Notizie dal mondo dell'arte

Musei: a Salemi inaugura quello sul Paesaggio. Il primo in Italia

Il Portale del Restauro - Sab, 07/31/2010 - 12:00
Nasce a Salemi, la cittadina trapanese amministrata da Vittorio Sgarbi, il primo ‘Museo del Paesaggio’ in Italia, grazie ad una intuizione del critico d’arte che ormai da due anni conduce una intensa opera di sensibilizzazione per la tutela del patrimonio paesaggistico “sfregiato da parchi eolici e impianti fotovoltaici”.
L’idea di questo ‘Museo del Paesaggio’ è maturata durante la visita a Salemi del Capo dello Stato lo scorso 11 maggio, quando proprio nella cittadina siciliana Napolitano inauguro’ la mostra del Fai (Fondo Ambiente Italiano) ‘Paesaggi d’Italia’. L’inaugurazione avverrà oggi alle 17.30 con una mostra del fotografo Luigi Ghirri.
Si tratta di una preziosa selezione, curata da Elisabetta Sgarbi e Paola Ghirri, delle foto di quello che e’ stato uno dei piu’ importanti fotografi paesaggisti d’Italia. La mostra contempla la proiezione di alcuni fotogrammi tratti dal film ‘Deserto Rosa’ (regia di Elisabetta Sgarbi) e, in una sala attigua, la proiezione integrale del lungometraggio presentato per la prima volta alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Sempre sabato, negli spazi espositivi del castello normanno-svevo e in quelli dell’ex Collegio dei Gesuiti, s’inaugurano le mostre di un primo gruppo di artisti (le altre a settembre) che Sgarbi ha presentato quest’anno al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Il castello normanno svevo ospitera’ le opere di Agostino Arrivabene, Dino Valls e Nicola Samori’, mentre nell’ex Collegio dei Gesuiti si potranno vedere le opere di Grazia Cucco e Peter Demetz.

Tratto da: http://www.tafter.it/


Mostre: a Forlì 400 reperti delle necropoli egiziane di Assiut e Gebelein

Il Portale del Restauro - Sab, 07/31/2010 - 11:00
Un Egitto misterioso, tutto da scoprire ed ammirare per gli appassionati dell'Emilia Romagna. A Forlì arriveranno, infatti, 400 reperti datati intorno al 2000 a.C. scoperti dall'egittologo Ernesto Schiaparelli nelle necropoli di Assiut e Gebelein. Un ricco materiale che sara' presentato nella mostra 'Egitto mai visto. Le dimore eterne di Assiut e Gebelein', ai Musei San Domenico dall'11 settembre al 9 gennaio. I reperti, conservati per un secolo nei depositi del Museo Egizio di Torino, verranno esposti nelle sale a piano terra del San Domenico, grazie alla concessione della Soprintendenza Archeologica del Piemonte e delle Antichita' Egizie e alla collaborazione della societa' Start.Nei primi anni del '900 Ernesto Schiaparelli, nato (1856 - 1928) era il direttore del Museo Egizio di Torino e della Missione Archeologica Italiana, impegnata nelle campagne di scavo nella valle del Nilo. L'esplorazione scientifica era ormai subentrata alla ricerca dei collezionisti e stava portando alla luce nuovi contesti come quelli delle comunita' neolitiche che avevano preceduto l'eta' delle piramidi. Erano impegnate in Egitto le maggiori potenze europee e gli Stati Uniti, ma uno straordinario apporto alle nuove scoperte scientifiche e' dovuto proprio alla missione italiana, nonostante la scarsa dotazione di mezzi di cui disponeva nel contesto politico e sociale postunitario.
Egitto mai visto.
Le dimore eterne di Assiut e Gebelein
11 settembre 2010 - 9 gennaio 2011
Forlì, Musei San Domenico
Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


La bandiera americana di George Washington In un comò un pezzo di storia degli States

Il Portale del Restauro - Sab, 07/31/2010 - 08:00
L'ha scoperta un 70enne parmigiano, Ernesto Campanini. Risalirebbe al 1700. La sua storia passa dalle terra della Virginia, ai vigneti della Toscana fino alla città ducale. Il proprietario: "Mi piacerebbe donarla a Obama"di RAFFAELE CASTAGNO
 

OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Non si sa mai che cosa nascondano i cassetti di un vecchio mobile. Può anche capitare, come a Ernesto Campanini, 70enne parmigiano, di trovarvi una vecchia bandiera americana, che sa del tempo di George Washington e di quelle 13 colonie dalle quali sono nati i moderni e potenti Stati Uniti. Un vessillo che racconta l'infanzia di una nazione.

GUARDA LE IMMAGINI La bandiera americana

Il loro incontro è stato casuale, come spesso capita, quando si compie una scoperta importante. Siamo a Parma nel 1981: "C'era un camion dal quale venivano scaricati vecchi mobili e vidi un comò di modesto valore. Ma nel primo cassetto notai una bandiera, arrotolata attorno a un manico di scopa". La bandiera è fatta mano e al centro campeggia un'aquila, simbolo degli Stati Uniti, che stringe tra gli artigli uno scudo con 13 stelle. Campanini intuisce subito il valore del fortuito ritrovamento. Ingaggia una trattativa, lunga un anno, per avere il mobile con il suo prezioso tesoro.

Ernesto non perde tempo e si mette subito a fare ricerche per saperne di più. Scrive una lettera al National Geographic che gli segnala due persone a cui rivolgersi: Allen Whelchel Finger del The American Flag Institute e Whitney Smith del Flag Research Institute. Dal primo arriva una conferma importante: la bandiera è autentica. "Probabilmente - spiega Campanini - risale a prima del 1795, perché ci sono solo tredici stelle". La quattordicesima e la quindicesima stella compariranno nel primo maggio 1795 con l'inserimento del Vermont e del Kentuky, due nuovi stati che si aggiungono all'Unione.

Smith avrebbe invece spiegato a Campanini che potrebbe trattarsi di un table-cover del 1846 (copritavolo) con una decorazione revival per celebrare la rivoluzione americana. Una risposta che però ha lasciato molti dubbi al proprietario: "Se fosse un revival, accanto alle 13 stelle solitamente dovrebbero comparire anche le altre dei nuovi stati e in genere ci sono delle frasi che celebrano la libertà o altri ideali americani. E poi - conclude -  la tecnica con cui è realizzato non corrisponde al periodo e il materiale non si adatta a un copritavolo.

Ernesto sembra insomma convinto che la sua bandiera possa proprio risalire ai tempi di Washington e Jefferson. Campanini ha mostrato a diversi esperti americani la bandiera: "Very unusual one" l'affermazione più ricorrente, un unicum insomma. "Il direttore del Flag Institute non ha mai visto niente di analogo" spiega. Il mistero s'infittisce, considerando anche le misure della bandiera: 125 x 130 cm. "Più che una bandiera, forse potrebbe essere uno stendardo pubblico - ipotizza Ernesto - sicuramente esposto in un edificio non privato, ma pubblico.

E poi com'è arrivato in Italia un vessillo del tempo di George Washington, conservato nel cassetto di un comò? Campanini ha una sua teoria su come la "reliquia" possa essere approdata nel nostro Paese. Premette che è solo un'ipotesi, che gli è stata ispirata leggendo un articolo pubblicato sulla Gazzetta di Parma dell'ottobre 1990. La chiave del rebus potrebbe essere legata a Filippo Mazzei. Un nome che in Italia forse dice poco, ma che gli scolari d'oltreoceano conoscono assai bene.

Chi era costui? "Mazzei - racconta - era un toscano, massone, amico di George Washington e firmatario della Dichiarazione d'indipendenza". Questo "gentleman di campagna" di Poggio a Caiano fu intimo amico dei primi cinque presidenti americani: oltre Washington, John Adams, James Madison, James Monroe e soprattutto Thomas Jefferson. Di quest'ultimo divenne consigliere agricolo nella tenuta di Monticello in Virginia, dove Mazzei pare abbia piantato anche qualche buon vigneto toscano.

Mazzei era andato in America insieme a un gruppo di contadini "compaesani". Una cosa che ha fatto pensare Ernesto: "Forse lo stendardo è stato sottratto da una di queste persone al seguito di Mazzei, arrivando così in Toscana", dove tutto sembra condurre per altro: il mobile infatti viene da Aulla. Aulla in provincia di Massa Carrara, Toscana ancora una volta. Da Aulla a Poggio sono circa 130 km. Viaggiando con la fantasia si potrebbe pensare che la bandiera sia passata di generazione in generazione, fin quando non è stata dimenticata in un cassetto del comò, finito poi nelle mani di Ernesto

La bandiera/stendardo di Campanini è stata vista da molti. Anche personaggi importanti. Eppure, nonostante i complimenti, non è arrivata alcuna offerta: "Nessuno mi ha mai chiesto quanto vuoi?". Ernesto sarebbe disposto a venderla, ma gli farebbe piacere regalarla al nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama, per il quale esprime stima e simpatia. "Ci starebbe proprio bene alla Casa Bianca, dietro il presidente". 
Tratto da: http://parma.repubblica.it/


Il padiglione italiano di Shanghai ha vinto sul web l'Expo Cup e continua ad attrarre visitatori

Il Portale del Restauro - Ven, 07/30/2010 - 17:00

L'Italia si è aggiudicata l'Expo Cup, la competizione online che ha premiato il Padiglione più popolare dell'Expo di Shanghai 2010: quello italiano, infatti, è risultato il più apprezzato dagli utenti cinesi che hanno espresso il proprio parere su QQ, il social network più famoso e diffuso in Cina che conta oltre 1 miliardo di iscritti. Con l'Itralia vince anche bergamo vusto che il Padiglione italiano all'Expo di Shanghai è stato realizzato con 189 tonnellate di “cemento trasparente” i.light® messo a punto da Italcementi.
L'Expo Cup ha coinvolto i Padiglioni dei 32 paesi che hanno partecipato ai Mondiali di Calcio 2010 in Sudafrica. L'Italia ha affrontato i concorrenti e ha stracciato in finale il Padiglione inglese. Dopo la delusione ai Mondiali in Sudafrica, la soddisfazione è arrivata all'Expo di Shanghai. Arbitri di ogni match sono stati gli utenti di QQ, che già avevano premiato l'Italia con 31 milioni di contatti registrati sulla pagina dedicata al nostro Padiglione. Internet ha premiato non le abilità calcistiche, ma la ricchezza e la completezza della partecipazione italiana a Shanghai 2010.

La finale per il terzo e quarto posto si è giocata a colpi di clic tra Francia e Brasile. I transalpini sono riusciti a conquistare l'ultimo posto sul podio mentre i carioca si sono dovuti accontentare del titolo di primo Padiglione non europeo più apprezzato dagli utenti cinesi. Il riconoscimento testimonia il grande interesse, in particolare da parte dei cinesi più giovani, per il Padiglione con cui il nostro Paese si è presentato all'Esposizione Universale.

A differenza di altri, l'Italia è particolarmente apprezzata per aver portato esempi veri della propria eccellenza, dagli ambiti più tradizionali e conosciuti – come la moda – ai più avanzati progetti tecnologici. Le eccellenze in maglia azzurra messe in campo dal Commissario Generale del Governo Beniamino Quintieri hanno stupito, assicurandoci la vittoria. Anche nella classifica reale dei visitatori, l'Italia continua a essere tra i Padiglioni più apprezzati, superando i 3 milioni di visitatori nei primi mesi dell'Expo con una media di 40.000 ingressi al giorno.
Tratto da:  http://www.ecodibergamo.it/


Un anno di Mario Resca tra polemiche e mezzi successi

Il Portale del Restauro - Ven, 07/30/2010 - 12:05
Passata ‘a nuttata». Sopra lo slogan che fa il verso a Eduardo De Filippo, il gentiluomo ritratto da Antonello da Messina si lascia andare a una smorfia di soddisfazione. Così, con una nuova deformazione di un´icona italiana - dopo le campagne pubblicitarie del Bacio di Hayez in jeans per San Valentino e il Colosseo portato via - Mario Resca traccia il bilancio del suo primo anno alla direzione generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale e lancia la proposta di mandare in tournée i Bronzi di Riace, che a Reggio Calabria starebbero solo a «prendere polvere». L´idea è stata subito respinta dal governatore calabrese Scopelliti: «Il progetto non è condiviso né dal governo, né dagli enti territoriali». Aveva detto Vittorio Sgarbi: «È la ´ndrangheta che non vuole farli muovere».
Il ministro dei Beni Culturali Bondi, per impegni di governo, non c´è alla conferenza stampa convocata ieri al Collegio Romano. L´ex manager di McDonald´s arriva con il neosoprintendente al polo museale di Venezia Sgarbi, scortato da una bionda, e il sottosegretario Francesco Giro. Più 12,2% visitatori (quasi due milioni; + 6,4 gli introiti) nei 419 musei dello Stato, nel primo semestre del 2010: è il primo dato presentato. Il Maxxi, dall´apertura, conta 75 mila biglietti staccati: 1754 al giorno. Grande successo per iniziative come La notte dei musei e le promozioni per la festa degli innamorati e della donna. «I nostri spot provocatori hanno funzionato: i visitatori sono aumentati. Anzi, d´ora in poi chiamiamoli "clienti"», spiega Resca. Insomma, la "nottata" sarebbe passata. Peccato per i tagli della Finanziaria che incombe sui Beni Culturali: «È vero, i finanziamenti sono diminuiti. Ma dobbiamo usare questi dati positivi per far capire al governo che occorre investire sulla cultura. I musei dovrebbero poter contare sui proventi dei biglietti, che invece vanno direttamente all´erario. Bisognerebbe convincere il ministro delle Finanze». Intanto, vanno avanti i 23 bandi di concorso per i nuovi appalti dei servizi museali, l´accordo con la Cina che gestirà 700 metri quadri di Palazzo Venezia e contraccambierà destinando all´Italia un museo a piazza Tienanmen che dovrebbe essere inaugurato a metà 2011. Tra le nuove iniziative, anche l´apertura gratis, ogni ultimo martedì del mese dalle 19 alle 23, di gallerie che registrano un afflusso medio dalle 50 mila persone in su.

Tratto da: www.repubblica.it


I baffi di Dalì sui voli Delta per omaggiare la grande mostra ad Atlanta

Il Portale del Restauro - Ven, 07/30/2010 - 10:00
Per celebrare l’apertura della grande mostra “Dalì, the late work” che si terrà all’High Museum of Art di Atlanta dal 7 agosto 2010 al 9 gennaio 2011, la Delta Airlines ha pensato ad una campagna di comunicazione davvero originale: saranno infatti 757 i velivoli della flotta aerea della compagnia a veder dipinti sotto la carlinga del pilota i celebri baffi del pittore spagnolo. Il museo, inoltre, invita i viaggiatori che volano sui velivoli interessati a condividere le loro impressioni, sulla comunicazione e sull’esibizione stessa.
“Dalì: the late work” è la prima grande mostra che indaga la carriera tardiva dell’artista, periodo in cui Dalì ebbe un radicale cambiamento dovuto all’adesione al cattolicesimo, sviluppatosi nella sua arte in un misticismo unico e magico.
115 lavori, tra cui dipinti, disegni e stampe permetteranno ai visitatori di esplorare da vicino le passioni dell’artista quali la scienza, gli effetti ottici, le illusioni, che egli tanto amava e studiava nelle sue opere che si ricollegavavno a quelle di personalità quali Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Willem de Kooning.
Molti dei lavori in mostra non sono mai stati esposti in America negli utlimi 50 anni: parliamo del monumentale “Christ of St. John of the Cross”, eletto miglior dipinto del 2007 in Scozia o “santiago El Grande” che non ha mai lasciato il Canada dal 1959.
Tratto da: http://www.tafter.it/


Capraia , in una nave romana biberon di 2000 anni fa

Il Portale del Restauro - Ven, 07/30/2010 - 08:27

La scoperta nelle acque delle Formiche. Un relitto di epoca romana, risalente al 150 avanti Cristo ha restituito reperti sorprendenti: una serie di vasetti (foto) incredibilmente integri, interpretati dagli archeologi come gutti o poppatoi, in poche parole dei biberon. Siamo a Capraia, l'isola a largo di Livorno, nell'arcipelago toscano
I vasi all'interno hanno una camera convessa, come quella delle nasse, e all'esterno il foro, per introdurvi il latte e per succhiarlo. Il ritrovamento è stato illustrata a Capraia da Pamela Gambogi, del Nucleo operativo subacqueo della soprintendenza per i beni archeologici della Toscana. "Esemplari così belli - ha spiegato - non ne sono mai stati trovati. Purtroppo, adesso, per mancanza di fondi la campagna di scavi si è fermata e noi siamo alla ricerca di uno sponsor e, sull'isola, di una stanza con luce e acqua corrente dove poter procedere con gli studi".
I resti di quello che doveva essere il relitto di una nave fra i 25 e i 30 metri, che trasportava vasellame di vario tipo, sono stati trovati tra la sabbia e la posidonia. Diversi oggetti sono già stati restaurati dalla sovrintendenza. I primi reperti dell'oneraria romana, che trasportava forse da Roma verso Massilia (l'attuale Marsiglia) vasellame di vario tipo (molto probabilmente prodotto in Campania) e anfore di vino da Rodi vennero recuperati cinque anni fa dall'allora comandante del Circolo mare di Capraia, Alessandro Lippo. La scoperta indusse la sovrintendenza a programmare una campagna di scavo, con la collaborazione dei vigili del fuoco e del gruppo Explorer team Chimerà
fonte: http://www.ancientimes.info/


PALERMO- Il Comune: "Con i soldi del lotto ripuliremo piazza Politeama"

Il Portale del Restauro - Ven, 07/30/2010 - 08:00
Pronto un progetto che andrà in porto entro fine anno: disponibili 50 mila euro. Restyling per i busti di Ruggero Settimo e Carlo Cottone e per il tempietto della musica

  Entro l´anno le statue di piazza Politeama saranno ripulite. Ad assicurarlo è l´assessore comunale al Centro storico, Maurizio Carta, che ha già redatto un progetto finanziato con 50 mila euro dei fondi di Lottomatica. Faranno toletta i busti di Ruggero Settimo e Carlo Cottone e il tempietto della musica, più volte imbrattato e rimesso a nuovo. «Stiamo espletando tutte le procedure - dice Carta - per pianificare l´intervento. Bisognerà capire se utilizzare lavaggi di acqua e solventi o impacchi per assorbire le vernici. Certamente in questi casi sono esclusi interventi di forza meccanica che potrebbero rovinare il materiale marmoreo».
Un´operazione come questa non rientra negli interventi di manutenzione ordinaria del Comune, ma richiede la stesura di progetti ad hoc. Progetti per i quali bisogna trovare fondi adeguati. Per il futuro Palazzo delle Aquile ha intenzione di sondare anche la strada dei contributi privati. Il compito della Soprintendenza ai Beni culturali, invece, è quello di sollecitare l´ente detentore del bene a provvedere alla pulizia di statue e monumenti. Soltanto in casi di grave rischio, la Soprintendenza può agire autonomamente con «un intervento "in danno" che, in prima battuta, richiede il reperimento di fondi che non sempre ci sono.
Anche per recuperare il patrimonio di sculture in altre tre piazze della città sono pronti dodici milioni di euro della Regione: piazza della Vittoria, piazza Bologna e piazza Marina per la fontana del Garraffo. Soldi che serviranno non solo per la semplice pulizia ma anche per un restauro più complessivo. In piazza della Vittoria il complesso di Filippo V di Borbone, proprio davanti a Palazzo dei Normanni, è in abbandono: scritte, piccoli graffiti e tutto intorno, erbacce alte e rifiuti.
Un altro progetto riguarda le statue di Villa Giulia, adiacente all´Orto botanico, in via Lincoln. Il danno qui ammonta a 500 mila euro che si stanno ancora cercando. Il tasto dolente, però, è sempre quello della vigilanza, quindi della prevenzione degli atti vandalici.
«Anche su questo fronte - annuncia Carta - ci stiamo muovendo. Stiamo valutando l´ipotesi di rivolgerci a privati per un sistema di videosorveglianza, perché non si può certo pensare di piazzare un vigile urbano sotto ogni monumento. E il Comune non ha le risorse per provvedere da sé. C´è anche un problema culturale. I cittadini a volte non sentono propri alcuni luoghi della città che, invece, dovrebbero appartenergli. Da questo punto di vista si può lavorare sulla fruibilità degli spazi. Per esempio, organizzando attività musicali nel tempietto della musica. Questo avvicinerebbe molto i giovani».c. b.

Tratto da: http://www.patrimoniosos.it/index.php


Tra restauro e cantieri della Metro C un settembre di fuoco per il Colosseo

Il Portale del Restauro - Gio, 07/29/2010 - 17:30
Allo studio la chiusura al traffico tra Fori e Circo Massimo. E tra gli sponsor spunta il nome di MurdochUn settembre di fuoco per il Colosseo. Entro la fine del mese, infatti, si saprà quanto vale l’immagine del Colosseo nel mondo. Dal 4 agosto sulla Gazzetta Ufficiale, sul sito del Commissario straordinario all’archeologia e su due quotidiani internazionali viene lanciata l’operazione sponsor con l’obiettivo di raccogliere 25 milioni di euro. Ma per settembre si annuncia anche una nuova sterzata per la viabilità perché il cantiere della Metro C si allargherà su Via dei Fori Imperiali: sarà questa l’occasione da cogliere al balzo per definire la nuova viabilità nella zona Colosseo-Fori-Circo Massimo, chiudendo definitivamente quel tratto? ANCHE MURDOCH TRA GLI SPONSOR - Fonti capitoline indicano che si sta lavorando alacremente a definire il problema che riguarda anche via dei Cerchi.E tra gli sponsor possibili, oltre a Diego Della Valle, spunta anche il nome di Rupert Murdoch, grande magnate della comunicazione. I venticinque milioni richiesti per il restauro del Colosseo hanno un ordine di grandezza e di priorità che va dai 7 milioni previsti per il consolidamento del I e II ordine al milione per l’impianto di videosorveglianza. In mezzo ci sono i 5 milioni per il restauro del prospetto settentrionale, i 4,5 per gli ipogei, i 2 per il prospetto meridionale, altri 2 per la chiusura dei fornici del I ordine con strutture di tubo-giunto. Ben 4 milioni sono poi previsti per il costoso Centro servizi, su un’area di 1.500 metri quadri (sull’aiuola attuale davanti al Colosseo). DUE ANNI DI LAVORI - Per i tempi si prevedono in genere 2 anni (18 mesi invece per la videosorveglianza, 1 anno basterà per il restauro del prospetto meridionale). Gli sponsor – contatti col ministero dei beni culturali e col comune di Roma – sono in corso e non si parte dal nulla. Le richieste dovranno comunque prevedere la compilazione di un piano di sostegno, l’offerta e le proposte per la pubblicità che verrà ammessa in forme non invasive. L’offerta è destinata a far da pilota per altri successivi interventi. Le premesse perché venga accolta, spiegano gli addetti ai lavori, ci sono tutte. La vita nuova del Colosseo viene intanto avviata già da agosto: dal 21 del prossime mese tornano le suggestive aperture notturne del monumento, dalle 21 alle 24 del sabato sera (su prenotazione e per gruppi). Poi da metà settembre si apriranno finalmente le zone finora chiuse al pubblico, la galleria tra il II e il III ordine, il Terzo Ordine e soprattutto l’area bellissima degli Ipogei.
di Paolo Brogi
Tratto da: http://www.corriere.it/


Tutta l'opera di Caravaggio: una mostra impossibile

Il Portale del Restauro - Gio, 07/29/2010 - 14:35
L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità virtuale
Torniamo ancora una volta su Caravaggio. Stavolta per segnalarvi un sito Web aperto in occasione dell'ormai lontana mostra del 2004 di Castel Sant’Angelo su Caravaggio. Si caratterizza per l’altissima definizione delle immagini digitali, che consentono un’esplorazione delle immagini presentate in rete (tutta l’opera del Caravaggio) secondo modalità intuitive e di facile impiego.
Nella prima sezione del sito è possibile visitare la mostra di Castel Sant'Elmo, prima sede dell'esposizione, nel suo allestimento originale. L'intendimento è quello di creare nel visitatore un impatto simile a quello sperimentabile nel corso di una visita a una mostra reale. Il visitatore si troverà immerso nella scenografia di Castel Sant'Elmo insieme ad altri spettatori, perciò l'apprezzamento della scala geometrica è assolutamente realistico, anche se virtuale. 
I quadri
Non soltanto è possibile esaminare il quadro in alta definizione: a ogni quadro è associata una scheda di orientamento, in basso a sinistra nella videata, oltre all'accesso a tutto l'apparato di testi e rimandi elaborato dalla redazione. Le citazioni contengono tutte l'indicazione della fonte, per consentire ulteriori approfondimenti fuori linea.
Per l'analisi dettagliata del quadro, si utilizzano strumenti di selezione e ingrandimento. Per analizzare nei minimi dettagli le immagini delle opere di Caravaggio, per consentire la verifica "dell'imitar bene le cose naturali", è stata costruita una interfaccia con una tecnologia particolare che consente di "esplorare" le opere senza separare i particolari in immagini successive, ma esaltando le funzioni web.
Il particolare dell'opera d'arte che s'intende esaminare dettagliatamente viene inquadrato per mezzo di un traguardo mobile nell'area piccola in alto a sinistra, che è una miniatura del totale del quadro. Tale particolare è presentato al centro della schermata ad alta definizione (area grande). Spostando il traguardo di esplorazione il contenuto dell'area grande scorre sotto gli occhi del visitatore con continuità. Tale "continuità" è essenziale perché il particolare sia correttamente inteso come parte di un tutto. I particolari e i rapporti dimensionali sono più reali che in una riproduzione a mezzo stampa, proprio per la presenza contemporanea di elementi che, pur separati nello schermo del computer sono tuttavia ricomposti nello schermo della memoria. E' necessario ricordare che tale lavoro è stato possibile grazie alla incredibile definizione delle immagini digitali realizzate per la mostra, che oltre a costituire un patrimonio in se, consentono trasposizioni mediali di alto contenuto informativo e conoscitivo, fornendo alla fruizione in rete possibilità inesplorate sul piano culturale e didattico.
La navigazione all'interno del quadro avviene azionando un "cruscotto" molto intuitivo nell'uso che consente di spostarsi, all'interno dell'immagine in tutte le direzioni, e di ingrandire i dettagli utilizzando il cursore sottostante.
Nell'area in basso a destra sono raffigurati attraverso piccole icone, tutti i quadri contenuti nel sistema. Questo consente, sia per ragioni di studio, sia per ragioni didattiche di poter passare da un quadro all'altro, senza modifiche di schermo o di interfaccia mettendo in evidenza le relazioni che tra le varie opere si vogliano esaltare. Ciascuna icona, contiene le informazioni essenziali per la definizione del quadro. 
Percorsi Tematici
A partire dalle immagini delle opere in mostra, sono stati proposti alcuni percorsi tematici, che sono "rotte precostituite" di tutte le possibili navigazioni. In particolare il percorso "Caravaggio e la Musica".
In alcuni dipinti del Caravaggio sono riprodotti strumenti musicali e spartiti. Facendo "doppio clic" su ciascuno spartito, è possibile ascoltarne le musiche, eseguite da "Musica picta". È anche possibile accedere a una spiegazione che riporta i dipinti nella storia dei madrigali dell'epoca. A partire da un numero di opere che non cresceranno più, essendo tutta l'opera di Caravaggio, si mette a disposizione del pubblico la possibilità di avere un web aperto ed in continua trasformazione, in grado di essere arricchito da contributi diversi che vengono da un nuovo accostamento di elementi già presenti. Il valore non deriverà tanto dalle opere in se, ma dalle infinite relazioni che gli esperti potranno far emergere da esse.
Il sito riporta, una sezione sui "luoghi di esposizione", un modo per collegare insieme Castel Sant'Elmo di Napoli con il Castel Sant'Angelo di Roma con tutti i luoghi che hanno ospitato la mostra in Italia ed nel mondoin modo da essere una nuova rete, fisica, reale, al di la dell'architettura e del tempo, una volta castelli di difesa o dimore nobiliari potranno trovare un nuovo filo conduttore che neppure Caravaggio avrebbe potuto prevedere.
"Caravaggio: una mostra impossibile" è una realizzazione del progetto "Un'Idea per la Campania", un sistema intermediale nato per diffondere in Europa e nel mondo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, la conoscenza dell'arte e della cultura della Campania, nel suo svolgimento storico e nel tempo presente. 
Per visitare virtualmente la mostra cliccate qui

 Fonte: http://www.caravaggio.rai.it/


CALCI - Monastero in balìa dei teppisti e dei rovi Nicosia sta morendo

Il Portale del Restauro - Gio, 07/29/2010 - 13:26
Solo un’associazione si batte per salvare l’antica struttura


di PIERLUIGI ARA


Nicosia sta morendo. L’antico monastero, carico di storia, per secoli riferimento per l’intera provincia di Pisa, scivola sempre più nel degrado avvilente. Una situazione difficilissima. Soprattutto la parte conventuale è aggredita da rovi, affogata nelle sterpaglie. Reale il rischio di crolli.
Non si contano le scorrerie, soprattutto notturne, di individui di pochi scrupoli. Bivacchi, atti di vandalismo, gesti di teppismo: di tutto e di più. Poco o nulla si muove e si fa. D’altra parte non c’è ombra di finanziamento per eventuali restauri o ristrutturazioni nell’ordine di milioni di euro anche se c’è chi vocifera che il federalismo fiscale potrebbe portare quei finanziamenti tanto ambiti.
Unica realtà sul territorio che opera per conservare la memoria e rilanciare gli appelli ad attivarsi è l’associazione Nicosia Nostra, un sodalizio di promozione sociale nato con lo scopo di salvaguardare, promuovere e recuperare i beni artistici e storico-culturali. Suo fine primario quello della tutela e della valorizzazione del complesso monumentale nell’obiettivo di ristabilirne tra l’altro il legame storico-culturale con la popolazione. Si punta a ridare a Nicosia una sua dignità, restituendole il ruolo avuto nel tempo per la comunità di Calci e l’intera provincia pisana. Tra le attività di Nicosia Nostra un cd-rom dal titolo “Nicosia, un tesoro dimenticato”. Si tratta di un viaggio indietro nel tempo e nel presente. E poi un dvd dal titolo “O beata solitudo. Vita di un frate dall’alba al tramonto”: un modo per far rivivere quella che doveva essere nella sua essenza la quotidianità.
Vanno registrati, eseguiti dai volontari, importanti lavori di pulizia e riqualificazione del chiostro e degli immensi spazi verdi all’interno e all’esterno delle mura che ha visto tornare alla luce tra l’altro l’antico oliveto.
Tratto da: http://www.patrimoniosos.it/index.php


Tre milioni di euro per restauri mosaici e antica spiaggia

Il Portale del Restauro - Gio, 07/29/2010 - 11:00


Più di tre milioni di euro per gli scavi di Ercolano: tra qualche mese sarà possibile passeggiare sull´antica spiaggia e integrare la visita agli scavi con quella alla Villa dei Papiri. Saranno restaurati inoltre tutti i mosaici calpestabili per un totale di 1300 mq. Gli interventi completano il secondo piano predisposto dal Commissario delegato Marcello Fiori e già approvato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali per un totale di 35 milioni di euro.
A fine luglio partiranno le prime gare, l´inizio dei lavori è previsto entro settembre. Entrambi i progetti sono stati predisposti a cura della British School at Rome nell’ambito dell’Herculaneum Conservation Project, un’iniziativa del Packard Humanities Institute in collaborazione con la Soprintendenza e la British School at Rome.
Per il progetto “Lavori di conservazione dei pavimenti in mosaico esposti al calpestio nel sito archeologico di Ercolano” entro luglio partiranno le procedure di gara. La spesa complessiva è di € 651.635,81.
Il progetto prevede il restauro di tutte le pavimentazioni a mosaico degli edifici aperti al pubblico (fra questi la Casa dei Cervi, del Bel Cortile, dell’Albergo, del Salone Nero, dell’Alcova, del Tramezzo di legno, le Terme maschili e femminili, di Nettuno e Anfitrite, dello Scheletro, le Terrazze del Criptoportico della Palestra), per un totale di circa 1300 mq.

Il Progetto “Lavori per la valorizzazione dell’Antica spiaggia degli Scavi di Ercolano e il ricongiungimento alla visita della Villa dei Papiri” prevede una spesa complessiva è di € 2.598.616,45. In questo caso è stato approvato il progetto preliminare . Nel prossimo autunno si avrà l’avvio delle procedure di gara.
L’imponente intervento comprende non solo gli indispensabili lavori di regimazione delle acque e il ripristino delle quote di calpestio, ma anche una serie di opere destinate alla completa valorizzazione dell‘antica spiaggia e al ricongiungimento della visita all’area della Villa dei Papiri, attraverso il tunnel posto al di sotto del moderno Vico Mare. Il visitatore potrà osservare, come 2000 anni fa la prospettiva della città dal mare passeggiando sull´arenile, e incontrando nei fornici restaurati le immagini della tragedia rappresentate dagli scheletri degli abitanti di Ercolano che cercarono vanamente riparo nei ricoveri per barche e nei magazzini.
Il tunnel di collegamento dell´ attuale livello d´ingresso fino all´antica spiaggia rappresenterà una immersione fisica e temporale nella storia in cui attraverso schermi e stratigrafie si potranno osservare gli effetti dell´eruzione che distrusse Ercolano. I lavori saranno effettuati con la formula del ´cantiere evento´ già sperimentata con successo al Pompei nell´Insula dei Casti Amanti.
Un particolare impianto di illuminazione dell´area consentirà passeggiate notturne . Tratto da: http://www.lostrillone.tv/index.asp


Una lunga «Notte di Raffaello» per inaugurare Palazzo Barberini

Il Portale del Restauro - Gio, 07/29/2010 - 08:25
L'evento del 19 settembre avrà come emblema il quadro «La Fornarina» conservato all'interno della galleria Dopo l'evento per Caravaggio, arriva la «Notte di Raffaello». Il 19 settembre sarà inaugurato Palazzo Barberini, dopo un restauro durato due anni, e in quell'occasione sarà celebrato il genio pittorico di Raffaello, il cui capolavoro «La Fornarina» è conservato proprio nella galleria romana. Lo ha annunciato il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Maria Giro, nel corso della presentazione del bando per il restauro del Colosseo. «In occasione dei festeggiamenti del 140 anniversario di Roma Capitale, restituiremo Palazzo Barberini ai romani - spiega Giro - dopo un restauro straordinario. In quell'occasione presenteremo al pubblico, in un allestimento suggestivo, «La Fornarina» che è una quadro straordinario di Raffaello conservato a Palazzo Barberini». PARADISO DEL BAROCCO - La notte bianca del 19 settembre (dalle 18 in poi) sarà dunque dedicata a Palazzo Barberini e Raffaello. «Ho fatto un sopralluogo nel Palazzo - racconta il sottosegretario - e sono entrato in un paradiso: il piano terra, il piano nobile, gli scaloni di Bernini e Borromini, sono pronti per presentare al mondo la meraviglia del barocco». NOTTE RAFFAELLO - Per la grande festa inaugurale di Palazzo Barberini «metteremo in campo un evento studiato ad hoc per la Fornarina che è un'opera straordinaria e dopo Caravaggio faremo una Notte di Raffaello - dice Giro - Per quella notte porteremo eccezionalmente il quadro nella cosiddetta Sala dei Marmi accanto alla Sala Ovale dove sarà allestita un'illuminazione speciale per goderne la bellezza. E saranno attivati eventi gratuiti per la sua fruizione da parte del pubblico con visite guidate speciali. D'altronde ci siamo accorti che la gente è attratta dall'evento e la cultura deve essere una festa. Creeremo allora un evento sulla Fornarina per festeggiare la Notte di Raffaello che inaugura Palazzo Barberini».  Tratto da: http://www.corriere.it/


Finalmente al via il bando da 25mln di euro per restaurare il Colosseo

Il Portale del Restauro - Mer, 07/28/2010 - 17:33
Sara' pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 agosto e su un paio di quotidiani a caratura internazionale il bando pubblico europeo per la ricerca di sponsor che dovranno coprire le spese per il restauro del Colosseo, pari a 25 milioni di euro. Lo hanno annunciato oggi nel corso di una conferenza stampa al ministero dei Beni culturali, il ministro Sandro Bondi, il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Maria Giro, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il commissario per le aree archeologiche di Roma, Roberto Cecchi, il sovrintendente capitolino ai Beni culturali, Umberto Broccoli, il sovrintendente ai Beni archeologici di Roma, Giuseppe Proietti e l'assessore ai Beni culturali della capitale, Umberto Croppi.
Nuove forme pubblicita' per sponsor restauro Colosseo ''Non ci saranno i soliti enormi cartelloni pubblicitari che coprono il monumento. Il logo dello sponsor sara' apposto solo sulla recinzione di cantiere in modo da non ostacolare la vista del Colosseo''. E' questa una delle ''novita' piu' importanti'' annunciate oggi dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, in occasione della conferenza stampa di presentazione del bando di gara per gli sponsor del restauro del Colosseo. Il Mibac ha incaricato la Bocconi di Milano di trovare forme di pubblicita' alternative ai soliti cartelloni per garantire la compatibilita' tra la promozione del ''marchio o dell'immagine dello sponsor -spiega Bondi- con il carattere artistico e storico, con l'aspetto e il decoro di questo straordinario e unico bene culturale da tutelare e valorizzare''. In sostanza gli sponsor potranno beneficiare dell'inserimento del proprio logo sul retro del biglietto d'ingresso, dello ''sviluppo di una campagna informativa -chiarisce il ministro- e di comunicazione con logo dedicato, in esclusiva, assieme al ministero per i Beni e le Attivita' culturali, nella realizzazione di campagne fotografiche e di comunicazione sui lavori e sul loro stato di avanzamento, nella riproduzione tridimensionale e animata dei lavori, nella predisposizione di percorsi di visita ai restauri, nella produzione di materiali editoriali dedicati all'esecuzione dei lavori, nell'organizzazione di una serie di eventi 'on site' e internazionali''. Ma perche' una simile operazione riesca, spiega Bondi, ''non e' sufficiente restaurare il solo monumento, ma occorre garantire che tutti i servizi di accoglienza, di mobilita' e di decoro siano assicurati al meglio e siano portati a livelli d'eccellenza adeguati allo straordinario valore dell'area archeologica. Per questo -conclude il ministro- ringrazio il sindaco Alemanno che sin dall'inizio ha voluto associarsi a questa iniziativa manifestando la massima disponibilita' dei suoi uffici''.
Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


A Palermo "Fabrizio De Andrè - La Mostra"

Il Portale del Restauro - Mer, 07/28/2010 - 14:34



ALL'EX DEPOSITO LOCOMOTIVE SANT'ERASMO DAL 25 GIUGNO AL 10 OTTOBRE 2010 Palermo, 28 maggio 2010 Anche Palermo, dopo Roma, Genova e Nuoro, rende omaggio a Fabrizio De André ospitando, dal 25 giugno al 10 ottobre, presso l'ex deposito Locomotive Sant'Erasmo “Fabrizio De André. La mostra”, il percorso multimediale di Studio Azzurro - uno dei più importanti gruppi internazionali di videoarte - che ne racconta a dieci anni dalla scomparsa la vita, la musica, le passioni che lo hanno reso unico e universale, interprete e in alcuni casi anticipatore, dei mutamenti e delle trasformazioni della contemporaneità. La mostra resterà aperta da venerdì 25 giugno a domenica 10 ottobre Orari: da martedì a domenica – ore 10.00/13.00 – ore 16.00/23.00 Biglietti: intero euro 8.00 – ridotto per studenti universitari, over 65 euro e titolari di carta Idea Net euro 6.00 – ridotto scuole euro 3.50 Info: info@terzomillennio.info

Curatori:
Vittorio Bo
Guido Harari
Vincenzo Mollica
Pepi Morgia

Organizzazione e servizi museali:
Andrea Peria Giaconia per Terzo Millennio s.r.l. - Progetti Artistici

Tratto da: http://www.fabriziodeandrelamostra.com/




La mostra si segnala, oltre che per gli aspetti legati all'arte e alla poesia di De Andrè, anche per l'allestimento stesso della mostra: si tratta infatti di un'esperienza multimediale e tecnologica coinvolgente, di grande effetto ed efficacia, in grado di restituire allo spettatore le emozioni della musica, della poesia e della vita stessa del cantautore genovese. Le difficoltà date da questo tipo di mostre, in cui l'opera di cui godere è una canzone, un testo o la vita stessa dell'autore (dunque qualcosa di immateriale, impalpabile) sono oggettivamente maggiori rispetto a quelle date da mostre di altro genere, basti pensare ad un qualsiasi evento dedicato ad un autore di "arte figurativa" (pittura, scultura, ecc.), le cui opere sono naturalmente predisposte ad essere semplicemente guardate/osservate.A supporto di questa esperienza multimendiale, è possibile visitare il sito internet ufficiale della mostra (http://www.fabriziodeandrelamostra.com/mostra.html), un sito ben realizzato, che illustra ogni singolo ambiente (sono sei in totale) dell'esposizione, con dovizia di particolari, offrendo all'utente una ricca galleria fotografica, disegni e video.
Eugenio Maida


Lucca e l’Europa Un’idea di Medioevo (V-XI secolo)

Il Portale del Restauro - Mer, 07/28/2010 - 13:00
FONDAZIONE CENTRO STUDI SULL’ARTE25/09/10 > 09/01/11 - Lucca

Un’ attenta selezione di oltre cento opere prodotte dal V all’XI secolo, allestite in undici sezioni, esplora la produzione artistica lucchese attraverso puntuali riferimenti al contesto europeo. Un interessante percorso espositivo dove l’opera d’arte, come Ragghianti ci ha insegnato, è valutata in relazione dinamica con i fenomeni circostanti secondo un metodo che prende in esame i materiali senza giudizi preconfezionati. La rassegna si avvale anche di recenti studi sulle tipologie decorative e sul loro retroterra intellettuale e culturale. Lucca e l’Europa. Un’idea di Medioevo. V-XI secolo apre il suo percorso espositivo con una meditata, quanto significativa, selezione di antiche monete. I reperti numismatici si configurano fra quei privilegiati indici dello sviluppo artistico dai quali si evince il passaggio dall’estetica naturalistica all’indirizzo astratto prevalente in età medievale. Questo storico passaggio è ben visibile nel Decanummo di Atalarico, conservato a Firenze al museo del Bargello, nel denaro argenteo per Carlo Magno e nel denaro argenteo per Ottone II, entrambi custoditi presso il Museo di Villa Guinigi a Lucca. Il percorso prosegue con la sezione dei preziosi manufatti in avorio, materiale pregiato e raro destinato alle più raffinate produzioni nell’arte tardo-antica, fra cui spiccano la pisside in avorio proveniente dal Museo Civico di Livorno, il Dittico del 480 commissionato dal console Basilio e il Dittico consolare di Aerobindo del VI secolo. Da questi importanti capolavori si coglie con chiarezza la nuova e diversa dimensione creativa dell’arte tardo-antica, sotto la cui spinta tramonta l’estetica classica.
L’affermarsi della decorazione “astratta” con il simbolismo che talvolta le è connesso, trova piena affermazione nell’oreficeria, dagli ornamenti dell’abito civile alle decorazioni delle armi. Di questa produzione, riservata alle classi dominanti, si presentano a Lucca notevoli ed emblematici esempi del VII secolo quali, il frontale di elmo che reca inciso il nome del re longobardo Agilulfo del Museo del Bargello di Firenze, la fibula a disco proveniente dal Museo Archeologico di Parma e quella a staffa conservata presso il Museo di Villa Guinigi a Lucca.

La sezione successiva presenta una straordinaria raccolta di sculture in pietra: colonne, pilastrini, capitelli, architravi, transenne e timpani che, nell’insieme, documentano lo sviluppo della decorazione architettonica dal VII al X secolo entro il suo contesto intellettuale e culturale. Raffinati esempi ne sono la lastra con croce di Aquilea (Lucca), il pilastrino proveniente dal Museo Statale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo e le lastre dell’antica cattedrale di Torino.
Nel periodo altomedievale il culto per le reliquie dei Santi si colloca con forza negli usi del popolo cristiano e la devozione che ne deriva avvia una produzione specifica di preziosi reliquiari sia monumentali che mobili. Significativi esempi di questa produzione artistica sono il reliquiario di Cividale, la cassetta-reliquiario della cattedrale di Sarzana e quelli a croce di Vigevano e Volterra.
La mostra affronta anche il ruolo capitale che l’arte del libro occupa nella cultura del periodo. Oltre ad un testimone d’eccezione, il celeberrimo manoscritto 490 della Biblioteca Capitolare di Lucca, che reca la data 787, sono esposti codici e fogli sciolti di produzione altomedievale tra cui particolarmente rari e significativi l’evangelario della Biblioteca Capitolare di Perugia, il foglio di produzione insulare (irlandese o britannico) con Cristo fra gli Apostoli della Biblioteca Nazionale di Torino, l’ornatissimo omeliario dell’abbazia di Montecassino e l’insigne manoscritto Amiatino 3 della Biblioteca Laurenziana di Firenze. Nello spirito della mostra, anche in questo caso gli apparati decorativi dei codici sono suggestivamente confrontati con importanti manufatti di altre tipologie, quali il cosiddetto “cavallino” da Corteolona dei Musei Civici di Pavia, il dittico di Rambona dei Musei Vaticani e il marmoreo rilievo con Arcangelo di Capua.
La “rinascita” carolingia, avviata nel mondo del libro con l’introduzione della minuscola carolina, nel giro di una generazione arriva a coinvolgere tutte le “arti diverse”, qui testimoniate da capolavori assoluti quali il capitello di Malles e la Madonna di Brescia, in stucco, e il Santo ad affresco e la testina in avorio da San Vincenzo al Volturno.
Un’intera sezione è dedicata poi ad una raffinata selezione di preziosi tessuti serici di provenienza orientale, quali l’eccezionale se pur poco noto telo di Ascoli Piceno e due più famosi frammenti del Museo Vaticano e del Bargello. Il tema degli animali affrontati, tipico di questi tessuti, viene ripreso nella scultura in pietra coeva: ne sono esempi in mostra le formelle del Museo Barracco di Roma, le lastre del Museo Provinciale Campano di Capua e del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.
Questo motivo svolge un ruolo importante nello sviluppo del capitello medievale, di cui la mostra testimonia i momenti cruciali con esempi significativi che vanno dall’enigmatico e affascinante capitello di Gello, oggi a Villa Guinigi, fini a quello ormai pienamente romanico di Pavia.
Il fascino dell’Oriente, così importante per gli uomini del medioevo, non è testimoniato in mostra solo dai tessuti ma anche da altre tipologie di oggetti che dimostrano l’eccellenza artistica di Bisanzio e dell’Islam: è il caso dello splendido Falco in bronzo, sicuramente fra i più notevoli metalli islamici che ci siano pervenuti (affiancato dal suo travestimento in foggia di gallo realizzato quando l’oggetto fu utilizzato come banderuola sulla chiesa di San Frediano di Lucca), nonché dei bacini ceramici che ornavano le chiese romaniche lucchesi e pisane.
La mostra si conclude con testimonianze artistiche appartenenti agli anni di passaggio tra XI e XII secolo: codici, sculture e monete che alludono in forma sintetica alla nascita della civiltà comunale lucchese. Un rarissimo bronzo raffigurante un leone con volto umano ci proietta poi idealmente verso la realizzazione di una seconda mostra, che illustrerà lo svolgimento dell’arte lucchese nei secoli centrali del Romanico (XII- XIII secolo).
Il percorso espositivo prosegue idealmente nella quattrocentesca Villa Guinigi sede del Museo Nazionale a pochi metri della Fondazione Ragghianti. La Villa ospita infatti una ricchissima collezione di reperti valorizzata da un recente nuovo allestimento che ha coinvolto tutta la sezione medievale del museo. Lucca e l’Europa
Un’idea di Medioevo (V-XI secolo)

Inaugurazione: sabato 25 settembre ore 17.30
Periodo: 25/09/10 - 09/01/11

FONDAZIONE CENTRO STUDI SULL’ARTE
Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
Complesso monumentale di San Micheletto - Via San Micheletto, 3
Lucca

Tel. 0583 467205
E-Mail
Web

Riferimenti e Note:

Comitato scientifico Clara Baracchini, Carlo Bertelli, Antonino Caleca Marco Collareta Gigetta Dalli Regoli, Maria Teresa Filieri
Coordinamento: Maria Teresa Filieri

Patrocinio: Comune di Lucca, Provincia di Lucca e Camera di Commercio di Lucca

Catalogo: Edizioni Fondazione Ragghianti Studi sull’Arte

Ufficio Stampa:
KU.RA COMUNICAZIONE, ROSI FONTANA
Tel. 050 9711343

Tratto da: http://www.arte.go.it/index.html


A Margherita di Savoia 'La Gioconda e' nuda'

Il Portale del Restauro - Mer, 07/28/2010 - 09:00
Gabriella Carlucci, sindaco di Margherita di Savoia e componente commissione Cultura della Camera e il direttore del Museo Ideale Leonardo Da Vinci Alessandro Vezzosi, presenteranno 'La Gioconda è Nuda'. L'evento previsto per il 29 luglio alle 14,30 presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati, permettera' di assistere all'esposizione del quadro della 'Gioconda nuda' dipinto su ideazione dello stesso Leonardo Da Vinci, con la collaborazione di Gian Giacomo Caprotti, detto Salai, suo allievo prediletto. 
Leonardo da Vinci dipinse due «Gioconde», una delle quali, ora scomparsa, era ritratta nuda. Accanto all'enigmatico ritratto di Monna Lisa esposto al Louvre, l'artista scienziato rinascimentale avrebbe quindi dipinto una seconda Gioconda con la precisa intenzione di formare un dittico e rendere omaggio ai due volti di una stessa divinità, nientemeno che Venere. È questa la nuova ipotesi formulata da Renzo Manetti, esperto di iconologia già autore di studi controversi sull'opera di Leonardo.LA TESI - Secondo Manetti il dipinto, una donna nuda dalla cintola in su seduta su un balcone nella stessa posa della Gioconda, risalirebbe al cosiddetto «periodo romano», quando Leonardo era immerso nello studio della filosofia e delle dottrine esoteriche. «Anche se il dipinto è andato perduto», spiega Manetti, «esistono almeno una decina tra riproduzioni e opere di analogo soggetto, eseguite da allievi e discepoli, che ci permettono di ricostruire l'originale». È chiaro il riferimento a dipinti come la Monna Vanna del Salai, che col maestro dipinse l'opera a quattro mani, come dimostrato da recenti studi spettrografici. Alla Gioconda Nuda del maestro di Vinci si sarebbe poi ispirato anche Raffaello, che nello stesso periodo ritrasse due figure femminili assai simili tra loro, una coperta da un velo, La Velata, l'altra seminuda, La Fornarina. Tra queste, come tra le due Gioconde di Leonardo, esisterebbe un rapporto preciso: sarebbero rappresentazione delle due Veneri della tradizione neoplatonica, quella «celeste» e quella «volgare», a loro volta simboli di due diversi aspetti dell'anima umana. Si parlera' per la prima volta anche della 'Gioconda del Parlamento' una versione di scuola leonardesca della Gioconda del Louvre, gia' facente parte della raccolta Torlonia, e nel 1892 della Galleria Nazionale di Arte Antica a Roma. Gli attori Andrea Giordana e Michela Cescon leggeranno brani di Leonardo Da Vinci, Gabriele D'Annunzio e Giorgio Vasari legati alla famosa dama e alla bellezza femminile. La mostra dedicata a Monna Lisa si terra' dal 2 agosto al 30 settembre a Margherita di Savoia, citta' pugliese della provincia di Barletta e si articolera' in due sezioni: quella storica, con opere e documenti risalenti al XVI fino al XIX secolo e quella contemporanea, che puntera' l'attenzione sui protagonisti dell'arte del XX secolo che hanno reinterpretato il quadro di Leonardo a partire da Marcel Duchamp, fino alla computer e video art. L'evento, promosso dal Comune di Margherita di Savoia e' ideato e curato anche da Agnese Sabato, presidente dell'Associazione Internazionale Leonardo Da Vinci-Museo Ideale. Organizzata dalla Galleria Ca' d'Oro di Roma, si avvale della collaborazione di Enti e Istituti di diversi paesi, compreso l'Armand Hammer Center for Leonardo Studies dell'Universita' di California a Los Angeles, diretto da Carlo Pedretti.
Tratto da: http://www.corriere.it/ http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Torretta Pepoli torna a splendere

Il Portale del Restauro - Mar, 07/27/2010 - 15:00
Il monumento, uno dei simboli di Erice, sarà restaurato. Sono stati finalmente aggiudicati i lavori, che partiranno ad autunno.
La Torretta Pepoli, uno dei luoghi simbolo di Erice, sarà recuperata. Ieri sono stati aggiudicati i lavori per il restauro della struttura, da anni in condizioni di degrado e abbandono. I lavori saranno eseguiti dall'impresa Spallina, che ieri si è aggiudicata la gara per sorteggio fatta dall'Urega, stazione appaltante la Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali. Il recupero della Torretta Pepoli è stato fortemente voluto dall'amministrazione Tranchida, che ha recuperato il finanziamento a suo tempo ottenuto dalla giunta Sanges, indicando le modifiche al progetto volte a destinare la Torretta a sede dell'Osservatorio per la Pace nel Mediterraneo. L'esito della gara sarà pubblicato nei prossimi giorni. I lavori saranno assegnati ai primi di settembre e partiranno in autunno. L'importo dei lavori ammonta a poco più di un milione di euro. Praticamente hanno partecipato alla gara 130 imprese, di cui 97 escluse. Quelle ammesse hanno presentato tutte lo stesso ribasso, pari al 7,3153 per cento. A questo punto, preso atto della situazione, la stazione appaltante ha dovuto procedere per sorteggio. L'idea dell'Osservatorio per la Pace nel Mediterraneo è stata lanciata dall'attuale amministrazione ericina ed accolta dal Consiglio comunale di Erice, per essere successivamente accolta dalla città di Assisi, il cui sindaco, Claudio Ricci, la scorsa estate ha anche sottoscritto l'intesa con il sindaco Tranchida. Ricci, che ricopre anche la carica di presidente dell'Associazione "Città e siti Unesco italiani", tornerà ad Erice ai primi di settembre. L'Osservatorio si occuperà di tutte le problematiche correlate ai diritti umani e alle necessarie attività di cooperazione internazionale e per l'incontro fra le culture e diverse religioni del Mediterraneo, sede dell'Area di Libero Scambio decisa da Bruxelles. Il progetto di recupero e rifunzionalizzazione della Torretta, prevede la realizzazione di una sorta di "confessionale", con tanto di cabina di registrazione, sistema internet e multimediale di archiviazione, per consentire ai Capi dei Governi, Personalità di Stato e Autorità della Cultura e Religiose, così come ai giovani e visitatori in passaggio per Erice, di dichiarare impegni e propositi d'azione, tempestivamente proiettate nel mondo con internet, contestualmente creando il primo museo multimediale per la Pace nel Mondo.
Tratto da: http://www.telesud3.com/default.asp


Paestum: perla per pochi

Il Portale del Restauro - Mar, 07/27/2010 - 12:01
Scoprire Paestum ed i suoi Templi, oggi, provoca al viaggiatore lo stesso effetto e la stessa sensazione di sorpresa e fascino che ebbero gli archeologi nel XVIII secolo quando, la riscoperta dell’area ebbe grandissima attenzione tanto da rendere Paestum tappa obbligatoria del Grand Tour.
Paestum è un’antica città della Magna Grecia sacra a Poseidone (fu chiamata Poseidonia) ma devotissima anche a Hera e Atena. Il suo territorio è ancora oggi cinto dalle mura greche, così come modificate in epoca lucana e romana.
L’area archeologica di Paestum comprende oggi, tra l’altro, tre grandi Templi, due di ordine dorico ed uno di ordine dorico e ionico: il Tempio di Hera (o la “basilica di Herathos”), uno dei più grandi templi greci costruito in pietra, e il più antico tra i tre, il Tempio di Nettuno ed il Tempio di Athena.
Foro, Agorà, Anfiteatro romano, Cinta muraria e Necropoli (una delle più grandi, a circa 1 chilometro da Paestum, è la necropoli del Gaudo) fanno parte di questa area archeologica, definita da studiosi ed estimatori, tra le più emozionanti d’Italia. Dal 1998, l’importanza e l’unicità dei luoghi hanno indotto l’iscrizione del sito nel Patrimonio dell’UNESCO.
Ci troviamo di fronte ad uno dei “gioielli” dell’arte e della cultura campana.
Tuttavia, al momento della visita, le aspettative di accoglienza e di attrattiva  riposte nell’approccio ad un bene archeologico di tale importanza, sono deluse. Sorprende la mancanza di un programma, di un progetto o di un’idea di valorizzazione.
Le enormi potenzialità dell’ attrattiva culturale-turistica-economica sono sottosviluppate e limitate a poche ed isolate iniziative, prevalentemente stagionali.
Il successo delle iniziative messe in atto da vari attori, come ad esempio dal Parco Nazionale del Cilento, come nel caso del Cicloraduno Fiab 2010 (in Giugno) o dell’Equiraduno per lo sviluppo del Turismo equestre (in Luglio); dal Comune di Capaccio-Paestum, come per il 1° Laboratorio di progettazione e mobilità sostenibile e ciclabilità (in Aprile) o dall’EPT di Salerno, per l’evento “L’alba ai Templi di Paestum”, fanno presagire la voglia di splendore di questo sito archeologico.
E’ soprattutto la passione degli addetti ai lavori e dei semplici estimatori che circonda quest’area archeologica che prende vita quasi esclusivamente nel periodo estivo “rincorrendo” i turisti che raggiungono la zona cilentana, soprattutto, per  le destinazioni balneari.
Infatti è a fine Luglio, grazie al Premio Charlot (vetrina di giovani comici e di spettacoli teatrali e musicali) e durante il mese di Agosto, con un ricco programma di concerti, che il Luogo, magico, si rianima.
I luoghi della cultura e le opere d’arte di ogni epoca e di inestimabile valore, nella nostra penisola sono tanti.
Non risulta  difficile elaborare idee e iniziative sostenibili per la loro valorizzazione, e per il rilancio socio-economico dell’indotto territoriale che se ne avvantaggia: rendere il Museo fruibile, attivo ed interattivo; progettare un piano pluriennale di eventi e manifestazioni in ogni periodo dell’anno;  rendere l’intera area cosciente e partecipe all’attivazione di un circuito virtuoso, con strutture ricettive ed extra-ricettive; potenziare i servizi di accoglienza per tutte le tipologie di turisti. Nel caso specifico, l’inserimento di Paestum, e dei siti circostanti, nell’ambito del circuito Campania Artecard, è scontato. Ma, evidentemente non lo è se ciò va oltre, fino all’elaborazione di un piano ben studiato di valorizzazione e di marketing del territorio.
Sorprende, inoltre, anche la scarsa comunicazione che penalizza il Sito e le relative iniziative culturali, ancorché stagionali. Così come accade in altre gestioni di beni culturali, è determinante operare per garantite un buon mix di tutela e valorizzazione, unito ad una logica di promozione e sviluppo dell’intero distretto turistico culturale. Il motto è “promuovere e sviluppare eccellenze”. E tra queste, Paestum, perla del nostro Paese, reclama un posto d’onore. di Barbato FabrizioTratto da: http://www.tafter.it/


OTRANTO, IL BORGO PATRIMONIO CULTURALE MONDIALE UNESCO

Il Portale del Restauro - Mar, 07/27/2010 - 07:30
Arriva la trascrizione ufficiale del borgo antico della città dei Martiri tra i patrimoni culturali mondiali dell’Unesco come sito messaggero di pace: merito dello sforzo e del lavoro del locale Club
Il borgo antico di Otranto è patrimonio culturale mondiale dell’Unesco come “Sito Messaggero di pace”: la ratifica ufficiale dell’iscrizione nella graduatoria riconosciuta dall’organismo internazionale, a Parigi, è arrivata in queste ore, attraverso la presidentessa nazionale della Federazione dei Centri e dei Club Unesco, Marialuisa Stringa.
Il prestigioso riconoscimento attribuito al borgo antico di Otranto, in quanto “testimone di una cultura di pace”, si pone in continuità con il programma lanciato dalla Federazione mondiale nel 2000, anno dedicato proprio alla promozione del tema della cultura di pace: la domanda è stata presentata a fine giugno dal locale Club Unesco di Otranto, nato appena due anni fa e presieduto da Enrico Risolo, che si è speso in prima persona, per accelerare i tempi per la formulazione della stessa. In allegato alla richiesta di iscrizione, è stata inviata una ricca documentazione storica, a cura del Club otrantino, che è stata presa in analisi dalla Divisione per la Cultura della Pace della Federazione Mondiale dell’Unesco, che l’ha valutata positivamente, evidenziando la qualità delle motivazioni “storiche, artistiche e sociali formulate all’interno”.
“Ci siamo soffermati – scrivono dall’organismo di valutazione interno all’Unesco, spiegando il senso dell’attribuzione del titolo alla città dei Martiri - in particolare sugli elementi che fanno di Otranto antica un luogo testimone dell’incontro delle culture delle civiltà come fondamento di pace e abbiamo valutato positivamente il fatto che la città sia espressione di valori tenacemente difesi nel difficile impegno per la costruzione del dialogo tra culture lontane tra loro”.
Del resto, il Club Unesco idruntino aveva raccolto nella voluminosa documentazione storica elementi dettagliati, che attestassero come la città di Otranto, in tutta la sua storia, si sia connotata come patria dell’accoglienza, centro di dialogo fra i popoli e propulsore della pace: alcune delle testimonianze sarebbero, infatti, riscontrabili nei monumenti presenti in città, a partire dal mosaico pavimentale della Cattedrale, espressione della convivialità delle differenze, tipica dell’esperienza di San Nicola di Casole.
Ma anche la storia recente, quella degli sbarchi nei primi anni Novanta, che hanno reso Otranto protagonista di una straordinaria gara di solidarietà, rappresenta un chiaro riferimento al dna di una città votata all’accoglienza e all’attenzione al tema dei diritti umani, attraverso la promozione dei temi della pace e della cultura. L’Unesco ha riconosciuto la veridicità delle motivazioni addotte dal Club e, con un’eccezione sui tempi della procedura e sul carattere stesso del riconoscimento, ha iscritto il borgo antico di Otranto, tra i 24 siti già presenti nella specifica graduatoria.
L’auspicio della Federazione è che la nomina di Otranto a Patrimonio mondiale della cultura come “luogo testimone di Pace” consenta alla collettività locale di “ritrovare le sue importanti radici simboliche e storiche”, e allo stesso tempo, ai turisti “di condividere valori universali di pace, oggi troppo spesso perduti, in una dimensione che coinvolge i cittadini nella valorizzazione dei valori della tradizione, sulla quale oggi l’Unesco richiama l’attenzione del mondo”.
Pertanto, il Club Unesco otrantino è stato autorizzato ad apporre una targa, che specifichi la collocazione del borgo antico tra i patrimoni mondiali della cultura di pace: l’insegna recante il simbolo della Federazione mondiale sarà probabilmente collocato nei pressi di Porta Terra, che immette nel centro storico. Fin dagli anni 80 e sin al recente passato, molti e disparati soggetti hanno tentato di ottenere un riconoscimento tanto importante, sfruttando l’onda mediatica, senza tuttavia mai riuscire a raggiungere l’obiettivo prefissato. Ed è importante che a traghettare la città verso questo traguardo, che la ricolloca concretamente come Porta d’Oriente ed epicentro della cultura della pace nel Mediterraneo, sia stato una piccola realtà, che ha operato nel silenzio e a riflettori spenti come il locale Club Unesco. Segno che, alla fine, il lavoro e l’operosità pagano sempre.

Presidentessa Stringa: “Per Otranto strappo alla prassi”

Uno strappo alla prassi, anzi due. Otranto meritava questo riconoscimento e la Divisione cultura dell’Unesco ha trovato molto convincenti le motivazioni presentate dal Club cittadino. Nella nota della presidentessa nazionale, Marialuisa Stringa, si evidenzia la singolarità del caso di Otranto, eletta a patrimonio culturale dell’Unesco, con largo anticipo rispetto ai tempi previsti dall’iter burocratico, “piuttosto lungo anche per i contatti nazionali ed internazionali”.
La città, inoltre, non è stata valutata per un solo monumento, come da prassi per questo specifico titolo, ma per l’interezza del suo centro storico. Ed è anche questo uno strappo alle regole tradizionali: “Ma sono convinta – ha precisato Marialuisa Stringa nella comunicazione ufficiale - che Otranto meriti una procedura speciale per le eccezionali bellezze della natura e della storia e dell'arte che ne fanno gioiello nel cuore del Mediterraneo”.
Prima dell’invio ufficiale della richiesta, avvenuto a fine giugno, l’iter di preparazione della documentazione aveva trovato la propria sintesi nel corso del Congresso Nazionale della Federazione dei Club e Centri Unesco, svoltosi dall’8 all’11 aprile ad Assisi, al quale il Club Unesco di Otranto aveva partecipato nella persona del suo presidente. Il consiglio comunale di Otranto, inoltre, successivamente e con una delibera votata all’unanimità, si è pronunciato pronto ad impegnarsi a favorire nel futuro l’attenzione alle tematiche della pace e del dialogo fra i popoli nella città. Ora, a riconoscimento ottenuto, è tempo di passare dall’impegno verbale a quello pratico.
Tratto da: http://www.lecceprima.it/index.asp


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