Notizie dal mondo dell'arte

Torino - Concorso “Colori ad arte”

Il Portale del Restauro - Gio, 07/15/2010 - 16:00
Il progetto Colori ad Arte propone la sperimentazione di nuove procedure tra Arte e Immagine della città: la Fondazione Contrada Torino ONLUS lavora con e per l’artista individuando i temi e i luoghi più opportuni per l’intervento artistico; l’artista, insieme con la comunità, lavora per la città esplorando le possibili forme di integrazione tra espressione artistica, condizioni e significati del contesto. A questo scopo la Fondazione, nell’anno di “Torino Capitale Europea dei Giovani”, con il patrocinio della GAI (Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani) della BJCEM (Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo) e con il contributo della Città di Torino (Settore Fondi Strutturali e Sviluppo Economico, Settore Politiche Giovanili), lancia un primo bando internazionale rivolto ai giovani artisti (under 35) per la riqualificazione, nella città di Torino, di tre pareti cieche con differenti caratteristiche ambientali. Pareti mute, ma anche di notevole impatto dimensionale, oggi disponibili grazie alla collaborazione delle Proprietà Private e al lavoro di censimento e di coordinamento svolto dalla Fondazione, per una progettualità che, in sintonia con i valori del contesto, possa restituire dignità al luogo, accrescerne la qualità, e reinventarne un’identità. Il bando si inserisce nel programma Festival di Arte Urbana organizzato dalla Città di Torino – Politiche Giovanili in collaborazione e con il sostegno finanziario del Dipartimento della Gioventù: in occasione di “Torino 2010 Capitale Europea dei Giovani” l’evento promuove il Muralismo prevedendo la realizzazione di interventi su grandi superfici. La partecipazione è riservata ad artisti singoli o in gruppo residenti in Europa under 35. Il 31/07/10 è il termine ultimo per l’iscrizione, mentre il 13/09/10 è termine ultimo per la consegna degli elaborati.Consulta il sito
Scarica il bando
Informazioni:
Fondazione Contrada Torino ONLUS
Via Meucci 4 Torino
Tel: 011 4430266
contrada.onlus@gmail.com

Tratto da: http://www.tafter.it/


LA BIBLIOTECA NAZIONALE IN ROVINA, IO ME NE VADO

Il Portale del Restauro - Gio, 07/15/2010 - 13:00
di  LAURA MONTANARI  I libri non li spolverano più da quattro anni perché mancano i soldi per farlo. Per la stessa ragione hanno cancellato decine di abbonamenti a riviste e tagliato gli acquisti di volumi stranieri. Da tempoè anche sospesa la conversione del catalogo da cartaceo ad elettronico col risultato che, di sei milioni di libri, soltanto due e mezzo sono i titoli online. Gli altri si ricercano come nel secolo scorso, scorrendo a mano gli schedari. Il declino della Biblioteca Nazionale di Firenze è scritto sui muri di certi corridoi, dove l' intonaco porta ancora l' ombra delle luci al neon levate dieci anni fa. Nei magazzini di questa che è la più grande biblioteca italiana, giacciono parcheggiati 200mila volumi che aspettano di essere catalogati dal personale che non c' è perché, dei 500 dipendenti che lavoravano qui negli anni ' 90, di economia in economia, oggi ne sono rimasti 195 con un' età media che vira ai sessanta. Il 10 per cento di quella montagna di arretrato sarà smaltito grazie al finanziamento di una fondazione bancaria, il resto giacerà negli scatoloni, in attesa di nuovi benefattori. Così l' accumulo cresce: «Ci arrivano 70mila volumi l' anno e riusciamo a catalogarne 40mila» spiega la direttrice Antonia Ida Fontana. Ha appena annunciato che a fine novembre lascia, andrà in pensione: «E' un addio amaro. Siamo così in pochi che da metà luglio saremo costretti a chiudere l' accesso al pubblico per tre pomeriggi la settimana. Non era mai successo». La crisi di questo monumento del sapere e della nostra memoria scritta, si legge a tante voci: una, è quella degli appelli che intellettuali e visitatori ogni tanto mandano ai giornali denunciando l' emergenza. «E' come se il ministero dei Beni culturali non si rendesse conto del valore che ha la Biblioteca Nazionale di Firenze» spiega Franco Contorbia, docente di letteratura e frequentatore dell' emeroteca. La più ricca collezione di giornali d' Europa si trova in parte in una sede decentrata, in un magazzino al Forte Belvedere dove non c' è nemmeno una sala di lettura aperta al pubblico e dove due volte la settimana un pulmino sale lassù con la lista delle richieste per prestiti o consultazioni da esaudire. «Il confronto con le analoghe biblioteche di Londra o di Parigi è mortificante - dice Paul Ginsborg, docente di Storia contemporanea, altro assiduo frequentatore della Nazionale - A Firenze appena entri nell' edificio avverti una sensazione di degrado che poi ritrovi, per esempio, nelle sedie rotte, nella stoffa che si lascia andare sulle sedute della sala consultazione». Oppure nelle infiltrazioni d' acqua della rotonda Magliabechiana, o nei pavimenti pieni di toppe dell' area della distribuzione, quattro piani di balconi circolari che il pubblico non vede e dove lo scorrimano in legno che, lungo le scale è incerottato con il nastro isolante, sembra una metafora della provvisorietà. I numeri raccontano il resto: «Dal ministero ci arrivano due milioni e mezzo di euro, erano il doppio soltanto cinque anni fa» spiega la direttrice. La Nazionale raccoglie per missione, tutto quello che viene pubblicato nel Paese: conserva quello che stampiamo, è la testimonianza del nostro passaggio, un villaggio di 6 milioni di libri sistemato su 120 chilometri di scaffali per capire le cose che abbiamo attraversato, la storia, la letteratura, le scienze, i pensieri, le mode, i linguaggi e la complessità del mondo. Eppure negli ultimi anni non riesce più a tenere il passo e catalogare tutti i libri che riceve. «E' una cosa gravissima - aggiunge Ginsborg, - Il personale fa il possibile, ma sono sempre di meno e non c' è un passaggio generazionale: quelli che vanno in pensione hanno un patrimonio di 40 anni di conoscenza dei fondi librari, che sanno dove mettere le mani e come esaudire le richieste dei ricercatori, non lasciano eredi per via dei tagli. Hanno grosse responsabilità i governi che hanno abbandonato la biblioteca in questo modo». Qui dove sono conservati gli autografi di Galileo, lo Zibaldone di Boccaccio, i tarocchi del Mantegna, il manoscritto di Pinocchio, 600 libri d' artista (Klee, Matisse, Picasso, Chagall...) e migliaia di pezzi unici. Altro problema, gli spazi: la biblioteca cresce di due chilometri di scaffali l' anno. L' ala nuova sarà pronta dopo l' estate e basterà per soli quattro anni, poi bisognerà avviare i cantieri in una delle vicine caserme in disuso. Intanto si tira avanti come si può, con le macchinette del caffè al posto del bar (chiuso da vent' anni) e col loggiato che dà su Santa Croce affittato, per rastrellare soldi, agli sponsor di turno, in genere per le cene del Rotary. A quelli della moda invece no: «Ci hanno detto: o rimbiancate, o per le sfilate e le feste, non ci interessa». La crisi che sta colpendo la biblioteca di Firenze non è una novità, tanti allarmi ed appelli, rimasti inascoltati, si sono susseguiti sin dagli anni '90, come dimostrano gli articoli risalenti al maggio 1996, settembre 2006 e aprile 2009 di cui riportiamo i link qui di seguito:http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/09_Settembre/18/biblioteca.shtml  http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/04/21/nazionale-in-crisi-appello-degli-studiosi.htmlhttp://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/05/25/salviamo-la-biblioteca-nazionale-di-firenze.html Speriamo che tutto questo possa essere risolto al più presto, non solo a Firenze, ma in tutta Italia ,visto la drammatica situazione in cui versano non solo le biblioteche, ma tutto il comparto della cultura italiana.Ringrazio Eugenio Maida per la segnalazione degli articoli.
Tratto da: http://www.repubblica.it/


Il museo che non c’è e i reperti nascosti di Ercolano

Il Portale del Restauro - Gio, 07/15/2010 - 10:00
Michel de Montaigne diceva “Non c’è nulla di così ingombrante, di così disgustoso come l’abbondanza”.
Sarà probabilmente un pensiero condiviso da chi, per anni, ha consentito che un tesoro archeologico di circa 4.000 reperti giacesse distribuito, parte in un caveau di banca e parte in magazzini, nella speranza di essere degnamente esposto in un museo.
E’ questa la vicenda dei reperti di Ercolano, tra cui si annoverano i celebri calchi dei fuggiaschi, la culla di legno carbonizzata, la statua in bronzo di bacco o gli antichi ori, e che attendono da ben 35 anni di prendere posto nel museo antiquarium. Questa struttura ha la peculiarità di contare due inaugurazioni, una nel 1978 e l’altra nel 1993, ma di non essere mai stata aperta al pubblico.
Gli scavi di Ercolano, che con quelli di Pompei e Oplontis sono stati tra l’altro inseriti dal 1997 nella lista stilata dall’UNESCO dei patrimoni dell’umanità, non soffrono purtroppo solo della mancata apertura dell’antiquarium: restano chiuse al pubblico anche importanti siti d’interesse come l’area delle Terme e il Teatro antico.
Visitatori e turisti da tutto il mondo si recano agli scavi con il desiderio di poter ammirare questi pezzi unici di storia antica, tanto che i siti archeologici di Pompei ed Ercolano sono secondi per numero di visite alle sole piramidi d’Egitto. Eppure, nonostante la tanta abbondanza di attrazioni e il diffuso interesse che suscitano, contribuendo inoltre non poco alla fragile economia locale, non vengono preservati e valorizzati come dovrebbero.
Tanto che nel 2008, di fronte al degrado in cui il sito versava e alla vergognosa inerzia delle istituzioni pubbliche, si fece avanti il mecenate americano, nonché proprietario del colosso informatico che porta il suo nome, David Woodley Packard. Mosso dalla filosofia per cui chi ha molta ricchezza deve in parte restituirla, con la sua fondazione, la Packard Humanities Institute, finanziò la manutenzione e il consolidamento degli scavi. Fu perciò avviato l’Herculaneum Conservation Project, nato dalla collaborazione con l’allora soprintendente di Pompei ed Ercolano, Pietro Giovanni Guzzo. Da tale unione di forze pubbliche e private, e grazie anche al Codice Urbani del 2004, che istituì i contratti di sponsorizzazione, prese il via un’importante operazione di restauro e recupero della zona.
Ad oggi però, sembra che ancora non si riescano a sbloccare le situazioni stagnanti menzionate. Gran parte delle responsabilità risiedono nella disorganizzazione della sopraintendenza ai beni culturali di Napoli, che dall’agosto 2009 si occupa di Ercolano e Pompei. Dopo un travagliato periodo, che ha visto anche il commissariamento da parte di un funzionario della protezione civile, è ora retta ad interim dall’ex segretario generale del MiBAC, Giuseppe Proietti, il quale ricopre contemporaneamente l’incarico di sopraintendente speciale di Roma e Ostia. Il che dà molto a pensare. Che non sia forse necessario l’ennesimo intervento di un privato, capace di valorizzare debitamente l’antica Ercolano? Certe fortune però capitano di rado, e non sorprenderebbe che magari si faccia avanti qualche filantropo dalle intenzioni meno nobili del Packard.
E mentre si continuano a impiegare fondi per l’inaugurazione di musei che restano chiusi, mentre si lascia che tesori dall’inestimabile valore archeologico vengano affidati ad una precaria gestione, sorge il dubbio che tanta abbondanza abbia portato a sminuito e a non tenere in debito conto ciò per cui migliaia di persone ogni anno si recano nel nostro paese: resti antichi, conservati miracolosamente sfidando l’ineluttabilità del tempo, che continuano tuttavia a giacere inermi sotto la pesante coltre della disorganizzazione degli uomini moderni.

Tratto da: http://www.tafter.it/


Record per una stampa di Munch in asta a Londra

Il Portale del Restauro - Gio, 07/15/2010 - 07:42
Record per una casa d’aste inglese ieri con una stampa di Edvard Munch del 1895, una Madonna venduta per £ 1.252.000 (1,5 milioni di euro) da Bonhams, più del doppio delle stime di prevendita, che si aggiravano intorno alle 500.000 sterline. Si tratta di una stampa litografica della Vergine Maria con un piccolo feto alla sinistra, che ha un intervento manuale, un bordo rosso brillante con degli spermatozoi, quasi a farne una cornice dipinta e un po’ di giallo. Una delle poche edizioni del lavoro colorate a mano di cui si conosce l’esistenza. Questo eccezionale rilancio ad opera di un collezionista americano, riporta in alto le quotazioni di Munch, la cui Fertilità da Christie’s a New York in maggio era andata invenduta, senza una sola offerta in sala. Bonhams è stato anche aiutato dalla sordida storia dell’immagine: il modello di Munch per la Madonna a seno nudo fu la sua amante Dagny Juel, che fu poi colpita a morte all’età di 33 anni da un altro suo amante Tblisi.
Tratto da: http://www.artsblog.it/


CALABRIA - dipinti "sigillati" e portati dalla Finanza in un caveau della Soprintendenza

Il Portale del Restauro - Mer, 07/14/2010 - 16:00
di Piero Gaeta
 
I numeri, quando sono troppo grandi, possono anche incutere un certo timore. Sicuramente fanno impressione come il sangue quando si toccano cifre iperboliche come i 330 milioni di euro, i 240 immobili sequestrati (restando all'interno del perimetro reggino) o ancora di 110 dipinti autentici – parliamo di quadri di Salvador Dalì ("Giulietta e Romeo"), Renato Guttuso ("Nudo femminile 1971"), Giorgio De Chirico ("Piazza d'Italia" e "Il burattino") e ancora dipinti di Migneco, di Cascella, di Ligabue... – che avevano trasformato la residenza di Gioacchino Campolo, in via Paolo Pellicano, in un piccolo, ma poi neanche troppo piccolo, Louvre personalissimo. Non solo videopoker, dunque, nella vita di Gioacchino Campolo ma anche un raffinato gusto per l'arte.
Tutti i dipinti sono stati "sigillati" e portati dalla Guardia di Finanza in un caveau della Soprintendenza dei Beni archeologici della Calabria. «Abbiamo avvisato la soprintendente e curerà lei stessa il trasloco delle tele. Speriamo davvero che, dopo tanti immobili restituiti per fini sociali al Comune, presto anche questi dipinti possano essere destinati ad arricchire il patrimonio culturale della città di Reggio», ha affermato il colonnello Alberto Reda, comandante provinciale delle Fiamme Gialle.
Cifre impressionanti, si diceva, che poi diventano addirittura agghiaccianti se si pensa che ci sia la fondata ipotesi che questi "numeri" possano discendere da una origine illegale che i magistrati della Direzione distrettuale antimafia sono convinti di potere dimostrare anche nei processi in corso a carico del "re dei video poker" che – secondo le risultanze investigative – era arrivato a controllare il 60% del ricco mercato delle "macchinette" delle sale giochi. «E vi basti pensare – ha spiegato il maggiore Mastrodomenico che nei due anni dell'indagine ha passato al microscopio ogni cifra presente nei bilanci delle aziende di Campolo – che il restante 40% di questo mercato se lo dividono altri 18 imprenditori».
L'operazione "Les Diables" eseguita ieri dai finanzieri su ordine della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale, che ha accolto la richiesta della Dda, ha dato conferma a quanto si diceva per le vie della città («mezza città è di Campolo, ma se vuole se la compra tutta», si mormorava sottovoce) e guardando un po' le foto degli immobili cui sono stati apposti i sigilli si vede bene che si tratta di costruzioni di assoluto pregio e tutte insistenti nel cuore della città sul corso Garibaldi e traverse limitrofe. Ma c'è anche una splendida villa a Gambarie.
Nel corso della conferenza stampa al Comando provinciale della Guardia di Finanza, il procuratore Pignatone e i vertici delle Fiamme Gialle elencando i beni e quindi le ramificazioni dell'impero del "re dei videopoker" hanno messo in risalto «la pericolosità sociale» del Campolo.
L'importanza di un sequestro di tale portata («le azioni preventive che ci sono consentite dalla nostra legislazione, che è la più avanzata in materia, sono importanti come quelle repressive», ha affermato il procuratore Pignatone) non è sfuggita all'on. Angela Napoli, "finiana doc" e componente della Commissione parlamentare antimafia. «L'imponente sequestro di beni che, ad opera del Gico e del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, è stato eseguito nei confronti di Gioacchino Campolo – ha affermato la deputata del Pdl –, sottrae a quest'ultimo, un patrimonio illecito, certamente accumulato a nome delle cosche della 'ndrangheta reggina».
«Sento di dover esprimere un grande plauso a tutto il Comando regionale calabrese della Guardia di Finanza – ha aggiunto l'on. Napoli – per l'importante attività investigativa che ha portato a questo nuovo brillante risultato. L'elenco dei patrimoni sequestrati al "re del videopoker" fa rabbrividire al pensiero di quanto ingente sia il patrimonio illecito della 'ndrangheta che, ormai da mesi, le forze dell'ordine, coordinate dalla Dda di Reggio Calabria – ha concluso la parlamentare – stanno cercando di assottigliare giorno dopo giorno».
Tratto da: http://www.gazzettadelsud.it/default.aspx


Venghino signori, venghino: ARCHEOCONDONO DA 50 EURO A PEZZO.

Il Portale del Restauro - Mer, 07/14/2010 - 14:00
Una volta dichiarato il possesso di un bene, di quel bene si è proprietari e lo si può vendere
Saldi di fine stagione. Cinquanta euro a pezzo. La proposta di legge numero 3540, depositata alla Camera dei deputati, reca come titolo «Disposizioni per il censimento e la riemersione dei beni archeologici in possesso di privati». Pagando appena cinquanta euro per «spese di registrazione e di catalogazione», chiunque possegga un reperto archeologico mai denunciato può mettersi tranquillo: verranno estinti i reati commessi. Quelli, appunto, di detenzione illegale di un bene archeologico.
Una sanatoria. Un colpo di spugna radicale su una delle piaghe che affliggono il patrimonio d´arte del paese. E che va in direzione opposta rispetto agli sforzi che si compiono per far rientrare in Italia opere trafugate ed esposte nei musei di diversi paesi. Al momento è una proposta di legge, ma sono in molti a sospettare che il vero obiettivo fosse di infilarlo nel maxi emendamento del governo alla manovra finanziaria. Finora l´operazione non è riuscita. Sollecitato da un allarme lanciato da Manuela Ghizzoni, pd, il relatore della manovra, Antonio Azzollini, pdl, ha smentito che l´archeocondono fosse fra gli emendamenti. Ieri, però, è intervenuto Fabio Granata, pdl legato a Gianfranco Fini, che ha di nuovo messo in guardia.
Tutta la vicenda è comunque misteriosa. Il testo presentato alla Camera è firmato da cinque deputati del Pdl, Giuseppe Marinello, Gioacchino Alfano, Roberto Antonione, Marco Marsilio e Gerardo Soglia. Marinello non è nuovo a iniziative del genere, essendo stato autore nel 2004 di un progetto analogo, insieme a Gabriella Carlucci. Questa proposta è sostanzialmente diversa rispetto a un altra circolata qualche giorno fa (e di cui Repubblica aveva scritto). Ed è molto più favorevole a chi possiede una ceramica attica o etrusca. Prevede infatti che, dichiarato il possesso di un bene, di quel bene si diventi a tutti gli effetti proprietario (nell´altro testo si parla di "depositario"). E che dunque quel bene possa essere venduto. D´altronde nella relazione che introduce gli articoli, si legge che fra gli obiettivi c´è quello di riavviare in Italia il mercato dell´arte e di tutelare il collezionismo, compresso da norme illiberali e da una «cultura del sospetto». Che ostacolano un diritto definito «inalienabile», quello di possedere reperti, cioè «un´espressione del gusto e della sensibilità artistica».
Stando alla proposta di legge, chiunque possegga collezioni archeologiche, anche all´estero, può comunicarlo alla Soprintendenza, la quale semplicemente prende atto. All´articolo 11 si stabilisce che «le spese di registrazione e di catalogazione sono fissate in 50 euro a pezzo» (nell´altro testo circolato si pagava il 30 per cento del valore e la Soprintendenza poteva contestare la valutazione). 50 euro si pagano anche per dieci pezzi di collezioni numismatiche. Poi, come al supermercato, ci sono le offerte: «I frammenti ricomponibili sono considerati come pezzo unico». Cioè sempre 50 euro.

Tratto da: www.repubblica.it


Riaperte le indagini sulle antichità acquisite illegalmente da musei americani

Il Portale del Restauro - Mer, 07/14/2010 - 10:00
La storia che vi stiamo per raccontare, inizia a venire a galla nel 2005, quando Marion True, la allora curatrice del reparto antichità del “Paul Getty Museum” di Los Angeles viene accusata, ed in seguito condannata, per i reati di associazione criminale e ricettazione nella compravendita di opere d’arte antiche. La donna operava contando sull’appoggio di Giacomo Medici, un trafficante a cui le autorità svizzere hanno sequestrato nel ’95 nel porto franco di Ginevra un deposito di opere rubate, reato per il quale  è poi stato condannato in Italia a dieci anni di reclusione. Dopo questa vicenda è emersa una vera e propria rete di commercio illegale di opere d’arte antiche da parte di importanti musei statunitensi, per i quali il governo italiano ha richiesto a suo tempo la restituzione in cambio della concessione in prestito di altri reperti. Nel 2007 circa 40 reperti provenienti dal Paul Getty Museum dovevano rientrare in Italia, dove erano erano stati scavati illegalmente dai tombaroli negli anni 70 e altrettanto illegalmente portati all’estero attraverso la fitta rete del commercio clandestino di opere d’arte. Fra questi citiamo il cosiddetto “Vaso di Eufronio”, vista la sua storia emblematica di reperto rubato: si tratta di un cratere attico in ceramica facente parte , fino al 2006, della collezione del Metropolitan Museum di New York, dopo essere stato trafugato nel 1971 da una tomba di Greppe Sant’Angelo a Cerveteri, ed essere stato acquistato subito dopo dal mercante d’arte svizzero Robert Hecht, che a sua volta lo aveva ottenuto da Giacomo Medici, mercante d’arte italiano. L’Italia non è l’unica meta dei commercianti d’arte senza scrupoli, ma si trova accumunata nella battaglia per la restituzione di beni archeologici illegalmente acquisiti con paesi come la Grecia e l’Egitto, paese che ha ottenuto una parziale vittoria legale con una sentenza di condanna nel 2003 emessa a carico di Frederick Schultz, un commerciante d’arte statunitense, riconoscendolo colpevole di aver acquistato antichità egiziane pur sapendole rubate. L’Italia dopo la condanna della True, ha cercato di stipulare accordi che permettessero il rientro in Italia di tutti i beni trafugati e conservati all’estero: in cambio dei beni restituiti, l’impegno a condividere, prestare e valorizzare opere di uguale rilevanza storico artistica, accompagnate dai loro contesti di scavo. Una nuova indagine della procura di Roma nel marzo 2010, vede sotto inchiesta il curatore della sezione antichità del Princeton Museum, il cinquantaseienne J. Michael Padgett. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe anche l’ex antiquario Edoardo Almagià che avrebbe venduto illegalmente almeno una ventina di opere non solo al museo della storica università americana, ma anche a quelli di Boston, Cleveland, Dallas, San Antonio, Tampa e Indiana. Si tratterebbe di una ventina di opere d’arte e gruppi di opere “venduti, donati, o prestati” da Almagià al museo di Princeton attraverso Padgett, alla fine degli anni ’90, tra i quali figurano tra gli altri alcuni frammenti di un cratere attribuito a Eufronio e un gruppo di elementi architettonici in terracotta etruschi. Ancora quindi sulla faccenda regna una grossa confusione, ma essendo l’inchiesta al livello di indagine preliminare, ci si augura che ben presto ci giungano nuove informazioni sulla esatta ubicazione e storia, di reperti archeologici che per noi rappresentano non solo degli oggetti artistici, ma anche e soprattutto testimonianze importantissime della nostra civiltà.Alice Ughi

Tratto da: http://www.newnotizie.it/


Un restauro "aperto" per la Galleria di Milano

Il Portale del Restauro - Mer, 07/14/2010 - 07:00
Il passaggio nel salotto pubblico più famoso d'Italia sarà garantito durante i lavori grazie a cesate e passerelle trasparenti Alla fine dell'estate 2011 la Galleria Vittorio Emanuele tornerà ai suoi antichi fasti, grazie al restauro conservativo dei mosaici, dei fregi e dei lucernari che decorano la sua pavimentazione. Dopo una lunga fase istruttoria la giunta Moratti ha dato il via libera oggi al progetto per il recupero del Salotto. Anche se la delibera lascia ancora aperta la strada a una possibile sponsorizzazione dell'intervento, il Comune ha deciso di farsi interamente carico dei circa 2 milioni necessari al restauro, visto che i bandi per la ricerca di finanziatori privati sono finora andati deserti. Tramontata l'ipotesi di serpentine per riscaldare i dehors. Il restyling del salotto partirà all'inizio del 2011 e dovrebbe concludersi in sette mesi. «Stabiliremo un cronoprogramma dettagliato - assicura l'assessore ai Lavori pubblici Bruno Simini -, cercando di rendere l'intervento il più veloce possibile e condivideremo il piano degli interventi con i commercianti in modo tale da eseguire i lavori senza pregiudicare la fruizione del salotto». Le opere per il restauro della pavimentazione a mosaico della Galleria Vittorio Emanuele II e dei portici del palazzo settentrionale e meridionale prevedono una spesa pari a 1.970.000 euro. "Quello in Galleria - annuncia Simini - sarà un 'cantiere evento' con cesate e passerelle trasparenti che permetteranno ai passanti di seguire da vicino le fasi e le tecniche di lavorazione". "La Galleria - conclude Simini - è un fiore all'occhiello della nostra città che merita di essere valorizzata al meglio; i restauri non possono più aspettare".   Tratto da: http://www.architetto.info/index.php


Cesena - Dagli scavi emergono antiche tombe

Il Portale del Restauro - Mar, 07/13/2010 - 18:24
Nove sepolcri di epoca romana affiorano durante i lavori per la realizzazione delle fondamenta del nuovo centro Conad di Ponte Abbadesse

Nove antichi sepolcri di epoca romana sono affiorati durante gli scavi per la realizzazione delle fondamenta del nuovo centro Conad di Ponte Abbadesse; una è stata quasi del tutto scoperta, di altre 8 emergono le tracce evidenti. 
Il ritrovamento ha richiamato sul sito gli archeologi del gruppo Techne, un’azienda privata, convenzionata con la Sovrintendenza dei beni archeologici di Bologna, che con un delicato e paziente lavoro di spatola, hanno delineato un’area di 10 metri per 10, profonda non più di 50 centimetri (segno che le ruspe, in questo spazio agricolo, non sono mai andate tanto in profondità) che si rivela una piccola necropoli.
“Si tratta, presumibilmente - dice la presidente di Tecne, Laura Belemmi che, insieme al sindaco Paolo Lucchi ha guidato sul cantiere i giornalisti delle testate locali - di sepolture databili tra il II° e il  IV° secolo dopo Cristo. All’interno delle tombe, le classiche cappuccine realizzare con tegole, ci sono infatti delle salme, secondo l’abitudine acquisita nei primi secoli dopo Cristo. Se dovessimo trovare delle incenerazioni la cronologia potrebbe scendere ulteriormente”.  Tombe “povere”? Sepolture attigue a qualche luogo di culto? ”Ancora non lo sappiamo - dice Laura Belemmi - non sono emersi corredi funerari o altri particolari. Si può già dire però che non sembrano tombe di personaggi di rilievo in quanto queste trovavano collocazione lungo le strade principali della città, la via Emilia ad esempio, e qui siamo lontani del nucleo centrale di Cesena”. 
Corredi o no il luogo è attentamente sorvegliato da telecamere per scoraggiare che volesse regalarsi un souvenir vecchio di due secoli.  Le tombe saranno tutte svuotate, prelevate,catalogate e messe a disposizione del museo archeologico della città. Le salme non torneranno a riposo: saranno studiate attentamente per verificare se siano in grado di rivelare qualcosa in più della vita dei cesenati di duemila anni fa. Per giovedì prossimo è annunciata la visita della dottoressa Monica Miari, responsabile della Sovrintendenza per l’area Romagnola. Il cantiere del Conad è ampio ben 20 mila metri quadri e non sono esclusi altri ritrovamenti interessanti. ”Faremo il nostro dovere - commenta Panzavolta  - così come abbiamo fatto a Castrocaro dove il nostro sito ha rivelato la presenza di 10 tombe”.

Tratto da: http://www.romagnanoi.it/


Veduta di Roma di Turner venduta al prezzo record di 35,5 mln euro

Il Portale del Restauro - Mar, 07/13/2010 - 14:00
Il dipinto del pittore romantico inglese Joseph M. W. Turner e' stato battuto all'asta a Londra alla cifra record di 29,7 milioni di sterline, pari a 35,5 milioni di euro. Ad aggiudicarsi l'opera, intitolata "Modern Rome - Campo Vaccino", e' stato il J Paul Getty Museum di Los Angeles, che ha sbaragliato gli altri cinque contendenti lanciando la propria sensazionale offerta cinque minuti dopo l'inizio delle contrattazioni.Realizzata nel 1839 al termine della visita di Turner a Roma, la tela raffigura una veduta mozzafiato della citta' eterna dalla cima del Campidoglio. L'acquisto e' avvenuto ieri sera presso la casa d'aste londinese Sotheby's, ed e' stato confermato oggi dal museo di Los Angeles. "Questo acquisto e' uno dei piu' grandiosi della storia del Getty Museum", ha dichiarato il suo direttore David Bomford. "I dipinti di Turner raramente entrano nel mercato, e le sue condizioni assolutamente perfette lo rendono il quadro al cospetto della quale tutte le altre opere di Turner saranno giudicate". "Turner e' semplicemente il il piu' grande pittore britannico del 19esimo secolo e occupa un posto unico e centrale nella storia dell'arte", ha dichiarato Scott Schaefer, curatore dei dipinti del Getty Museum, dove sono custodite altre tre tele dell'artista inglese considerato dalla critica un precursore dell'impressionismo. Per il vice presidente di Sotheby's David Moore-Gwyn l'opera "mostra l'artista ai suoi massimi livelli e, per i collezionisti, e' completa da tutti i punti di vista - qualita', condizioni magnifiche, provenienza e valore di mercato". Fino a ieri, il prezzo record per un dipinto di Turner era detenuto dall'opera "Giudecca, La Donna della Salute e San Giorgio", che raffigura una vista di Venezia, venduta per 20,5 milioni di sterline (24,5 milioni di euro) durante un'asta nell'aprile del 2006.
Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Si riapre in Svezia il giallo sull'Arrotino Lanfranchi, attribuito a Michelangelo

Il Portale del Restauro - Mar, 07/13/2010 - 10:00
 La scultura in pietra esposta al pubblico per la prima volta dopo 120 anni all'Eriksbergshallen di Goteborg. Una scheda di Flavia Zisa, archeologa e storica dell'arte antica, riprende l'attribuzione tradizionale ''scuola o fattura di Michelangelo'' ma l'opera nel corso dei secoli è stata attribuita anche ad altri artisti. Si riapre il giallo su una scultura in passato attribuita a Michelangelo ed esposta al pubblico, fino al 15 agosto in Svezia in occasione della mostra 'And there was light. The masters of the Renaissance' (E luce fu. I maestri del Rinascimento), che presenta opere di Leonardo, Raffaello e dello stesso Michelangelo. L'opera, di cui dà notizia la stampa svedese sottolineando la nuova attenzione degli studiosi, è identificata come l''Arrotino Lanfranchi', anticamente ricordata a Pisa come ''fatta dalli scalpelli di Michel'Angelo'', riscoperta in Inghilterra ed ora esposta al pubblico per la prima volta dopo 120 anni all'Eriksbergshallen di Goteborg.Si tratta di una versione in pietra della golfolina (cioè delle antiche cave che si trovano sull'Arno, sotto la Villa Medicea di Artimino, nel comune di Carmignano) della scultura in marmo dell''Arrotino' (copia romana del I sec. a.C. da un originale ellenistico), conservata agli Uffizi, spiega il professor Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci, uno dei curatori della mostra di Goteborg.

La scultura era ricordata nel 1751 a Pisa in Palazzo Lanfranchi (oggi sede dell'Archivio di Stato) da Pandolfo Titi. Nel 1878 divenne di proprietà di Francesco Masi come opera ''di scuola o fattura di Michelangelo'' e successivamente fu trasferita nella villa di Capannoli, che nel 1939 divenne proprietà Gotti-Lega. L'allora soprintendente Nello Tarchiani suggerì come autore dell'Arrotino il nome del Montorsoli o di Baccio da Montelupo.

Alla metà degli anni Settanta, quando l'opera fu dispersa, il critico d'arte Alessandro Parronchi annotò la presenza dell''Arrotino Lanfranchi' nel mercato antiquario romano e propose come autore il nome del Giambologna o del Tacca. L'opera in mostra a Goteborg è presentata da una scheda di Flavia Zisa, archeologa e storica dell'arte antica, docente alla Facoltà di Archeologia dell'Università Kore di Enna, che ne ricostruisce le vicende, riprendendo l'attribuzione tradizionale ''scuola o fattura di Michelangelo'' (ovvero alla cerchia del Buonarroti o allo stesso maestro).

''La statua dell'Arrotino manca del naso e di due dita della mano destra. A prima vista la cosa mi incuriosiva: il fatto che mancasse del naso e di altre parti poteva essere un espediente per conferire all'opera un aspetto più antico'', ha detto la professoressa Flavia Zisa, secondo la quale la scultura mostra agli studiosi e al pubblico ''i molteplici riferimenti allo stile di Michelangelo, in particolare le forme anatomiche, fino all'apparato decorativo che ricorda quello della figura di Lorenzo nelle Cappelle Medicee a Firenze''.

Durante le sue ricerche, Zisa ha scoperto un testo del 1751 che parla di alcune sculture in pietra sui monumenti pisani. Più precisamente in una descrizione di Palazzo Lanfranchi l'autore, Pandolfo Titi, scrive che durante i lavori di costruzione del palazzo, Michelangelo Buonarroti lavorò a una statua dell'Arrotino, copia di un originale classico, presente nella Tribuna della Galleria de' Medici, ovvero agli Uffizi.

''Sono incline a pensare che la statua nata dallo scalpello di Michelangelo, fatta in pietra della Golfolina, tira fuori meglio la morbidezza della carne … e dopo ha rappresentato una bella figura di Arpia per una fontana...'', scriveva il Titi.

Anche per Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci e direttore artistico della mostra svedese, ''non ci sono dubbi sul fatto che la scultura dell'Arrotino sia la statua di cui parlava il Titi''. La descrizione di quest'ultimo appare corretta quando si riferisce alla grigia pietra della Golfolina, il grande masso menzionato anche da Leonardo da Vinci nel Codice Leicester in una gola dell'Arno nel comune di Carmignano.

Vezzosi pensa che ''ulteriori ricerche e confronti sulla scultura dell'Arrotino, finalmente esposta, e sul suo contesto d'origine porteranno a significative riscoperte''. Palazzo Lanfranchi fu venduto nel 1827 senza le due statue dell'Arrotino e dell'Arpia, che furono prima mostrate nel Museo del Bargello nel 1888 e poi finirono, separatamente, sul mercato antiquario.

La statua dell'Arpia (di autore imprecisato nel testo settecentesco di Titi) fu attribuita al Tribolo (collaboratore di Michelangelo e grande artefice nei giardini medicei) e fu presentata in diverse esposizioni a Palazzo Strozzi. Diversa fu invece la sorte dell'Arrotino, di cui fu autorizzata l'esportazione e finì dimenticato all'estero, fino alla recente riscoperta in Inghilterra. Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


L'ultimo calice di Cleopatra

Il Portale del Restauro - Mar, 07/13/2010 - 09:25
Un cockatil mortale. Un miscuglio di oppio e piante velenose. A causare la morte della celebre regina di Egitto Cleopatra nel 30 a.C. non sarebbe stato il famoso aspide dei libri di storia ma una pozione di veleni. La rivoluzionaria e suggestiva ipotesi è di uno storico tedesco, Cristoph Schaefer dell'università di Trier.
Il suo studio ha riscosso grande successo, diventando un documentario per la televisione pubblicca Zdf. Schaefer sostiene che la versione tradizionale della morte dell'ultima regina d'Egitto "contrasta con il carattere di Cleopatra una donna bellissima che - così pensa lo storico - difficilmente avrebbe accettato una morte lenta e straziante, capace di sfigurarle il volto, come quella che provoca il veleno dell'aspide. Schaefer, che già nel 2006 ha scritto un libro sulla vita di Cleopatra, per le sue ricerche si è basato anche sugli antichi testi medici ad Alessandria d'Egitto ed ha intervistato esperti di serpenti velenosi, secondo i quali il morso dell'aspide avrebbe lasciato segni evidenti su tutto il corpo di Cleopatra e l'avrebbe uccisa nell'arco di molti giorni.
"Ma la regina voleva conservare la sua bellezza anche dopo la morte e sapeva quali sarebbero state le conseguenze del morso del serpente. Per questo probabilmente scelse invece un mix di oppio e piante velenose (la cicuta e l'aconito napello) per togliersi la vita rapidamente, senza soffrire, e mantenendo la sua mitica bellezza. A sostenere l'ipotesi di Schaefer è il tossicologo tedesco Dietrich Mebs, esperto di veleni. Secondo Mebs i sintomi che si verificano dopo un morso di serpente velenoso sono molto sgradevoli, e includono vomito, diarrea e insufficienza respiratoria. Cassio Dione, storico romano che scrisse 200 anni dopo la morte della regina, ha descritto la morte di Cleopatra come tranquilla e indolore, incompatibile con un morso di cobra, spiega il tossicologo: "Il veleno del serpente avrebbe infatti causato una dolorosa e deturpante morte”: in quel caso, il corpo di Cleopatra sarebbe stato paralizzato e lei, pienamente cosciente, avrebbe provato dolori strazianti".
E poi ci sono anche altri elementi: “Il problema principale con qualsiasi morso di serpente sono gli effetti imprevedibili, perché il veleno dei serpenti è altamente variabile. La quantità di veleno in un morso potrebbe essere insufficiente per suicidarsi. Perché correre il rischio di sopravvivere con questi sintomi sgradevoli?”, si chiede Mebs. Per difendersi, un serpente velenoso è infatti capace di mordere una vittima senza iniettare il veleno. È il cosiddetto dry bite, e permette di non sprecare veleno su una vittima troppo grande per essere mangiata.
Risultato, secondo i ricercatori, facilmente più ottenibile con una miscela di veleni, i cui disaggi e gli effetti erani ben noti agli Egizi: “Gli antichi papiri mostrano che gli Egizi conoscevano i veleni, e un papiro dice che Cleopatra li provò veramente”, sostiene Schaefer ritiene, in accordo con Mebs, che la regina si suicidò con un cocktail di droghe fatto di oppio, Aconitum e cicuta. A quei tempi, spiegano, era noto che un tale mix avrebbe causato una morte piuttosto indolore in poche ore. L’oppio avrebbe infatti agito come analgesico, la cicuta avrebbe paralizzato il sistema nervoso fino alla morte per insufficienza respiratoria, mentre l’Aconitum è una pianta estremamente tossica.
"Una tale miscela avrebbe potuto tecnicamente funzionare - dice Alain Touwaide, un’autorità internazionale per quanto riguarda le piante medicinali dell’antichità - tuttavia non era per niente comune mischiare veleni vegetali ai tempi di Cleopatra”. La parola fine, forse, potrebbe arrivare solo da un'analisi forense sul copro della regina, se mai un giorno verrà trovato. Solo così, secondo Touwaide si potrà "risolvere il mistero della sua morte”.
Tratto da: www.ancienttime.it


Roma si sbriciola? Alemanno: «Tutte le metropoli hanno problemi di manutenzione»

Il Portale del Restauro - Mar, 07/13/2010 - 07:00
 di Antonia Bordignon«Tutte le aree metropolitane, New York compresa, hanno grandi problemi di manutenzione, anche quando non hanno grandissimi reperti archeologici e storici come Roma». Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha risposto commentando quanto pubblicato ieri dal New York Times online, in un articolo dal titolo: «Roma si modernizza, mentre il suo passato si sbriciola. L'articolo elenca le grandi opere moderne che vengono progettate e costruite nella Capitale, mentre il patrimonio storico sta andando, nel frattempo, in malora.
Roma è una città che si è candidata a capitale dell'arte contemporanea con l'inaugurazione a fine maggio, di due importanti strutture: il Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, progettato dall'archistar Zaha Hadid (150 milioni di euro) e il nuovoMacro, realizzato dalla francese Odil Decq (20 milioni di euro). Ed è la stessa città dove lo scorso marzo è crollato un soffitto della Domus Aurea di Nerone e, un mese dopo, un pezzo di Colosseo.L'architettura contemporanea potrebbe essere per Roma il simbolo e il motore di una nuova identità creativa e diventare, con un sviluppo ben guidato, un complemento del glorioso passato della capitale. Ma i cambiamenti non sono facili. Basta ricordare le polemiche sull'Ara Pacis, il muro con la teca di vetro, progettato alcuni anni fa dall'architetto americano Richard Meier, definito dall sindaco Gianni Alemanno«uno sfregio alla città» e dal critico d'arte Vittorio Sgarbi «un cesso inverecondo». Il Maxxi ha avuto una accoglienza migliore, come indica la massa di visitatori, 74mila, nel primo mese di apertura. Ma un conto è far funzionare un museo, un altro, invece, gestire lo sviluppo di una grande città che ha raggiunto ormai 3 milioni e settecento mila abitanti, in gran parte residenti fuori dal centro storico. I problemi di Roma non possono, certo, essere risolti da poche archistar che disegnano pochi edifici nuovi. Ma come bilanciare il vecchio e il nuovo? E' un dilemma che a Roma si ripete. Basta pensare al nuovo centro congressi in costruzione all'Eur, in acciaio e vetro, «La Nuvola», progettato dall'architetto Massimiliano Fuksas. Un enorme spazio in periferia che include, da un lato, l'antico museo preistorito etnografico Luigi Pigorini, gloriosa eredità degli anni Trenta, e dall'altro, le torri progettate da Renzo Piano, lo stesso architetto del Parco della Musica. La zona dove è stato costruito il museo Pigorini non è mai decollata e ora in mezzo a quel nulla nasce il nuovo centro congressi, con l'intenzione di promuovere la vita culturale e sociale alla periferia di Roma. E' un primo passo nella giusta direzione, ma come finirà?E' difficile credere nei nuovi progetti, se si pensa che, nel frattempo, il grande patrimonio storico della Capitale viene trascurato o cade a pezzi. Il quotidiano americano ricorda il surreale caso Domus Aurea di Nerone, aperta al pubblico, chiusa, nuovamente riaperta, ancora chiusa nel 2008. Lo scorso marzo era crollata una parte di soffitto di circa 60 metri quadrati della volta di una delle gallerie Traianee che si trovano all'interno della casa di Nerone. A maggio il Colosseo: alcuni frammenti di malta di calce, mezzo metro in tutto, si sono staccati dal monumento simbolo di Roma, rompendo la rete di protezione. Non ci sono stati incidenti solo perchè erano le sei del mattino e la struttura era ancora chiusa al pubblico C'è una paralisi totale, come spiega l'archeologa Fedora Filippi riferendosi alla Domus Aurea. «E' tutto bloccato. Abbiamo problemi specifici nel sito della Domus Aurea, è vero, ma sono problemi italiani». A questo proposito il quotidiano cita un dato significativo: un paese come l'Italia, dove la cultura è una risorsa fondamentale, lo Stato destina a questa voce solo o 0,21% del proprio Bilancio, un quinto della Francia. Ed è tutto incluso: teatri, cinema, mostre, musica, musei. Senza scordare le esigenze di manuntenzione di centinaia di siti storici, per i quali non è mai stato elaborato un piano generale di mantenimento. L'Italia è un enorme sito archeologico, immerso nel caos amministrativo, con città e regioni in lotta tra loro per ottenere finanziamenti, con pochi ingegneri e archeologi qualificati. La situazione è aggravata dal fatto che negli ultimi 12 o 13 anni il Paese ha smesso di investire in cultura.Scarsa lungimiranza. Come dimostra il caso pietoso della Domus Aurea, i politici tendono spesso a sostenere solo i progetti che promettono un immediato ritorno politico, senza pensare in modo un pò lungimirante al futuro. Vedi il Maxxi: la sua realizzazione ha richiesto dieci anni, durante i quali sono cambiate ben tre amministrazioni comunali, sono stati spesi decine di milioni di euro, in gran parte assorbiti dalla realizzazione dell'edificio e ora il museo dovrà funzionare con i pochi fondi rimasti. Un mancanza di previdenza che accumuna il vecchio e il nuovo, induce molto scetticismo e ispira una battura finale all'articolo del New York Times. «Questa è Roma, certe cose sono eterne».

Tratto da: http://www.ilsole24ore.com/


Premio Letterario "Merck Serono"

Il Portale del Restauro - Lun, 07/12/2010 - 18:46
SCIENZA E LETTERATURA A "EDWARD O. WILSON E GABRIELE MILANESI" 
8° PREMIO LETTERARIO MERCK SERONO 

                                            Martedì 13 luglio a Roma la cerimonia di premiazione
Roma, xx giugno 2010 - Uno scienziato di fama internazionale, Edward O. Wilson, che, nel suo “La Creazione”, lancia un appassionato appello alla tutela della biodiversità; un esperto di biotecnologie, Gabriele Milanesi, che, nel saggio “I Geni Altruisti” offre una visione aperta e fiduciosa della scienza e dei suoi attori principali, sfatando una serie di pregiudizi e facendo chiarezza sull’impatto reale dell’applicazione delle tecniche dell’ingegneria genetica a medicina, agricoltura ed ambiente.
Sono questi i vincitori dell’ottava edizione del Premio Letterario Merck Serono.
Secondo la giuria del Premio, composta da autorevoli rappresentanti del mondo della scienza, della letteratura e del giornalismo, questi autori sono riusciti a compiere quella contaminazione tra cultura scientifica e cultura umanistica che costituisce l’obiettivo primario dell’iniziativa promossa dall’Accademia delle Biotecnologie Merck Serono.
“Sebbene siamo quotidianamente a contatto con i risultati concreti della ricerca scientifica, la scienza è spesso vissuta come qualcosa di altro, di lontano, materia per pochi eletti – racconta Paolo Grillo, Direttore Relazioni Istituzionali di Merck Serono S. p.A. ed ideatore del Premio – Emerge quindi la necessità di rendere la conoscenza scientifica accessibile a tutti e di stimolare nel pubblico l’interesse ad interrogarsi su temi complessi che sono alla base dello sviluppo, della crescita e del cambiamento nella nostra società. La sfida consiste nel rendere semplici temi e linguaggi troppo spesso incompresi o vissuti come distanti, reintegrando quindi la scienza e la percezione che di essa si ha nel quotidiano, come parte naturale della vita dell’uomo”.
I vincitori saranno premiati a Roma, martedi 13 Giugno a Villa Miani. A consegnare i riconoscimenti illustri esponenti del mondo scientifico e di quello della cultura tra i quali il Prof. Leonardo Santi (Presidente Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri), lo scrittore e poeta Franco Marcoaldi, la scrittrice Patrizia Carrano, il Prof. Carlo Alberto Redi (Prof. ord. zoologia e biologia dello sviluppo, Univ. di Pavia e membro dell’Accademia dei Lincei), il Prof. Bruno Dallapiccola (Direttore Istituto CSS Mendel).
Nella stessa cornice saranno premiati anche i giovani vincitori de La Scienza Narrata, concorso dedicato agli studenti delle scuole superiori di Roma, Milano e Torino. Nel corso dell’anno, i ragazzi hanno partecipato a laboratori di scrittura creativa a sfondo scientifico condotti da personaggi di spicco del mondo della scienza e della letteratura, finalizzati alla realizzazione di racconti da mettere in gara in un concorso finale.Ai giovani partecipanti è stato chiesto di comprendere la scienza come qualcosa di così vicino alle loro vite, tanto da poterne parlare in un racconto, al pari dell'amore o dei problemi adolescenziali. Un laboratorio finalizzato a sviluppare nei giovani il senso critico, la curiosità, la creatività, ma anche in grado di aprirli alla modalità di un pensiero complesso che possa favorire l’accoglienza della diversità e una cultura dell’integrazione.
Informazioni più complete sul Premio Letterario Merck Serono, sulla sua storia e sulle altre iniziative ad esso collegate sono reperibili sul sito www.premioletterariomerckserono.it.
Ufficio stampaHF Conventionufficiostampa@hfconvention.euAlessia Salvatori   3477866507Valentina Caprara 3934789553

I Vincitori dell’8° Premio Letterario Merck SeronoEdward O. Wilson, biologo ed entomologo di Harvard, decano degli studi sulla biodiversità terrestre è riconosciuto come la più importante autorità scientifica al mondo su questa materia. Dopo decenni di studi sugli insetti sociali e dopo aver lungamente acceso il dibattito biologico con la sua proposta di applicare la teoria dell’evoluzione ai comportamenti sociali, provocatoria per alcuni, Wilson si dedica ormai da vent’anni ad una appassionata e documentata difesa della biodiversità minacciata da attività umane nocive, attraverso la EO Wilson Biodiversity Foundation. Nella sua opera “ La Creazione”, che rinnova profondamente l’invito alla tutela della biodiversità, Wilson ha scelto la singolare forma di una lettera indirizzata a un immaginario uomo di chiesa, nella speranza che religione e scienza, "le forze più potenti nel mondo di oggi", possano incontrarsi "al di qua della metafisica" per salvare il futuro della vita sulla Terra. 
Gabriele Milanesi, specialista di Biochimica e Biologia Cellulare, affianca da anni l’attività scientifica e accademica a quella di divulgatore su giornali e riviste. E’ ordinario di Biologia molecolare presso la facoltà di Medicina dell'Università di Milano, ha iniziato la sua carriera scientifica con Luca Cavalli-Sforza all'Università di Pavia e ha lavorato in seguito per molti anni all'estero in prestigiose università e centri di ricerca. Esperto di biotecnologie, è stato per nove anni direttore della rivista «Biotec» e ha fatto parte del Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie. Con la sua opera “I Geni Altruisti” Milanesi ha deciso di porre rimedio alla mancanza di consapevolezza pubblica in materia di genetica. Il risultato di questa decisione è un testo scorrevole e rigoroso, che illustra i principi fondamentali della genetica e l’impatto reale, al di là di ogni tentazione scandalistica, delle tecnologie moderne applicate alla medicina e alla vita.


Cosenza, recuperato ed esposto “Trionfo d’Amore” di Mattia Preti

Il Portale del Restauro - Lun, 07/12/2010 - 14:00
 Il “Trionfo d’Amore” di Mattia Preti torna alla pubblica fruizione. Il dipinto, appartenuto a collezioni private italiane e straniere, rientrato in Italia, passando per il mercato antiquario, è stato affidato in custodia giudiziale alla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, in seguito a recenti indagini per il recupero dell’opera condotte dal Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale dei Nuclei di Torino e Cosenza. La tela sarà esposta nella Galleria nazionale di Cosenza, dove andrà ad aggiungersi al considerevole nucleo di opere del Cavalier Calabrese, già in mostra. Nella conferenza stampa, che avrà luogo a Cosenza a Palazzo Arnone mercoledì 14 luglio alle 11, Fabio De Chirico, soprintendente Bsae della Calabria e i capitani Guido Barbieri, comandante del Nucleo Tpc di Torino, e Raffaele Giovinazzo, comandante del Nucleo Tpc di Cosenza, tracceranno le fasi salienti dell’azione che ha reso possibile l’arrivo dell’opera nella città calabrese e sarà presentata la manifestazione prevista per giovedì 15 luglio alle 19,30 nella Galleria nazionale di Cosenza, in occasione dell’esposizione al pubblico dell’imponente dipinto. Nel corso della conferenza stampa Giorgio Reda, direttore del Conservatorio di Musica Stanislao Giacomantonio di Cosenza e gli attori Francesca Gariano e Francesco Aiello della Compagnia Libero Teatro illustreranno, rispettivamente, i commenti musicali e recitativi che completeranno la serata.
La tela, che documenta le forti influenze neovenete nell’attività di Mattia Preti intorno al quinto decennio del Seicento, propone un’eccellente trattazione del tema dell’Amor omnia vincit. La complessa struttura iconografica suggerita dal committente, l’abate Antonio degli Effetti, nobile erudito e collezionista d’arte della Roma barocca, mostra al centro della scena Cupido con occhi bendati mentre incede vittorioso sul carro trionfale, incurante delle conseguenze procurate dai suoi dardi nella circostante moltitudine di coppie sopraffatte dalla passione amorosa, un corteo sconfinato di personaggi biblici, mitologici, epici, di filosofi e letterati che testimonia la resa della ragione e della forza all’ineluttabile potere dell’amore. L’opera sarà esposta nell’ala ovest di Palazzo Arnone, in una sala appositamente dedicata, adiacente ai nuovi spazi espositivi che hanno da poco accolto la ricca collezione di dipinti di Banca Carime. L’allestimento, in linea con i moderni criteri museali già adottati, asseconda l’esigenza di un’efficace comunicazione e valorizzazione del dipinto, prevedendo quinte sceniche in pvc, pannelli didattici e proiezioni video. Tratto da: www.ilvelino.it


Atene, Istanbul, Marrakech Sicilia culla dell'arte mediterranea

Il Portale del Restauro - Lun, 07/12/2010 - 11:56
Prende il via il progetto "Others". Porta per la prima volta le Biennali di Istanbul e Atene a Catania, e quella di Marrakech a Palermo. Ne nasce un viaggio ideale sulle rotte dell'arte del Mare Nostrumdi LAURA LARCAN
 

Un viaggio ideale sulle rotte del Mediterraneo per scoprire la creatività più scalpitante e febbrile, nuova e non certo convenzionale o folcloristica di tre suggestive città, Marrakech, Istanbul e Atene. Lo offre l'ambizioso progetto espositivo "Others: sguardi mediterranei sull'arte contemporanea" ideato e curato da Renato Quaglia, direttore del Riso, Museo d'Arte Contemporanea della Sicilia, che prenderà il via dal 10 luglio al 28 novembre. Others, gli "altri" sono gli artisti, le mostre, le opere  -  ma anche i punti di vista - più interessanti e intriganti proposti dalle tre Biennali del Marocco, Turchia e Grecia, trasportati "materialmente" per la prima volta in Sicilia con un percorso espositivo che si articola a Palermo tra Palazzo Riso e la Galleria d'arte moderna, e Catania alla Fondazione Puglisi Cosentino. Una "navigazione" che vuole setacciare tre realtà del Mediterraneo e tre universi culturali, con l'ambizione di svelarne l'anima più contemporanea, scriverne le differenze ma anche individuarne le affinità elettive. Quello che è certo, è che il fil rouge che spicca tra le tre Biennali è la meditazione sulla società di oggi, nel bene e nel male, tra critica e nostalgia, impegno e provocazione.
LE IMMAGINI


In questo singolare e affascinante tour, partiamo dal Riso, che nelle sue splendide sale di un'aura così profondamente palermitana, nelle fattezze barocche e allo stesso tempo così devastate dal tempo, sfilano i video, film, tele, sculture installazioni di ventisei artisti selezionati per la III Biennale internazionale d'arte di Marrakech curata dal critico marocchino Abdellah Karrou (con un'appendice ospitata alla Gam). Il benvenuto al pubblico viene offerto subito dall'installazione "Gwang Ju-Marrakech", che l'artista irlandese Seamus Farrel porta nel cortile a cielo aperto del palazzo, tutto giocata sull'incastro funambolico di portiere di macchine quasi a costruire un catartico girotondo celebrativo del senso del viaggio, capace di consumare le distanze da un luogo all'altro. Con lui, si possono conoscere anche artisti di talento come Batoul S'Himi (col suo pianeta disegnato a terra con la cenere), Yto Barrada, Patricia Esquivias, Sofia Aguir. E per l'inaugurazione del 9 luglio l'artista, musicista e scrittore egiziano Hassan Khan eseguirà un concerto dal titolo "The Big One". Da non perdere, poi, alla Galleria d'arte moderna la videoinstallazione dell'inglese Isaac Julien che è un suo personale sguardo sulla Sicilia: è qui infatti che tre anni fa ha girato le immagini che oggi appaiono veicolate su tre schermi lasciando sfilare la spettacolare e tragica spettacolarità della natura e della storia siciliana, con scenari e monumenti che giocano un ruolo metaforico ed esistenziale. Tutto sullo sfondo della storia di un uomo che tra sogni e speranze fa la scelta estrema di abbandonare il suo paese, l'Africa, e di vivere l'esperienza di un viaggio attraverso il Mediterraneo.
A Catania, le sale di Palazzo Valle accolgono la Biennale di Istanbul, giunta lo scorso anno alla undicesima edizione, la più antica delle tre. In tutto sono ventisei gli artisti selezionati dal Collettivo tutto al femminile WHW , What, How & for Whom (al secolo Ana Devic, Natasa Ilic, Sabina Sabolovic e Ivet Curlin) che a suon di installazioni, performance, videoarte, fotografia, invitano il grande pubblico a riflettere sul ruolo chiave che dovrebbe giocare l'arte sulla scena mondiale a livello sociale. Un orizzonte impegnato, critico, agguerrito, per nulla sereno e pacato, quello della Biennale della città sul Bosforo che torna a citare Bertolt Brecht e la sua "Opera da tre soldi", stuzzicando il pubblico col dilemma paradossale ma emblematico in un'epoca di crisi "What happens ti the hole when the cheese is gone? (Cosa accade al buco quando il formaggio è finito?). Opere che indagano le condizioni delle donne in Turchia, come la splendida "Tukish Report 09" della croata Sanja Ivekovic, che assembla un murale con diecimila fogli di carta rossa formato A4 sui quali si legge una relazione sui diritti al femminile. Ma l'impegno si legge anche nell'egiziana Anna Boghiguian che porta cinquanta illustrazioni create per i famosi poemi del poeta turco Cavafy, frutto di una profonda ricerca nella storia della sua Istanbul. E nei disegni e video di Jinoos Taghizadeh, l'artista iraniana che ha sofferto la censura nel suo paese.
Più poetica e visionario, con un pizzico di provocazione è l'anima della Biennale di Atene, guidata da un altro collettivo XY (alias Xenia Kalpaktsoglou, Poka Yio e Augustine Zenakos). A condensarne il senso, è la scultura "Monument for the Unknown Hooligan" di Em Kei, che a mo' di memoriale sfodera un mezzobusto incappucciato, simbolo di una nuova genesi perversa di eroe. E ancora, si possono apprezzare i lavori di Lydia Dambassina, Electronic Voice Phenomena, Peter Dreher, John Bock. Fino al nostro designer-architetto Ettore Sottsass scomparso tre anni fa.
Notizie utili  -  Biennale di Marrakech a Palermo, dal 10 luglio al 28 novembre 2010, Palazzo Riso
Corso Vittorio Emanuele, 365. Orari: ore 10-20 da martedì a domenica, 10-22 giovedì e venerdì, chiuso il lunedì. Tel. 091.320532. Gam, Via Sant'Anna, 21, orari: ore 9.30 -18.30 da martedì a domenica. Chiusura il lunedì. tel. 091 8431605
Biennali di Istanbul e Atene a Catania, dal 9 luglio al 7 novembre 2010, Fondazione Puglisi Cosentino, Palazzo Valle Via Vittorio Emanuele, 122. Orari: ore 10- 13.30 e 16.00 - 19.30 da martedì a domenica, sabato chiusura serale alle ore 21.30
Chiusura il lunedì. tel. 095 7152118.


Tratto da: www.repubblica.it


Sulle tracce dei coloni greci

Il Portale del Restauro - Dom, 07/11/2010 - 17:25
Ciò che convinse i coloni greci di Thera, nel VII sec. a.C., e prima ancora i fenici, a fondare sulle coste libiche le loro nuove città fu certamente una ricchezza territoriale a dir poco accattivante e capace di possibilità di sviluppo, a livello economico e commerciale. Probabilmente è ancora lo stesso fascino che ci conduce oggi a ripercorrere le orme di quei primi uomini che fondarono su queste coste importanti città quali Cirene, Sabratha, Leptis Magna.
È soltanto da pochi anni che la Grande Jamahiriya (ovvero la Repubblica Araba Libica Popolare Socialista) ha riaperto le porte al turismo, che essenzialmente è rivolto ai siti archeologici del paese e all’incantevole deserto. Con un volo diretto Roma-Tripoli, inizia il nostro tour dalla Tripolitania con le meraviglie di Sabratha, riconosciuta patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO (insieme con Cirene, Leptis Magna, Ghadames, e l’Akakus).
SabrathaLe rovine dell’antica città romana non possono non trasmettere un’atmosfera abbagliante grazie al gioco di colori che si svolge tra l’aranciato delle rovine in pietra calcarea, la sabbia, il blu del mare e l’azzurro terso del cielo.
Il percorso si articola tra le terme, il foro, il mausoleo di Bes che svetta al di sopra delle nostre teste e termina, oltre le mura bizantine, con quella che è l’attrattiva più spettacolare di questo sito, il teatro. Costruito tra il 175 e il 200 d.C., presenta ancora perfettamente visibili, grazie alla ricostruzione filologica avvenuta per volere di Italo Balbo, governatore della Libia negli anni Trenta, un frons scenae alto 25 m e diviso in tre nicchie semicircolari da un duplice ordine di colonne, differenti tra loro per tipo (tortili, scanalate, lisce), e per materiale (marmo sinodico, marmo bianco a strisce, granito nero, in successione dal primo al terzo ordine).
Incantevoli anche i rilievi che ornano il palco, tra cui spiccano le raffigurazioni delle maschere teatrali, col sorriso satirico della commedia e con la smorfia tipica della tragedia, e uno con scena di un’opera teatrale che benché non decifrata, permette al visitatore di calarsi a pieno all’interno di quelle che dovevano essere le kermesse antiche. Non risulta difficile, in questo contesto, sentire echeggiare nell’aria versi dei testi recitativi latini giunti da Roma.
Tratto da: http://www.ancientimes.info/


Segesta svela i suoi antichi insediamenti

Il Portale del Restauro - Sab, 07/10/2010 - 14:00
Le scoperte sono continue ed importanti. Segesta si svela essere sempre di più scrigno di insediamenti archeologici. Gli ultimi sono emersi di recente, il ritrovamento di una casa rupestre che è venuta alla luce durante i lavori relativi alla strada di collegamento fra il piazzale Posto di ristoro e il Teatro Antico.
Si tratta dei lavori di scavo coordinati dai Beni archeologici della soprintendenza di Trapani e realizzati dall'impresa Presti di Terme Vigliatore, scavi finanziati per oltre 142 mila euro.
Rossella Giglio, dirigente dei Beni archeologici, conferma che si tratta di strutture verosimilmente riconducibili ad una abitazione rupestre arcaica, dopo la scoperta è stato predisposto un piccolo cantiere di scavo archeologico lungo la strada che collega il piazzale posto di ristoro Teatro Antico. La dottoressa Giglio si è dichiarata molto soddisfatta della scoperta, «che arricchisce ancora una volta le conoscenze della Segesta arcaica». «Sarà possibile nei prossimi giorni verificare meglio l'importante scoperta - dice - grazie all'esame da parte degli archeologi degli ambienti della casa e delle strutture; i lavori comunque - ha assicurato - proseguono celermente per consentire al pubblico di raggiungere comodamente il teatro antico per assistere agli ormai prossimi spettacoli teatrali».
Poco tempo fa altre importanti novità sono emerse dagli scavi archeologici a Segesta, condotti sempre dalla soprintendenza con la Scuola Normale Superiore di Pisa, con la direzione del professor Carmine Ampolo e della professoressa Cecilia Parra.
L'assessore regionale dei Beni Culturali, Gaetano Armao, aveva espresso compiacimento per gli ottimi risultati della ricerca archeologica, che aveva permesso di definire completamente la rimessa in luce della grande Agorà di Segesta, nel piazzale utilizzato come sosta per la visita al teatro.
Tratto da: http://www.patrimoniosos.it/index.php


CON METAL DETECTOR SCOPRE TESORO DI 52MILA MONETE ROMANE

Il Portale del Restauro - Sab, 07/10/2010 - 13:00
Uno dei piu' grandi tesori di monete romane e' stato trovato in un campo nei pressi di Frome, nel Somerset, Inghilterra sud-occidentale. Un uomo, con il suo metal detector ha trovato in un barattolo a meno di mezzo metro sotto terra 52mila pezzi risalenti al III secolo dopo Cristo.
  "Il metal detector ha emesso un segnale buffo", ha raccontato Dave Crisp, l'autore della scoperta. "Ho rimosso un po' di argilla e mi sono trovato di fronte al tesoro di monete", ha aggiunto in una intervista alla Bbc. Secondo gli esperti le monete potrebbero essere state usate per una offerta religiosa ed il loro valore equivarrebbe a quattro anni di paga di un legionario romano. Una parte del tesoro sara' esposto al British Museum fino a meta' agosto. 
Tratto da: http://www.agi.it/


Le Notti dell’Archeologia. Dal 10 al 31 luglio

Il Portale del Restauro - Sab, 07/10/2010 - 10:00
I quindici musei archeologici della Fondazione Musei Senesi saranno animati da aperture serali, eventi, conferenze e spettacoli imperdibili. Tornano le Notti dell’archeologia, un ricco programma di appuntamenti organizzati in orari inediti per offrire un modo originale e avvincente di riscoprire la storia millenaria delle Terre di Siena. I quindici musei archeologici della Fondazione Musei Senesi organizzano un fitto calendario che dal 10 al 31 luglio prevede aperture notturne di musei, parchi e aree archeologiche, ma anche conferenze, laboratori, visite guidate, spettacoli e trekking.
La manifestazione – promossa dalla Regione Toscana, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Associazione dei Musei Archeologici Toscani con la collaborazione dei comuni del territorio e dell’Università degli Studi di Siena – è giunta alla sua decima edizione e propone interessanti iniziative, rivolte ad un pubblico di tutte le età, su tutto il territorio regionale.  In particolare nei musei archeologici senesi sarà possibile conoscere i grandi archeologi che hanno contribuito in maniera determinante alla scoperta dei magnifici tesori archeologici delle terre di Siena.
Il Museo Archeologico “Ranuccio Bianchi Bandinelli” di Colle Val d’Elsa, il Museo Archeologico e della Collegiata di Casole d’Elsa, il Museo Archeologico di San Gimignano e il Museo Santa Maria della Scala di Siena uniti in un unico progetto, dedicano mostre e conferenze alla singolare personalità del marchese Bonaventura Chigi Zondadari, uomo politico e appassionato archeologo dell’ultimo quarto dell’800.
Al Parco Archeologico e Tecnologico di Poggio Imperiale di Poggibonsi, il 17 luglio a partire dalle ore 19, sarà ricordato il grande Riccardo Francovich, ”fondatore” dell’archeologia medievale in Italia e promotore dello stesso Parco Archeologico della Fortezza, tramite una serie di eventi e un incontro conferenza dove interverranno Marco Valenti dell’Università di Siena e Luca Rugi, già sindaco di Poggibonsi.
A Murlo, l’Antiquarium di Poggio Civitate dedica una mostra a Kyle M. Phillips, archeologo americano che ha diretto, a partire dal 1966 e per quasi vent’anni, gli scavi di Poggio Civitate con scoperte entusiasmanti;  saranno proposte inoltre una serie visite guidate agli scavi, una proiezione di filmati sull’archeologia nel suggestivo spazio del museo e sabato 31 luglio andrà in scena la rappresentazione teatrale Edipo e la Pizia di Lucia Poli.
Una serie di visite guidate, escursioni alla necropoli di Poggio Pinci ed una mostra al Museo Civico Archeologico e d’Arte Sacra di Palazzo Corboli di Asciano, racconteranno la figura dell’archeologa Anna Talocchini, a cui si devono le prime regolari attività di ricerca nel territorio, mentre a Buonconvento presso il Laboratorio Accessibilità Universale sarà possibile visitare la mostra itinerante Vietato non toccare.
Il Museo Archeologico del Chianti Senese di Castellina in Chianti analizza invece la figura dell’archeologo Luigi Adriano Milani, a cui si deve la scoperta del tumulo di Montecalvario, mentre a Castelnuovo Berardenga, presso il Museo del Paesaggio, e ai Musei di Montalcino sarà celebrata la figura dell’archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli con una serie di iniziative e aperture notturne, tra cui si segnala sabato 10 luglio, in collaborazione con la famiglia Boscu Bianchi Bandinelli, una visita guidata alla Villa di Geggiano, residenza senese di Bandinelli.
A Siena, presso il Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università degli Studi di Siena, fino al 30 settembre sarà possibile visitare la mostra documentaria I Grandi Archeologi: la costituzione delle collezioni universitarie, con l’opportunità di visite guidate. Infine, in Val di Chiana, il Museo Civico Archeologico di Sarteano e il Museo Civico la Città Sotterranea di Chiusi – in collaborazione con il Museo  Archeologico Nazionale chiusino – propongono  mostre, conferenze, visite guidate, proiezioni di filmati documentari, laboratori didattici e molto altro ancora, attorno alla figura di Guglielmo Maetzke, indimenticato Soprintendente archeologico della Toscana e autore di tanti fortunati scavi nella nostra regione.  A Cetona, al Museo Civico per la Preistoria, una mostra, conferenze e aperture notturne analizzano gli scavi condotti nel territorio dall’archeologo Umberto Calzoni, mentre al Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano Terme si inaugurerà, tra le altre iniziative, una mostra su Doro Levi – illustre archeologo, Soprintendente alle Antichità d’Etruria e poi direttore per quasi trent’anni della Scuola archeologica italiana di Atene – che nel 1933 condusse numerosi scavi nel territorio di Chianciano. In ultimo, a Montepulciano il Museo Civico e Pinacoteca Crociani propone per venerdì 16 luglio una conferenza dal titolo Dal passato al futuro: prima, durante e dopo la ricerca archeologica. Consulta il sito Scarica il programma Tutti gli  eventi dell’Estate 2010Informazioni:
Tel: 0577 530164
Fax: 0577 227352

Tratto da:  http://www.tafter.it/


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