Notizie dal mondo dell'arte

Nuove scoperte dal restauro della Vergine delle Rocce

Il Portale del Restauro - Mar, 07/20/2010 - 11:00
Si parla ancora di Leonardo da Vinci. Concluso il progetto di restauro durato 18 mesi per riportare all’antico splendore la Vergine delle Rocce, la prima rivelazione dice che il maestro toscano dipinse il quadro da solo e non, come si era pensato finora, con l’aiuto di altri pittori. Il dipinto, una versione successiva di quello esposto al Louvre di Parigi, sembra che non sia stato completamente finito. Il processo di pulizia ha rivelato dettagli a lungo nascosti sotto uno strato di vernice applicata tra il 1948 eil 1949 e da allora in via di degradazione. Questo restauro approssimativo aveva ridotto consistentemente la sottile ombreggiatura dell’immagine, in particolare le aree più scure. Il restauro ha dunque rivelato che le diverse parti del dipinto sono state completate in tempi diversi, con la mano dell’angelo appena abbozzata e le principali figure quasi finite.
Tratto da: http://www.artsblog.it/


Inaugurata la mostra "Arte Sacra nel Real Palazzo di Caserta"

Il Portale del Restauro - Mar, 07/20/2010 - 08:00

di  RENZO DE SIMONE
Inaugurata oggi lunedì 19 luglio alle ore 12, nella Sala dei Porti all’interno degli Appartamenti Storici della Reggia di Caserta la mostra “Arte Sacra nel Real Palazzo di Caserta”.
Si tratta di opere d’arte sacra e destinate ad un utilizzo di tipo liturgico databili dal XIII al XIX secolo, in parte di pertinenza della stessa Reggia e in parte provenienti dal territorio di competenza della Soprintendenza.
L'effetto dell'esposizione, allestita in continuità degli appartamenti ferdinandei, caratterizzati da una iconografia profana e da un gusto riconducibile ad una temperie sospesa tra Rococò e Neoclassico, è decisamente e volutamente straniante. Come logo della mostra - che presenta numerosi inediti e alcune interessanti scoperte - è stato prescelto un particolare di uno dei dipinti esposti, una Annunciazione, coronamento di un polittico cinquecentesco della chiesa dell'Annunziata di Limatola attualmente visibile nella cappella del castello dei Gambacorta, sempre a Limatola, recentemente restaurato ed aperto al pubblico.
Tra le altre opere esposte: un preziosissimo cofanetto proveniente dalla Collegiata di Santo Stefano di Galluccio, decorato con placchette che raffigurano i cavalieri crociati di un medioevo guerriero e fantastico, donato da papa Giulio II; un quadro, finora sconosciuto, patrimonio della Congrega del SS. Rosario di Sessa Aurunca, di mano del grande Francesco Solimena (la firma e la data sono venute fuori durante i lavori di restauro che hanno interessato la tela); una grande tavola dipinta, dei primi anni del sec. XVI e di straordinario interesse, raffigurante l’Assunzione della Vergine, dal 1874 facente parte del patrimonio della Reggia casertana ma forse proveniente dalla soppressione, agli inizi dell’Ottocento, del convento di San Francesco a Folloni di Montella.
Una particolarità di questa mostra: non è ordinata con parametri cronologici. Inoltre nelle stesse sale convivono opere d’epoca e copie, o riproposizioni, ottocentesche di antichi dipinti, saggi del pensionato di studio di pittori accademici, alunni del Reale Istituto di Belle Arti. Questi ultimi a partire dal 1813, per un periodo di quattro anni, a spese del sovrano, venivano inviati a Roma per studiare da vicino i capolavori degli antichi e sviluppare il loro talento; ogni anno, a compimento del loro corso di studi, dovevano inviare a Napoli un dipinto, saggio dei progressi effettuati, che diveniva di proprietà Reale.
La mostra è stata realizzata autarchicamente, con personale interno all’Amministrazione e praticamente a costo zero per il Ministero dei Beni Culturali con l’apporto scientifico e gratuito di alcuni studiosi esterni, (tra questi quello di Lucia Portoghesi autorevole esperta nel restauro e nello studio dei tessuti e del costume che si è occupata di alcuni paramenti provenienti dalla Cappella Palatina della Reggia), nonchè il contributo, per la realizzazione dei supporti didattici della società “Il Castello di Limatola” di Stefano e Luigi Sgueglia, e la generosa offerta dell’editore Ernesto Paleani di Ancona per la stampa del piccolo catalogo della mostra.

Tratto da: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html


Quel record sprecato alle Scuderie Troppo breve la mostra del Caravaggio

Il Portale del Restauro - Lun, 07/19/2010 - 22:22

Con la media quotidiana di visitatori mai raggiunta da una mostra italiana (5.088), l'esposizione al Quirinale avrebbe superato ogni primato, ben oltre le effettive 582 mila presenze. Ma l'aver voluto presentare solo opere certe di Michelangelo Merisi, l'artista più richiesto, ha costretto ad avere una mostra di soli 114 giorni. Inutile il tentativo di una proroga di due settimane. Successo per l'esordio delle mostre al Maxxi. Fra Roma e Milano oltre 400 mila visitatori per Hopper.
di GOFFREDO SILVESTRI

 



Incredibile, ma "Caravaggio" non ha battuto tutti i primati delle mostre in Italia. Nella notte (ore 22) del 13 giugno la mostra delle Scuderie del Quirinale dedicata ai 400 anni della morte di Michelangelo Merisi che non potrà mai più essere ripetuta (o avvicinata), ha chiuso con un risultato di assoluto valore europeo: 582.577 visitatori. Un risultato che all'Azienda speciale Palaexpo che l'ha prodotta insieme a Mondomostre, non davano per scontato tanto che qualcuno dovrà presentarsi con una bottiglia di champagne per aver perso una scommessain assoluto la mostra d'arte più visitata a Roma e la mostra di arte antica più visitata in Italia , ma non è la mostra d'arte in assoluto più visitata. Ed ha avuto meno visitatori della mostra di archeologia, "I faraoni" di Palazzo Grassi, che detiene il primato dei visitatori negli ultimi dieci anni. Ma tutti questi mancati primati assoluti hanno una spiegazione molto semplice, banale, il numero dei giorni di apertura al pubblico rispetto alle altre mostre: appena 114 giorni, dal 20 febbraio al 13 giugno, un numero condizionato dal tipo di dipinti esposti, solo Caravaggio certi, cioè l'artista che è più difficile ottenere in prestito dai grandi musei perché dal catalogo raro (64, forse 65-66 opere), e l'artista più richiesto dai visitatori. Infatti non ha avuto successo il tentativo di una proroga di due settimane.

Il primato assoluto di cui il "Caravaggio" romano deve andare più fiero è la media quotidiana dei visitatori ("disumana" ai fini di un godimento umano dei dipinti). ? la media finale di 5.088 visitatori che significa un incremento del 14,1 per cento sulla media della prima settimana (che era già un primato assoluto). Con una simile media finale, a parità di numero di giorni di apertura, "Caravaggio" avrebbe sbaragliato ogni mostra. Nessuna altra esposizione si avvicina ad una simile media.

La mostra d'arte più visitata in assoluto in Italia, "L'impressionismo e l'età di Van Gogh" (2002-2003), uno dei "miracoli" di Marco Goldín che fecero scoprire Treviso, ha avuto 602.415 visitatori con una media di 3.937. Ma i giorni di apertura sono stati 153 cioè il 34,2 per cento in più rispetto a "Caravaggio". Un'altra mostra di Goldín, "Gauguin-Van Gogh. L'avventura del colore nuovo" a Brescia fra 2005 e 2006, ha avuto 541.547 visitatori con una media di 3.540 sempre dopo 153 giorni. Un'altra mostra , "Gonzaga. La celeste galeria. Il museo dei duchi di Mantova" a Palazzo Te e Palazzo Ducale nel 2002-2003, ha avuto una media di 3.961 in 131 giorni, con 518.933 visitatori.

Quanto ai "Faraoni" del 2002-2003, di Palazzo Grassi "in epoca Fiat", i visitatori sono stati 619.478, ma in 297 giorni, una durata abnorme di quasi dieci mesi, cioè un numero di giorni maggiore del 160,5 per cento rispetto al "Caravaggio" romano. Una durata che ha superato altre due mostre storiche di archeologia di Palazzo Grassi, "I celti la prima Europa" (da marzo a dicembre '91) per i quali l'allora ufficio stampa accredita 800 mila visitatori, ma in circa nove mesi. E "I fenici" nel 1988, con oltre 750 mila visitatori, ma in oltre sette mesi di apertura.

E allora vediamo la carriera di "Caravaggio". A Roma è la prima in assoluto perché non possono essere prese in considerazione le mostre che si svolgono al Colosseo, il monumento che ogni giorno ha 10-15 mila visitatori e non distingue i visitatori delle mostre e del monumento. A Roma "Caravaggio" ha superato la mostra che nel dicembre '99 ha inaugurato le Scuderie: i cento capolavori dell'Ermitage (573.753 visitatori in 170 giorni, con una media quotidiana di 3.375). E c'è da dire che i 582.577 visitatori di "Caravaggio" sono 582.577 visitatori più o meno paganti, ma paganti, grazie alla "tabula rasa" su omaggi, inviti di qualsiasi tipo (in una città come Roma abituata all'invito perenne), di cui il presidente dell'Azienda speciale Palaexpo-Scuderie, Emmanuele Francesco Maria Emanuele, ha detto di voler fare una battaglia pronto viceversa ad andarsene. Neppure i giornalisti si sono salvati dal "tritatutto". Al massimo "esibendo regolare tessera stampa in biglietteria" hanno avuto uno sconto del 40 per cento.

Voler fare una mostra di soli 24 Caravaggio inattaccabili (l'idea è stata di Claudio Strinati, la cura della mostra di Rossella Vodret e Francesco Buranelli, una scelta che qualche critico, non il pubblico, ha considerato conservatrice e che ha sterilizzato studi e ricerche), ha esposto la mostra ad una serie di compromessi con collezioni e musei per precedenti o contemporanei impegni delle opere. Così il "Riposo durante la fuga in Egitto" della Doria Pamphilj ha lasciato la mostra il 22 marzo per essere esposto a Genova in una mostra organizzata dalla Doria Pamphilj. La "Flagellazione di Cristo" è arrivata da Napoli il 14 aprile al termine della mostra "Ritorno al Barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli". A Pietroburgo, all'Ermitage, il 9 maggio è tornato il "Suonatore di liuto". Il "Bacco", il "Sacrificio di Isacco" e l'"Amorino dormiente" sono tornati a Firenze il 16 maggio per "Caravaggio e caravaggeschi a Firenze" in corso agli Uffizi e alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti dal 22 maggio al 17 ottobre. Il 6 giugno è uscita la "Conversione di Saulo" della collezione Odescalchi. Viceversa, il 27 aprile, è arrivato dalla Borghese il "San Giovanni Battista". Ma questo via vai di opere non ha influito sull'interesse dei visitatori. Qualsiasi mostra che metta nel titolo Caravaggio, anche con pochi o pochissimi dipinti, anche contestabili dal punto di vista dell'attendibilità, anche con la scusa del confronto e della discussione, è una mostra che il pubblico visita. E per questo aumentano le responsabilità di chi organizza mostre su Caravaggio.

Per questo vale la pena di vedere "Caravaggio e caravaggeschi a Firenze" fino al 17 ottobre, agli Uffizi e alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Oltre agli otto Caravaggio (fra cui due proposte di attribuzioni) fa scoprire Firenze come "capitale caravaggesca", seconda solo a Roma, grazie ad artisti italiani e stranieri e all'innamoramento della corte dei Medici per la naturalezza caravaggesca. La mostra inizia agli Uffizi (la "Medusa" vale il viaggio), ma purtroppo i visitatori della galleria non sono distinti dai visitatori della mostra e quindi non possono essere presi in considerazione dati i numeri "milionari" dei visitatori abituali. Per la parte della mostra alla Palatina, dopo 16 giorni la media supera mille (1.061) con un totale complessivo di 16.983 visitatori.

A Roma, sarà celebrato anche il giorno della morte di Michelangelo Merisi, quel 18 luglio 1610 nell'ospedaletto di una confraternita di Porto Ercole. Sarà la "Notte del Caravaggio" come la sta organizzando la soprintendente Rossella Vodret. Inevitabile il luogo prescelto, la Galleria Borghese che sarà aperta dalle 19 alle 24. Ci saranno cinque dei Caravaggio della Borghese mentre il "San Giovanni Battista", uno dei dipinti che Michelangelo Merisi portava nell'ultimo viaggio, sarà a Porto Ercole. Ospiti a Roma il "Narciso", la "Giuditta" e il "San Giovanni" della Corsini. Si spera di poter avere "La buona ventura" della Capitolina. Per i Caravaggio nelle chiese ci sarà una illuminazione particolare (a San Luigi dei Francesi, Santa Maria del Popolo, Sant'Agostino).

Il Maxxi di Zaha Hadid, il museo nazionale delle arti del XXI secolo (arti visive e architettura), , con le prime quattro mostre, ha ottenuto una media da Biennale veneziana: 2.235 dopo dieci giorni. Le mostre sono "Spazio. Dalle collezioni di arte e architettura del Maxxi". "Gino De Dominicis: l'immortale". "Luigi Moretti architetto. Dal razionalismo all'informale" e "Kutlug Ataman. Mesopotamian Dramaturgies": l'artista turco con otto opere video sul rapporto Oriente-Occidente, modernizzazione-tradizione, globalizzazione-culture locali. Bisognerà avere la conferma se il successo dei primi giorni è "vera gloria". In ogni caso il Maxxi è un pezzo di alta architettura dirompente "che vale il viaggio".
Il 13 giugno si è conclusa al Museo della Fondazione Roma la prima grande mostra italiana di Edward Hopper che con la collaborazione del Whitney Museum di New York, del Comune di Milano, Arthemisia ha portato a Milano e Roma. I visitatori romani (206.342) hanno leggermente superato quelli milanesi (202.127), con una media finale di 1.749. Un totale complessivo di 408.469 visitatori, considerato un "primato per una mostra del Novecento, di un artista americano tra i meno facili".

Tratto da: www.repubblica.it


Frammenti di vita quotidiana in mostra a Milazzo

Il Portale del Restauro - Lun, 07/19/2010 - 16:07
  di Massimo Tricamo
Già riaperta ai turisti, nonostante non sia stata ancora inaugurata, la mostra denominata «Frammenti di quotidianità nella città murata – rinvenimenti fortuiti di epoche diverse», allestita dalla Società Milazzese di Storia Patria nella Sacrestia del Duomo antico.
Si tratta di un’esposizione permanente di preziosi reperti rinvenuti perlopiù nel triennio 2003/05 entro il perimetro murario della cittadella fortificata, una nutrita serie di rinvenimenti che alcuni soci del sodalizio (Enzo Giuffrè, Giovanni Lo Presti e Massimo Tricamo), coordinati dall’intelligente e sapiente guida di Carmelo Fulco, studioso dell’archeologia milazzese, hanno pazientemente raccolto in superficie senza scavare un solo metro di terra e con la previa autorizzazione degli enti preposti.
La mostra – allestita in collaborazione col Comune di Milazzo e la Sovrintendenza ai BB. CC. e AA. di Messina ed aperta ancor prima dell’inaugurazione per soddisfare le esigenze dei turisti che in questi giorni numerosissimi visitano il Castello – raccoglie qualche centinaio di antichissime monete databili tra l’età greca e gli anni più recenti del Regno d’Italia (tra gli esemplari più preziosi la moneta mamertina raffigurante il Dio Adranos, risalente al III sec. a. C., ed il Trifollaro normanno di Ruggero I coniato nell’XI sec.), fischietti e pipe in terracotta, bottoni di indumenti civili e militari, proiettili, pietre focaie, ditali, medagliette devozionali ed una serie infinita di frammenti di stoviglie che testimoniano millenni di vita quotidiana all’interno della cittadella fortificata: un patrimonio notevole, un evento culturale senza precedenti che, senza alcun onere per le casse comunali, ha straordinariamente arricchito il percorso di visita all’interno del complesso monumentale.
Tra i reperti in mostra anche la riproduzione dell’orribile «Gabbia di Milazzo», terribile strumento penitenziario oggi custodito presso il Museo Criminologico di Roma.
Già allestita nel 2005, sotto la direzione di Girolamo Fuduli, la mostra, nata quale esposizione temporanea e divenuta via via permanente, viene oggi riproposta dopo la chiusura, durata oltre un anno e mezzo, dovuta ai recenti lavori eseguiti all’interno del Castello.
Il nuovo allestimento, promosso e curato dai soci Enzo Giuffrè e Massimo Tricamo, che si sono avvalsi della fattiva e generosa collaborazione della sig.ra Maria Fabio, guida turistica in servizio al Castello, offre pannelli espositivi rinnovati che condensano diversi anni di ricerche, illustrando anche le date e le iscrizioni visibili lungo le mura del Castello e mostrando ai visitatori i luoghi, è il caso della galleria di contromina del bastione delle Isole, oggi esclusi dal circuito di visita.
La mostra, primo nucleo dell’auspicato Museo della Città Murata, da allestire in uno dei numerosi vasti ambienti recuperati nel corso dei recentissimi lavori, è aperta durante gli orari di visita al Castello. L’ingresso è gratuito.
Tratto da: www.blogsicilia.it


Roma, quando Andrea Bregno giocava a fare il Michelangelo

Il Portale del Restauro - Lun, 07/19/2010 - 15:00
Donatello, Andrea Bregno, Buonarroti, legati dalla "passione" per l'antico, rivalutato nella forma moderna ed esaltato nel nuovo modo di sentire l'arte e la cultura nel Rinascimento. Bregno, uno scultore sconosciuto al pubblico, ma che ha riempito le più importanti chiese di Roma (e la Sistina), di opere sue e della potentissima bottega. Uno dei casi più singolari e difficili della storia dell'arte, dallo stile ancora problematico. Una grande mostra sulla scultura del Quattrocentodi GOFFREDO SILVESTRI
 

La scultura del Quattrocento a Roma. Finalmente la mostra che solleva il velo su di un periodo quanto mai complesso. Rinviata dal 2009, con un budget ridotto di due terzi (a 400 mila euro), con le opere passate da 75 a 30, insomma un "calvario" per curatori e organizzatori (anche se il numero ridotto delle opere, di grande qualità, appare ai nostri occhi un pregio che dovrebbe essere più spesso perseguito dalle mostre). Ecco la mostra che fa scoprire al pubblico uno scultore sconosciuto al pubblico che ignora di essere  letteralmente circondato nelle più importanti chiese di Roma e del Lazio (e nella Sistina), da opere sue e della potentissima bottega. Andrea Bregno (1418-1503), lombardo di Osteno in Val d'Intelvi, che a Roma dove morì passò più di quarant'anni, cioè circa metà della vita. Grande artista, grandissimo progettista e "componitore" di monumenti, imprenditore con le qualità pratiche dei lombardi, protagonista quasi monopolista per altari, monumenti funerari, tabernacoli, cibori, portali, pilastrini, decorazioni architettoniche. Bottega ed artisti vicini ad Andrea, per i quali vale la denominazione di "Scuola Romana".
LE IMMAGINI 1

Un "dominatore assoluto", ma senza dimenticare l'affermazione di Claudio Strinati condivisa da molta critica, per il quale il caso di Andrea Bregno "è uno dei più singolari e difficili di tutta  la storia dell'arte rinascimentale". Perché soprattutto all'inizio dell'attività deve essere giudicato in base ad opere certamente "plausibili, ma comunque poco o mal documentate". Tanto che nonostante le nuove conoscenze  "il riconoscimento del suo stile rimane problematico". Non rimane che una "corretta e rigorosa indagine filologica, con continui confronti e riferimenti".
Un Andrea Bregno "punto di congiunzione" fra Donatello, di cui Andrea aveva conosciuto a Padova l'opera rivoluzionaria nell'altare della basilica del Santo che aveva preso "avvio e carattere" proprio da Roma e dall'arte antica. E Michelangelo, che sarà a Roma alla fine del Quattrocento-inizio Cinquecento e che  avrà modo di conoscere le opere antiche esposte e la raffinata collezione di Andrea nella abitazione sul Quirinale, fra cui il "Torso del Belvedere" ora nei Musei Vaticani. Donatello, Andrea Bregno, Michelangelo, tutti e tre legati dalla "passione" per l'antico, tema dominante del Quattrocento. Quella forma antica "rivalutata" dagli artisti umanisti insieme a quella moderna esaltata da Michelangelo quella appunto del Rinascimento. E il titolo della mostra è infatti "La forma del Rinascimento", fino al 5 settembre nel Museo nazionale di Palazzo Venezia. Sotto l'egida del Comitato nazionale Andrea Bregno, organizzata dalla soprintendenza speciale  per il patrimonio storico-artistico e il polo museale di Roma diretta da Rossella Vodret, a cura di Strinati e di Claudio Crescentini, storico dell'arte della soprintendenza del Comune di Roma (vai all'intervista). Comitato scientifico internazionale.
Il catalogo è un volume scientifico di 414 pagine da meditare, al massimo livello degli studiosi italiani e stranieri, densissimo, concepito per la mostra come era prevista e per svelare il mondo della scultura a Roma nella seconda metà del Quattrocento. I tanti filoni di ricerca da approfondire con artisti ingiustamente trascurati (per esempio Luigi Capponi) e con botteghe del tutto diverse dalle botteghe di pittura, basate sulle specializzazioni e sul concetto di integrazione delle parti. Per la mostra realizzata c'è una guida di 43 pagine, tutte e due della Rubbettino editore.
Sculture e statue sono tutte riunite (ad eccezione di una) in due sale di Palazzo Venezia, vaste come terme romane. L'architetto Eugenia Cuore della soprintendenza ha collegato le opere della prima sala con leggerissime sagome metalliche come di un antico giardino. Il colpo d'occhio evoca la galleria dei marmi di un principe rinascimentale. Più difficile da interpretare la collocazione di una sola opera al fondo della gigantesca sala delle Battaglie. Forse una scelta per far apprezzare senza inquilini la sala restaurata dopo trent'anni. O una progressiva scoperta dell'altorilievo di marmo (32 per 38 cm, scolpito per otto cm), dal Settecento attribuito a Michelangelo e mai prima esposto in mostra. O per apprezzarlo senza distrazioni. O per apprezzare al meglio il sottofondo musicale.
L'opera è il rilievo della testa di un giovane "Vento marino" nell'atto di soffiare, denominato "Eolo", ma con una forzatura osserva Cesare Panepuccia che ha studiato a lungo il rilievo (finora trascurato). Si tratta infatti di un giovane mentre Eolo è il dio dei venti. Quanto ai dubbi su Michelangelo, Panepuccia ha ricostruito la possibile committenza Capranica-Porcari attraverso i vari contatti col maestro e il "Cristo risorto" per Santa Maria sopra Minerva. Il "Vento" è stato custodito per cinque secoli nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Capranica Prenestina e ora è al  Museo diocesano prenestino di arte sacra a Palestrina.  Della stessa chiesa di Capranica c'è un "Leone" di marmo alto 96 cm, opera del 1520,  assegnato a Michelangelo e ad artista michelangiolesco. Un "Leone" seduto sulle zampe posteriori e le fauci spalancate, scolpito da un antico blocco che faceva parte di una imponente trabeazione, probabilmente del I secolo avanti Cristo, inizi del I dopo  Cristo (rilevabile da tre lettere incise). Un "Leone" dalla doppia carriera. Quella ufficiale di "reggistemma" retto con le zampe anteriori, in origine dei Capranica, scalpellato quando subentrarono i Colonna. E quella di "acquasantiera": un uso durato vari secoli se lo strofinamento delle mani è riuscito a limare i canini della fiera.  
La galleria dei marmi è inaugurata da un bronzo "che vale il viaggio", opera di Donatello negli anni Cinquanta del Quattrocento. Una testa di cavallo, alta 187 cm e lunga 87 cm, concepita per il gruppo che il re di Napoli Alfonso d'Aragona voleva collocare nell'arco trionfale di Castel Nuovo, in competizione con i monumenti dell'antichità. Ispirato al gruppo del Marco Aurelio che era ancora nei pressi della piazza di San Giovanni in Laterano, studiato da Donatello a Roma all'inizio del Quattrocento. Un animale fremente, in forte atteggiamento dinamico come dimostrano le pieghe del collo, forse con una zampa alzata. Bocca spalancata, potente dentatura, pelle percorsa da una "rete" di vene quanto mai naturali, turgide sotto lo sforzo. Vasari riferisce che è tanto bello che molti lo credono antico.  Il progetto non andò in porto per la morte del re e di Donatello. La testa è detta "Testa Carafa" perché da Firenze fu inviata, con la mediazione di Lorenzo dè Medici, a Napoli, a Diomede Carafa, consigliere di Alfonso, abile politico, umanista e amante d'arte.   
Di  fronte alla testa del cavallo è la testa-ritratto in gesso color ocra del Gattamelata, l'"originale modello preparatorio della testa bronzea" del celeberrimo monumento equestre realizzato a Padova da Donatello  fra 1447 e 1453 sulla piazza della basilica del Santo. La testa esprime tranquilla potenza, ma forse nasconde un sentimento che un condottiero non può rivelare: l'invidia per quel cavallo che minaccia di essere più imponente del suo monumento. 

Per la prima volta "in maniera unitaria" è esposto il nucleo delle sculture del "grandioso monumento" funebre in marmo di papa Paolo II Barbo, una delle tante vittime della distruzione dell'antica basilica di San Pietro, realizzato nel 1475-1477. Secondo il Vasari superava "per ricchezza di ornamenti e di figure  le sepolture di tutti gli altri pontefici". Smantellato nel 1606 ebbe complicati trasferimenti e rimontaggi, ed ora è nell'Ottagono di San Basilio della Fabbrica di San Pietro, quasi mai visto dal pubblico. Un ritorno a casa considerando che il veneziano Pietro Barbo, il papa umanista, collezionista di antichità, era stato il committente del Palazzo di Venezia. Autori del monumento "culmine progettuale della Scuola Romana", sono artisti affermati di pari altissima dignità, Mino da Fiesole e Giovanni Dalmata (Ioannes Duknivuch). In mostra sono due stemmi con quattro statue di evangelisti e di due angeli. Impresssionante la resa dei manti degli evangelisti: come veli impalpabili quelli di Mino, come masse dinamiche quelli di Giovanni Dalmata.  
Accanto è la figuretta slanciata (altezza 133 cm), di un San Giovannino in marmo bianco attribuito a Michelangelo e datato a prima del gennaio 1493. Lo copre una pelle di cammello, parzialmente nella parte posteriore, stretta alla vita con un nodo. La capigliatura è compatta e riccioluta, il volto di un giovanetto che sta parlando, non il Battista del deserto. La mano destra sul petto sta indicando una Croce, l'"Agnus Dei" del sacrificio.
Il San Giovannino proviene  dal Museo di arte sacra della chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, con spostamenti fra chiesa, sotterranei, edicole, sacrestia (fu anche dorato nel 1567 e tracce di colore sono ancora rilevabili, nel Seicento fu dotato di una sottile croce metallica come attributo). Per la sua bellezza  San Filippo Neri lo fece spostare in convento. Per quasi cento anni fu collocato sopra la porta della sacrestia dove, pure "in alto e al buio", nel 1958 fu notato da Roberto Longhi che lo attribuì a Michelangelo.  
Quanto il San Giovannino è giovane e leggero, il Battista di Andrea Bregno del 1480 circa (altezza un metro) è figura compatta. Barbuto e dalla folta chioma, pelle di cammello e mantello, l'eremita del deserto. Anche lui sta parlando, nello stesso atteggiamento di indicare una Croce. Proviene  dal museo del santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano.
Notizie utili -  "La forma del Rinascimento. Donatello, Andrea Bregno, Michelangelo e la scultura a Roma nel Quattrocento". Dal 16 giugno al 5 settembre. Roma. Museo nazionale del Palazzo di Venezia.  Organizzata dalla soprintendenza speciale per il patrimonio storico-artistico e il polo museale di Roma, diretta da Rossella Vodret; dal Comitato aazionale Andrea Bregno e con la collaborazione della Fabbrica di San Pietro. A cura di Claudio Strinati e Claudio Crescentini. Comitato scientifico internazionale. Catalogo scientifico e guida della mostra Rubbettino Editore. Allestimento progettato dall'architetto Eugenia Cuore della soprintendenza. Organizzazione Civita.
Orari: da martedì a domenica 10-19; chiuso lunedì.
Biglietti: 4 euro. Informazioni 06-32810. La "forma del Rinascimento" è visitabile anche su facebook. Sito del Comitato Andrea BregnoTratto da: www.repubblica.it


Flash-mob nelle biblioteche pubbliche per difenderle dai "tagli" di bilancio

Il Portale del Restauro - Lun, 07/19/2010 - 10:00
Video realizzati all'interno di alcune emeroteche americane, per sensibilizzare sul rischio-chiusura dovuto ai tagli previsti dall'amministrazione. Mini-musical, e parodie di film celebri, per dire che le biblioteche pubbliche sono popolari tanto quanto le star del pop, e che tagliarle equivarrebbe a impoverire tutto il popolo americano  
NEW YORK - Un musical le salverà. O almeno, forse riuscirà a sensibilizzare l'attenzione pubblica su un caso, quello delle biblioteche a rischio chiusura, che sta a cuore a molti americani. E proprio in un luogo in cui silenzio e compostezza sono di rigore, ecco spuntare balletti, canzoni e parodie. Questa l'idea di un gruppo di bibliotecari americani, che ha raccolto o realizzato una serie di micro-eventi all'interno di alcune emeroteche pubbliche degli Stati Uniti, in pericolo per i tagli di bilancio decisi dall'amministrazione, e li ha pubblicati sul web.

Alcuni filmati raccontano le difficoltà in cui si dibattono le biblioteche, altri sono semplicemente dei momenti ludici vissuti all'interno delle grandi sale piene di libri. Altri ancora sono parodie di alcuni celebri film, com'è il caso di Ghostbusters, con uno spettro munito di lenzuolo che si aggira fra le scrivanie e i tre acchiappa-fantasmi pronti a dargli la caccia. Idee semplici, in alcuni casi spassose, comunque nate per un nobile scopo. Con un pubblico che in certi casi dà l'idea di essere del tutto inconsapevole di quel che gli accade intorno.

Il filo conduttore è semplice: per far capire al governo che le biblioteche pubbliche locali sono una risorsa, bisogna far vedere che hanno una popolarità "nascosta" uguale a quella dei "divi" della musica come Lady Gaga o come le star del cinema. E che "tagliare" questa risorsa significa impoverire, anche in termini di creatività e allegria, il popolo americano.
Tratto da: www.repubblica.it


Trasporto di opere d'arte in sicurezza: la gabbia antivibrazioni

Il Portale del Restauro - Lun, 07/19/2010 - 08:00
Il dispositivo protegge l'opera dai vari rischi legati al suo spostamento sia in spazi espositivi, sia sui mezzi di trasporto Il dispositivo a gabbia antivibrante è utilizzato per la protezione dalle vibrazioni in tutte le fasi della movimentazione e del trasporto dell’opera d’arte: dal momento del primo sollevamento per l’imballaggio fino alla destinazione finale. Questa Gabbia Antivibrante può essere usata anche per piccoli spostamenti dell’oggetto da trasportare: ad esempio, il trasloco di un’opera d’arte all’interno del museo. In tutte le fasi della movimentazione e del trasporto l’azione protettiva si esplica in condizioni di stabilità dinamica poiché l’oggetto è sospeso al sistema smorzante, con il baricentro al di sotto dei punti di attacco, e con un’azione combinata di abbattimento delle vibrazioni tramite filtro delle alte frequenze, smorzamenti di tipo attivo e passivo.
Tratto da:  http://patrimonioculturale.enea.it/
Files Gabbia antivibrante per il trasporto di opere d'arte     Dispositivo a gabbia antivibrante per la protezione dalle vibrazioni in tutte le fasi della movimentazione e del trasporto dell’opera d’arte, dal momento del primo sollevamento per l’imballaggio fino alla destinazione finale. La Gabbia Antivibrante può essere usata anche per piccoli spostamenti dell’oggetto da trasportare: p.es. il trasloco di un’opera d’arte all’interno del museo. In tutte le fasi della movimentazione e del trasporto l’azione protettiva si esplica in condizioni di stabilità dinamica poiché l’oggetto è sospeso al sistema smorzante, con il baricentro al di sotto dei punti di attacco, e con un’azione combinata di abbattimento delle vibrazioni tramite filtro delle alte frequenze, smorzamenti di tipo attivo e passivo.


Machu Picchu: il monitoraggio ambientale nella zona della citta' Inca

Il Portale del Restauro - Dom, 07/18/2010 - 16:28
Le tecnologie Radar e i Sistemi di monitoraggio dell’assetto statico strutturale sviluppati in ENEA sono stati applicati all'area di Machu Picchu, soggetta a dissesto idrogeologico. L’applicazione ha previsto l'utilizzo di tecniche satellitari che ne azzerano l'impatto ambientale. Le tecniche di elaborazione di immagini Radar hanno permesso di effettuare il monitoraggio architettonico e ambientale del sito.   La ricerca svolta in ENEA nel settore dei sistemi di monitoraggio di siti archeologici, centri storici e beni monumentali soggetti a dissesto idrogeologico è orientata verso l'individuazione di soluzioni ad hoc che evitino possibili alterazioni fisiche del bene oltre che tutelarne la fruibilità. A tal fine, sono state sviluppate tecnologie avanzate, principalmente afferenti al campo delle onde elettromagnetiche, che permettano di monitorare movimenti relativi occorrenti su beni o nel loro intorno, senza lederne l'integrità fisica o essere percepiti dal visitatore. ENEA ha condotto numerose ricerche in questo campo, in collaborazione con partner all'avanguardia nel settore (ENEL Hydro, TRE, …), mettendo a punto procedure e ottenendo risultati altamente apprezzati dagli attori della salvaguardia del Patrimonio Culturale. Una delle applicazioni più significative ha riguardato le tecnologie dell'interferometria, sia satellitare che terrestre, dei diffusori permanenti (Pemanent Scatterers) e del Laser Scanner nel monitoraggio dell'insediamento Inca di Machu Picchu.  Tratto da: http://patrimonioculturale.enea.it/ Files Unesco   10.2 kB  Sistemi di monitoraggio dissesto idrogeologico   10.9 kB  Monitoraggio assetto statico   12.0 kB  Progetto MATER   11.1 kB  Progetto INTERFRASI   16.6 kB 


Beni culturali, i cento anni di Pavese affossati dalle forbici del ministro-poeta

Il Portale del Restauro - Dom, 07/18/2010 - 08:00
 Il presidente della fondazione Vaccaneo: "Salteranno anche i progetti nelle scuole e la digitalizzazione delle carte"


Poco prima di morire, Cesare Pavese scrisse nel diario: «Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini». L´averlo fatto, però, non lo ha salvato dai tagli indiscriminati messi in opera dal ministero dei Beni Culturali. Tra i comitati celebrativi non più sostenuti da Sandro Bondi, che si vanta d´essere poeta a sua volta (note, ahinoi, le sue strofette in elegia di Berlusconi, della Brambilla, di Cicchitto e di Giuliano Ferrara...), c´è quello nazionale per il centenario della nascita dello scrittore di Santo Stefano Belbo. Costituito nel 2008, di durata triennale, aveva ottenuto i fondi, deliberati e peraltro piuttosto scarsi, per il 2009 e per il 2010. Ora, grazie al ministro-poeta, il comitato è morto e sepolto.
Franco Vaccaneo, animatore della Fondazione Pavese e segretario tesoriere del defunto comitato, è molto netto e chiaro nel suo commento: «Questo continuo stillicidio di tagli crea una grande incertezza, non consente alcuna pianificazione futura e impedisce pure la gestione ordinaria delle istituzioni che rappresentano in Italia e nel mondo la cultura d´eccellenza del Piemonte». Durissima, poi, è la reazione di Giuseppe Artuffo, sindaco di Santo Stefano Belbo e vicepresidente del Comitato Pavese: «Io sono un uomo di destra, un liberale di destra. Tuttavia sono anche una persona che, come diceva qualcuno, credo sia stato Garcia Lorca, è conscia del fatto che se la cultura costa, l´incultura costa assai di più. Sono inoltre certo di un´altra cosa: di fronte a quanto stanno combinando Tremonti, il pessimo poeta Bondi e compagnia, non prenderò mai la tessera del Pdl».
I tagli ai finanziamenti, come spiega Vaccaneo, amareggiato, avranno una conseguenza pesante: «La divulgazione di "Dialoghi con Leucò" nelle scuole e la conclusione della digitalizzazione delle carte pavesiane a cura del Centro studi Gozzano-Pavese dell´Università di Torino, due progetti su cui si puntava parecchio, con ogni probabilità non potranno essere realizzate». È il triste finale di partita del comitato per i cento anni di Cesare Pavese, che aveva dovuto sopportare, all´inizio, persino le scorrerie di Giuliano Soria. L´ex padre padrone del Grinzane Cavour, infatti, si era inserito con prepotenza nell´organismo, minacciando, in caso di un rifiuto, di crearne uno alternativo grazie ai suoi appoggi romani.
Tratto da: www.repubblica.it


"Un nuovo Caravaggio" Il quadro tra le opere della Compagnia di Gesù

Il Portale del Restauro - Sab, 07/17/2010 - 16:01
L'attribuzione non è ancora certa ma la tela, un Martirio di San Lorenzo, sembra avere tutti i crismi dell'originalità. Stasera la Notte di Caraggio, evento speciale per i 400 anni dalla morte dell'artista
OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Forse un nuovo Caravaggio scoperto proprio durante le celebrazioni per il quarto centenario della morte dell'artista. Lo rivela l'Osservatore romano in apertura di prima pagina, annunciando studi in corso su un 'Martirio di San Lorenzo' ritrovato a Roma tra le proprietà della Compagnia di Gesù. La certificazione ancora non c'è, ma i critici - riferisce il giornale vaticano - sono affascinati dall'opera che "sembra avere i crismi per un'attribuzione che, va detto, aspetta ancora la garanzia dell'ufficialità".

"Di certo - aggiunge l'Osservatore - è un dipinto stilisticamente impeccabile, bellissimo: notevole è la luce che dal fondo scuro sferza e modella con bagliori improvvisi la superficie dei volumi". L'immagine, pubblicata in testa al giornale, ritrae un giovane uomo prono su una tavola avvolta dalle fiamme, la bocca aperta in un muto grido, la mano tesa in un gesto estremo. "Non si può fare a meno - scrive l'Osservatore Romano - di riandare col pensiero a opere come la Conversione di San Paolo, il Martirio di San Matteo o Giuditta e Oloferne". "Inutile, però - avverte il giornale - cadere nel facile tranello di un Caravaggio 'a tutti i costi'. Saranno ulteriori indagini diagnostiche e un circostanziato approfondimento documentario, stilistico e critico - avverte - a fornire le risposte".

Il Martirio di san Lorenzo costituisce, infatti, "un chiaro riferimento ai dettami iconografici di evidente matrice gesuitica - si legge nell'articolo - non a causa, però, dello specifico tema agiografico del santo diacono Lorenzo, anche se nella chiesa dei gesuiti a Venezia si trova un importante precedente: il famoso dipinto di Tiziano della metà del Cinquecento con una straordinaria soluzione luministica. L'iconografia si ricollega, invece, alla portata teologica del tema del martirio in genere, fortemente diffuso dalla Compagnia di Gesù. Si è, infatti, già da tempo ritenuto possibile che Caravaggio, giunto a Roma nel 1592, abbia avuto modo di conoscere il ciclo dei martiri, all'avanguardia per l'epoca, affrescato da Pomarancio nella chiesa di Santo Stefano Rotondo del collegio Germanico-Ungarico (1583 circa)". "Il marcato realismo voluto espressamente dai gesuiti - si legge infine -  serve a facilitare nei novizi, destinati nelle terre di missione, la comprensione del momento del martirio, trasformando la paura in accettazione del proprio stato, per il tramite della grazia, proprio come avviene nel giovane san Lorenzo".
SPECIALE LA NOTTE DI CARAVAGGIO - VIDEO  FOTO  L'EVENTO

Tratto da: www.repubblica.it


Recensione Libri - Geni rivali; Bernini, Borromini e la creazione di Roma barocca

Il Portale del Restauro - Sab, 07/17/2010 - 14:00



Autore:  Morrissey Jake Editore:  LaterzaGenere:  architettura Collana:  I Robinson. LettureTraduttore: D'Amico S.Pagine: 313ISBN: 8842080217ISBN-13: 9788842080213


“Se qualcuno ha inventato la Roma che oggi ci affascina, questi sono Bernini e Borromini. E stata la loro passione, il loro modo di vedere a consegnarci la Roma esuberante di chiese di travertino e le ampie piazze di granito. La Roma dalle cupole imponenti che si protendono verso Dio e gli alti palazzi che esaltano la forza dell’uomo. La storia di questi due uomini - le loro eccezionali carriere e la grande rivalità che si sviluppò tra loro - è una storia di ambizione e di desiderio, di antagonismo e di speranza.Bernini ebbe successo superando le aspettative; Borromini sbalordì tutti, sfidandole. Insieme e separatamente, lavorarono al meglio delle proprie capacità per produrre un’arte che il tempo non potesse intaccare. Ci riuscirono. E divennero immortali lasciandoci in eredità una città che, grazie a loro, è infinitamente più bella”.La vita di due geni, le loro eccezionali carriere e la grande rivalità che si sviluppò tra loro: un racconto di ambizione e desiderio, competizione e speranza. Un racconto contraddittorio di come un artista fioriva abbracciando il mondo mentre l’altro appassiva allontanandosene. È la storia del loro antagonismo e della superba architettura che ne nacque: magnifiche chiese, cappelle, palazzi, edifici che, quasi quattro secoli dopo essere stati costruiti, hanno ancora il potere di stupire.


Roma, recuperati 337 reperti archeologici per un valore di 15mln

Il Portale del Restauro - Sab, 07/17/2010 - 10:00
 Loutrophoros, statue in marmo raffiguranti la dea Venere, crateri a volute apuli e attici, kylix calcidiche, padelle, statuette e un tripode in bronzo. Questi alcuni dei 337 reperti archeologici provenienti da Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia recuperati dai Carabinieri del reparto operativo Tutela patrimonio culturale e presentati questa mattina al Colosseo. Il valore patrimoniale complessivo di questi “reperti archeologici di assoluto pregio”, come li ha definiti il sottosegretario per i Beni e le attività culturali Francesco Giro, si aggira attorno ai 15 milioni di euro. Le opere sono state sequestrate dalle autorità svizzere nel corso di indagini iniziate “ancora negli anni ’90 – come ha spiegato il comandante dei Carabinieri del reparto operativo Giovanni Nistri – e che ora hanno trovato la loro espressione con la presentazione odierna”. L’importante recupero, reso possibile grazie a una rogatoria internazionale emessa dalla procura della Repubblica di Roma, rappresenta “un incredibile successo nella lotta al traffico di reperti archeologici, anche per la qualità inusuale, l’arco di tempo e l’estensione geografica di provenienza dei reperti” ha dichiarato il sopraintendente per i beni archeologici di Roma Giuseppe Proietti. L’indagine, denominata convenzionalmente “Andromeda” (“paradigma della bellezza oltraggiata dal mostro, ma salvata dall’eroe Perseo" ha sottolineato ancora Nistri), prende spunto dagli approfondimenti del caso Medici e, in particolare, attorno alla figura di Robin Symes, punto di riferimento negli anni ’70 e ’80 di tantissimi ricettatori del settore.
Il noto dealer, coinvolto in vicende giudiziarie in Inghilterra, per cercare di salvare la sua libertà patrimoniale e personale trasferì i suoi interessi commerciali in Svizzera. Qui, la collaborazione con la magistratura elvetica e con le Polizie cantonali di Ginevra e Basilea ha permesso di scoprire società di comodo create per sfuggire ai controlli. Il proseguimento dell’inchiesta, coordinata dalla procura di Roma, ha consentito nel 2008 di emettere ulteriori richieste internazionali di indagini. Le ricerche e le analisi dei dati hanno permesso di individuare una mole di notizie riguardanti reperti archeologici provenienti dall’Italia, in particolar modo da Puglia, Lazio, Sicilia e Sardegna. Purtroppo, come ha rimarcato la sovrintendente del Colosseo Rossella Rea, “per la maggior parte dei reperti possiamo definire solo un’area geografica su larga scala, non le singole aree archeologiche da cui sono state originariamente sottratte. Solo per alcuni e grazie a un incrocio di dati, è possibile darne un’indicazione contestuale precisa, come ad esempio per alcuni pezzi provenienti dall’Etruria meridionale, in particolare da Cerveteri”. di Giulia Stanisci
Tratto da: www.ilvelino.it


Allarme reperti Neanderthal e quella strana luce blu

Il Portale del Restauro - Sab, 07/17/2010 - 09:38
Un'inchiesta della rivista Nature punta il dito sulle condizioni di conservazione di alcuni importanti frammenti paleontologici che si trovano nel museo di Storia naturale di Verona. L'appello dei ricercatori al ministro Bondi di LUIGI BIGNAMI
Brillano di una strana luce blu, che non dovrebbe esserci. Al momento i ricercatori non sanno dare una spiegazione precisa al fenomeno che sta interessando alcuni importanti reperti paleontologici del nostro passato che si trovano nel museo di storia naturale di Verona 1 e che stanno creando non pochi problemi anche a livello politico. La denuncia ha fatto il giro del mondo perché è apparsa sulla più autorevole rivista scientifica a livello internazionale: Nature. Il prezioso tesoro di cui fanno parte reperti in pietra e ossa fossilizzate da una zona del Veronese e appartengono per lo più a Neanderthal che vissero quando l'Homo Sapiens iniziò a colonizzare la regione e le due specie vennero a contatto.
L'importanza di questi reperti sta, ad esempio, nel fatto che essi potrebbero permettere di studiare il Dna dei Neanderthal e ciò potrebbe farci comprendere quale fu la loro reazione all'arrivo del sapiens: lasciarono il territorio? E se sì, dove andarono a rifugiarsi? Ebbene, questo tipo di ricerche ben presto potrebbero essere impossibili se i reperti subiranno danni irreversibili visto che si stanno già profondamente deteriorando nell'ex-deposito militare dove sono stati stivati. I reperti vennero portati qui tra il 2007 e il 2008 dopo che il castello del diciottesimo secolo era stato venduto dalla giunta comunale promettendo - si legge su Nature - che con quei soldi si sarebbe dato una giusta sede al materiale. Ma sembra che non tutti i fondi siano stati utilizzati a tal fine.
I ricercatori hanno già fatto un appello al ministro della Cultura Sandro Bondi affinché il materiale di incalcolabile valore scientifico venga al più presto trasferito in una sede opportuna e venga creata una commissione per verificare l'entità dei danni finora procurati. Reid Ferring, un geologo e archeologo all University of North Texas in Denton ha detto: "Trovo devastante che si permetta che una collezione di così alto valore scientifico venga danneggiata".
La curatrice della collezione Laura Longo ha declinato ogni commento a Nature, in quanto dal Museo le è stato chiesto di non parlare sull'argomento. Ma Longo aveva già mostrato perplessità sul modo con il quale erano stati sistemati i materiali, tant'è che recentemente aveva chiesto a Gilberto Artioli, un geo-archeologo dell'Università di Padova di individuare la sostanza che produce lo strano effetto di luce bluastra sui campioni di fossili. Dalle prime analisi sembrerebbe che i campioni siano stati coperti da una patina di idrocarburi, forse lubrificanti, che un tempo venivano usati per pulire le armi presenti nell'arsenale. "Ma questo non spiega il colore blu presente sui reperti", ha spiegato il ricercatore a Nature. Che dunque deve avere un'altra origine ancora da determinare. Artioli sostiene che non sarebbe difficile individuare l'altro inquinante, ma questo potrebbe creare una vera e propria bomba politica, in quanto se si scoprisse che il materiale si trova sulle pareti o sul pavimento dell'edificio vorrebbe dire che si sono trasferiti i materiali paleontologici senza un'adeguata pulizia dell'edificio.
Dall'Ufficio Cultura del Comune di Verona si fa sapere che è in atto una commissione che sta verificando la situazione e che non appena Vincenzo Tiné, soprintendente regionale all'Archeologia del Veneto e responsabile della commissione farà sapere come procedere, il Comune prenderà i provvedimenti necessari. Per quel che riguarda l'entità dei danni vi sono cifre che non coincidono. Secondo Tiné, riporta Nature, i reperti danneggiati sarebbero un centinaio sulle migliaia presenti, mentre per i ricercatori ammonterebbero al 30%.
Il Direttore del Museo di Storia Naturale di Verona è fuori ufficio fino a fine mese e quindi è impossibile approfondire l'argomento fino ad allora. Ma poiché i fossili sono porosi, al loro interno potrebbero finire altri elementi inquinanti invisibili all'occhio umano i danni potrebbero essere peggiori rispetto a quanto si vede superficialmente e le temperature elevate di queste settimane non possono che accelerare il problema.
Tratto da: : http://www.repubblica.it/


Calabria, terminato il restauro della Madonna nera di Seminara

Il Portale del Restauro - Sab, 07/17/2010 - 08:30
Dopo un restauro durato oltre tre mesi, domenica sarà presentato il restauro della “Madonna dei Poveri”, conosciuta anche come Madonna Nera. La statua lignea alta 92 cm e poggiata su un trono in argento laminato domenica alle 18 tornerà nella Basilica-Santuario di Seminara (Rc), dove l’intervento sarà illustrato alla presenza, fra gli altri, del soprintendente Fabio De Chirico e del vescovo della Diocesi di Oppido-Palmi. Una ricollocazione sull’altare giusto in tempo per consentire le celebrazioni di rito in vista dell’anno giubilare. I lavori di restauro, iniziati a marzo con una prima fase di indagini diagnostiche (raggi X , infrarossi, ultravioletti XRF, sezioni stratigrafiche e carbonio14), si sono svolti all’interno della chiesa, dove è stato allestito un laboratorio temporaneo per garantire le esigenze scientifiche di corretta conservazione del manufatto. Si potrà così finalmente avere un quadro più preciso sull’epoca in cui l’opera fu realizzata (le attribuzioni variano dal X al XIV secolo).
La statua è il più antico manufatto scultoreo del meridione e raffigura la Vergine con indosso un saio, che tiene in braccio il Bambino legato da un cingolo e reca in una mano un globo sormontato da una piccola croce e nell'altra un rametto. Le notizie sull’origine e la provenienza di questa antica immagine vengono tramandate da una leggenda secondo la quale il simulacro ligneo, appartenuta al vescovo Basilio di Cesarea (Cappadocia), fu portata in Occidente dai monaci bizantini in fuga dalle persecuzioni iconoclaste scatenate dall'Imperatore Leone III Isaurico (VIII secolo) e destinata alla città di Taureana. Nel 951, quando la città venne distrutta dalle incursioni saracene, si cercò di trasportarla a Seminara ma durante la fuga dai pirati venne abbandonata per strada. L'immagine fu, quindi, rinvenuta nella campagna circostante sotto un mucchio di pietre un martedì o mercoledì santo da alcuni cittadini di Seminara e, dopo ulteriori vicende, trasportata nell’attuale santuario, dove diede vita a un fenomeno molto forte di venerazione popolare.

Tratto da: www.ilvelino.it


Cultura, salvi gli istituti storici scure su celebrazioni e enti regionali.

Il Portale del Restauro - Ven, 07/16/2010 - 17:00
Bondi ridistribuisce i tagli: boccia Pavese e promuove Cavour. Martedì il piano dei tredici milioni. Sacrifici anche per le fondazioni maggiori Saranno i comitati per le celebrazioni degli uomini illustri, insieme con i piccoli istituti di cultura radicati nel territorio, a pagare il prezzo più alto dei tagli imposti dalla manovra finanziaria ai Beni culturali. Gli interventi disposti dal Collegio romano, sede del ministero, non prevedono la ventilata scure del 50% sui contributi a ciascun beneficiario. Ma un´operazione chirurgica tendente a fare economia salvando soprattutto le realtà di rilievo nazionale.
Martedì il ministro Sandro Bondi illustrerà nel dettaglio i tagli per 13 milioni di euro ripartiti dal suo staff, mentre la manovra finanziaria del governo fa la spola dal Senato alla Camera in vista dell´approvazione entro fine mese. Nel forziere che il suo dicastero deve a malavoglia versare al ministro dell´Economia Tremonti, sono finiti praticamente tutti i 3,5 milioni e mezzo che servivano a sostenere le associazioni nate per ricordare la nascita di Cesare Pavese o quella di Mario Soldati. I comitati falcidiati sono circa una trentina e tutti, ad eccezione di quello nazionale per i 200 anni dalla nascita di Cavour, resteranno con i rubinetti a secco.
Il tributo alla manovra d´estate si compone anche di risparmi e di prelievi effettuati sul già magro bilancio ministeriale: 4 milioni in tutto cui aggiungere i 9 di taglia. Qualcosa al gruzzolo di 13 milioni di tagli arriva anche dagli istituti di cultura più autorevoli e antichi - dall´Accademia fiorentina della Crusca alla Fondazione Cini, dall´Istituto Gramsci a quello intitolato a Luigi Sturzo - che spesso sono anche quelli che beneficiano degli aiuti più consistenti (sopra i 100mila euro l´anno) da parte dello Stato. I big dovranno tirare un po´ la cinghia - spiegano al Collegio romano - poiché i loro budget saranno leggermente limati. Ma scansano la mannaia. Che si abbatterà invece sulle istituzioni di carattere regionale. La maggior parte dei 9 milioni di tagli arriva insomma soprattutto su realtà concentrate sulle glorie locali: tremano istituti come quello di scienze sociali Nicolò Rezzara di Vicenza, che riceveva 25mila euro l´anno, o quello lombardo, accademia di scienze e lettere, di Milano, che faceva molto conto sui 60mila euro in arrivo da Roma. Istituti come quello di studi italo-tedeschi di Merano o il "tostiano" di Ortona è molto probabile che dovranno dall´anno prossimo rivolgersi agli enti locali per avere i 30mila euro che ricevevano ogni anno dalla capitale.
Ma è difficile che troveranno ascolto dalle ragionerie di Comuni, Province e Regioni, infuriate per i tagli a loro volta ricevuti dal governo, come documentato dalle proteste registrate al convegno romano di Federculture di dieci giorni fa.
Dai tagli integrali dei Beni culturali si sarebbero salvati tutti i 16 istituti che ricevono sopra i 100mila euro l´anno: come le Fondazioni Basso, Cini, Einaudi; ma mantengono l´aiuto anche l´Accademia dei Georgofili di Firenze o la Rossini di Pesaro che, nella lista dei 121 presenti nella "Tabella" triennale dei beneficiati dal Mibac, ricevono 40mila e 30mila euro l´anno. Completamente salvi dalla scure anche gli istituiti "ex lege": 14 centri di cultura, dalla Triennale di Milano alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Venezia. Tratto da:  www.repubblica.it


Finché la barca va, fatti portare al museo

Il Portale del Restauro - Ven, 07/16/2010 - 15:00
 Intesa Comune-Amt per rendere meno amari i tagli alla cultura e il rincaro del bigliettoNavebus. Se si salpa dal Porto Antico, oltre al viaggio di andata e ritorno sulla Navebus, compresi nel prezzo, Villa Pallavicini, il museo Archeologico e l'Orto botanico. Se invece si parte da Pegli, oltre al viaggio si accede al Galata Museo del Mare, alla Commenda, si può salire sull'ascensore di Montegalletto, e si entra al museo del Castello d'Albertis

di MICHELA BOMPANI


Nel "pacchetto" il Galata, Commenda, Villa Pallavicini, i musei di Pegli

Per entrare nei musei di Genova, meglio salire sulla Navebus. Si risparmia. L´assessore comunale alla Cultura, Andrea Ranieri, e il presidente di Amt, Bruno Sessarego hanno presentato ieri il nuovo biglietto giornaliero da dieci euro per la Navebus che comprende la visita al polo museale del Mare a Genova e tutti i musei di Pegli.
Per chi salpa dal Porto Antico, con lo stesso ticket, oltre al passaggio in Navebus fino a Pegli si può accedere a Villa Pallavicini, al museo archeologico e al museo navale. Per chi parte da molo Archetti a Pegli, il biglietto assicura il viaggio in Navebus e la visita al Museo del mare (compreso il pre-show del sommergibile; se si aggiungono 5 euro in più, si visita però anche il Nazario Sauro), alla Commenda di Pré, si sale sull´ascensore di Montegalletto e si entra anche al Castello d´Albertis. E il ritorno via mare è compreso nel prezzo.
Solo visitando i tre musei (Galata senza sommergibile, Commenda e D´Albertis) si spenderebbero 21 euro in biglietti, e anche acquistando la card giornaliera dei musei si spenderebbero 12 euro.
«Alla vigilia di tanti tagli che dovremo infliggere alla cultura, fa piacere annunciare un´offerta in più», dice l´assessore Ranieri. «E´ un´opportunità per trasferire molti dei turisti di Genova a scoprire i tesori preziosi del Ponente», aggiunge Arcadio Nacini, consigliere comunale con delega alle Ville del Ponente. Che però denuncia l´incuria di villa Duchessa di Galliera, nonostante il faticoso lavoro delle tante associazioni di volontari: «Ci sono 100 daini, 35 ettari di parco e un solo giardiniere», dice Nacini.
Un servizio nuovo che dovrebbe funzionare per sempre. O almeno "finché la barca va". Infatti il presidente Sessarego non nasconde che anche il destino della Navebus è appeso alla mannaia della manovra Tremonti.
I nuovi biglietti Amt a 10 euro per la Navebus si possono acquistare presso il chiosco di molo Archetti a Pegli e i rivenditori di biglietti Amt di piazza Caricamento, così come nelle biglietterie Amt, gli uffici GenovaInforma e il chiosco PegliInforma.
Tratto da: http://genova.repubblica.it/


Per mausoleo del “gladiatore” si pensa alla ricostruzione

Il Portale del Restauro - Ven, 07/16/2010 - 10:00
Un mausoleo completamente in pregiato marmo asiatico, dalle fondamenta alle colonne fino alle tegole e ai coppi. Un raffinato gioiello architettonico che il generale bresciano Marco Nonio Macrino volle per sé e sua moglie, al termine di un’esistenza che lo aveva portato a combattere contro i Marcomanni, rivestire più volte il ruolo proconsole e a essere compagno e “legatus” dell’imperatore Marco Aurelio. A ritrovarla casualmente sulla Flaminia (all’altezza di via Vitorchiano) sono stati gli operai di una ditta incaricata di svolgere uno scavo preventivo in un terreno del costruttore ed editore romano Bonifaci, che sull’area aveva progettato la realizzazione di tre palazzine. Quello che è venuto fuori dall’indagine, sette metri sotto l’attuale piano stradale, è una meraviglia da far impallidire gran parte dei ritrovamenti emersi dal sottosuolo finora. “Una scoperta sfacciata”, la definisce l’archeologa della soprintendenza Daniela Rossi, che coordina lo scavo: “Tutte le consolari appena fuori Roma sono dei cimiteri dell’epoca romana antica, ma quello che abbiamo rinvenuto è assolutamente senza precedenti. Nessuno poteva immaginarsi un ritrovamento simile”. Per il momento dal mausoleo di Macrino - la cui vita per era stata erroneamente identificata con quella del “gladiatore” di Ridley Scott per somiglianza di carriera e periodo storico - è stato riportato alla luce solo un terzo del lotto occupato (circa 20 metri per 30). Saltato il progetto di “trasloco” dei pezzi, adesso lo scopo è permettere una ricostruzione integrale del sito. “I pezzi ci sono tutti e un’operazione di anastilosi non sarebbe impossibile - ammette Rosi -. Per il momento però è solo un’idea”.
Non fosse stato per due alluvioni del Tevere che in età rinascimentale l’hanno praticamente sigillato, il mausoleo non sarebbe arrivato indenne fino a noi. Avrebbe probabilmente subito la stessa sorte degli altri due rinvenuti nelle vicinanze, più piccoli e di forma circolare ma entrambi con rivestimento marmoreo: uno trasformato in epoca medievale in fornace per ridurre il marmo in calce (calcara), un altro saccheggiato dei pezzi più pregiati. E proprio la vicinanza al fiume e il fatto di trovarsi in zona depressa, che ne ha permesso la conservazione, rappresenta l’aspetto più “faticoso” del lavoro degli archeologi, dato che il terreno si allega alle prime piogge ed è possibile quindi scavare solo nel periodo estivo. Ma più in generale, la porzione sulla Flaminia in cui è avvenuta il ritrovamento sembra aver conosciuto in epoca romana una lottizzazione molto fitta, vista la compresenza di recinti funerari appartenenti ad altre famiglie, che pur non potendo permettersi un mausoleo avevano comunque realizzato le loro costruzioni necropolari. Il terreno intanto è stato vincolato dalla soprintendenza e la realizzazione di una delle palazzine di Bonifaci è saltata. Per il costruttore dovrebbe arrivare una compensazione che prevede lo spostamento della costruzione poco distante. Reperti permettendo.  di Paolo Fantauzzi

Tratto da: http://www.ilvelino.it/


A Roma notte bianca per i 400 anni del Caravaggio

Il Portale del Restauro - Ven, 07/16/2010 - 09:20
A 400 anni esatti dalla morte, Roma celebra Michelangelo Merisi con «La notte di Caravaggio», un itinerario che dalle 19 di domani alle 9 della mattina di domenica illuminerà i capolavori custoditi nelle sue chiese e musei. Ideato da Rossella Vodret, l’evento ripercorre idealmente la maturazione artistica di Caravaggio con 15 opere.
Cuore dell’evento la Galleria Borghese che ospiterà, oltre a cinque tele della sua collezione (mentre il San Giovanni sarà per quella notte a Porto Ercole), anche la Giuditta e Oloferne (foto) e il Narciso di Palazzo Barberini, il San Giovanni della Galleria Corsini e quello della Pinacoteca Capitolina.
Nei giardini antistanti, due maxischermi proietteranno filmati di Rai Educational. Apertura straordinaria anche per la basilica di Sant’Agostino con la Madonna dei pellegrini, per la chiesa di San Luigi dei Francesi con la trilogia dedicata a San Matteo e per la basilica di Santa Maria del Popolo con la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo.
L’accesso ai luoghi sarà gratuito fino a esaurimento dei posti e senza prenotazione.Tratto da: http://www.lastampa.it


Da Dalì a Picasso, l'hotel museo punta sull'arte per il turismo in Tunisia

Il Portale del Restauro - Ven, 07/16/2010 - 08:00
Nella struttura alberghiera Hasdrubal Thalassa & Spa oltre 3500 opere originali e 1200 riproduzionioffrire un volto diverso del Paese che non è solo un posto da sogno con mare blu e spiagge bianchissime, ma è anche ricchissimo di storia e cultura. E spiegano: tra cui Matisse e Clay. Una scelta per "Ogni viaggio è una fonte continua di arricchimento" Da una ceramica di Salvador Dalì 'originale' – una rarità, il pezzo forte della collezione - alle tele di artisti tunisini, maghrebini e mediorientali, e poi ancora europei per un'immersione totale nell’arte. Solo che non siamo in un museo, ma in una catena alberghiera tunisina. Si tratta dell’Hotel Hasdrubal Thalassa Spa che, con oltre 3500 opere e 1200 riproduzioni tra cui Matisse, Picasso e Clay, vuole lanciare una sfida e dimostrare che il Paese non è solo un posto da sogno con un mare blu e spiagge bianchissime. La Tunisia infatti negli ultimi anni ha voluto rinnovare e diversificare la propria offerta turistica. "Questa voglia di dare nuovo slancio al nostro turismo- spiegano a IGN, testata online dell'Adnkronos dall' l'Hotel Hasdrubal Thalassa Spa - è stata una reazione a una tendenza degli ultimi anni a etichettare la destinazione ‘Tunisia’ come esclusivamente orientata verso la cultura balneare, nonostante i siti archeologici e culturali e la ricca storia risalente a oltre 3000 anni fa. Ogni viaggio deve essere l’inizio di una nuova scoperta e una fonte di arricchimento. E questo lo è”. L’idea della collezione di dipinti è di Mohamed Amouri, presidente e amministratore delegato degli Hotel Hasdrubal, un appassionato d’arte che ha iniziato ad acquistare i primi dipinti nei primi anni Settanta, ancor prima di dar vita all’avventura degli hotel Hasdrubal. La raccolta è stata ampliata nel corso degli anni con l’apertura dei quattro prestigiosi alberghi che il presidente Amouri desiderava fossero luoghi di cultura, convinto dell’importanza del ruolo dell’arte nel turismo. “Molti dei nostri clienti - spiegano dall'Hotel Hasdrubal - fanno un lavoro che ha a che fare con l’arte o gli amatori scelgono di trascorrere un soggiorno da noi esclusivamente per ammirare la collezione di dipinti". Le opere sono esposte per temi negli alberghi, a seconda delle correnti e delle scuole, o per autore. Ci sono poi diversi spazi, dedicati a un singolo artista con la sua biografia e una breve presentazione dell’opera. Viaggiare in Tunisia e soprattutto soggiornare in uno di questi hotel diventa quindi un'esperienza a tutto tondo. Non solo quindi ‘un'estate al mare’ come si cantava negli anni Ottanta, ma per conoscere in modo approfondito e, perché no, anche divertente la cultura del Paese che ci ospita. La pittura è una costante degli Hotel Hasdrubal Thalassa Spa e rappresenta un segno distintivo che dà una dimensione artistica all’offerta turistica. “L'arte può essere davvero un elemento chiave del turismo tunisino - spiegano dall'Hotel Hasdrubal - che si sta orientando sempre di più verso la diversificazione dell'offerta. Se crediamo che qualcuno seguirà le nostre orme? Noi sappiamo che questo è il futuro". Si tratta di una possibile svolta importante anche per l'economia della Tunisia. In questo modo infatti si può diversificare l'offerta turistica, cambiando l'immagine stessa del Paese, estendendo la stagionalità e raggiungendo nuove nicchie di mercato. Una sfida che ha i suoi costi. "La collezione certo richiede una manutenzione piuttosto importante - spiegano dall'Hotel Hasdrubal - e per questo ci sono sia operatori addetti che se ne occupano stabilmente, sia professionisti che gestiscono le loro mostre rispettando la struttura esistente (per tema, spazio e artista). Per quanto riguarda i furti, in tutti gli hotel ci sono sistemi di sorveglianza che prevengono rischi di fuga e, fortunatamente, finora non ci sono verificati episodi del genere”.   Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


FERMATO L'ARCHEOCONDONO. UNA VITTORIA DELLA SOCIETA' CIVILE.

Il Portale del Restauro - Ven, 07/16/2010 - 06:33



L'Associazione Nazionale Archeologi esprime soddisfazione per l'annuncio ufficiale, da parte di ambienti della maggioranza parlamentare, in risposta ad un duro attacco mosso dall'On. Ghizzoni, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura della Camera dei Deputati, che l'archeocondono non sarà inserito nella finanziaria.

Contro questo pericolo, paventato dalle indiscrezioni emerse nei giorni scorsi sulla stampa, l'Associazione si è fatta promotore di un Appello che in pochissimi giorni ha raccolto l'adesione, tra gli altri di associazioni quali Legambiente, i Gruppi Archeologici d'Italia, Assotecnici, di numerosi autorevoli esponenti del mondo della cultura e di migliaia di cittadini.

"Ancora una volta l'opposizione del mondo della cultura e della società civile ha fermato un attacco al patrimonio culturale italiano - dichiara il Presidente ANA Tsao Cevoli -. Il mondo politico non ha potuto, infatti, ignorare un appello nato dal basso e che in pochi giorni ha dilagato in internet, raccogliendo migliaia di adesioni da parte di esponenti del mondo accademico e istituzionali, degli enti locali e delle associazioni, ma anche di tantissimi cittadini italiani e stranieri, che si sono sentiti subito mobilitati. E' una vittoria di tutti noi".

"Il pericolo non è tuttavia del tutto cessato - continua il Presidente Cevoli -. L'archeocondono, infatti, resta ancora depositato in Parlamento sotto forma di proposta di legge. Insieme a tutti coloro i quali in questi giorni ci hanno sostenuto continueremo a vigilare affinchè questo provvedimento non passi e a batterci per una corretta gestione dei beni culturali nel nostro Paese"

tratto da: http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=72748


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