Notizie dal mondo dell'arte

Smentita sul nuovo quadro attribuito a Caravaggio. Paolucci: "Non è suo il San Lorenzo"

Il Portale del Restauro - Lun, 07/26/2010 - 16:09
Per il direttore dei musei vaticani il dipinto è "una copia modesta" di un originale andato perduto di qualche pittore di qualità, ma non del Merisi
OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Dietrofront dell'Osservatore Romano sull'attribuzione del dipinto raffigurante il Martirio di San Lorenzo ritrovato nel Convento della Compagnia del Gesù a Roma. Non è un Caravaggio. Il direttore dei musei vaticani, ed ex ministro dei Beni culturali, Antonio Paolucci, anticipa oggi, sempre sull'Osservatore, il suo giudizio sul "Martirio di San Lorenzo", dipinto conservato nel Convento del Gesù a Roma e su cui, la scorsa settimana, si era aperta una discussione se fosse da attribuire o meno al Merisi. Domani, un gruppo di esperti illustreranno l'opera e i loro pareri alla stampa internazionale. Per Paolucci il dipinto è "una copia modesta" di un originale andato perduto di qualche pittore di qualità ma non di Caravaggio. "Bastava guardare le foto pubblicate sui giornali", commenta, laconico, il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro.

"Il livello qualitativo della tela che si conserva nella sagrestia della Cappella dei Nobili al Gesù di Roma è modesto", afferma Paolucci. "Bella l'idea del san Lorenzo drammaticamente dialogante sulla graticola del suo martirio, suggestivi i ceffi dei manigoldi impegnati nell'esecuzione atroce. Poi però guardi da vicino e vedi mani prospetticamente sbagliate, anatomie goffe e disarticolate nei nudi in secondo piano sulla destra, panneggi incerti, stesura pittorica inadeguata", sottolinea il direttore dei Musei Vaticani. "Insomma, la qualità non c'è mentre in Caravaggio c'è sempre e altissima anche quando (si pensi all'Amorino dormiente o al Wignancourt di Palazzo Pitti) egli usa il massimo della sprezzatura e il minimo delle risorse espressive", spiega.

E aggiunge: ''La mia opinione è che si tratti di una copia antica da un'originale non di Caravaggio (altrimenti ce ne sarebbe traccia nelle memorie documentarie e nelle fonti) ma piuttosto di un suo 'creato', forse di ambito napoletano, alla Battistello Caracciolo. Un caravaggesco di qualità, negli anni fra i Venti e i Trenta del XVII secolo, ha voluto dare al Martirio di San Lorenzo la smagliante evidenza del Vero, il valore esemplare in certo senso catechetico del martirio. La memoria di un dipinto che deve essere stato comunque notevole e che per qualche ragione è andato perduto, è oggi consegnata alla tela, oggettivamente modesta, che sta al Gesù di Roma''.

A innescare la "fiammata di curiosità caravaggesche", come le definisce lo stesso Paolucci, era stato un articolo dell'Osservatore Romano dedicato al Martirio di San Lorenzo e al capitolo, ancora tutto da esplorare, sui rapporti tra l'artista e la Compagnia di Gesù, dove il dipinto è conservato. Per la verità, il giornale vaticano non si sbilanciava in attribuzioni, ma era bastato un accostamento di nomi per far fare alla notizia di un "nuovo" Caravaggio il giro del mondo, pur tra le perplessità di molti esperti.
Tratto da: http://roma.repubblica.it/


Boschi: fermare subito il Civis Minaccia la stabilità delle Due Torri

Il Portale del Restauro - Lun, 07/26/2010 - 12:29
Il presidente dell'istituto di vulcanologia: «Il centro di Bologna non è né sano né robusto, ma fragile»
Il Civis? Va fermato «assolutamente tutto»: la filotramvia potrebbe mettere a rischio la stabilità degli edifici del centro, a partire dalle Due Torri. È l'allarme lanciato da Enzo Boschi, presidente dell'istituto di vulcanologia. SUBSIDENZA - «Non voglio fare paura», premette Boschi, ma i dati - dice - parlano chiaro: il centro di Bologna, per effetto della subsidenza, si abbassa e risente delle scosse sismiche dell’Appennino (specie in zone alluvionali come sono alcune porzioni del sottosuolo nel cuore cittadino) e se a questo si aggiungerà il passaggio del tram, «veicolo pesantissimo», con frequenze ravvicinate, questo non farà bene ai palazzi del centro «che non è sano nè robusto, ma fragile. La questione dei danni agli edifici è seria: è da prendere seriamente in considerazione». DUE TORRI - Quanto alle Due Torri, Boschi non va molto per il sottile. Il loro crollo «è da mettere in conto», dice. «È una questione di prevenzione - spiega il vulcanologo- le Due torri possono crollare? Sì. Se le vogliamo conservare dobbiamo fare qualcosa. È la prevenzione, ma non fa notizia come un crollo». Nel caso delle Due torri, prevenzione significa non far passare il Civis ai loro piedi. È bene evitare «vibrazioni su edifici non particolarmente forti, come sono quelli del centro», insiste Boschi confidando nel commissario Anna Maria Cancellieri. «L’ho conosciuta a Catania, una delle zone più a rischio del mondo, e l’ho trovata molto attenta a questi problemi. Spero che trovi il coraggio di bloccare tutto immediatamente». CIVIS - Boschi ricorda che dei problemi del passaggio in centro del tram lui parlava già nel 1985 in una campagna elettorale che lo vedeva al fianco di Beniamino Andreatta. Oggi invece ci sono studi e misure che attestano l’accelerarsi della subsidenza (che varia da zona a zona a Bologna) e sarebbe bene fare dei calcoli sull’impatto che la frequenza del Civis può avere su edifici antichi. Quello del tram, sottolinea ancora il vulcanologo, «è un progetto vecchio di 25 anni quando alcune cose non erano note». Ecco perché, secondo lui, Quindi, «bisognerebbe assolutamente fermare tutto». Al fianco di Boschi, nella conferenza stampa del Pdl, annuiscono l’ingegnere Giovanni Salizzoni e Claudio Bertolazzi. «Le vibrazioni degli autobus peggiorano ogni giorno la stabilità degli edifici e quindi ne andrebbe vietato il passaggio in centro, quindi anche del Civis: sono causa di degrado e distruzione. Meglio sostituirli con piccoli veicoli», spiega l’ex braccio destro di Giorgio Guazzaloca. Bertolazzi ricorda invece la possibile frequenza del Civis che oscilla fra i 90 e i 210 secondi causando «vibrazioni che peseranno sulle case».
Tratto da: http://corrieredibologna.corriere.it/


I musei a caccia di arte sul Web Il Guggenheim setaccia YouTube

Il Portale del Restauro - Dom, 07/25/2010 - 15:00
 Il tempio dell'arte newyorkese lancia un concorso su Internet «I talenti del futuro sono lì.» di GIUSEPPE BOTTERO

Cari smanettoni della Rete, mandateci i vostri lavori e vi troveremo un posto fra Mondrian e Rachel Whiteread. Suona più o meno così l’appello del direttore del Guggenheim Museum di New York, che sta setacciando il Web per trovare i prossimi capolavori di video arte che saranno esposti per due anni a partire dall’inizio di ottobre e, in seguito, faranno il giro degli altri musei del gruppo.

Il Guggenheim ha aperto un account sul portale di condivisione, è pronto ad ospitare fino a duecento installazioni. Dopo le selezioni i video rimarranno venti. Il museo, dice la curatrice Nancy Spector, cerca così di acchiappare una nuova generazione di artisti e visitatori. «YouTube è estremamente affascinante- spiega la Spector al Guardian- perchè ci permette di coinvolgere pubblici diversi, un obiettivo che non smettiamo mai di perseguire». Timori? Nessuno. «Non mi preoccupa che un tributo a Lady Gaga potrebbe finire per essere una importante opera d’arte e non vogliamo escluderlo». Spazio quindi, alle preferenze degli utenti, in perfetto stile 2.0

Il Guggenheim infatti valuterà anche i voti ricevuti dai lettori, non solo la qualità dell’opera: «Sul Web gli artisti dialogano con la cultura popolare», dice la Spector. Secondo i responsabili del museo l’operazione Play potrà far cambiare marcia al “portalone” griffato Google, capace di raccogliere miliardi di clic e di creare fenomeni virali- un esempio? Susan Boyle- ma fino a questo momento più consultato per cercare filmati in stile Paperissima che le opere d’arte.

Secondo il Pew Research Center, infatti, tra le categorie dei video più cliccati spicca quella delle “riprese divertenti”, spesso pubblicate dagli stessi utenti, guardati dal 50% degli intervistati. Una percentuale maggiore di quelli che invece hanno cliccato su filmati a carattere informativo o giornalistico, il 38% degli internauti. In coda, le installazioni artistiche.

Ora il Guggenheim prova ad invertire la rotta, concentrandosi su animazioni e filmati in 3d perché, dicono dal museo, «i meccanismi sono cambiati ed è interessante vedere dove sta andando la creatività».

Ed Sanders, capo del marketing di YouTube, ammette che la collaborazione «almeno sulla carta» sembra improbabile, ma che l’incontro tra arte e cultura popolare «è entusiasmante» anche per loro. «C’è una comunità vivace di artisti online- dice- ma è ancora troppo frammentata. Speriamo che in questo modo riesca ad emergere».E voi cosa ne pensate?
Tratto da: http://www.lastampa.it/


Il divieto di foto al Cenacolo non regge alla prova premier

Il Portale del Restauro - Dom, 07/25/2010 - 12:31
I flash dannosi per la delicatissima superficie dell'affresco, ma lo scatto "ufficiale" impone la derogadi LUCA DE VITO

OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Un piano americano, con i due presidenti sorridenti davanti e Il Cenacolo di Leonardo da Vinci come sfondo. La fotografia del premier Silvio Berlusconi insieme con il presidente russo Dmitrij Medvedev davanti al capolavoro vinciano, scattata venerdì durante la visita a Santa Maria delle Grazie dopo l'incontro in prefettura, ha fatto il giro del mondo ma ha sollevato anche dubbi e proteste. Perché ai comuni mortali non è consentito fare fotografie al Cenacolo e ai presidenti in visita istituzionale invece sì?

Sebbene il cartello che campeggia davanti all'entrata del museo sia piuttosto eloquente in merito  -  una macchina fotografica sbarrata con il simbolo del divieto  -  per i fotografi che venerdì hanno seguito i due presidenti fare gli scattinon è stato certo un problema. "Il presidente russo ha espresso il desiderio di una foto ricordo  -  si è giustificato il soprintendenteper i Beni Architettonici di Milano Alberto Artioli, presente alla visita  -  e considerato che io sono la persona in grado di dare l'autorizzazione, ho detto che non c'erano problemi".

Le foto "vietate" del premier

Lo stesso Artioli ha confermato la presenza del divieto di effettuare gli scatti, sia per motivi di diritto d'autore sia per questioni legate alla conservazione delle opere, fatte salve autorizzazioni straordinarie rilasciate dalla stessa soprintendenza. "Le luci delle macchine da presa o i troppi flash possono causare un'eccitazione termica e rovinare il dipinto, ma in questo caso si trattava di pochi scatti. Come si vede anche dalle foto i flash erano piuttosto lontani, non vedo dove sia la polemica".

Sui banchi del Pd in Consiglio comunale però non la si pensa allo stesso modo: "Si tratta di un episodio increscioso  -  dichiara Davide Corritore  -  una foto non avrà rovinato il Cenacolo, ma in tutto il mondo abbiamo trasmesso l'idea che quello che non è consentito ai cittadini normali è consentito ai presidenti. Un qualunque altro sovrintendente avrebbe impedito che quelle foto venissero scattate. Quanto è avvenuto è un danno all'arte e alle istituzioni stesse".

Lo strappo alla regola  -  avvenuto nel corso di una visita durata circa quindici minuti  -  non sembra invece scandalizzare nessuno della maggioranza. "Non è certo una fotografia a rovinare il Cenacolo  -  getta acqua sul fuoco Michele Mardegan, consigliere del Pdl e presidente della Commissione cultura in Consiglio comunale  -  mi sembra il minimo di ospitalità che si dovesse dare a fronte della visita del presidente di una nazione importante come la Russia. Impedire di fare quegli scatti, oltre che assurdo, sarebbe stato anche irrispettoso".
Tratto da: www.repubblica.it


Erice e le sue cartoline nella mostra di Pomara

Il Portale del Restauro - Dom, 07/25/2010 - 08:00
La riedizione del Premio internazionale Venere d’Argento, necessariamente ci porta a ricordare le edizioni passate e farne rivivere la memoria attraverso l’”evento” nell’evento per rievocare quel gradito ricordo ai più e offrirne conoscenza ai tanti, attraverso l’arte della fotografia.
Grazie all’archivio fotografico messo a disposizione dalla Civica Biblioteca “Carvini” di Erice, dall’Azienda Soggiorno e Turismo e dai privati, il famoso photoreporter Letterio Pomara cura l’esposizione permanente
” VENERE in MOSTRA”.
UN PROGETTO IN TRE SEZIONI
a cura di Letterio Pomara “Erice. Una Venere di bellezza” Mostra Fotografica di Letterio Pomara Cinquantatrè immagini in bianco-nero e colore, di Erice. Delle sue bellezze storiche, archeologiche, architettoniche e ambientali. La contemporaneità nei suoi molteplici aspetti socio-culturali, senza tralasciare la sua gente e alcuni tra i visitatori famosi che negli anni hanno indugiato nella cittadina. “… nel tempo, una Venere d’argento” Esposizione fotografica d’epoca sulle edizioni del Premio Internazionale “VENERE D’ARGENTO” Sono immagini d’epoca che coprono alcune edizioni del Premio a partire dal 1959, che ha raggiunto un altissimo livello qualitativo e notevole fama, ponendo Erice al centro del panorama turistico-culturale non solo siciliano. Sono state reperite presso l’archivio dell’Assessorato Regionale Turismo, Sport e Spettacolo – Servizio Turistico Regionale di Erice, la Biblioteca Comunale, ma anche presso privati cittadini del luogo. Documentano, oltre alla consegna dei premi, anche momenti degli eventi collaterali al premio stesso, quali: incontri, concerti, défilé e mondanità in genere, non tralasciando qualche lampo meno pubblico delle personalità premiate e di vip. “… una Venere sui giornali del tempo” Raccolta datata di articoli giornalistici e materiale tipografico-cartaceo E’ l’altra sezione che ben si integra con la precedente, e per questo è “mescolata” ad essa. Sono ritagli di giornali – la classica rassegna stampa – che negli anni hanno “parlato” del Premio “Venere d’argento”, illustrandone lo scopo, lo svolgimento e le curiosità. POLO UMANISTICO – ERICE (TP)
sino al 12 Settembre 2010 10,00-13,00  -  17,00-20,00 (Luglio e Settembre) 17,00-22,00 (Agosto)


 __________________________________________ Letterio Pomara Cenni biografici
Fotoreporter professionista free lance. Reportage fotogiornalistici a sfondo sociale, antropologico e archeologico, i temi della sua fotografia.
Ha anche ritratto grandi personaggi della cultura, della scienza, della politica, dello sport, dello spettacolo e della moda, tracciandone fotograficamente i loro aspetti meno pubblici. Da sempre alterna al lavoro professionale un percorso artistico personale e di ricerca. Anche se per motivi editoriali fotografa a colori, è votato alla convenzionale fotografia in bianco/nero e alla soddisfazione delle sue esigenze estetiche.  Per questo realizza le sue mostre, quasi sempre, in bianco/nero. Sue foto e servizi sono pubblicati da: Il Venerdì di RepubblicaSette/Corriere della Sera – L’Espresso – Panorama – Focus – Le Monde Magazine El Pais – The SundayTimesArt & Graphic JournalArt das Kunstmagazin - Globus – Harper’s Bazar - Vogue Espana - Time/Life – The New York Time Magazine. Per tutti i Paesi, Italia esclusa, le sue fotografie sono distribuite in esclusiva dall’Agenzia fotogiornalistica Sipa Press di Parigi.
Per maggiori informazioni: http://www.veneredargento.it/index.phperic


Erice e le sue cartoline nella mostra di Pomara

Il Portale del Restauro - Dom, 07/25/2010 - 08:00
La riedizione del Premio internazionale Venere d’Argento, necessariamente ci porta a ricordare le edizioni passate e farne rivivere la memoria attraverso l’”evento” nell’evento per rievocare quel gradito ricordo ai più e offrirne conoscenza ai tanti, attraverso l’arte della fotografia.
Grazie all’archivio fotografico messo a disposizione dalla Civica Biblioteca “Carvini” di Erice, dall’Azienda Soggiorno e Turismo e dai privati, il famoso photoreporter Letterio Pomara cura l’esposizione permanente
” VENERE in MOSTRA”.
UN PROGETTO IN TRE SEZIONI
a cura di Letterio Pomara “Erice. Una Venere di bellezza” Mostra Fotografica di Letterio Pomara Cinquantatrè immagini in bianco-nero e colore, di Erice. Delle sue bellezze storiche, archeologiche, architettoniche e ambientali. La contemporaneità nei suoi molteplici aspetti socio-culturali, senza tralasciare la sua gente e alcuni tra i visitatori famosi che negli anni hanno indugiato nella cittadina. “… nel tempo, una Venere d’argento” Esposizione fotografica d’epoca sulle edizioni del Premio Internazionale “VENERE D’ARGENTO” Sono immagini d’epoca che coprono alcune edizioni del Premio a partire dal 1959, che ha raggiunto un altissimo livello qualitativo e notevole fama, ponendo Erice al centro del panorama turistico-culturale non solo siciliano. Sono state reperite presso l’archivio dell’Assessorato Regionale Turismo, Sport e Spettacolo – Servizio Turistico Regionale di Erice, la Biblioteca Comunale, ma anche presso privati cittadini del luogo. Documentano, oltre alla consegna dei premi, anche momenti degli eventi collaterali al premio stesso, quali: incontri, concerti, défilé e mondanità in genere, non tralasciando qualche lampo meno pubblico delle personalità premiate e di vip. “… una Venere sui giornali del tempo” Raccolta datata di articoli giornalistici e materiale tipografico-cartaceo E’ l’altra sezione che ben si integra con la precedente, e per questo è “mescolata” ad essa. Sono ritagli di giornali – la classica rassegna stampa – che negli anni hanno “parlato” del Premio “Venere d’argento”, illustrandone lo scopo, lo svolgimento e le curiosità. POLO UMANISTICO – ERICE (TP)
sino al 12 Settembre 2010 10,00-13,00  -  17,00-20,00 (Luglio e Settembre) 17,00-22,00 (Agosto)


 __________________________________________ Letterio Pomara Cenni biografici
Fotoreporter professionista free lance. Reportage fotogiornalistici a sfondo sociale, antropologico e archeologico, i temi della sua fotografia.
Ha anche ritratto grandi personaggi della cultura, della scienza, della politica, dello sport, dello spettacolo e della moda, tracciandone fotograficamente i loro aspetti meno pubblici. Da sempre alterna al lavoro professionale un percorso artistico personale e di ricerca. Anche se per motivi editoriali fotografa a colori, è votato alla convenzionale fotografia in bianco/nero e alla soddisfazione delle sue esigenze estetiche.  Per questo realizza le sue mostre, quasi sempre, in bianco/nero. Sue foto e servizi sono pubblicati da: Il Venerdì di RepubblicaSette/Corriere della Sera – L’Espresso – Panorama – Focus – Le Monde Magazine El Pais – The SundayTimesArt & Graphic JournalArt das Kunstmagazin - Globus – Harper’s Bazar - Vogue Espana - Time/Life – The New York Time Magazine. Per tutti i Paesi, Italia esclusa, le sue fotografie sono distribuite in esclusiva dall’Agenzia fotogiornalistica Sipa Press di Parigi.
Per maggiori informazioni: http://www.veneredargento.it/index.phperic


"Piazza Venezia, le antiche aule erano diventate una fonderia"

Il Portale del Restauro - Sab, 07/24/2010 - 16:26
Durante gli scavi per il metrò sono stati scoperti ambienti antichi. Quando finalmente saranno visibili al pubblico, daranno uno spaccato inedito della vita dei romani di epoca adrianea. E non solodi RORY CAPPELLI
 

OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Ci sarà anche una ricostruzione virtuale di quegli spazi, quando finalmente saranno visibili al pubblico. Le due "aule" di piazza Venezia, riportate alla luce grazie agli scavi della metropolitana (una terza, sotto al posteggio dei taxi, sarà difficile poterla scavare), daranno uno spaccato inedito della vita dei romani di epoca adrianea. E non solo.

Stavano, quelle aule, sotto strati di pietre e metalli, di paglia e marmi e ceramiche rinascimentali, raccolti e riportati alla luce pezzo per pezzo dagli archeologici. Non solo dunque qualche informazione in più sull´epoca felice della politica culturale illuminata di Adriano che volle conservare l´impero più che allargarlo. Ma anche schegge di altri secoli. «Intensa era nella zona intorno al Foro di Traiano l´attività retorica e letteraria svolta da grandi personalità di epoca tardo antica» spiega Eugenio La Rocca. «Come per esempio Flavio Asterio, prefetto della città nel V secolo». Anche se, sottolinea Adriano La Regina, «sicuramente questo non era un luogo di incontro del Senato che si riuniva soltanto in aree consacrate».

Qui infatti, spiega l´archeologo della Soprintendenza Roberto Egidi, responsabile degli scavi, «ci troviamo di fronte ad edifici legati alle attività culturali di Adriano. Era, questa, un´area articolata, ricchissima. Con il complesso del Foro, le piazze aperte ai cittadini, le biblioteche, le aree legate alle attività finanziarie e giuridiche. Le due aule che abbiamo trovato sono di tipo quadrangolare: vi si ascoltavano recite, lezioni e poesie. Erano coperte da volte adorne di stucchi alte sedici metri, il pavimento, in parte conservato, era in granito giallo antico (come le biblioteche del Foro di Traiano), le gradinate erano delimitate da balaustre in marmo». Ma il tempo, grande scultore, ha lasciato anche tracce di altre storie: «Dopo la caduta dell´Impero romano» continua Egidi, «forse sotto Teodorico, la prima aula è diventata una fonderia: lo dicono i cumuli di metalli grezzi. Diventò poi una stalla che ha lasciato uno spesso strame nero fatto di escrementi e paglia. Tutto questo è stato sigillato dal violento terremoto che sconvolse Roma nel XIX secolo, che allontanò gli abitanti dal centro. La seconda aula, nel Cinquecento, diventò l´ospedale della confraternita dei fornai: ed ecco i pitali, le brocchette, le stoviglie rinascimentali recuperate in gran numero». Reperti che, forse, saranno presto esposti in una mostra. Denaro permettendo.
Tratto da: http://roma.repubblica.it/


Come giocarsi i beni culturali al Lotto…

Il Portale del Restauro - Sab, 07/24/2010 - 09:55
Quello dei giochi è un settore che raramente conosce crisi: con i suoi oltre 500 anni di storia è stato dimostrato come proprio nei periodi più difficili, diventano sempre più numerosi coloro i quali tentano la sorte nel gioco del lotto, superenalotto, gratta e vinci e lotterie che, nei soli mesi tra gennaio e maggio 2010 hanno fruttato circa 5 milioni di euro (fonte Agipronews).
Cifra che, oltre ad alimentare le casse del Ministero delle Finanze verrà adoperata anche per la tutela del nostro patrimonio culturale, così come stabilito dalla legge 23 dicembre 1996 n.662 che all’art.3 comma 83 destina al Ministero per i Beni e le Attività Culturali una quota degli utili derivanti dalle estrazioni del Lotto finalizzate appunto al recupero e alla conservazione dei beni architettonici, archeologici, artistici e storici, archivistici e librari della penisola.
La legge, prevista all’epoca dai ministri Visco e Veltroni (rispettivamente alle Finanze e ai Beni Culturali) fu istituita allo scopo di allinearsi a quanto già attuato dalla National Lottery britannica, la quale destinava il 28% dei suoi introiti ad opere di assistenza sociale e tutela museale.
Per rendere meno pressante l’incombenza a carico del Lotto, lo Stato italiano ha inoltre permesso l’introduzione di nuove estrazioni settimanali oltre alla tradizionale del sabato, che si realizzano dal 2005 anche il martedì e il giovedì.
Entro il 30 giugno di ogni anno, quindi, viene stabilita la quota erariale che il gioco del Lotto, nella figura del concessionario Lottomatica, dovrà devolvere al MiBAC e che quest’anno ammonterà a circa il 3,8% di quanto versato allo Stato.
Dopo oltre 10 anni di programmazione triennale, si è deciso quest’anno di pianificare gli interventi relativi a tale stanziamento su base annuale in modo da garantire, così come dichiarato dal MiBAC, una maggiore stabilità al fondo evitando problematiche connesse ai cantieri già avviati.
Ma le sorprese non sembrano esaurirsi: per il 2010, infatti, la legge di bilancio con cui vengono assegnati gli incassi del gioco del Lotto riserva alla tutela dei tesori italiani poco più di 60 milioni di euro, vale a dire circa la metà rispetto alla cifra stanziata per gli anni passati: nel piano triennale 2007-2009 veniva infatti prevista una spesa di 353 milioni di euro (circa 118 milioni di euro annui) a fronte dei poi effettivi 106 milioni di euro per il 2007, 89 milioni nel 2008 e 78 milioni nel 2009. Una diminuzione graduale ma continua, che cozza con l’iniziale provvedimento legislativo del ’96 il quale prevedeva finanziamenti di circa 115 milioni di euro annui.
La somma in bilancio va inoltre a segmentarsi tra le diverse voci previste dalla programmazione degli interventi: 36 milioni (con un incremento del 114%) alle direzioni generali, circa 12 milioni al settore cinema e spettacolo, 7,6 milioni ad arti e antichità, poco meno di 3 milioni a biblioteche ed archivi e altrettanti a regioni e province autonome.
Tra i destinatari degli interventi finanziati grazie alle scommesse del Lotto, l’Istituto Cinecittà Luce potrà contare per i prossimi 12 mesi su circa 5 milioni di euro, due milioni in più rispetto a quelli richiesti, a cui vanno ad aggiungersi i fondi stanziati da Arcus e quelli provenienti dal Fus. Le risorse verranno utilizzate per conservare la memoria storica attraverso la realizzazione di nuovi documentari e la digitalizzazione di quelli già esistenti, in modo da creare archivi ad hoc accessibili e consultabili anche on-line.
Sempre all’interno del settore spettacolo altri fondi verranno stanziati per il Teatro Petruzzelli di Bari (1 milione di euro) che riuscirà in questo modo a realizzare tutti  gli spettacoli previsti dalla stagione teatrale, al “Teatro Italia Festival” (2 milioni) e allo “Spoleto festival” (900 mila euro).
Previsto inoltre il consolidamento e il restauro del convento di San Nazario in provincia di Campobasso, la valorizzazione del Collettore romano di Serravalle del Chienti nel maceratese e il Cantiere delle Navi di Pisa. 400 mila euro andranno invece alle aree archeologiche etrusco-romane di Tarquinia e Gravisca.
Oltre ai restauri e alla valorizzazione, una parte dei fondi verrà utilizzata per l’allestimento di nuove sedi museali tra cui quella che ospiterà in provincia di Enna la tanto attesa Venere di Morgantina, protagonista del celebre contenzioso Italia – Stati Uniti.
Due milioni andranno inoltre per l’“emergenza sisma” con interventi disseminati in tutto il territorio abruzzese volti a restaurare palazzi e istituti colpiti dal terremoto del 6 aprile scorso.
Se in passato, grazie proprio a tali fondi, è stato possibile preventivare interventi imponenti quali quelli alla Torre di Pisa, alla Basilica di Massenzio o agli Uffizi, anche i tagli alle risorse, così come le scomesse del lotto, dovrebbero essere compiuti responsabilmente.
Approfondimenti:
Documento di programmazione degli interventi derivanti dagli introiti del gioco del Lotto – anno 2010
Tratto da: http://www.tafter.it/


Le scoperte archeologiche di Palazzo Ghetti

Il Portale del Restauro - Ven, 07/23/2010 - 18:29
Dai reperti pre-romani a un borghetto fortificato medievale. I ritrovamenti aprono la strada a nuove ipotesi di Annamaria Bernucci

Palazzo Ghetti in borgo S.Giovanni dopo il recente restauro e la nuova destinazione d'uso non ha praticamente più segreti (storici, costruttivi, strutturali). A completare però la sua esplorazione è intervenuta la Soprintendenza ai Beni Archeologici dell'Emilia Romagna che sotto la direzione di Maria Grazia Maioli ha permesso di aggiungere ulteriori tasselli conoscitivi durante le fasi di ristrutturazione dell'immobile (2005-2008) con un cantiere archeologico nell'area cortilizia all'interno del fabbricato. Edificio dalla facciata elegante, è dotato di grandi vani e di disponibilità di spazi (come la corte quadrilatera provvista di una 'prospettiva a cannocchiale' con il porticato e il colonnato in mattoni a vista di sicura scenografica suggestione) espressione della raggiunta stabilità economica e del prestigio della famiglia committente, una famiglia della nuova borghesia affermatasi alla metà dell'800. Progettato nel gusto ancora neoclassico dall'architetto Giovanni Benedettini, formato alla scuola di Luigi Poletti, il palazzo era destinato a fabbrica zolfanelli fosforici con relativa segheria a vapore del cav. Nicola Ghetti e impiegava ben trecento dipendenti.Gli scavi effettuati nel cortile hanno portato alla luce una storia stratigrafica del terreno veramente significativa che va ad arricchire le vicende storiche e archeologiche della città di Rimini, dall'età romana all'epoca medievale, in un'area che si colloca extra moenia e limitrofa alla cinta muraria romana e all'Arco, la porta urbica principale per chi proveniva dalla Flaminia.Dopo lo strato di riempimento tardo sono infatti affiorati tratti di mura databili al 1100-1300 e una torre poligonale. Probabilmente il terreno dove poi è stato edificato Palazzo Ghetti faceva parte di un comparto medievale, di un quartiere (lo si evince poiché strutturato e dotato anche di latrine).Ma la vasta area cortilizia ha fornito altri interessantissimi elementi. La fase romana che corrisponde ad una fase cosiddetta di campagna è caratterizzata dalla presenza di alcune sepolture, tombe alla cappuccina e con utilizzo di anfore. La pratica della tomba in anfora era molto in uso nel mondo romano:si tratta di anfore da olio (quelle rinvenute sono di produzione africana) che venivano appositamente segate e riutilizzate dai ceti più poveri per le sepolture. Nel cortile di Palazzo Ghetti è stato ritrovato anche un pozzo presente nel borgo, con una discreta presenza di brocchette e anfore che ne attestano lo sfruttamento.
Sotto il pozzo romano un'area di culto etrusca?Sotto il pozzo romano di età imperiale è poi stata scoperta una canaletta pavimentata a spina di pesce. Il materiale archeologico più consistente è tuttavia ancora più antico, tra I e II a.C. ed ha avuto funzione di riempimento. Si tratta di una grande quantità di materiale edilizio e ceramico composto da mattoni, vasetti miniaturistici, lucerne, ceramiche con iscrizioni (in proto-latino, in umbro), dalle tipologie databili sino al II secolo a.C.; tra i frammenti rinvenuti si segnala un piattello su piede con scritta all'interno in lingua etrusca e un'arula di terracotta con toro. Che ci fosse un'area di culto? Il riempimento di questo fossato o canaletta nasconde nuovi segreti per Rimini prima della sua crescita ed espansione di età romana.
Fra abitazioni e sepoltureLungo la via Flaminia è riemersa la più importante necropoli della città
Le nuove testimonianze scaturite dal cortile di Palazzo Ghetti stringono connessioni con l'area degli odierni borghi fuori le mura e consentono di leggere l'utilizzo del territorio, condiviso da insediamenti abitativi e da luoghi destinati alle sepolture.La prima necropoli ritrovata fu proprio lungo la consolare Flaminia durante i lavori di costruzione del Palazzetto dello Sport: da quello scavo proviene l'ossuario in pietra oggi esposto nella nuova ala archeologica del Museo della Città, caratterizzato dall'insolita forma ‘a panettone' con ben visibili le graffe in piombo per garantirne la chiusura. Ancora recentemente durante le fasi di ampliamento dell'asilo statale della scuola XX Settembre nel giardino è riemersa un'altra necropoli che ha portato alla luce una stele tarda del VIII secolo con un'iscrizione cristiana a testimonianza della continuità della pratica cimiteriale in questo lembo esterno della città che permane nei secoli sovrapponendosi sepolture tarde e costantiniane a quelle romane.
Tratto da: http://www.chiamamicitta.net/index.html


Stonehenge ecco il gemello fatto di legno

Il Portale del Restauro - Ven, 07/23/2010 - 17:29
Sulla piana di Salisbury una struttura neolitica simile alla famosissima struttura in pietra di Deborah AmeriNon è servito spostare neppure una zolla di terra. Gli archeologi moderni non assomigliano a Indiana Jones ed è bastato loro solamente un grosso radar, simile a un taglia-erba, per arrivare a una delle scoperte più eccitanti degli ultimi 50 anni: una nuova Stonehenge. A soli 900 metri dal sito di pietre neolitiche più famoso e misterioso al mondo, steso sulla piana di Salisbury, in Gran Bretagna, ricercatori delle università di Birmingham e dell’istituto Ludwig Boltzmann, in Austria, hanno individuato sotto terra un altro monumento cerimoniale, del tutto simile a quello di pietra, ma in legno.

Gli speciali macchinari della spedizione, dotati di radar in grado di penetrare gli strati di terreno, hanno delineato una fossa circolare con due aperture, le entrate, a nord-est e a sud ovest. All’interno, a una distanza regolare, si notano buche rotonde, di circa un metro di diametro, dove erano piantati enormi pali di legno. La struttura appartiene all’era neolitica come la Stonehenge originale ed è stata costruita circa 5.000 anni fa. «Si tratta di una scoperta eccezionale, che cambierà completamente la percezione del paesaggio che circonda Stonehenge - ha commentato entusiasta al Guardian il professor Vince Gaffney, dell’università di Birmingham, che ha guidato l’esplorazione - Questo è uno dei monumenti più studiati della terra, eppure c’è ancora parecchio da scoprire. Basti pensare che il 90% del terreno circostante non è mai stato scandagliato».

Il mistero delle pietre preistoriche ha affascinato gli archeologi per secoli. Secondo la teoria più accreditata il sito era usato come luogo funebre, per celebrare le esequie e sotterrare i morti. La fossa di legno, invece, sarebbe stata ad esclusivo appannaggio dei vivi. Anni fa nella zona sono stati scoperti altri circoli ornati con legno, il più famoso è Durrington Walls, a 13 chilometri dalle celebri pietre. Mike Parker Pearson, l’archeologo che da sempre se ne occupa, spiega che le strutture di legno erano in genere adibite a banchetti e festeggiamenti. Qualcuno degli studiosi, come la curatrice dell’English Heritage Amanda Chadburn, azzarda che proprio qui, nella fossa appena ritrovata, potrebbero essere stati celebrati i riti dei solstizi d’estate e d’inverno, che ancora oggi richiamano a Stonehenge centinaia di druidi moderni e curiosi.

Ma nonostante le tante scoperte eseguite recentemente (tra le quali la cava del Galles da cui provengono le pietre) Stonehenge rimane un muro impenetrabile di segreti ed enigmi irrisolti. Ancora non si sa, per esempio, chi costruì il cerchio magico. La tradizione che associa il luogo ai druidi, gli antichi sacerdoti celtici, è ormai stata demolita da parecchi studiosi. E anche sulla vera natura del sito gli esperti non concordano. Se la maggioranza sostiene che si tratti di una necropoli, altri vi riconoscono un luogo sacro al culto del sole e altri ancora, a causa della precisione matematica con la quale i megaliti sono stati disposti, un antico osservatorio astronomico.

Tratto da: http://www.ilgazzettino.it/


Piazza Venezia, l'antico auditorium

Il Portale del Restauro - Ven, 07/23/2010 - 10:12
L'eccezionale scoperta durante gli scavi per la metro C. "Qui si riuniva il Senato romano". Dagli scavi ritrovati tre ambienti gemelli: sono "auditoria" e "scholae". "È il più importante ritrovamento di un edificio pubblico da 60 anni". E per la tratta San Giovanni-Colosseo sboccati 792 milioniGABRIELE ISMAN
 

OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Il governo sblocca i fondi per la linea C, e in piazza Venezia spunta quello che per gli esperti è "il più importante ritrovamento di edificio pubblico dalla guerra". Nel giorno dello sblocco del Cipe degli ultimi 84 dei 792 milioni di euro per la tratta T3 da San Giovanni al Colosseo, la Metro C perde definitivamente una stazione - Chiesa Nuova - ma acquista il fascino della Storia, con il ritrovamento di tre ambienti gemelli con scale e gradinate dove si tenevano anche alcune riunioni del Senato romano. Così a piazza Venezia sarà visibile "il più importante ritrovamento archeologico di edificio pubblico romano dai tempi della guerra" come dice Roberto Egidi, funzionario della Soprintendenza archeologica che guida gli scavi nella piazza.

Lo sblocco dei fondi da parte del Comitato interministeriale per la programmazione economica chiude "una trattativa durata 12 mesi" come ha detto ieri il sindaco Gianni Alemanno parlando del "finanziamento necessario a proseguire i lavori". Così ieri il governo ha aggiunto 84 milioni ai 470 già finanziati con la legge Obiettivo. A questi 554 milioni, se ne aggiungono 143 del Comune e 95 dalla Regione: gli ultimi 9,8 della Pisana sono stati trovati recentemente e ieri la governatrice Renata Polverini ha parlato di "un punto importante segnato per Roma e per la regione".

"La linea C - ha detto Alemanno - è l'opera pubblica infrastrutturale in costruzione più importante del nostro Paese". E così se la prima tratta della linea C - da Centocelle a Pantano - aprirà a gennaio 2012, nel 2013 la terza linea metro arriverà a San Giovanni e, secondo Alemanno, "nel 2015 al Colosseo". Si tratterà di due momenti strategici: a San Giovanni la C intersecherà il percorso della A, a Colosseo intercetterà la B. Per la tratta T2, fino a piazzale Clodio, il Cipe si pronuncerà più avanti. E se in quella parte è saltata anche la stazione Risorgimento, tra piazza Venezia a San Pietro non vi saranno fermate, dopo la soppressione per motivi archeologici e quindi finanziari di quelle previste a Largo di Torre Argentina e a piazza della Chiesa Nuova. Critico Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani: "Roma passerà alla storia dei trasporti per un metodo unico al mondo: scavare metropolitane costosissime senza fare le stazioni. Quattro anni fa il costo iniziale della tratta T3 era di 510 milioni di euro e prevedeva tre stazioni, oggi il costo complessivo è salito a 1 miliardo e 305 milioni per due stazioni. Il costo reale non sono i 792 milioni dichiarati oggi, perché a questi vanno aggiunti altri 500 milioni come oneri impropri, a partire dagli scavi. Per la tratta T2 invece abbiamo il record mondiale di distanza tra due stazioni: 2 chilometri tra Venezia e San Pietro. Un fiume di soldi alle imprese e si azzerano i benefici pubblici".

Per la fermata di piazza Venezia gli accessi previsti sono a piazza Santi Apostoli, a piazza Madonna di Loreto e a sinistra dell'Altare della patria verso Fori Imperiali. Intanto nella piazza sono in corso i restauri degli ambienti di epoca romana ritrovati negli scavi. "Si tratta - dice Roberto Egidi - di tre ambienti gemelli con scalee o gradonate, forse collegati all'Athenaeum di Adriano che risale al 135 dopo Cristo". Ritrovamenti di alto valore scientifico per i luoghi monumentali dove i romani studiavano, ascoltavano e discutevano: "Si tratta di auditoria o scholae, ambienti in cui avvenivano i discorsi pubblici, i confronti tra retorici, e anche talora riunioni del Senato. L'edificio fu in uso fino alla caduta dell'Impero romano: all'interno abbiamo ritrovato una base con iscrizione di Passifilus Paulinus, prefectus urbi del 473 il cui nome è riportato anche sulle gradonate del Colosseo". Presto tutto sarà visibile attraverso un cantiere modello.
Tratto da: http://roma.repubblica.it/


Inaugurazione della mostra "Splendori del barocco defilato. Arte in Basilicata e ai suoi confini da Luca Giordano al Settecento"

Il Portale del Restauro - Gio, 07/22/2010 - 13:30
Venerdì 23 luglio 2010, a Firenze, a Palazzo Medici, alle ore 18.00, sarà inaugurata la mostra Splendori del barocco defilato. Arte in Basilicata e ai suoi confini da Luca Giordano al Settecento, a cura di Elisa Acanfora.

La mostra è promossa dall'Università degli Studi della Basilicata in occasione del XXV anniversario della sua fondazione, e, insieme, dalla  Regione Basilicata, dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropolologici della Basilicata, dal Comune di Potenza, dal Comune di Matera e dalla Fondazione Carical, unitamente alla Provincia di Firenze che ha messo a disposizione la sede espositiva.

Un evento espositivo di particolare rilevanza che vede la Basilicata esporre per la prima volta fuori regione i propri capoloavori con una rassegna specificatamente dedicata.



Informazioni Evento:


Data Inizio: 24 luglio 2010
Data Fine: 05 settembre 2010
Luogo: Firenze, Palazzo Medici Riccardi
Orario: Feriali e festivi 9.00 – 19.00 La biglietteria chiude alle 18.30 Giorno di chiusura: Mercoledì
Telefono: 055 2754823
Link scheda dettaglio evento
Tratto da: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html
Redattore: RENZO DE SIMONE




Recensione Libri - Pietre & marmi artificiali. Manuale per la realizzazione e il restauro delle decorazioni plastico-architettoniche di esterni e interni

Il Portale del Restauro - Gio, 07/22/2010 - 10:05
Autori: Marco Cavallini, Claudio Chimenti
Editore: Alinea Editrice s.r.l.
Formato: 19,5x27 cm
Illustrazioni: a colori e in bianco e nero
Pagine: 192
Anno: luglio 2010
Codice ISBN: 978-88-6055-499-4
Prezzo di copertina: 28,00 Euro



Quasi tutta l'architettura europea, a partire dal XV secolo fino alla metà del XX, è caratterizzata dalla presenza di decorazioni plastico-architettoniche che arricchiscono le facciate degli edifici.
Inizialmente in materiale lapideo, poi in stucco e marmorino, dalla fine dell'Ottocento furono realizzate con un nuovo legante, il cemento, che pigmentato a secco e adeguatamente lavorato, consentiva di ottenere manufatti del tutto simili alle pietre vere: le pietre artificiali.
Questa tecnica di decorazione raffinata e duttile fu costantemente usata fino all'inizio degli anni Sessanta.
Dal momento che riteniamo che il riuso dei materiali e delle tecniche tradizionali per il rifacimento delle quinte edilizie nell'edificato storico costituisca l'unica opzione possibile per conservarne l'autenticità, di cui l'espressione cromatico - materica è elemento inalienabile altrettanto alle forme da essa connotate, ci appare indispensabile rieducare alla pratica delle metodologie tradizionali quelle imprese che operano sul tessuto storico delle città, poiché i corretti interventi di restauro non possono prescindere dalla perfetta conoscenza dei materiali e delle specifiche lavorazioni che furono adottate per realizzarli.
La mancanza di continuità operativa, che ha interrotto la catena di trasmissione orale e imitativa dei mestieri artigiani legati alla decorazione architettonica, costituisce un serio problema per la trasmissione diretta di queste competenze, di cui solo i vecchi maestri di età spesso superiore ai settanta anni sono attualmente i depositari.
Noi ci siamo avvalsi della loro amicizia e pazienza per costruire questo manuale, che cerca di dar conto di un mestiere nobile e forse poco incline ad essere raccontato per iscritto. Siamo del resto consapevoli che nessun manuale, potrà mai surrogare l'apprendimento diretto; d'altra parte manuali come questo, per le pietre artificiali, diventeranno da qui a pochi anni, l'unico riferimento possibile per chi dovrà necessariamente affrontare il restauro di gran parte del patrimonio architettonico della prima metà del Novecento.

http://www.ibs.it/


Il palazzo crolla? E che fretta c'è

Il Portale del Restauro - Gio, 07/22/2010 - 08:00
In via del Governo Vecchio non arriva l'ok per mettere in sicurezza un edificio protetto solo dalle impalcature. Pratica arenata da oltre 4 mesi negli uffici della SoprintendenzaCrolla il cornicione del palazzo. La facciata interna cade a pezzi. I condomini incaricano l'amministratore dell'edificio di avviare i lavori. Ma serve il nulla osta della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per il Comune di Roma. E allora tutto si blocca. Sono passati oltre quattro mesi ed è ancora tutto fermo. È la paradossale vicenda che vivono i residenti dell'edificio in via del Governo Vecchio, al civico 44. Il palazzo non è vincolato, ma si trova nel rione Parione, e quindi serve automaticamente il via libera della Soprintendenza. Ma il parere preventivo consultivo (così si chiama il nulla osta) non è mai arrivato. La pratica non si sa che fine abbia fatto. Si è arenata nei mille rivoli della burocrazia. E intanto i ponteggi, installati a marzo per evitare ulteriori crolli di calcinacci e detriti, non hanno mai visto l'arrivo degli operai. La facciata si trova nella chiostrina interna condominale dove si affacciano i balconi di cinque appartamenti. L'edificio è antico. È adiacente al palazzo Nardini, edificato nel 1475. L'impianto originario risale al Cinquecento anche se poi è stato modificato nei secoli. Nella lettera indirizzata il 18 marzo alla Soprintendenza, che fa capo al ministero per i Beni Culturali, l'amministratore del condominio, Nello Cancani, è stato chiaro: «Visto lo stato di pericolo per l'incolumità dei condomini costituito dalla possibilità di imminenti crolli dalle parti pericolanti e fatiscenti della facciata, si auspica una vostra sollecità risposta». Una richiesta caduta nel vuoto. Senza il parere della Soprintendenza è impossibile inoltrare la denuncia di inizio attività allo Sportello unico dell'edilizia del Municipio. Ma la trafila si è inceppata negli uffici della Soprintendenza in via di San Michele, a Trastevere. Il direttore dei lavori, l'ingegnere Luca Moretta, ormai è demoralizzato: «All'inizio mi hanno detto che il nulla osta non era ancora stato redatto a causa di un blocco amministrativo». Il motivo? «La vacanza da più di un mese della carica di Soprintendente». Il 23 aprile, infatti, l'architetto Federica Galloni è diventata Direttore generale del Lazio. Ma non finisce qui. «Il 28 maggio - racconta Moretta - mi è stato detto che il nulla osta era in firma al nuovo Soprintendente (Maria Costanza Pierdominici, ndr) ma, visto il lavoro arretrato, avrei dovuto aspettare almeno due settimane». È passato un altro mese e mezzo e niente è cambiato. Tratto da: http://www.iltempo.it/roma/


Erice: XXI Premio Internazionale “Venere d’Argento” - fino 19 settembre

Il Portale del Restauro - Mer, 07/21/2010 - 15:52


Al via la XXI edizione del Premio Internazionale “Venere d’Argento”. La manifestazione, che nel corso degli anni ha acquisito sempre più autorevolezza nel panorama culturale italiano ed europeo, pur non svolgendosi con cadenza annuale, vanta ben 20 edizioni dal 1959 al 2003.

A poco più di 50 anni dalla sua nascita, la Rassegna di Arte, Cultura e Spettacolo ha in programma una serie di eventi sul tema “Il Ritorno del Mito”, con l’intento di creare e realizzare, a Erice e nel suo territorio, una serie di eventi fino al 19 settembre 2010, idealmente legati al messaggio di pace, di cultura e di incontro fra i popoli a cui si richiamano il mito e la storia di Venere Erycina.. Un programma ricchissimo, che tra concerti, mostre e degustazioni tipiche dei prodotti locali vedrà in primo piano le donne che si sono contraddistinte nell’arte, nella cultura, nella musica, nella letteratura, nello sport, nel cinema, nel sociale e nel giornalismo; verranno così premiate Noa, Giuliana Sgrena, Maria Grazia Cucinotta, Wassylla Tamzali, Damiana Natali, Donatella Bianchi, Silvia Mezzanotte, Francesca Porcellato.Un premio speciale andrà inoltre a Nicola Piovani, musicista Premio Oscar nel 1999 per la colonna sonora de “La Vita è Bella”, che si esibirà il 18 luglio insieme a Noa a piazza San Giovanni. Oltre alle premiazioni, una lunga rassegna cinematografica dedicata al gentil sesso e l’insediamento di un comitato promotore per la candidatura di Erice a Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.Tutte le manifestazioni sono a titolo gratuito e fino ad esaurimento posti.
>>> scarica il programma

Fonte: http://www.turismotrapani.net/


"Chiuder La Vita" Esposizione Straordinaria del San Giovanni Battista della Galleria Borghese

Il Portale del Restauro - Mer, 07/21/2010 - 15:45

Dal 18 luglio al 18 agosto 2010 la chiesa di Sant'Erasmo di Porto Ercole ospiterà la mostra-evento Michelangelo Merisi da Caravaggio "Chiuder la vita".
L'esposizione, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal Comune di Monte Argentario e da eni, è aperta al pubblico gratuitamente per la sua intera durata. Curata da Valeria Merlini e Daniela Storti con il coordinamento scientifico di Francesca Temperini e prodotta da Aleart progetti d'immagine, la mostra intende celebrare gli ultimi momenti della vita del grande artista che proprio a Porto Ercole concluse la sua esistenza. Scrive il biografo Bellori: "Così il Caravaggio si ridusse a chiuder la vita e l'ossa in una spiaggia deserta, ed allora che in Roma attendevasi il suo ritorno, giunse la novella inaspettata della sua morte, che dispiacque universalmente"
Nel luglio del 1610 Michelangelo Merisi da Caravaggio scomparve per sempre. Nel disperato ed estremo tentativo di tornare verso Roma, da dove era fuggito dopo aver ucciso un uomo, Caravaggio lascia per l'ultima volta la costa di Napoli con le sue poche cose. Con lui tre dipinti probabilmente destinati al Cardinale Scipione Borghese, suo avido collezionista e uomo dall'enorme potere, unico in grado di commutare la sua pena in grazia, permettendogli di tornare a una vita vera.
Nessuno conosce con precisione le reali circostanze che lo portarono alla morte; dopo alcuni anni i biografi più noti del tempo lasciarono ai posteri una versione curiosamente concorde sulla fine della sua esistenza. Giunto a Palo, Caravaggio venne arrestato e due giorni dopo, riacquistata la libertà, si lanciò all'inseguimento della feluca su cui le sue opere avevano proseguito il viaggio, nel disperato tentativo di recuperare l'unico reale salvacondotto per il potente Cardinale.
Stremato dalla fatica e dalla febbre che lo aveva colto, uno dei geni assoluti della pittura di ogni tempo trovò la morte a soli trentanove anni a Porto Ercole.
Così oggi, a quattrocento anni dalla sua scomparsa, Michelangelo Merisi da Caravaggio viene ricordato nel luogo dove la storia ha voluto che giungesse a " chiuder la vita ".
Viene celebrato attraverso la sua pittura, segno potente e indissolubile della sua grandezza, ricostruendo l'ipotetico carico della sua agognata feluca nel simbolico "ventre" della chiesa più antica di Porto Ercole.
Protagonista dell'esposizione è lo straordinario San Giovanni Battista della Galleria Borghese, opera unanimemente riconosciuta dalla critica come appartenente al prezioso carico dell'imbarcazione. Il dipinto verrà posto in una speciale teca di cristallo climatizzata del Laboratorio Museo Tecnico Goppion e illuminata in modo che il pubblico la possa ammirare da vicino in tutta la sua bellezza. Lo Studio Greci curerà l'allestimento nella chiesa regalando al pubblico un'atmosfera di grande impatto, rievocando l'interno della feluca.
Un filmato inserito all'interno dell'allestimento raccoglierà inoltre gli spezzoni dei film che negli ultimi ottanta anni hanno raccontato gli istanti finali della vita del grande artista lombardo, rivissuti attraverso la sensibilità dei maggiori registi e interpreti internazionali.
La mostra si inquadra nella ormai consolidata tradizione eni di mettere a diposizione del grande pubblico, gratuitamente, opere d'arte di grandissimo valore. Questa iniziativa segue, tra le altre, l'esposizione a Milano de La conversione di Saulo del Caravaggio a Palazzo Marino nel 2008 e, l'anno successivo sempre a Palazzo Marino, Il San Giovanni Battista di Leonardo, prestato dal Louvre. Entrambe le mostre hanno riscosso un enorme successo di pubblico, registrando il primo 162.754 visitatori e il secondo 180.588.
Fonte: http://www.eni.com/


Campi Flegrei, il turismo non abita più qui Da Pozzuoli a Cuma decine di siti abbandonati

Il Portale del Restauro - Mer, 07/21/2010 - 11:24
Poco rimane del fasto delle costruzioni romane. "Intervenga la Regione". Nel degrado lo Stadio Antonino Pio e il Tempio di Serapide, Museo di Baia inaccessibiledi TIZIANA COZZI

 
OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Era il sito più visitato di tutta la Campania. Ancora prima della scoperta di Pompei ed Ercolano migliaia di turisti si avventuravano nei "campi ardenti", i Campi Flegrei.
Ora tutto quello splendore è perduto. Poco rimane del fasto delle costruzioni romane, qui regna solo il degrado. Da queste parti il turista coraggioso alla ricerca del fascino della storia troverà abbandono e incuria. E, soprattutto, monumenti inaccessibili, perché chiusi al pubblico.
Da Pozzuoli a Bacoli e fino a Cuma, decine sono i siti off-limits. Anfiteatri, templi, necropoli scivolano giorno dopo giorno nell'abbandono. Chiusi il Rione Terra, lo Stadio Antonino Pio, le necropoli di San Vito e di via Celle soffocano tra gli sterpi e i rifiuti. Il tempio di Serapide è diventato una palude, sommerso per metà da un pantano d'acqua fetida dove si annidano insetti. Porte serrate anche al museo archeologico di Baia (le sale del nuovissimo allestimento), il mausoleo di Fescina a Quarto è invaso dai rifiuti, a Bacoli la cisterna Cento Camerelle resta chiusa dopo la frana di quest'inverno, il mausoleo del Fusaro è off-limits anche se viene aperto periodicamente da un'associazione di volontari. Le chiavi della Piscina Mirabilis restano in mano alla signora Giovanna, dirimpettaia addetta all'apertura, su richiesta, della più grande cisterna mai costruita dai Romani. E la lista potrebbe continuare.

A distanza di qualche anno dalla rinascita dei "Campi ardenti" gestita dalla Scabec e voluta fortemente dalla giunta bassoliniana, il tracollo di quei progetti - che allora erano il fiore all'occhiello dei funzionari della Soprintendenza e dei dirigenti regionali - è sotto gli occhi di tutti. Via Campi Flegrei, a due passi dalla fabbrica ex Olivetti. Affacciato su uno splendido panorama sul golfo, si intravede la parte meridionale dello Stadio Antonino Pio. Due anni fa l'inaugurazione, otto milioni di euro di investimento, il recupero dello stadio che aveva ospitato le prime gare olimpiche fece gridare al miracolo gli esperti. Riemergeva dopo duemila anni di vita "sotterranea", praticamente ricoperto da quintali di terra ed erbacce. Ora, in quel capolavoro dell'architettura romana i rovi sono tornati. Ricoprono quasi per intero le mura restaurate, dietro il cancello chiuso il cartello con le indicazioni storiche del monumento giace a terra. Le macchine sfrecciano veloci, a pochi passi la segnalazione della fermata del City Sightseeing che ormai non serve più. Quest'anno il bus turistico ha infatti cancellato il percorso nei Campi Flegrei. "Ogni tanto arriva qualche turista straniero e chiede come si fa a entrare - dicono in un negozio vicino - ma per la verità, sono sempre meno".

Stessa storia per il Museo archeologico nel castello di Baia, uno tra i più grandi repertori artistici in 45 sale dedicate ai Campi Flegrei. Inaugurato l'anno scorso, è stato accessibile per qualche weekend ma resta chiuso per mancanza di custodi. "Domenica mattina volevo visitarlo - dice Sara, 23 anni, studentessa di Archeologia di Teramo, mentre sta per entrare nei sotterranei dell'Anfiteatro Flavio - mi hanno detto che non è aperto al pubblico e ho ripiegato sull'unico piano accessibile. Una vera delusione". Dalla valorizzazione al fallimento, dunque. Se l'anno scorso qui i turisti accorrevano numerosi, oggi sono sempre meno i "coraggiosi" ad addentrarsi in un territorio disseminato di difficoltà.

Una situazione complessa su cui la Soprintendenza pensa di intervenire, appellandosi alla Regione. "Abbiamo chiesto un appuntamento per discutere di una questione che si aggrava ogni giorno di più - spiega Gregorio Angelini, direttore regionale per i Beni culturali - c'è la volontà di risolvere la questione ma sappiamo che ci sono problemi di bilancio. E se l'incontro non avrà i risultati sperati, pensiamo di intervenire almeno sui casi vicini alla soluzione". I lavori nel museo di Baia e nell'area archeologica di Cuma potrebbero partire già dopo l'estate. Ma anche qui contano i fondi regionali. Intanto i monumenti vivono nell'abbandono. La patina verdastra dell'acqua ricopre per metà le colonne del tempio di Serapide. Un gruppo di turisti di Savona, uno scatto dopo l'altro, increduli si soffermano a guardare la melma, poi chiedono: "È così difficile rimuovere l'acqua? Ecco come si distrugge il turismo".

Tratto da: http://napoli.repubblica.it/


Basilica di Santa Sabina: svelato dipinto Madonna con Bambino

Il Portale del Restauro - Mer, 07/21/2010 - 07:00
La prima traccia ad emergere dall'intonaco e' stata la faccia dell'arcipresbitero Teodoro, che chiuso nel nimbo quadrato (a significare che il personaggio e' ancora in vita al momento del ritratto) guardava le restauratrici emozionate. "Abbiamo subito capito il valore di questo dipinto, che era un'opera altomedievale stilisticamente rara a livello di testimonianza a Roma e in Italia, e allargando la traccia sono cominciate ad emergere l'iscrizione e il resto della scena. Con una lavoro parallelo sulle fonti siamo arrivati alla datazione", racconta la storica dell'arte Manuela Gianandrea che insieme a Federica Papi ha studiato lo straordinario dipinto murale con la Madonna e i Santi Pietro e Paolo, e le sante Sabina e Serafia con i due committenti, emerso incredibilmente dall'atrio porticato della basilica di Santa Sabina all'Aventino. La scoperta e' stata presentata oggi dalla direttrice del cantiere di restauro Claudia Tempesta della soprintendenza speciale al polo museale romano che ha finanziato i lavori con 24mila euro. Presenti anche la soprintendente Rossella Vodret e Vittorio Sgarbi e la restauratrice Lidia Del Duca. Perche' e' rimasto nascosto per secoli sotto l'intonaco di un atrio soggetto a trasformazioni e manomissioni varie? "Solo oggi abbiamo una coscienza conservativa - commenta Gianandrea - prima si copriva e si cancellava con tranquillita'. Qui forse e' avvenuto nel X secolo o quando sono subentrati i domenicani nel 1200". Fatto sta che si possono ammirare oggi il volto "verdaccio" della Madonna (colore che fungeva da base per le ombreggiature dell'incarnato), e il blu dei lapislazzuli per gli abiti che scandiscono monumentali e naturalistiche le figure. E' l'iscrizione che corre lungo il pannelli ad aver giocato un ruolo clou nella datazione indicando i committenti ideali di questo pannello "votivo", ossia l'arcipresbitero Teodoro che insieme a Giorgio si recano come legati papali al concilio di Costantinopoli del 680, entrambi figurano col nimbo quadrato. "La figura che compare con loro credo che possa essere il pontefice dell'epoca ch con i due presbiteri rende onore alla Madonna - dice Gianandrea - Siamo sicuramente dopo il 687 quando Teodoro e' diventato arcipresbitero". Quanto allo stile, dice Gianandrea: "E' un linguaggio monumentale classico che a Roma troviamo al massimo alla metà dell'VIII secolo". E conclude la studiosa: "Spero che questa scoperta possa aiutare a far capire che in Italia la ricerca e' ancora fondamentale" "Nel prossimo decennio si celebrera' l'arrivo di San Domenico a Santa Sabina - dichiara Padre Francesco Maria Ricci promotore dei lavori - Il complesso cresce e si trasforma perche' i domenicani restituiscono al complesso basilicale la sua antica bellezza nel duplice ruolo di predicatori e di conservatori del luogo che ricorda le origini della predicazione di San Domenico. Con quest'opera 'itinerario di arte e fede di Santa Sabina si arricchisce ancora. E' dal 2002 che si stanno facendo interventi: il restauro del chiostro, il consolidamento di parte del convento".

Tratto da: http://www.omniroma.it/home.php


Nasce la Borsa Internazionale delle Mostre

Il Portale del Restauro - Mar, 07/20/2010 - 19:00
Nasce un nuovo strumento per gestire in modo innovativo il patrimonio italiano di arte, di storia e cultura, inserendosi nella scia imprenditoriale aperta dalle grandi istituzioni culturali mondiali. La Borsa Internazionale delle Mostre sarà la sede in cui la più vasta offerta al mondo di beni culturali e artistici, posseduta dal nostro Paese, incontrerà i protagonisti della domanda a livello mondiale, espressa dagli organizzatori di mostre, di grandi manifestazioni d’arte, dagli operatori del turismo culturale. E, data l’entità del nostro patrimonio, la Borsa internazionale delle mostre, è destinata a rappresentare il più grande evento dedicato al settore, unico al mondo per dimensioni e capacità di offerta.

Il progetto ha trovato lo strumento attuativo grazie alla costituzione di una Fondazione che, mirando a creare interazione fra i settori della cultura, del turismo e dell’innovazione, vede soci fondatori Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Federturismo Confindustria e Confcultura, l’associazione confindustriale delle imprese che gestiscono i servizi per la valorizzazione, fruizione e promozione del patrimonio culturale.

Il progetto "International Art Museum Exposition Exchange - Borsa internazionale delle mostre" è stato presentato dalla presidente di Confcultura, Patrizia Asproni, in visita istituzionale a Bruxelles, dove ha incontrato Philippe Brunet, capo di gabinetto del commissario europeo alla Cultura, Andreulla Vassiliou, e gli eurodeputati Magdi Cristiano Allam e Marco Scurria, membri della commissione Cultura del Parlamento europeo.

La prima edizione della Borsa, che avrà cadenza annuale e sarà itinerante, così da offrire alle città d'arte la possibilità di ospitare un evento con importanti ricadute sul territorio, è fissata già nel 2011, mentre per il 2015 vi sarà un'edizione speciale a Milano in occasione dell'Expo.
Tratto da: http://www.lastampa.it/


"I Rotoli del Mar Morto sono stati fatti a Qumran"

Il Portale del Restauro - Mar, 07/20/2010 - 16:00
Uno studio dell'INFN sui testi biblici più antichi mai conosciuti è riuscito a risalire alla provenienza analizzando i campioni con una tecnologia d'avanguardia, brevettata dagli stessi laboratori catanesi  di SARA FICOCELLI  
Da quando sono stati trovati nelle 11 grotte di Qumran, mezzo secolo fa, i Rotoli del Mar Morto hanno riempito i dipartimenti di archeologia di punti interrogativi. In quale Paese del mondo sono stati scritti? E dove sono state lavorate le pergamene? A questa seconda domanda è riuscito a rispondere uno studio italiano dei Laboratori Nazionali del Sud (LNS) di Catania dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Con un acceleratore di particelle. La pergamena di pelle di cammello di cui sono fatti 900 documenti sarebbe stata prodotta proprio nel luogo in cui sono stati trovati, vicino alle rovine dell'antico insediamento di Khirbet Qumran, sulla riva nord-occidentale del Mar Morto.

"I residui di bromo che abbiamo trovato nei campioni analizzati - spiega il fisico che ha condotto la ricerca, Giuseppe Pappalardo - sono compatibili con la composizione delle acque di quella zona, che contengono una quantità di bromo tre volte superiore a quella di qualunque altro mare. Si tratta di uno studio ancora in fase preliminare, ma ci sono buone probabilità che l'origine sia quella". La datazione si aggira fra il 200 a.C. e il 60-70 d.C., ma non è detto che i testi siano stati scritti nello stesso luogo in cui sono stati creati. L'analisi degli inchiostri verrà fatta dallo stesso team che ha condotto lo studio, ed è quindi probabile che i ricercatori italiani riescano, tra qualche anno, a svelare tutti i misteri che girano intorno a questo rompicapo dell'archeologia.

Il team è riuscito nella scoperta grazie all'uso incrociato di un nuovo sistema di analisi, chiamato XPIXE e brevettato proprio dai LNS dell'INFN, e dell'acceleratore di particelle in funzione negli stessi laboratori. I documenti analizzati rappresentano, tra l'altro, i testi biblici più antichi mai conosciuti, ma ad essere stata studiata è stata solo una parte di tutta la documentazione, il Rotolo del Tempio, che non fa parte della narrazione biblica ma descrive la costruzione e la vita di un luogo sacro,spiegando come trasmettere la legge al popolo.

La ricerca dei fisici dell'INFN si è svolta in collaborazione con i ricercatori del BAM-CNR (Bundesanstalt fiir Materialforschung) di Berlino: "La dottoressa Ira Rabin del BAM - spiega Pappalardo - ci ha contattato perché sapeva che eravamo gli unici ad avere tutta la strumentazione necessaria. Un'apparecchiatura portatile ci ha permesso di fare lo screening dei campioni, analizzando tutti i loro elementi chimici, quelli pesanti e quelli leggeri. Abbiamo analizzato i frammenti dei Rotoli del Tempio perché sapevamo che gli esami sarebbero stati più facili, erano campioni più puliti".

La ricerca è stata realizzata su sette piccoli campioni di dimensione media (circa un centimetro quadrato) e i reperti provenivano dal Shrine of the Book of the Israel Museum e dalla collezione Ronald Reed della John Rylands University Library. Gli strumenti del laboratorio LANDIS dei Laboratori di Catania dell'INFN hanno permesso di effettuare le analisi senza danneggiare i frammenti e ottenendo subito risultati interessanti.

Queste pergamene, il supporto su cui si scriveva al tempo, richiedevano, infatti, una grande quantità di acqua per essere preparate. L'analisi delle concentrazioni di cromo e bromo nelle acque del Mar Morto è risultata compatibile con la percentuale di queste sostanze contenuta nei campioni, e il confronto è stato possibile utilizzando fasci di protoni da 1.3 MeV, prodotti dall'acceleratore di particelle Tandem dei LNS dell'INFN.

I risultati sono stati presentati dal professor Pappalardo alla PIXE 2010 Conference di Surrey, in Gran Bretagna. Non resta ora che aspettare la seconda parte dello studio, quella che analizzerà la composizione degli inchiostri, per capire dove i testi sono stati scritti, e magari anche da chi. 
Tratto da: http://www.repubblica.it/


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