per l'archeologia e per i dipinti su muro databili fra XII e XIV secolo, rivelati sotto la calce, in frammenti, ma in grado di presentare novità assolute. Ora gli studiosi  dovranno ponderare, studiare, scartare, approfondire le ipotesi nate dai ritrovamenti, ma il pubblico può vedere subito quei risultati. Ed emozionarsi. Di fronte al punto di incontro delle tre cinte di mura della Roma delle origini (sotto una struttura in legno lamellare, lo stesso usato negli ipogei del Colosseo, invasiva al minimo). I muri arcaici in pietra arenaria locale compreso il cosiddetto "muretto di Romolo", i blocchi squadrati delle mura serviane del periodo regio e i blocchi di travertino di fondazione, recinzione e protezione del Campidoglio sul versante del Foro Romano, sulla pendice di destra. Dal periodo protostorico del VI secolo avanti Cristo a tutta l'epoca repubblicana del I secolo di cui era uno dei più importanti monumenti. Reliquie di storia, curate e mantenute già in antico come qualcosa di sacro per la città.
Al "Mamertino" la soprintendenza speciale archeologica di Roma ha cominciato a lavorare con regolarità dal 2000, ma è dal 1985 oggetto degli studi di Patrizia Fortini che ha diretto l'intervento. L'anno scorso si è aggiunto il Vicariato di Roma, ufficio arte sacra e beni culturali diretto da Rosario Giuffrè. Da un anno il "Mamertino" era chiuso al pubblico. Le visite sono gestite dall'Opera romana pellegrinaggi (con un numero chiuso di gruppi a 25 persone).
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L'incrocio delle mura è alla base di una spettacolare apertura voltata, in travertino, dalla fattura accurata, verosimilmente di epoca giulio-claudia che farebbe parte dell'intervento di Giulio Cesare per "monumentalizzare" il carcere. Il che farebbe anche pensare al "Mamertino" come ad una emanazione del Senato romano che aveva la sede nel Foro, nella Curia, a poche decine di metri di distanza. Ed anche un collegamento col "Comitium" l'area pubbblica più antica di Roma, fra Curia e arco di Settimio Severo.
All'anno 40 circa è datata la nuova facciata in travertino del carcere (ancora più bella dopo la pulitura), con il fregio dei due nomi dei consoli in carica. Ci sarà anche da indagare un eventuale collegamento con le "Scalae Gemoniae", la scalinata che saliva dal Foro e che veniva percorsa dai condannati (da cui il termine "gemere"). Sulle "Scale" venivano anche esposti come deterrenza i cadaveri dei giustiziati prima di affidarli alla corrente del Tevere verso il mare.  Non si conosce esattamente il tracciato delle "Scalae", forse coinvolto nell'intervento novecentesco di Antonio Muñoz davanti e attorno San Giuseppe dei Falegnami, la chiesa di fine Cinquecento-Seicento realizzata sopra al "Mamertino", una chiesa scenografica, fra le più richieste di Roma per i matrimoni. A pochi passi da uno dei punti privilegiati della visione del Foro, l'arco di Settimio Severo. Di fronte la chiesa di Luca e Martina.
  
L'apertura giulio-claudia è il primo colpo d'occhio sull'ambiente superiore che forma il "Mamertino", ma il cui pavimento attuale è di origine cinquecentesca. L'intervento ha infatti portato alla luce, a circa venti cm di profondità, parte del pavimento originale romano lastricato in travertino o peperino. In un angolo è stato trovato un cosiddetto "butto", una discarica con frammenti di ceramica di Quattro-Cinquecento. L'apertura era forse la via più rapida per far arrivare i prigionieri a destinazione, scaraventandoli da vari metri di altezza, con conseguenze immaginabili?   
Il "Mamertino"  è formato da due ambienti in origine circolari, l'uno sull'altro, con pseudo-cupola ogivale. L'ambiente superiore denominato "Carcere Mamertino" è stato fatto costruire da Anco Marcio, quarto re di Roma fra il 640 e il 616 avanti Cristo, da cui forse il nome di "Mamertino". Quello inferiore, il "Tullianum", fatto costruire da Servio Tullio, sesto re di Roma fra il 578 e il 534. "Tullianum" forse non ha nulla a  che fare col nome di Servio Tullio, ma deriva da "tullus" che significa "polla", sorgente. Si sapeva dell'esistenza dell'acqua per la presenza di tre vere di pozzo, ma sono state le "indagini idro-geologiche a provare che si tratta proprio di una sorgente, non collegata a nessun condotto", precisa Patrizia Fortini. Una sorgente che emerge sul pavimento originale con un "foro rettangolare di sette per sette cm, ricavato per l'intera altezza dei blocchi di tufo, sagomati prima della messa in opera". Una "sorgente tuttora attiva che solo le pompe impediscono di allagare tutto l'ambiente". Il pavimento romano è stato liberato dai vari pavimenti moderni e cinquecenteschi-seicenteschi, che venivano aggiunti per tentare di salvare l'ambiente  dai continui allagamenti.  

Nel "Tullianum", sulla destra, è stato scoperto un deposito votivo con materiali ceramici come doni, resti di animali sacrificati e resti vegetali. Tutto materiale da studiare, compreso dal VI al III secolo avanti Cristo. "La stipe - osserva Patrizia Fortini -, fa pensare che il 'Tullianum' sia stato un luogo sacro ad una ninfa, in particolare divinità delle acque sotterranee, acque che sgorgano dal centro della terra, dal mondo degli inferi". E questo apre affascinanti risvolti sul carattere speciale del "Tullianum"  in cui venivano confinati, dopo essere apparsi nei trionfi dei generali romani, i re, i capi di Stato nemici di Roma, come Vergingetorige l'eroe della Gallia che diede del filo da torcere a Giulio Cesare al quale si consegnò, Giugurta, re di Numidia,  e tutti gli altri,  "i quali venivano così abbandonati alle potenze degli inferi, risucchiati dalla terra e come tali cancellati dall'esistenza". "Non ci sono altri esempi paragonabili" osserva Patrizia Fortini.

La discesa agli inferi a volte veniva accelerata, come per Giugurta e Vercingetorige, probabilmnete tutti e due strangolati (nel 104 e nel 46). Per questi prigionieri ingombranti si preferiva  non attendere la morte per fame, con l'organismo roso dell'umidità (che consiglia ai visitatori di oggi di coprirsi in modo adeguato nella visita al "Tullianum" compiuta su passerelle metalliche che salvaguardano il pavimento romano). Quanto al freddo e all'umidità lo storico Plutarco racconta di Giugurta che dopo aver passato l'umiliazione del trionfo di Mario fu malmenato e buttato nudo nel "Tullianum". Giugurta doveva essere un tipo con forte senso dell'umorismo se si lasciò andare alla battuta: "Per Ercole, come è freddo questo vostro bagno!"  

Il piccolo ambiente quasi circolare dalla volta ribassata (la visita si fa a gruppi di cinque persone), ha tuttora un'aria paurosa alla quale contribuisce una porta in ferro, di colore nero, che si apre sulla parete di destra. Per quello che si sa finora i prigionieri venivano fatti passare, praticamente gettati  dal "Mamertino" al "Tullianum", attraverso una botola con grata tuttora nel pavimento, del diametro di 67 cm. In epoca moderna è stata aggiunta una scaletta in curva lungo la parete. Alla vecchia ringhiera filiforme in ferro è stata aggiunta una ringhiera moderna in acciaio. Naturalmente al "Tullianum" finivano non solo i nemici di Roma, ma anche i nemici dei padroni in quel momento di Roma. Così nel 123 i seguaci di Gracco che aveva tentato di ridurre il potere dell'oligarchia del Senato; nel 60 un paio di senatori che appoggiarono la congiura di Catilina che voleva eliminare Cicerone (Catilina morì a Pisa in uno scontro contro l'esercito); nel 31 dopo Cristo il potentissimo prefetto del pretorio di Tiberio, Lucio Elio Seiano, accusato di voler sostituire l'imperatore e preparare la propria discendenza così Seiano fu seguito da figli e parenti. Ad essere ricordato è solo Vercingetorige, "eroe sconfitto, ma nobilitato dal coraggio e dall'amore", che fu cantato da Chateaubriand e Michelet e con il sostegno di Napoleone III divenne l'emblema di una nazione. Negli anni Cinquanta del Novecento per iniziativa della comunità francese di Roma fu collocata nel "Mamertino" una piccola targa di marmo con alcune righe in lingua gaelica. Targa andata distrutta e ora rimessa sulla parete.       

Nulla di storico o di documentato collega il "Mamertino"-"Tullianum" a San Pietro. Ma poiché l'apostolo era stato crocifisso e sepolto sul colle Vaticano (nel 64 o 67, sotto Nerone) doveva pure essere stato imprigionato e sembrò del tutto naturale collocarlo nella più importante prigione di Roma (per i colpevoli di reati comuni c'erano le "Lautomiae", carceri ricavate nelle cave di tufo lungo i fianchi del Campidoglio, non lontane dal "Mamertino"). E anche imprigionato Pietro doveva continuare ad essere apostolo capace di miracoli e quindi di far scaturire dalla roccia del pavimento del "Tullianum" la sorgente di acqua con la quale avrebbe battezzato i carcerieri  Processo e Martiniano (a loro volta martiri), e quarantasette prigionieri. Probabilmente non reclusi perché il "Tullianum" non ha spazio fisico per un numero simile di persone. Forse fedeli attratti dall'esterno.

Il "Tullianum" era ancora una prigione nel IV secolo dopo Cristo e divenne luogo di culto nel 314  quando papa Silvestro lo intitolò a San Pietro in Carcere. Patrizia  Fortini osserva che la "funzione sacrale del sito", legata alla divinità delle acque profonde "si mantenne significativamente inalterata ancora in età cristiana legandosi al culto di San Pietro". Lo proverebbe la vaschetta scavata  nel pavimento in tufo del "Tullianum" "poi coperta  da tre vere di pozzo sovrapposte" e relative ai vari pavimenti che venivano aggiunti per salvarsi dalle inondazioni. "Nella vaschetta si raccoglieva l'acqua  con la quale i fedeli erano soliti aspergersi".   
La grande scritta sul portico di ingresso: "Mamertinum. Prigione dei SS. apostoli Pietro e Paolo" è una forzatura storico-giuridica. Paolo è "civus romanus" quindi con diritto ad un trattamento e a pene ben diverse rispetto ai non cittadini come Pietro. Per esempio la decapitazione, non la infamante crocifissione. Probabilmente, nella lunga attesa del processo, Paolo fu a quelli che oggi si chiamano "arresti domiciliari".

Ma la devozione non ha bisogno di conferme storiche. E allora ecco all'ingresso del "Mamertino", sulla parete di destra dei blocchi rettangolari di tufo, la prima grande sorpresa che i restauratori hanno fatto uscire sotto la calce. Entro una cornice verticale dipinta, il Cristo dal nimbo contrassegnato dalla Croce, che appoggia la mano sinistra sulla spalla di Pietro che ha una espressione sorridente e alza la destra, tutto il palmo, a benedire. Una pittura semplice, ma una iconografia, quella del principe degli apostoli col sorriso, mai prima osservata. Sembra l'espressione del compiacimento di una trasmissione di autorità, fra il Cristo e il successore. La barba di Pietro è come spuma ora bianca e il volto è quello meglio conservato con il manto ocra sulla veste che un tempo doveva essere azzurra. Salvo il volto di Cristo. La pittura si è conservata nella parte superiore delle due figure, poi c'è una grossa caduta di colore e solo alla base riemergono tracce dei piedi e delle vesti di Cristo e di Pietro. Fuori della cornice, sulla sinistra, la sagoma di una persona in adorazione, forse una donna.

Ma non è finita. Sulla parete di sinistra del "Mamertino" stesa sul tufo rossastro, nello spazio sopra la scala moderna che scende al "Tullianum",  i restauratori hanno riportato alla luce altri dipinti. I più vasti sono in realtà tre strati di dipinti, molto frammentati con i tanti segni dello scalpello che ha inciso la parete per far aderire le pitture superiori. Anche questi entro una grossa cornice rossa dipinta, rettangolare interrotta da un semicerchio superiore nel quale sembra distinguersi la figura evanescente del Cristo. Poiché si distingue nettamente una corona potrebbe essere l'incoronazione di Maria. Al centro, il disegno elementare della facciata di un palazzo con accenno di torre e cinque archetti. A fianco, sulla sinistra, un dipinto ancora più frammentato, ma che rivela altre preziosità. Un grande manto rosso e una manina fanno pensare alla "Madonna della Misericordia" alla cui sinistra emergono alcune adorabili faccine di figure femminili, almeno cinque, intatte sotto la caduta di colore che scopre il muro di tufo. Come tradizione le figure maschili dovevano essere alla destra di Maria. Ma dobbiamo tornare al dipinto dell'incoronazione perché fuori della cornice, sulla destra, c'è un "unicum". L'immagine dipinta del Campidoglio con uno degli archi del "Tabulario" e la torre, addirittura con la raffinatezza della sagomatura in opera quadrata. Per quanto si sa la più antica raffigurazione dipinta del Campidoglio. Tutti questi dipinti sono datati per ora fra il 1100 e il 1300. Uno più arcaico, VIII-IX secolo, è stato individuato nel "Tullianum", sul lato sinistro: la mano di Dio padre su di un rettangolo bianco di intonaco.

Notizie utili  -  L'itinerario "Il Carcere di San Pietro" al "Mamertino", alle pendici del Campidoglio lato Foro Romano, è gestito dall'Opera Romana Pellegrinaggi. Tutti i giorni dalle 9 alle 19. Biglietto 10 euro. In gruppi di massimo 25 persone, con audioguide (previste cinque lingue) e assistenza. Un racconto con voci narranti, suoni, rumori naturali, luci, proiezioni, con cinque soste. Benvenuto. Le antiche mura. Il "Tullianum". La prigione di San Pietro e i battesimi dei carcerieri.
L'ultima sosta è la cappella del Santisssimo Crocifissso, in origine la cantina della soprastante chiesa di San Giuseppe dei Falegnami. Il crocifisso quattrocentesco, ora con raggiera dorata, era posto all'esterno sopra l'ingresso del "Mamertino". Le visite si svolgono ogni 20 minuti ed hanno la durata di circa 40 minuti. Tratto da: http://www.repubblica.it/


Itinerari archeologici tattili

Il Portale del Restauro - Lun, 07/05/2010 - 12:08
Da un’iniziativa della Soprintendenza del Mare, che sposa l’idea di due archeologhe catanesi - Teresa Saitta e Tiziana Fisichella in collaborazione con la LIFE onlus (Life Improvement For Every disable person) - nasce un’idea di valorizzazione e fruibilità per diversamente abili e normodotati, di un preesistente percorso archeologico subacqueo sito nella baia di Capo Mulini - Acicastello (CT) all’interno dell’area marina protetta “Isole Ciclopi”.
L’itinerario è costituito da resti di ancore giacenti in situ, localizzate e studiate tra il 1995 e il 2000 in seguito a studi del Prof. Edoardo Tortorici dell’Università di Catania. Il patrimonio sommerso oggetto dell’iniziativa è costituito da 8 frammenti (ceppi) di ancore romane in ferro (dal I sec. a.C fino al XV d.C.) e 7 copie ceramiche fedeli agli originali di anfore romane, inserite appositamente nel contesto. Il percorso varia da una profondità di 18 a 22 metri per una lunghezza di circa 120 metri lineari. I reperti sono collegati tra loro da una piccola cima di riferimento ancorata al fondo, costituito prevalentemente da roccia lavica, che i subacquei potranno sfruttare come guida. Ogni reperto è dotato di 2 cartellini didascalici plastificati, leggibili da normodotati e da non vedenti grazie all’utilizzo della scrittura in Braille. Oltre all’individuazione e alla lettura delle caratteristiche dei reperti, i non vedenti avranno l’opportunità di “vedere con le mani”, toccando le copie dei reperti appositamente collocate lungo l’itinerario.
Il percorso “Isole Ciclopi” arricchisce la rete di percorsi subacquei istituiti dalla Soprintendenza del Mare in tutta la Sicilia: a Cala Gadir e a Cala Tramontana a Pantelleria, a Ustica, ai Faraglioni di Scopello, a Filicudi e a Panarea, a Levanzo, i subacquei hanno già la possibilità di effettuare un “tuffo nel passato” visitando carichi di anfore, relitti, strutture sommerse. Infine un innovativo sistema di videocontrollo subacqueo, installato a Pantelleria e a Levanzo, permette a chi non si immerge di fruire delle immagini subacquee in diretta collegandosi al sito web della Soprintendenza del Mare dove si può - in diretta - godere delle immagini e manovrare a proprio piacimento le telecamere poste in fondo al mare, in prossimità dei reperti.
L’iniziativa è realizzata da:
Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana (Prof. Sebastiano Tusa)
Università di Catania (dipartimento di Archeologia - Cattedra di Topografia Antica - Prof. Edoardo Tortorici)
Area Marina Protetta “Isole Ciclopi” (direttore Dr. Emanuele Mollica)
Cutgana (direttore Prof. Concetto Amore) - Catania
con la collaborazione di:
Istituto per ciechi “Ardizzone Gioeni” di Catania
Associazione L.I.F.E onlus (Carmelo La Rocca - istruttore HSA)
con l’assistenza di:
Nucleo Sommozzatori Comando Vigili del Fuoco di Catania
Nucleo Sommozzatori Carabinieri di Messina
Giovedì 1 luglio 2010, alle ore 9.30 presso la sede dell’AMP Isole Ciclopi - Hotel Crystal di Acicastello, conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa. Sempre il 1 luglio, alle ore 11.30, si svolgerà l’immersione di inaugurazione dell’itinerario subacqueo alla presenza dell’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Gaetano Armao, del Dirigente Generale del Dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Gesualdo Campo, del Soprintendente del Mare Sebastiano Tusa, del Direttore dell’AMP Isole Ciclopi Emanuele Mollica, del Prof. Edoardo Tortorici dell’Università di Catania.
L’immersione sul percorso tattile, vedrà la presenza di subacquei brevettati normodotati e subacquei diversamente abili accompagnati da guide qualificate. In quest’ultimo caso la LIFE onlus e il suo staff (accompagnatori HSA brevettati), che si pone come obiettivo principale quello di offrire pari opportunità culturali - altrimenti negate - a persone gravemente limitate fisicamente, accompagnerà 6 subacquei (3 non vedenti, 2 paraplegici e 1 tetraplegico) lungo questo percorso di cultura. L’assistenza e la sicurezza in mare sarà garantita dal Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Catania e dal Nucleo Subacqueo dei Carabinieri di Messina. L’immersione sarà guidata dai subacquei della Soprintendenza del Mare.Tratto da: http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/archeologiasottomarina/index.htm


TRADIZIONE, DEVOZIONE, AMBIZIONE. CONCORSO NAZIONALE PER IL RESTAURO DELL’ARCHITETTURA 2010

Il Portale del Restauro - Lun, 07/05/2010 - 10:26

Dal mondo delle Pro Loco e del volontariato un premio per il restauro architettonico. Si intitola TDA come Tradizione, Devozione, Ambizione, i valori che l’hanno ispirato: l’innovativo Concorso, giunto alla 2° edizione nazionale e a tutt’oggi esperienza unica nel suo genere in Italia, premia i migliori interventi di restauro inteso come attività di recupero e conservazione del patrimonio, anche in funzione della restituzione dei beni alla comunità. Iscrizioni aperte fino al 6 settembre. Info: www.concorsotda.it
Il desiderio di riscoperta e fruizione del patrimonio storico, artistico e architettonico presente sul nostro territorio sta diventando un’esigenza che non può e non deve essere sottovalutata. In questo scenario, acquistano particolare importanza i beni culturali cosiddetti “minori”, che rappresentano la grandissima maggioranza e sono espressione dell’identità, della tradizione, della storia e della memoria collettiva. La combinazione di tutela, conservazione e recupero dei beni architettonici in un’ottica di fruizione sostenibile è la premessa per la loro continuità storica e garantisce  un’opportunità per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese.
A questi valori si ispira il Concorso, promosso dall’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia - Dipartimento Cultura e Territorio e realizzato con il sostegno di  San Marco Terreal Italia, azienda leader tra i produttori di elementi in laterizio per l’architettura; è patrocinato da Ministero dei Beni e  Attività Culturali - Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, Associazione Italiana Città del Laterizio, ANCE, ANDIL, Città Murate del Veneto, Master in Governance delle Risorse Turistiche Territoriali dell’Università di Padova con il sostegno di  Regione Veneto e  UNPLI Servizio Civile Nazionale.
Il concorso premia i migliori interventi di recupero di edifici architettonici e beni immobili, sia pubblici che privati, realizzati nel territorio nazionale e nella Repubblica di San Marino e appartenenti alle seguenti 4 categorie: -         Dimore storiche: ville, castelli, palazzi, capitelli, ecc-         Edifici di culto: chiese, basiliche, conventi, capitelli, ecc-         Aree “pubbliche”: piazze, monumenti, fontane, ecc-         Aree per la cultura: gallerie, musei, sedi espositive, ecc
Per partecipare al concorso ad iscrizione gratuita, è necessario presentare la candidatura entro e non oltre il 6 settembre 2010, proponendo un intervento di restauro che sia stato iniziato non prima del 1 gennaio 2005 e sia terminato entro il 30 giugno 2010.
Possono candidare opere Associazioni, Consorzi e Comitati Pro Loco, Comuni e Province, Scuole, Università, Associazioni culturali e ricreative, Enti ecclesiastici, nonché architetti, progettisti e proprietari di beni restaurati.
L’obiettivo dell’iniziativa è promuovere la cultura della tradizione, della devozione e dell’ambizione, che si esprimono nella trama ricchissima ma poco conosciuta del patrimonio culturale del nostro Paese e che rimangono “vive” grazie ai soggetti che recuperano e restituiscono i beni alla comunità locale.
Per informazioni e modalità di partecipazione al concorso visita il sito: www.concorsotda.itSegreteria Organizzativa:P.R. CONSULTING Srl - 049660405 – segreteria@prconsulting.itUNPLI Padova – 049 9303809 – info@concorsotda.it


Ravello tra arte e follia e al Festival arriva Malkovich

Il Portale del Restauro - Lun, 07/05/2010 - 08:00
La classica di Villa Rufolo propone una mostra sulla Follia dell'arte. Venti artisti contemporanei, tra maestri storici e talenti attuali, riflettono sui disagi e le negatività della realtà storica. Da Joseph Beuys a Carol Ramadi LAURA LARCAN
 

Il tema non è certo dei più originali, ma in fondo curiosare nei meandri della follia non è un'esperienza così scontata e sa svelare puntuale il suo fascino. E proprio la "Follia dell'Arte" è il fil rouge della piccola grande mostra che il critico Achille Bonito Oliva firma per il monumentale ed eclettico Ravello Festival (famoso ormai per declinare in tutti i linguaggi possibili l'espressione culturale dello spettacolo, capitanato quest'anno da una star come John Malkovich). Una rassegna (cui hanno collaborato anche Gianluca Ranzi e Stefania Miscetti) incastonata nelle sale espositive della superba Villa Rufolo, in scena dal 2 luglio al 31 agosto, che vale la pena visitare per quella magica atmosfera di esotismo charmant.

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La mostra ruota intorno all'impercettibile variante sul tema classico della "follia". Sceglie, infatti, come spunto un'intuizione di Pablo Picasso, quella sua idea funambolica di "un'arte puntata sul mondo", di quell'occhio d'artista vigile e meditativo, impegnato e disincantato che sa andare oltre, che sa intuire vizi e virtù, manie depressive e disagi esistenziali di una società contemporanea. Un'arte, dunque "non asettica, formale e distaccata  -  come sottolinea Bonito Oliva - ma capace di assumere, rappresentare e trasmettere la negatività della storia per far breccia sulla disattenzione del pubblico, anche coinvolgendolo nella deriva del disagio mentale". E il percorso espositivo regge il passo, lasciando sfilare una ventina di opere di altrettanti artisti di rilievo internazionale per tentare un'indagine spericolata sulle percezioni della negatività dell'epoca contemporanea. In ballo ci sono maestri storici come Joseph Beuys e Nam Jun Paik,  Carol Rama e Francesco Clemente, si va da Roman Opalka a Michele Zaza e Yayoi Kusama, fino a Arnulf Rainer , Innocente e Wolf Vostell, per poi scandagliare le nuove riserve di Adrian Tranquilli, Francesca Woodman, John Bock, John McRae, Andrew Leslie Hooker, Dennis Tyfus, Edoardo Romagnoli, Roberto Schiavi e Paul Ferman.

Protagonisti di uno sguardo disilluso e caustico verso le convenzioni delle regole sociali. E il loro contributo vorrebbe innescare uno shock nella routine del vivere quotidiano. Ecco allora che, per dirla col curatore, "La follia dell'arte inaugura una catastrofe linguistica che si diffonde come un contagio a catena dall'individuo alla società, contaminandola di un fertile dubbio sull'esistenza individuale e sui destini collettivi". Qualche esempio. Adrian Tranquilli confeziona un video ("Don't forget the Joker" del 2009) dove lo stesso Bonito Oliva si lascia trasfigurare nei panni perfetti di un Joker dell'arte, manipolatore mefistofelico e arguto che gioca con gli enigmi della vita. Arnulf Rainer esplora i limiti del caos, riversando sulla grande tavola di legno un crogiuolo di segni irregolari, dall'andamento vorticoso.

Paul Feman da raffinato fotografo qual è sceglie l'estremismo concettuale scrivendo "Who I" sullo sfondo di un paesaggio marino dalle variazioni luministiche assai impercettibili. Roberto Schiavi è un virtuoso del disegno, e nel suo "E" distribuisce illusionisticamente  un filo attorcigliato in mille anelli sulla carta. Carol Rama, con "Gotica" appronta i suoi teatrini audaci e irriverenti tra donnine, uomini e animali. Francesco Clemente mette in scena un divertissement surreale intorno all'idea di "Autoritratto" ("con e senza la maschera") alternando il suo volto al muso di un maiale. E Innocente firma una mise en scene di otto cervelli in acciaio inox che chiama "Inossidabili".

Notizie utili  -  "La Follia dell'Arte", presso il Ravello Festival, dal 2 luglio al 31 agosto 2010, Villa Rufolo, Piazza Duomo, Ravello (Salerno).
Orari: tutti i giorni, 9-20.
Informazioni: tel. 089-857621, www.ravellofestival.com 
Tratto da: www.repubblica.it


Salina,corso sulle moderne tecnologie dell'archeologia subacquea

Il Portale del Restauro - Dom, 07/04/2010 - 10:50
La Soprintendenza del Mare promuove il primo corso di formazione per studenti delle scuole superiori, universitari e specialisti dell'archeologia sottomarina.
Nasce dalla ormai avviata collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e l'Istituto per gli studi marittimi Aurora Trust, braccio formativo dello Special Purpose Aurora Trust. Il programma degli incontri è pensato per avviare un ciclo di campagne educative e formative nonchè per una migliore comprensione del rapporto che le Istituzioni pubbliche e private di settore hanno con il mare. Il seminario ha lo scopo di fornire, a studenti in formazione e/o a figure legate all'archeologia in generale, una più specifica conoscenza sulle nuove tecnologie applicate alla ricerca archeologica sottomarina.
Questa disciplina, che nell'ultimo decennio si è evoluta in maniera forte e caratterizzante, ha già dato importanti risultati riportando alla luce testimonianze uniche; testimonianze che hanno ulteriormente ampliato la nostra comprensione sulle rotte di navigazione e le economie del passato, ma che hanno consentito, oltre alla vita di bordo, una più approfondita conoscenza delle tecniche di trasporto e dell'architettura navale antica.
Le moderne tecniche hanno quindi spinto più in là i campi di ricerca, hanno esteso i confini di esplorazione a profondità anche proibitive ai più. I massimi esponenti del settore porteranno la loro esperienza, proponendo molteplici argomenti teorici ma soprattutto pratici e attuati sul campo. Saranno incluse attività di esplorazione e ricerca, indagini in situ e scavo subacqueo in acque profonde.
La Soprintendenza del Mare e la fondazione Aurora Trust impiegheranno mezzi, tecnologie e tecnici specialisti che forniranno nozioni su tutti i processi di rilievo, di conservazione, di tutela e di valorizzazione del patrimonio sottomarino.
PROGRAMMA 1° giornata dei lavori - 26 luglio 2010 Sessione antimeridiana Introduzione al corso con la presentazione di attività e programmi Saluto di benvenuto delle autorità locali Inizio delle attività formative Telerilevamento e archeologia in acque profonde: strumenti di base e applicazione di tecnologie avanzate (docente: T. Gambin - Aurora Trust) L'ispezione visiva con mezzo meccanico ROV (Remotely Operated Vehicle): Storia dei veicoli filoguidati, funzionamento e classificazione dei mezzi attualmente in utilizzo (docente: C. Mullen - Aurora Trust) Sessione pomeridiana Presentazione delle attività della Soprintendenza del Mare, dagli inizi ai giorni nostri (docente: S. Tusa - Soprintendente del Mare) Le ricerche strumentali in alto fondale effettuate, progetti e sperimentazioni in itinere e futuri (docente: S. Zangara - Soprintendenza del Mare) Presentazione interdisciplinare del progetto Archeoeolie: sviluppo del programma d'indagine e telerilevamento nelle acque profonde delle isole Eolie (docenti: S. Tusa - S. Zangara - T. Gambin)
2° giornata dei lavori - 27 luglio 2010 Sessione antimeridiana Attività teoriche in aula: Fondamenti dell'archeologia subacquea nel mediterraneo (docente: S. Tusa - Soprintendente del Mare) Rilievo archeologico subacqueo, conservazione e catalogazione dei reperti (docente: P.Tisseyre - Soprintendenza del Mare) Tecniche d'indagine e di scavo strumentale nelle acque mediterranee (docente: S. Zangara - Soprintendenza del Mare) Geologia e variazioni geomorfologiche dei fondali eoliani (docente G. De Guidi - Università di Catania) Attività tecnico-operativa e dimostrativa in barca (gruppi composti da due allievi per sessione): Dimostrazione pratica dell'utilizzo dei sistemi operativi Side Scan Sonar e ROV a bordo dell'imbarcazione ISIS (docente: T. Gambin - Aurora Trust) Sessione pomeridiana Analisi ed elaborazione dei dati acquisiti e tecnologie correlate: Workshop formativo sugli strumenti di analisi, gestione e utilizzo del programma di elaborazione Sonar Wizmap (docente: T. Gambin - Aurora Trust).
3° giornata dei lavori - 28 luglio 2010 Sessione antimeridiana: Storia della subacquea e tecniche d'immersione: panoramica su progetti ed attività in immersione (docente: I. Koblick - Aurora Trust) Storia della foto-cinematografia e tecniche di ripresa subacquea: analisi sugli strumenti di fotografia e videoripresa in immersione (docente: R. Rinaldi - Foto-video operatore); Sessione pomeridiana Visita al Museo Eoliano "Luigi Benabò Brea" di Lipari: Conservazione, musealizzazione e gestione del patrimonio culturale Eoliano: Confronto tecnico tra il direttore del Museo e gli archeologi subacquei siciliani (M. Benfari - direttore del Museo Eoliano "Luigi Benabò Brea" e S. Tusa - Soprintendente del Mare) Serata conclusiva Proiezione del documentario "Un'isola nel tempo" regia di Folco Quilici (con la presenza del Regista); Consegna degli attestati di frequenza, chiusura dei lavori e saluto delle autorità locali (Sindaco, Assessori, Capitaneria di Porto, Forze dell'Ordine, Soprintendenza del Mare, Aurora Trust, Direttore del Museo Eoliano "Luigi Benabò Brea")
per informazioni e iscrizioni contattare il responsabile del corso arch. Stefano Zangara - tel. 3346476285 - e mail: szangara@regione.sicilia.it
Tratto da: http://archeoscuba.blogspot.com/


Il primo Rinascimento tra Donatello & C.

Il Portale del Restauro - Dom, 07/04/2010 - 09:00
A Santa Maria della Scala i tesori della città di MARCO VALLORA
Che strano è il mondo delle mostre, in Italia. Questa, che ha davvero un valore alto, di studio e di spettacolarità, che è di livello indiscutibilmente internazionale rischia di passare in secondo piano. Forse perché oggi al grande pubblico, quello delle code e che fa notizia, i nomi preclari di Jacopo della Quercia, di Sassetta, di Matteo di Giovanni e fors’ormai persino di Donatello, dicono assai meno ahimè, dei nomi più appetenti di Van Gogh o Frida Kahlo, di Magritte o di Basquiat.

Errore capitale, anche perché questa, oltre a schierare quasi solo capolavori, che provengono da 35 musei importantissimi, dall’estero, senza contare i nostrani e i fortunati collezionisti, nella miglior tradizione delle mostre storiche e d’altri tempi, ricompone alcuni fondamentali polittici dispersi, permettendo al pubblico più impreparato di vedersi srotolare di fronte meraviglie su meraviglie (si pensi almeno alla stanza più cortese e fiorita: quella di Matteo di Giovanni) e agli studiosi di dipanare alcuni quesiti, che ancora rimangono mistero.

«Sei anni di preparazione» è il titolo, modesto ma illuminante, con cui il curatore tedesco Max Seidel apre il catalogo: una vera eccezione, per le abitudini italiane (il risultato si sente) anche perché i prestiti utili ci sono, le schede sono assai curate, e soprattutto, nell'attesa così protratta, Siena ha avuto modo di riaprire e restaurare alcune opere fondamentali, pure per il discorso sotteso alla mostra. Per esempio, quell’incredibile cripta, accesa di colori e di vivezze e poi soprattutto il Battistero, dominato da quell’opera-chiave, anche per l'intera mostra, che è il fonte battesimale.

A cui lavorarono a fianco la gloria locale, Jacopo della Quercia (lo scultore conteso tra Perugia, per la fontana e Lucca, per Ilaria del Carretto), Ghiberti, appena vinto il concorso per quelle porte del Battistero di Firenze, che Michelangelo battezzerà degne del Paradiso. E Donatello, che sbarca a Siena portando non solo la rivoluzione fiorentina della prospettiva, ma soprattutto quel suo senso tormentato ed espressionista della materia, che si fa sentimento (si veda con quale intensità evoca l'urlo di terrore di Erode, giocato dalla morbosità d'Erodiade e Salomé). Ma a Siena giunge anche Gentile da Fabriano, con il suo narrativismo gotico e fiorito, portando altre verità multicolori, che soprattutto Matteo di Giovanni recepirà.
LE ARTI A SIENA NEL PRIMO RINASCIMENTO SIENA. SANTA MARIA DELLA SCALA
FINO AL 7 LUGLIO
Tratto da: http://www.lastampa.it/redazione/default.asp


Concorso Biennale d’arte “Città di Lecce”

Il Portale del Restauro - Dom, 07/04/2010 - 07:00
La Prima Biennale d’Arte Internazionale “Città di Lecce”, riservata a Pittori, Scultori e Grafici, ha lo scopo di premiare e divulgare la produzione Artistica degli Artisti selezionati. L’organizzazione della manifestazione è curata dall’Associazione Culturale LiberArt, con la Collaborazione della Galleria StomeoArt di Martano (Lecce), e l’Associazione Artistica Il Tempio di Palermo ed il conservatorio Tito Schipa di Lecce. Le Opere in Concorso (di qualsiasi formato) potranno essere realizzate con qualsiasi tecnica.
Le prime 3 opere classificate resteranno di proprietà dell’Associazione Culturale LiberArt che provvederà a donarle ad eventuali enti pubblici.
Sarà cura del comitato organizzatore dedicare un servizio inerente all’evento nel numero di settembre-ottobre 2010 del periodico d’arte e cultura Boè, al quale sarà allegato il Catalogo della Rassegna, dove le opere selezionate saranno pubblicate su ¼ di pagina ciascuna con nominativo dell’Artista e dati dell’Opera.
Ciascun Artista ne riceverà una copia e n 100 estratti della propria pubblicazione. Nel numero di novembre-dicembre 2010 del periodico Boè saranno pubblicate le immagini della premiazione. Per Partecipare alla Selezione è necessario inviare al Dott. Francesco Saverio Russo – Via Raffaele Calzini n 18 scala c int. 21 – 00159 Roma – entro e non oltre il 5 settembre 2010 la scheda di adesione, due fotografie a colori di opere differenti con titolo, tecnica, misure e un curriculum sintetico dell’autore.
Per richiedere la scheda di adesione contattare il Dott. Russo al suo indirizzo mail fra_saverio_russo@hotmail.it Agli Artisti verrà comunicato l’esito della Selezione Preliminare.
Le opere ammesse al Concorso saranno valutate da una Giuria di Critici ed esperti d’arte, così composta: 1- Anna Francesco Biondolillo (Critico d’Arte – Presidente dell’Ass. “Il Tempio” di Palermo
2- Pompea Vergaro (Giornalista e Critico d’Arte)
3- Maria Stomeo (Gallerista)
4- Donato Chiariatti (Presidente Associazione Culturale “LiberArt”)
5- Vincenzo Abati (Critico d’Arte)
Presidente onorario della Giuria sarà il Critico: Paolo Levi La Premiazione avverrà Sabato 23 Ottobre 2010 alle ore 16:00 presso la sala riunioni del Castello Carlo V di Lecce.  Lo stesso giorno nelle lussuose sale espositive del Castello sarà inaugurata la Mostra delle prime 50 opere classificate. TUTTE LE OPERE AMMESSE AL CONCORSO SARANNO ESPOSTE PRESSO LA GALLERIA STOMEOART DI MARTANO (LECCE) Gli ulteriori Premi: 1° Premio
euro 10.000 + trofeo in pietra leccese
2° Premio
euro 3.000 + trofeo in pietra leccese
3° Premio
euro 2.000 + trofeo in pietra leccese
4° Premio
Mostra Personale presso Galleria StomeoArt
5° Premio
Inserimento con 4 pagine a colori nel prestigioso Libro d’Arte “I Grandi Maestri”
6° Classificato
Inserimento con 4 pagine a colori nel Catalogo d’Arte “Avanguardie Artistiche 2011”
7° Classificato
Inserimento con 3 pagine a colori nel Catalogo d’Arte “Avanguardie Artistiche 2011”
8° Classificato
Inserimento con 4 pagine sulla Rivista d’Arte “Boè”
9° Classificato
Inserimento con 2 pagine sulla Rivista d’Arte “Boè”
10° Classificato
Inserimento con 1 pagina sulla Rivista d’Arte “Boè” L’Artista Selezionato Riceverà:
Catalogo della Mostra con Pubblicazione dell’Opera partecipante al concorso e n. 100 estratti della propria pubblicazione.
Pregiato attestato di partecipazione per meriti artistici.
Un’ulteriore copia del catalogo sarà inviata in allegato ad una copia della Rivista Boè (numero settembre-ottobre 2010) Il comitato del Concorso chiede una quota di partecipazione a copertura delle spese editoriali ed organizzative di Euro 180,00 (più 12,00€ per le spese di spedizione).
Il pagamento della quota di adesione (per gli Artisti ammessi al Concorso) avverrà nel mese di Settembre 2010, in contrassegno al ricevimento di quanto sopra elencato.
All’Evento di giorno 23 Ottobre parteciperanno importanti personalità politiche e Artistiche, un ospite Internazionale ed i coristi del conservatorio Tito Schipa.
Televisioni locali e nazionali (Rai Tv) daranno risalto mediatico alla rassegna.
Consulta il sitoInformazioni:
Dott. Russo
fra_saverio_russo@hotmail.it

Tratto da:  http://www.tafter.it/


Proposta candidatura per Palermo capitale della cultura nel 2019

Il Portale del Restauro - Sab, 07/03/2010 - 18:00

Candidare Palermo a capitale europea della cultura per il 2019. E’ la proposta che l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Gaetano Armao, avanzerà ai membri del Comitato di sostegno alla candidatura dell’itinerario arabo-normanno Palermo, Monreale, Cefalù, che si riuniranno oggi pomeriggio, per la prima volta.
“L’idea – spiega Armao – è nata in occasione della recente visita a Istanbul, per l’esposizione della lapide quadrilingue della Zisa nel museo Archeologico nazionale. La città turca è capitale europea per la cultura per il 2010″.
“Credo – spiega Armao – che non ci siano ostacoli insormontabili perché anche Palermo si candidi, se non lo scetticismo e il pessimismo che leggo tra molti palermitani, mentre, per chi vive fuori sembra una cosa ovvia”.
“Oggi presenterò questa proposta al Comitato che supporterà la candidatura dell’itinerario arabo-normanno all’iscrizione nella World heritage list dell’Unesco, – ha precisato l’assessore – di cui fa parte anche il sindaco di Palermo”.
“Sono certo – conclude – che su questo percorso si potrà trovare una convergenza tra le forze istituzionali, tra Regione e Comune di Palermo, e le realta’ economiche e culturali della citta’ e dell’intera Sicilia che sarebbe coinvolta nel progetto”.

Tratto da: http://www.tafter.it/


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