Notizie dal mondo dell'arte

Belgio, statuetta di Dalì rubata in pieno giorno nella torre Belfry a Bruges

Il Portale del Restauro - Sab, 08/21/2010 - 12:38
Il misterioso ladro ha trafugato mercoledì, poco dopo mezzogiorno, l'opera dell'artista spagnolo nascondendola probabilmente in una borsa . Alta 50 centimetri e del peso di una decina di chili, 'La donna dai cassetti vale 100mila euro.
Una statuetta di Salvador Dalì è stata rubata in pieno giorno da una mostra nella torre medioevale Belfry, nel centro storico della città medioevale belga di Bruges. Lo riferisce l'agenzia stampa Belga, citando fonti della polizia. L'opera rubata è una statuetta di bronzo alta 50 centimetri, di una decina di chili di peso, nota come 'La donna dai cassetti'.Il misterioso ladro ha trafugato mercoledì l'opera dell'artista spagnolo poco dopo mezzogiorno, nascondendola probabilmente in una borsa per portarla all'esterno. La torre, alta 83 metri, svetta sull'antica piazza del mercato ed è uno dei simboli della città fiamminga. E' stata anche una delle location del film noir 'In Bruges' del 2008. La polizia sta esaminando le riprese delle telecamere di sorveglianza nella speranza di individuare l'autore del furto. Secondo l'agenzia Belga, la statuetta vale 100mila euro, ma il curatore della mostra, Stefaan Delbaere, non ha confermato questa stima. Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


Antico strumento per la raccolta del corallo rinvenuto nelle acque di Pantelleria

Il Portale del Restauro - Mar, 08/17/2010 - 11:07
Grazie alla segnalazione del responsabile del Diving Club Cala Levante - Consorzio Pantelleria Ricerche - Francesco Spaggiari, la Soprintendenza del Mare, guidata da Sebastiano Tusa, ha effettuato in data 13 agosto 2010 un ritrovamento di grande interesse archeologico nelle limpide acque di Cala Levante a Pantelleria. Ad una profondità di circa 23 metri, su un fondale sabbioso è stato rinvenuto un elemento a prima vista assolutamente incomprensibile costituito da un trave ligneo inserito in una semisfera di piombo del diametro di circa cm 50. Analizzandolo con attenzione si sono individuati gli agganci al trave centrale di due elementi di ferro ortogonali tra loro posti rispettivamente al di sopra e al di sotto della semisfera di piombo.
Ad una prima analisi sembra probabile che si tratti di uno strumento utilizzato per la raccolta del corallo, molto simile alle "ingegne" o croci di Sant'Andrea utilizzate fino in tempi recenti per la rovinosa raccolta del corallo nei nostri mari. Il nostro strumento sembra più elaborato poiché costituto da un elemento ligneo su cui fusero la semisfera che faceva da peso per fare aderire bene al fondo i bracci incrociati che fuoriuscivano dal trave centrale.
Si tratta del più antico strumento per la raccolta del corallo mai rinvenuto nelle acque della Sicilia. Rinvenimenti di simili oggetti sono avvenuti soprattutto in Sardegna e sulla costa mediterranea della Francia. Il nostro rinvenimento conferma l'ipotesi che la "croce di Sant'Andrea" usata fino in tempi recenti affondi le sue radici in epoca romana o addirittura ellenistica. Il nostro esemplare, tuttavia presenta una maggiore accuratezza nell'esecuzione e potrebbe rappresentare un'evoluzione di epoca tardo romana di quanto era stato precedentemente inventato. Che la raccolta del corallo fosse una delle attività principali nell'economia marittima di epoca romana ce lo afferma con dovizia di particolare anche Plinio.
Investigare con attenzione il fondale circostante è stato di grande utilità poiché sono state identificate tracce consistenti che lasciano presupporre che lo strumento per la raccolta del corallo fosse a bordo di una nave di epoca romana databile al IV sec d.C. naufragata per cause ignote al momento in questa zona. Sia sul fondo, che effettuando limitate sorbonature, sono stati identificati numerosi frammenti di ceramiche pertinenti soprattutto a due tipi di ciotole molto in uso in quel momento dell'epoca romana. Inoltre sono state anche identificate due ancore pertinenti il relitto. Una è in ferro del consueto tipo a T. L'altra è in piombo e di essa si è recuperato il ceppo ottimamente conservato.
Non si conosceva nulla di quanto descritto. Pertanto il rinvenimento è di grande importanza sia per l'oggetto in se che per la conoscenza di un ulteriore relitto il cui scafo si troverà certamente al di sotto della sabbia di Cala Levante. La sua identificazione potrebbe avvenire certamente mediante sub bottom profiler (penetratore di sedimenti) nell'ambito delle prossime ricerche che sono state programmate.
La notizia del rinvenimento è stata immediatamente notificata al Sindaco di Pantelleria Alberto Di Marzo ed all'Assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana Prof.Gaetano Armao che, complimentandosi per la scoperta, dichiarano l'interesse ad approfondire le indagini al fine di identificare una nuova pagina di storia mediterranea e di fornire un ulteriore elemento di sviluppo culturale e turistico all'isola di Pantelleria.
tratto da : http://www.archeomedia.net/


Archeologia/ Un’equipe italiana torna a far splendere Hierapolis

Il Portale del Restauro - Lun, 08/16/2010 - 12:28
 Sarà una missione archeologica italiana a ricreare una delle più fastose facciate teatrali in marmo dell’antichità. Presso uno dei siti archeologici più affascinanti della Turchia, la città romano-ellenistica di Hierapolis (l’odierna Pamukkale) situata nella regione una volta denominata Frigia, grazie alle tecnologie e alle competenze italiane, sta per avere inizio un ambizioso progetto: la ricostruzione della facciata teatrale costruita sotto il regno di Settimio Severo agli inizi del III sec. d.C., uno degli esempi meglio conservati dell’architettura “barocca” sviluppatasi nelle province orientali dell’Impero romano. La facciata, larga 47 metri e alta circa una trentina, composta da tre piani di marmi decorati in maniera splendida, crollò nell’orchestra del teatro a seguito di un terremoto avvenuto attorno la metà del VII secolo d.C. Dal 1957 nel sito archeologico lavora una missione ufficiale italiana che venti anni fa ha cominciato a scavare per riportare alla luce le migliaia di blocchi di marmo rimasti sepolti dal sisma. A guidare l’equipe è Francesco D’Andria, direttore dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr), che coordina il gruppo di circa 80 tra tecnici e restauratori provenienti dal Cnr, da otto atenei italiani, dall’università di Oslo e dal Cnrs di Bordeaux.
“Da circa otto anni abbiamo iniziato lo studio dei blocchi per la ricostruzione virtuale del teatro - spiega D’Andria -. Grazie ai sistemi informatici più avanzati e l’applicazione di tecnologie innovative come quella del 3D, abbiamo ricomposto virtualmente i tre piani di questa facciata barocca e pesantissima e abbiamo potuto attraverso un’analisi minuziosa restituire l’immagine del teatro”. Architetti e archeologi hanno avuto il pieno sostegno dell’Ibam-Cnr, che vanta una lunga esperienza sui progetti di valorizzazione del patrimonio archeologico e a Hierapolis ha messo in capo tutti i suoi specialisti: dello scavo stratigrafico, della cartografia computerizzata, delle prospezioni geofisiche, del telerilevamento, delle analisi sui manufatti, delle ricostruzioni virtuali. Grazie a questo sforzo si è potuto ricostruire la scena perfettamente. Una volta finita la parte virtuale, il progetto è stato presentato alla direzione generale dei Beni culturali turchi che lo ha approvato e che adesso finanzierà la ricostruzione reale della facciata. Hierapolis è una località turistica molto importante. Sorge presso Pamukkale, nota per le sue sorgenti termali dalle cascate di calcare bianchissimo, frequentata ogni anno da milioni di turisti.

“Ogni singolo blocco di marmo, prima di essere ricollocato nella posizione originaria, sarà restaurato, dotato di perni speciali e integrato delle parti mancanti – sottolinea D’Andria -. Purtroppo non sarà possibile ricomporre tutti e tre i piani e ci limiteremo a rifarne uno solo, anche perché vogliamo lasciare il carattere di rovina. Ma già ricomporre un solo piano è impresa faraonica perché bisognerà rialzare colonne di marmo alte nove metri, rifare sia capitelli meravigliosi che copie di sculture conservate in museo”. I lavori dovrebbero concludersi, salvo imprevisti, fra tre anni. Ma la missione dell’equipe italiana non finisce qui. “Una volta completata la facciata – aggiunge D’Andria - contiamo di creare nei vani del teatro un museo dove saranno collocate opere d’arte e sculture che sono state riportate alla luce nel corso degli scavi”. Inoltre è previsto lo scavo del Santuario delle Sorgenti, sorto sul luogo in cui sgorgano le acque termali che creano le formazioni calcaree che danno al sito il nome di “Castello del Cotone” (Pamukkale). Ma soprattutto, spiega D’Andria, “stiamo già pianificando il restauro della grande basilica dei età bizantina (V secolo d.C.) a forma ottagonale dedicata a San Filippo, l’apostolo che evangelizzò l’Asia Minore: un monumento straordinario dal fascino incredibile”. Progetti a cui l’Italia fornirà un contributo primario e che faranno di Hierapolis nel giro di pochi anni, assicura lo studioso, “una delle principali attrazioni turistico-culturali del Mediterraneo”. di Emanuele Gatto 
Tratto da: www.ilvelino.it


Daze, il Caravaggio delle subway a Cortona il re dell'arte di strada

Il Portale del Restauro - Dom, 08/15/2010 - 19:11
A Cortona, con il Tuscan Sun Festival, Palazzo Casali accoglie la primo mostra personale di uno dei più affermati artisti della Street-Art di New York, pioniere dei "Graffitari dei treni". Collega undergrorund di Haring, la sua prima opera venduta fu un frigorifero dipinto a quattro mani con Basquiatdi LAURA LARCAN
 

E' stato uno dei pionieri dei graffitari dei treni. Un folletto arrabbiato e smanioso di comunicare, che di notte, alla fine degli anni Settanta, s'intrufolava nei depositi della metropolitana di New York per ricoprire le carrozze con le sue creazioni ispirate alla città. La sua era una scelta ben calibrata: non cercava un semplice muro pubblico, ma una parete in movimento, che con un pizzico di fortuna avrebbe fatto il giro della città durante il giorno prima di tornare in deposito ed essere ripulita. Si sceglieva una postazione strategica per assistere al tour espositivo underground della sua creatura e scattava fotografie ricordo, unica testimonianza di un momento d'arte acuta e libera.

LE IMMAGINI 1

La gara con altri colleghi stava tutta nell'assicurarsi la linea metropolitana più importante per godersi quell'effimero picco di celebrità. Dalla metro alle gallerie, di strada alla luce del giorno ne ha fatta Daze, al secolo Chris Ellis, classe '62, diventato una delle figure di spicco della scena urbano-artistica della Grande Mela, che viene celebrato per la prima volta dalla mostra personale che dal 30 luglio al 7 agosto gli riserba Palazzo Casali come evento dedicato alla sezione delle arti visive del Tuscan Sun Festival, che come ogni anno vanta un carnet di ospiti illustri a partire stavolta da sir Sting.

In scena, sotto la cura di Fortune Cookie Projects, un repertorio dei suoi lavori  storici e più recenti, ma anche opere work in progress, realizzate con performance quotidiane (in piazza Signorelli) offerte agli occhi del pubblico. L'estetica grafica di Daze fonde guizzi di suggestione metropolitana, nel bene e nel male, con la visionarietà di uno spirito lirico e poetico, la capacità di leggere con forza psicologica ed esistenziale spaccati di vita urbana con l'ebbrezza della fantasia onirica. Non c'è vezzo edulcorato nei suoi paesaggi, non c'è un lusinghiero scorcio da cartolina di New York, bensì una sgargiante ricerca dell'anima di una città, dove si ama e si soffre. D'altronde, Daze ha iniziato a creare esprimendo quell'intimo disagio adolescenziale per le strade, utilizzando spazi abbandonati, lasciati al degrado, e strutture d'uso della città.
Con lui c'erano colleghi doc come il giovanissimo Keith Haring, che nel submondo metropolitano non ambiva ai vagoni in movimento, ma cercava i pannelli neri degli spazi pubblicitari per lasciare i suoi omini bianchi. E c'era l'altro talento graffitaro di Jean-Michel Basquiat, che componeva tag poetici al ritmo di un rap poetico sui muri, firmandosi Samo (Same old shit). Proprio la prima "vendita" di Daze fu una collaborazione con Basquiat  -  un frigorifero dipinto a collage venduto per 200 dollari nel 1980 al Mudd Club, la mecca di allora per la nuova musica nella bassa Manhattan. Gradualmente l'arte on the road è entrata nel circuito delle gallerie e dei musei e i murales cominciano ad essere considerati tra i movimenti dell'arte moderna.

Come avvertono i curatori "E' un'arte chiara, diretta e universale, con cui giovani artisti di tutto il mondo, dal Bronx a Pechino, da Berlino a Beirut, ricoprono le città di messaggi e idee o semplicemente affermano la propria identità scrivendo i loro nomi, senza vincoli e senza inibizioni". Nel 1982 la famosa Sidney Janis Gallery sulla 57esima strada a Manhattan, specializzata in solida arte del dopo guerra, è stata la prima ad ospitare gli artisti urbani di New York, e Daze è stato uno dei primi partecipanti. Se i suoi due grandi amici hanno bruciato come meteore il loro genio, lui è sopravvissuto aggrappandosi con furore alla vita.
 Notizie utili  -  "Daze", presso "Tuscan Sun Festival", dal 30 luglio al 6 agosto 2010, Palazzo Casali, piazza Signorelli, Cortona. La mostra di Daze è curata da Fortune Cookie Projects: www. fortunecookieprojects. com. Orari: tutti i giorni. Ingresso libero. Informazioni: www. tuscansunfestival. com
Tratto da: http://www.repubblica.it/


Musei: il museo archeologico di Paestum aperto di notte. Fino al 29 agosto

Il Portale del Restauro - Ven, 08/13/2010 - 11:01
Questa estate l’archeologia non va in vacanza, al contrario spalanca i battenti e lo fa con il Museo archeologico di Paestum. Interamente dedicato alla conoscenza del mito della Principessa fenicia, rapita da Zeus e all’origine della città che si perde nei tempi, il percorso si snoda come una sorta di narrazione che ripercorre le tappe fondamentali della storia locale dalla sua fondazione, ad opera di coloni greci, sino alla nascita della colonia romana e al suo abbandono. Restano quindi aperte le porte fino all’una e mezza di notte, grazie all’iniziativa siglata tra la Soprintendenza di Salerno e i dipendenti del museo. Non c’è altro da dire che augurare buone vacanze…
Fino al 29 agosto 2010 dal mercoledì alla domenica il Museo resterà aperto fino alle 1.30 a.m.
Fra i più importanti reperti esposti vi è l’imponente complesso di metope arcaiche scolpite, raffiguranti antichi miti, che decoravano gli edifici sacri del noto santuario di Hera, fondato dai coloni greci presso la foce del fiume Sele.
Altrettanto eccezionale è la Tomba del Tuffatore, unico esempio di sepoltura con lastre dipinte di età greca, risalente agli inizi del V sec. a.C.
Significativo, infine, il monumentale vaso raffigurante il ratto della principessa fenicia Europa ad opera di Zeus, trasformatosi, per l’occasione, in un toro bianco. Il magnifico cratere di Assteas del IV secolo a.C. è uno dei rari manufatti firmati dall’artigiano Assteas, che aveva la sua bottega a Paestum. Il vaso, scomparso nel 1974 da una tomba di Sant’Agata dei Goti e venduto sul mercato antiquario, dopo lunghi anni di permanenza al Paul Getty Museum di Malibu, è rientrato finalmente in Italia, nel luogo in cui è stato prodotto. Alle aperture straordinarie serali si aggiungono eventi internazionali come il CAMPANIA TEATRO FESTIVAL ITALIA www.teatrofestivalitalia.it e PAESTUM FESTIVAL www.danzateatro.net Orari ordinari
dalle 8.45 alle 19.45 (la biglietteria chiude alle 19.00)
Chiuso il primo e il terzo lunedì del mese Biglietti
Intero: € 4,00
Ridotto: € 2,00
il museo rientra nel circuito della Campania Artecard Info e prenotazioniTel: 0828 722654
museopaestum@ticketeria.it

Tratto da: http://www.tafter.it/


Da Canova a Modigliani. I grandi ritratti dei maestri italiani in mostra a Padova

Il Portale del Restauro - Mar, 08/10/2010 - 08:00
Palazzo Zabarella di Padova si appresta ad ospitare dal prossimo 2 ottobre una mostra che celebra il ritratto. Un ‘genere’ attraverso cui sono passati i più grandi pittori della storia moderna, da Canova a Modigliani, che vede nell’800 il suo secolo di maggior splendore, prima della “rottura” di Picasso. Saranno 100 le opere in mostra fino al 27 febbraio, nell’allestimento curato da Fernando Mazzocca, Carlo Sisi, Francesco Leone e Maria Vittoria Marini Clarelli. Volti, dettagli, storie di esistenze intime e scene di vita pubblica, raccontate attraverso gli occhi dei maggiori artisti italiani, tra visione e ‘messa in posa’ classica e sopraggiungere del marchingegno fotografico, più adatto ad evidenziare tutto ciò di fenomenologicamente rilevante intorno ai soggetti ritratti. Da una parte appunto la tecnica e la visione, tra romanticismo, naturalismo, scapigliatura, macchiaioli e avanguardie. Dall’altra la valenza di racconto sociale che ci riporta un’Italia dove la compostezza della nobiltà lascia spazio all’allegria, all’abbondanza della borghesia. Una storia, quella del ritratto, che corre parallela a quella dell’intera vicenda della pittura e torna con valenza oggi a riproporre un rapporto biunivoco unico, quello tra artista e soggetti rappresentati. Sono le scelte, le fattezze, gli strumenti di uno a influenzare l’altro, con l’idea che un pittore, quando comincia un ritratto non sa mai con esattezza dove andrà ad approdare.
Tratto da: http://www.artsblog.it/


Piccola pausa estiva

Il Portale del Restauro - Sab, 08/07/2010 - 17:39
Da domani 8 agosto, anche il Portale del Restauro si concede una piccola pausa estiva. Ritorneremo a pieno regine agli inizi di settembre con delle interessanti novità (si vocifera di un sito tutto nostro con dei miglioramenti dal punto di vista grafico/funzionale e molti altri cambiamenti che speriamo siano di vostro gusto ;D).
Ma non vogliamo certo lasciare i nostri lettori senza nessun tipo di informazione, per questo alcune sezioni del sito continueranno ad essere aggiornate -come ad esempio la sezione dedicata alle mostre- e cercheremo di inserire, per quanto possibile, delle notizie flash che vi terranno aggiornati sulle (prevedibilmente poche) novità di agosto.
Continuate a seguirci numerosi come avete fatto in questo anno appena trascorso e non ve ne pentirete.
Il Team del Portale del Restauro augura a tutti buone vacanze.
Ps: se avete dei suggerimenti su come migliorare o su cosa vorreste vedere sul sito , non esitate a contattarci con un semplice commento alla fine di questo articolo. La vostra opinione è molto importante per noi.


Manovra, archeologi contro taglio a rimborsi spese per missioni

Il Portale del Restauro - Sab, 08/07/2010 - 09:28
 Senza disporre neppure dei rimborsi spese per la benzina, assicurare la tutela del territorio diventa impossibile. È il monito lanciato dalla Cia, Confederazione italiana archeologi, che critica la decisione del governo di confermare il comma 12 dell’articolo 6 della legge Finanziaria 2010, che impone pesanti tagli ai fondi per le missioni dei dipendenti della pubblica amministrazione. A causa della norma, infatti, lo scorso 28 luglio il segretario generale del ministero dei Beni culturali, Roberto Cecchi, ha diramato una circolare che sancisce l’impossibilità di provvedere al rimborso delle spese legate all’utilizzo dei mezzi privati durante i sopralluoghi sul territorio o i controlli nei cantieri. “Questo provvedimento impedisce ai funzionari tecnici del ministero di svolgere il loro dovere istituzionale e costituisce il blocco totale delle attività di tutela e conservazione del territorio, del paesaggio e del patrimonio archeologico del nostro paese - afferma la presidente della Cia, Giorgia Leoni -. Il ministro Bondi ci aveva detto di essere riuscito a intercedere presso Tremonti e a far ritirare la norma, ma invece non è stato così”.
Già da qualche mese, i rimborsi erano finiti sotto l’attenzione del Mibac, tanto che a giugno una circolare di Cecchi aveva già invitato i funzionari a ridurre al minimo l’uso del mezzo proprio. Adesso, in linea coi tagli della manovra economica, la stretta ulteriore. “Al di là delle zone centrali, ci sono cantieri che possono essere raggiunti solo in macchina - continua la Leoni -. I sopralluoghi coi mezzi pubblici, inoltre, sono quasi impossibili in un territorio come quello italiano, dove i siti sono distribuiti sul territorio”. La richiesta della Confederazione italiana archeologi al ministro dei Beni culturali è di impegnarsi affinché vengano ripristinati i fondi tagliati. Tratto da: http://www.ilvelino.it/


Beni Culturali: a Ferragosto tanti musei statali aperti

Il Portale del Restauro - Ven, 08/06/2010 - 15:30
Sono molti i musei e le aree archeologiche statali che domenica 15 agosto, per la tradizionale festivita' di Ferragosto, rimarranno aperti, cosi' da permettere a cittadini italiani e turisti stranieri di godere del grande patrimonio culturale italiano.Queste alcune delle proposte: a Chieti sara' possibile passeggiare nel Complesso delle Terme Romane, a Bernalda (MT) apre l'Area Archeologica di Metaponto; a Scalea (CS) e' visitabile l'Antiquarium e la Torre Cimalonga; a Capaccio si possono visitare i templi di Paestum; a Ravenna apre il Palazzo di Teodorico; ad Aquileia (UD) si entra nella Cripta della Basilica di S. Maria Assunta; a Caprarola (VT) visite a Palazzo Farnese; Arte Preistorica nella zona archeologica di Balzi Rossi a Ventimiglia (IM); Grotte di Catullo e Museo archeologico a Sirmione (BS); ad Urbino resta aperta la Galleria Nazionale delle Marche; a Venafro (IS) e' visitabile il museo archeologico; porte aperte al Castello e al Parco di Racconigi (CN); a Bari possibile visitare il Castello Svevo; nell'isola di Caprera (SS) resta aperto il Compendio Garibaldino; visite anche alla Certosa Monumentale di Calci (PI); si entra anche a Palazzo Ducale a Gubbio (PG); rimangono aperti infine i principali musei statali di Venezia, tra cui quello di Villa Pisani, Firenze, Roma e Napoli. Per conoscere l'elenco completo dei musei e dei siti archeologici visitabili con i relativi orari di apertura e' possibile consultare il sito web www.beniculturali.it o telefonare al numero verde del Mibac 800991199, servizio attivo tutti i giorni dalle ore 9 alle 19 e gratuito per chiamate da telefonia fissa effettuate dal territorio italiano.
Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


L’Aquila. Mostra “Le Macerie Rivelano – inediti archeologici per la storia della città”. Fino al 31 ottobre

Il Portale del Restauro - Ven, 08/06/2010 - 13:20

E’ la corte di Palazzo Ignazio Silone, sede della Regione Abruzzo a L’Aquila, ad ospitare la mostra “Le Macerie Rivelano – inediti archeologici per la storia della città” organizzata dall’Ufficio del Vice Commissario per la messa in sicurezza del Patrimonio Culturale in collaborazione con la Regione Abruzzo. Si tratta, in particolare, di un percorso articolato su una trentina di pezzi che rappresentano una selezione tipologica di materiali lapidei componenti architettura e apparato decorativo di alcuni complessi monumentali tra i più antichi di L’Aquila, la chiesa di Santa Maria Paganica e la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, di cui si erano perse traccia fisica e memoria. L’esposizione propone capitelli, porzioni di colonnine e di altri elementi decorativi, parti di lastre tombali, lacerti di affreschi (in uno in particolare è riconoscibile una testa di Santo con aureola prospettica in foglia d’oro proveniente dalla Chiesa di Santa Maria Paganica e databile alla seconda metà del XV secolo); insomma una selezione di opere che si pensavano irrimediabilmente perdute e che oggi, grazie anche al lavoro di selezione delle macerie effettuato da un team di esperti diretti da un funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologica per l’Abruzzo, coadiuvato da architetti e storici dell’arte, sono tornate alla luce. “Questi lavori – spiega il Vice Commissario Luciano Marchetti – sono stati diretti dall’archeologo Vincenzo Torrieri non certo per fare archeologia, non era e non è ancora questo il momento, ma per avvalersi di tecniche idonee per la comprensione dei fenomeni fisici e per la restituzione di tutti gli elementi componenti l’architettura e l’apparato decorativo di complessi monumentali ciclicamente distrutti dai terremoti che fin dalla fondazione hanno interessato la città dell’Aquila”. I materiali esposti, infatti, sono presentati come una mera testimonianza archeologica, con una semplice descrizione della materia del manufatto e degli ambiti culturali di riferimento, senza entrare nel merito dei possibili risvolti storico – culturali. “Ci sembrava giusto – spiega il curatore della mostra Vincenzo Torrieri – riavviare il processo di storicizzazione degli inediti rinvenuti e dare la possibilità a storici, critici, professionisti e addetti ai lavori di esprimersi in merito e, nello stesso tempo, far conoscere a tutti le nostre scoperte, il nostro lavoro: il lavoro di recupero e di rimozione delle macerie post – sisma”.
Consulta il sito Informaizoni:Palazzo Ignazio Silone
Via Leonardo Da Vinci, 4 L’Aquila
Tel: 0862 3631

Tratto da: http://www.tafter.it/http://www.tafter.it/


'Svelata' la tomba più antica della necropoli dei Lucumoni etruschi

Il Portale del Restauro - Ven, 08/06/2010 - 08:00
Il ritrovamento durante la campagna di scavi dell'Università di Torino. Le ricerche hanno portato alla luce un imponente accesso con larga gradinata a cielo aperto. Dentro fu sepolto un personaggio di spicco etrusco, di rango probabilmente reale (FOTO)
Grande scoperta a Tarquinia nel viterbese. E' stata rinvenuta, infatti, la più antica tomba dipinta nella necropoli dei Lucumoni etruschi. Il ritrovamento è avvenuto durante la terza campagna di scavo dell'Università degli Studi di Torino e della soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale in un settore principesco della necropoli di Tarquinia. Ad essere svelata è l'anticamera di una maestosa tomba a tumulo con i resti di un raro intonaco del VII secolo a.C. decorato con quelle che possono definirsi le più antiche pitture etrusche. I lavori coordinati da Alessandro Mandolesi, sono stati condotti nell'area della Doganaccia, nel cuore della necropoli etrusca di Tarquinia, dove furono probabilmente deposti re e principi del VII secolo a.C Le ricerche hanno portato alla luce un imponente accesso con larga gradinata a cielo aperto relativo al più grande tumulo funerario di Tarquinia di età orientalizzante, detto 'della Regina' (dei decenni centrali del VII sec. a.C.), che, con quello 'del Re', costituisce una maestosa coppia di sepolcri che caratterizza la necropoli etrusca. Attraverso questo ingresso gli archeologi sono arrivati alla tomba di un personaggio di spicco della comunità etrusca, di rango probabilmente reale. Il locale è in gran parte rivestito di un consistente intonaco bianco in gesso alabastrino, secondo una modalità nota nel Vicino-Oriente (Cipro, Egitto, area siro-palestinese). Si tratta di un raro esempio di rivestimento murario, finora sconosciuto in Etruria, presumibilmente realizzato da maestranze specializzate provenienti dal Levante mediterraneo; come il gemello tumulo 'del Re', anche quello 'della Regina' si ispira infatti a una tipologia di tombe reali 'omeriche' note a Cipro (in particolare a Salamina, nell'area sud-orientale dell'isola): è quindi probabile che all'origine di questo modello di tomba a tumulo ci siano proprio architetti e maestranze del Mediterraneo orientale arrivati a Tarquinia all'inizio del VII secolo a.C. L'intonaco ha restituito tracce di pitture costituite da una fascia orizzontale di colore rosso che doveva svilupparsi su tutti i lati dell'ingresso, sopra la quale si individua, al momento, una raffigurazione di incerta lettura; come nelle più antiche esperienze pittoriche etrusche, potrebbe forse trattarsi di un animale (campito in nero con contorni in rosso) con evidente significato religioso, allusivo al mondo ultraterreno. I labili dipinti sono ottenuti secondo la più antica tecnica pittorica (assimilabile alla tempera) ricordata dalla storiografia artistica (in particolare da Plinio il Vecchio), ''inventata'' in Grecia da valenti maestri fra l'VIII e il VII secolo a.C. L'affresco riconduce ai primordi della pittura monumentale etrusca. Se il prosieguo degli scavi confermerà la datazione dei decori, si tratterebbe della più antica manifestazione di pittura funeraria tarquiniese, realizzata peraltro in un ambiente aperto che precede la camera funeraria, e quindi accessibile e destinato alle cerimonie sacre. I recenti risultati archeologici si aggiungono all'altra importante scoperta avvenuta lo scorso anno, costituita dalla più antica tomba etrusca a due camere affiancate (cosiddetta Tomba Gemina), destinata ad accogliere le spoglie di due nobili personaggi, morti forse contemporaneamente per un tragico evento, personaggi imparentati con il principe (o il re) sepolto nell'adiacente grande tumulo. Queste ricerche si inseriscono all'interno del progetto 'Via dei Principi', destinato alla valorizzazione turistico-culturale dei tumuli monumentali della necropoli tarquiniese. Un itinerario che aggiungerà alle tombe dipinte la conoscenza dei tumuli principeschi, monumenti ora accessibili nell'ambito del sito archeologico.


Arte: 'Colosseo in fiamme' nelle notti di settembre

Il Portale del Restauro - Gio, 08/05/2010 - 16:55
A settembre la video-installazione 'Coliseum on Fire' coinvolgera' uno dei piu' noti monumenti al mondo e simbolo di Roma. Gli autori dell'opera, la danese Thyra Hilden e l'argentino Pio Diaz provocheranno, grazie ad un sapiente gioco di proiezioni, un 'incendio' che avvolgera' il Colosseo: le tre repliche serali previste il 17, il 18 e il 19 settembre proseguiranno per l'intera notte.Il Colosseo, secondo gli organizzatori, rappresenta il luogo ideale per un progetto 'site specific' sulla forza ambigua del fuoco che si leghi all'idea di rinascita e di rinnovamento, coinvolgendo in senso piu' ampio questioni sociali e culturali legate all'attualita'. Il progetto e' promosso dal Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali e dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e curato da Gianni Mercurio, la regista danese Christina Clausen assieme a Rossella Rea, archeologa e direttrice del Colosseo e l'architetto Piero Meogrossi, direttore tecnico del monumento, con il patrocinio del Ministero per la Tutela dell'Ambiente e del Comune di Roma.
Tratto da: http://www.adnkronos.com/IGN/News/


I Bronzi di Riace non vanno in vacanza: continuano le operazioni di diagnosi e restauro sulle statue simbolo della Magna Grecia

Il Portale del Restauro - Gio, 08/05/2010 - 10:33


Prosegue con successo l’operazione di restauro e valorizzazione dei Bronzi tra tecnologie innovative e percorsi didattici interattivi.
Disponibili i primi risultati della campagna diagnostica condotta dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria

I Bronzi di Riace non vanno in vacanza. Sono infatti entrate nel vivo in questi giorni le importanti operazioni di diagnosi delle due statue simbolo della Magna Grecia, temporaneamente collocate all’interno del laboratorio di restauro allestito presso il Salone Monteleone di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria. Resta attivo anche nel mese di agosto, dunque, il laboratorio diretto da Pasquale Dapoto, Archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria e affidato alla responsabilità di Roberto Ciabattoni e Paola Donati dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma, rispettando così il calendario dei lavori stabilito per riportare entro marzo 2011 le due statue all’interno del restaurato Museo della Magna Grecia.
Proprio in queste ore è in corso un nuovo importante sopralluogo per la mappatura di definizione delle zone dei Bronzi che saranno interessate dall’integrazione dell’indagine gammagrafica prevista per il prossimo settembre, ad opera dell’ing. Maurizio Salustri della Metalcontrol di Palermo.
Domani, invece, verrà posizionata la strumentazione elettronica per il monitoraggio a distanza del microclima interno ed esterno sulla superficie delle due statue: con un collegamento in remoto, tale strumentazione, collocata in maniera definitiva, consentirà a tecnici e restauratori dell’ISCR un costante controllo a distanza in tempo reale dei parametri interessati. Gli strumenti saranno connessi a un sistema di allarme: qualora dei valori legati a temperatura, umidità o luce superassero le soglie di sicurezza, gli addetti ai lavori saranno avvisati tempestivamente tramite comunicazione elettronica automatica (sms, e-mail, telefonata registrata). Inoltre, da settembre i dati di questo monitoraggio, opportunamente trattati, saranno resi disponibili sul sito internet www.bronzidiriace.org.
Sempre in questi giorni sono in fase di realizzazione le controforme in materiale composito (carbonio e kevlar) che verranno utilizzate per l’appoggio dei Bronzi nelle prossime fasi di restauro e per garantire la sicurezza nelle piccole operazioni di movimentazione che dovessero rendersi necessarie durante la lavorazione. Le controforme verranno eseguite a calco su due prototipi in resina delle statue, in scala 1:1, creati a loro volta con i dati ottenuti da una scansione laser tridimensionale.

L’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma ha inoltre reso noti i primissimi esiti delle analisi chimiche, delle indagini gammagrafiche e degli studi colorimetrici effettuati nei mesi scorsi nell’ambito delle operazioni di manutenzione programmata preliminare al restauro conservativo vero e proprio. La relazione completa verrà presentata al pubblico a settembre (in allegato un’anticipazione sintetica dei risultati).

Questi interventi, nati da esigenze di natura conservativa, rappresentano una straordinaria occasione per conoscere più da vicino la storia dei due capolavori, nel tentativo di sciogliere alcuni nodi sui quali esperti di archeologia e arte antica dibattono ormai da tempo: da dove provengono queste due statue? Qual è la loro origine? Quale destino le ha unite nella stiva della nave con la quale salparono prima di essere travolte da un naufragio?
Per vivere da vicino queste suggestioni, durante tutta l’estate, dunque, e fino a marzo 2011, i visitatori continueranno ad avere la straordinaria possibilità di seguire dal vivo le fasi di questo eccezionale restauro. L’iniziativa di lasciare il laboratorio di Palazzo Campanella aperto al pubblico, che può quindi vedere i restauratori all’opera attraverso una vetrata, ha già riscosso un grande successo: dal primo gennaio al 31 luglio, infatti, sono state quasi 80.000 le persone che hanno visitato il laboratorio, di cui circa l’80% adulti e il 20% ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori. In questo modo il restauro dei Bronzi, un valore per la Calabria, rimane aperto a tutta la comunità, rendendo partecipi turisti e soprattutto abitanti della regione, da sempre profondamente legati alle due statue da un sentimento di appartenenza collettiva.
Grande successo anche per il sito web www.bronzidiriace.org, in continuo aggiornamento, che permette di seguire passo passo, da ogni parte del mondo, le fasi di questa operazione e di conoscere le scoperte che le indagini di restauro portano alla luce.
L’operazione di restauro “aperto” dei Bronzi di Riace è dunque un segnale forte, per la Calabria e per il Paese, non solo di investimento nella cultura da parte della Pubblica Amministrazione, ma anche soprattutto di valorizzazione di un patrimonio che parla delle nostre radici più profonde e che può aiutarci a comprendere meglio la nostra contemporaneità.


Informazioni utili
Apertura al pubblico del Laboratorio di restauro e della mostra
fino a marzo 2011
Palazzo Campanella | Sede del Consiglio regionale, Reggio Calabria
Tutti i giorni (domenica e lunedì compresi) | dalle 9.00 alle 19.30 ; Sabato | dalle 9.00 alle 22.30
Ingresso gratuito
Per prenotare le visite guidate al Laboratorio e alla mostra numero verde 800985164
www.bronzidiriace.org

La mostra a Palazzo Campanella
Una mostra, inaugurata lo scorso marzo nella sala Green dello stesso Palazzo Campanella, ospita gli altri reperti solitamente custoditi nel Museo Archeologico di Reggio, attualmente in fase di restauro in vista delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Tra i meravigliosi manufatti esposti ci sono i più importanti esemplari di Pìnakes (al singolare Pinax) al mondo, quadretti votivi in terracotta, prodotti in Magna Grecia tra il 490 e il 450 a.C.. I Pìnakes erano usati come ex voto e offerti per devozione dalle giovani future spose al tempio di Persefone, la dea rapita dal dio dell'oltretomba Ade, il quale la portò negli inferi per sposarla ancora fanciulla.
Ogni ragazza portava alla dea la sua tavoletta di terracotta, che veniva in seguito rotta in mille pezzi e gettata in fosse vicino al santuario. Per evitare che altre ragazze la usassero per altri voti, un rito tradizionale ne impediva il riutilizzo, considerato sacrilego. Insomma, ogni voto doveva essere assolutamente unico e irripetibile.
Le raffigurazioni in bassorilievo venivano incise da grandi ceramisti dell’epoca e originariamente anche abbellite da colori vivaci.
Esse rappresentano scene di vita quotidiana, dove, accanto a personaggi, animali e oggetti mitici o cultuali, sono finemente riprodotti carri, arredamenti, vesti e drappi, suppellettili di uso e di cosmesi. Uno spaccato della vita quotidiana dell’epoca.
Per rendere i Pìnakes attuali e coinvolgenti è stato predisposto nella mostra un allestimento suggestivo che favorisce il dialogo tra queste opere e i visitatori: anche i più piccoli possono raccontare le emozioni suscitate dall’incontro con gli oggetti esposti che, da lontani e misteriosi, si trasformano in opere cariche di significato che mettono in relazione l’antico passato con il nostro presente quotidiano.

Tanti fans per i Bronzi
L’intervento di restauro è il risultato di un’azione congiunta e sinergica che vede nella collaborazione tra il Laboratorio di restauro del Museo, la Soprintendenza per i Beni Archeologici e il Consiglio regionale della Calabria il valore di un’operazione che ha già segnato i primi traguardi in termini numerici.
A curare l’intervento di valorizzazione comunicativa e didattica è la società milanese Trivioquadrivio, che ha affiancato l’operazione fin dai suoi esordi.

Un libro per raccontare l’evento: i Bronzi di Riace, un valore per la Calabria

A cura di Trivioquadrivio, che sta seguendo l’operazione di valorizzazione del restauro, in collaborazione con Editalia – Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, è stata realizzata una pubblicazione che, attraverso dodici fotografie, un DVD-intervista ai protagonisti dell’operazione e una serie di testi, racconta il senso culturale e storico di quest’opera di restauro.

Laboratorio filosofico a cura di Carlo Sini
Tra settembre e ottobre prossimi, prima che i Bronzi e gli altri reperti tornino “a casa”, un laboratorio filosofico condotto dal filosofo Carlo Sini svelerà la contemporaneità dei messaggi nascosti nelle opere custodite. L'iniziativa, promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, sottende la volontà di dare vita a un processo di ampio respiro che mira a far rivivere il nostro patrimonio archeologico, valorizzato come strumento principe per indagare con maggiore consapevolezza la contemporaneità.

Progetto di
Consiglio regionale della Calabria
Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria
Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Con il patrocinio di
Ministero per i Beni e le Attività Culturali

In partnership con 
Editalia - Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato

ALLESTIMENTO DIDATTICO MOSTRA, SITO WEB, VOLUME i Bronzi di Riace un valore per la Calabria, COMUNICAZIONE A CURA DI Trivioquadrivio

Redattore: RENZO DE SIMONE


Documentazione:
Comunicato stampa in formato PDF
(documento in formato pdf,peso221Kb)

Anticipazioni dei risultati (ISCR)
(documento in formato pdf,peso418Kb)




Volume dedicato ai Bronzi in formato PDF
(documento in formato pdf,peso1,58Mb) Link:
www.bronzidiriace.org


Tratto da: http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html


L' Italia che ti sorprende - La Scarzuola

Il Portale del Restauro - Mer, 08/04/2010 - 18:00
Si narra che nel 1218 vi dimorò San Francesco di Assisi costruendosi una capanna fatta con la scarsa, (pianta palustre, da cui il nome Scarzuola). Il Santo vi fondò un Convento piantando un alloro e una rosa creando una fonte della quale la gente porta ancora molta devozione. Nella piccola chiesa del convento è custodito un affresco della prima metà del XIII secolo, uno dei primi ritratti del Santo in levitazione.
Oggi La Scarzuola è un luogo d'incanto, trasformato dall'Architetto milanese Tommaso Buzzi, che acquistò il complesso conventuale nel 1957 per costruire la "città ideale". Il recupero del convento fu il primo atto del progetto di Buzzi; subito dopo passò ai giardini, trasformando gli innocenti orti dei frati in un fantastico impianto verde ove, tra siepi di bosso, fiori rari, statue e pergolati, si rievoca il mito d'amore di Polifilo e della sua ninfa. Ultimato così il recupero della "città sacra", Buzzi passò ad edificare la sua "città profana", che chiamerà "Buzziana". Questa inizia a sorgere al termine del giardino, affacciata su un vasto anfiteatro naturale. Appare come una bizzarra e sconvolgente cittadella tutta in tufo, le cui fabbriche paiono modellate con la sabbia, come i castelli che si fanno in riva al mare. Gli edifici sono collegati tra loro da zone teatrali vere e proprie ( scene, gradinate, grandi vasche) realizzate sul rilievo del terreno e sostenute da poderosi muri di tufo.
La Buzziana appare proprio una città profana, sovraccarica com'è di riferimenti e citazioni: ovunque vi sono impressi motti, monogrammi e simboli indecifrabili. Concepita in base ad un personalissimo neo-Manierismo, la cittadella presenta forme sconcertanti e complesse: vi abbondano scalinate e scalette, modi espressivi "alla rustica", bassorilievi di mostri, statuine, figure fitomorfe "alla Arcimboldi" senza alcun richiamo all'architettura. C'è un affastellarsi di edifici e monumenti che ha del miracoloso: strutture circolari come osservatori astronomici arabi, costruzioni zoomorfe, tebaidi e pozzi di meditazione, luoghi di rappresentazione e templi di culti pagani con la torre di cristallo, che pare, invece, il pinnacolo di una cattedrale gotica.
Alla sua morte, avvenuta nell'80, Tomaso Buzzi lascia incompiuta la creatura di pietra, ed esprime il desiderio che la natura ne prenda possesso, la divori, ne faccia un insieme di belle rovine degne del pennello di Clerisseau. Ma la Buzziana non scompare e oggi, quasi interamente compiuta, si presenta all'uomo del Terzo Millennio come un labirinto dello spirito, una concezione che forza le regole della nostra dimensione per imporne un'altra.

  La Scarzuola - informazioni utili .: Località Scarzuola - 05010 Montegabbione (Terni)
Tel.+39.0763.837463 - fax +39.0763.837463
.: Orari visite: visite guidate a gruppi, su prenotazione
Prezzi: € 11.00 

Tratto da: http://www.umbriaearte.it/index.htm


Sicilia. L’incapacità di valorizzare i tesori

Il Portale del Restauro - Mer, 08/04/2010 - 11:06
di Nino Sunseri
Giornale di Sicilia 3/8/2010Da Palazzo Abatellis alla Villa del Casale, troppa malaburocrazia
Arrivano i turisti ma non tutte le bellezze artistiche e architettoniche della Sicilia si possono visitare. Il turista va a Palazzo Abatellis a Palermo di pomeriggio: chiuso per mancanza di personale. Mozia? Proibito avvicinarsi perché non c'è energia elettrica. Al Duomo di Monreale i mosaici in certe ore sono al buio e la Villa del Casale a Piazza Armerina aspetta da oltre un anno il completamento della ristrutturazione. La Regione, cui spetta la gestione dei beni culturali, non riesce a prevenire l'emergenza. E la Sicilia resta impiccata alla tradizionale proposta di mare e di sole. Così Palazzo Abatellis funziona a metà proprio adesso che le sue sale ospitano un capolavoro di grande richiamo, come i Musici di Caravaggio. Il problema era già emerso nei mesi scorsi. Magari sarebbe stato possibile utilizzare meglio i 1.100 precari della società beni culturali. Avevano la possibilità di dimostrarsi effettivamente dei lavoratori socialmente utili. Invece qualche dirigente regionale ha scritto dei contratti rigidi che lasciano Palazzo Abatellis privo di personale proprio nei giorni in cui sarebbe necessario aumentare il presidio per rendere fruibili i suoi capolavori. E’ positivo che l'assessore regionale Gaetano Armao sia ieri intervenuto per cercare di sbloccare l'inefficienza della burocrazia regionale, comandando il trasferimento temporaneo di una decina di dipendenti provenienti dalla Sovrintendenza. I beni culturali sono considerati il nostro petrolio. Eppure un settore così importante, che può portare ricchezza alla Sicilia attraverso il turismo, è gestito nell'emergenza. L'ultima riguarda Mozia rimasta al buio perché il gruppo elettrogeno, unica fonte di energia dell'isola, si è guastato. Non si è trovato il mezzo adatto a solcare le acque poco profonde dello Stagnone per trasportare il nuovo trasformatore. Adesso si cerca una soluzione con l'intervento di un elicottero della Forestale. Ma perché deve sempre essere tutto così affannato, così trafelato? E vero che Mozia è gestita da una fondazione. Ma è proprio certo che la Regione non avesse nulla da dire nell'amministrazione? Un sito archeologico dell'importanza di Mozia si può lasciare in balia di un solo gruppo elettrogeno? Anche qui il problema viene affrontato, e speriamo risolto al più presto, solo quando si arriva all'emergenza. Per non parlare, visto che ci occupiamo di illuminazione, di quanto accade al Duomo di Monreale. Era stato annunciato con grande dispendio di risorse di comunicazione una importante novità. La chiesa sarebbe stata illuminata in permanenza. Non più su richiesta a pagamento dei visitatori che infilavano le loro monete in appositi apparecchi per vedere brillare l'oro dei mosaici. Una maniera intelligente per aumentare la fruibilità di uno dei monumenti più celebri non della Sicilia ma del mondo. Peccato che la luce sia rimasta accesa solo un paio di giorni. Poi il buio. Ora il beneficio è limitato all'abside. La metafora di quanto accade in Sicilia. Qualche bagliore isolato e poi solo i colori del buio.   


Musei Capitolini, la visita è virtuale. Faccia a faccia con la Lupa e Marco Aurelio

Il Portale del Restauro - Mar, 08/03/2010 - 13:00
Viaggio in anteprima alla scoperta delle meraviglie del complesso, in un percorso multimediale e tridimensionale che abbraccia 500 anni di arte, storia e cultura. Ecco il nuovo viertual tour: 71 punti di osservazione, 45 sale, con fotogallerie e video esplicativi, più la mappa interattiva per orientarsidi ALESSIA RIPANI e BENEDETTA PERILLI



OAS_RICH('Left'); OAS_RICH('Left1'); Immersi nella magnificenza dell'Arte, circondati dalla Storia e dalla Cultura, lì a un passo dalle opere che par quasi di toccarle. Eccoli come non li avete mai visti i Musei Capitolini in versione virtual tour. Perché se lei, il simbolo di Roma, la Lupa in bronzo, donata nel 1471 da Papa Sisto IV al popolo romano come prima forma di acquisizione dei Musei Capitolini è arrivata per prima nelle stanze, da oggi saranno anche loro, i visitatori 'a distanza', i benvenuti al museo. Dopo aver aperto porte su Facebook e Second Life, interagito con gli appasionati con blog e newsletter, raddoppiato in un anno i contatti ai siti internet del circuito (quasi due milioni nel 2009), i musei romani presentano il loro fiore all'occhiello in esclusiva su Repubblica Roma.

IL VIAGGIO VIRTUALE NEI MUSEI

Si tratta di un percorso lungo più di 500 anni. Il "Tour virtuale dei Musei Capitolini" è un viaggio multimediale tra le bellezze del complesso realizzato da Zetema, in collaborazione con Hquadro, e accessibile dai prossimi giorni sul sito ufficiale (http://www.museicapitolini.org). Gratuita e interattiva, la visita permetterà agli utenti di ammirare le sale della galleria attraverso 71 punti di osservazione (hot spot) posizionati all'interno dei 45 ambienti censiti. Statue, soffitti, quadri e pavimentazioni, tutto visibile a 360°, ad altissima risoluzione e nelle versioni inglese e italiano. Basta muovere il mouse e zoomare fino ad avvicinarsi alle opere esposte. In più, i visitatori avranno a disposizione gallerie fotografiche, audio guide, video descrittivi dell'ambiente scelto e una mappa interattiva per orientarsi nelle sale.

LE IMMAGINI DEL PERCORSO

Affacciati sulla michelangiolesca piazza del Campidoglio non si possono nutrire dubbi sulla storia antica e illustre dei Musei Capitolini, la perla del Sistema dei Musei Civici di Roma, a partire dall'incontro immediato con la celebre statua equestre del Marco Aurelio, il cui originale restaurato è posizionato dal 2005 nella nuova aula vetrata progettata dall'architetto Carlo Aymonino (l'Esedra di Marco Aurelio, appunto) nel Giardino Romano dietro Palazzo dei Conservatori. L'Esedra è l'ennesimo progresso compiuto dai Musei dal lontano 1471, epoca in cui papa Sisto IV, decidendo di donare a Roma alcune sculture bronzee presenti in Laterano, determinò il loro nucleo fondante. Dalla prima sede a Palazzo dei Conservatori, al "Grande Campidoglio", allla costruzione nel '600 di Palazzo Nuovo e, nel XVIII secolo, con la Pinacoteca, i Capitolini oltre a ospitare preziose sculture antiche, dipinti e opere strettamente legate alla città, costituiscono uno splendido palcoscenico dal quale ammirare il cuore della città. Da oggi, si lasciano guardare l'anima: un clic, mille emozioni, ovunque voi siate.
Tratto da: http://roma.repubblica.it/


11,5 milioni per il restauro del Castello di Aymavilles

Il Portale del Restauro - Mar, 08/03/2010 - 09:44
La Giunta regionale della Valle d’Aosta ha approvato il progetto definitivo per il restauro e l’allestimento museografico del castello di Aymavilles. L’impegno di spesa per l’esecuzione dell’opera ammonta a 11,5 milioni di euro.
Il progetto e’ stato redatto dal raggruppamento temporaneo di professionisti con capogruppo lo studio ‘Libidarch architetti associati’ di Torino. Come si legge nella delibera, il recupero del maniero prevede: il consolidamento dei solai; l’inserimento delle tecnologie necessarie per la sicurezza del monumento e adeguate alle nuove destinazioni d’uso con la realizzazione di vani interrati per l’allocazione delle centrali tecnologiche al di fuori del monumento; la previsione dell’esecuzione di un impianto di riscaldamento a pavimento con l’utilizzo di un sistema di produzione di acqua calda con l’ausilio delle sonde geotermiche; il restauro scientifico degli apparati decorativi interni e delle superfici lignee decorate nonche’ delle pavimentazioni lignee e lapidee esistenti; l’inserimento di un nuovo vano scala ascensore all’interno di una torre per garantire la visibilita’ dell’intero monumento; l’inserimento di un adeguata illuminazione esterna e la progettazione di percorsi di accesso agevoli; l’allestimento delle sale espositive.
“Con l’approvazione di questo progetto aggiungiamo un ulteriore tassello alla politica culturale della Restitution – sottolinea l’assessore regionale alla cultura, Laurent Vierin – che stiamo perseguendo con l’obiettivo, dopo anni di investimenti volti alla tutela e conservazione, di rendere finalmente visitabili i castelli e i beni culturali della Valle d’Aosta”. Aggiunge: “Dopo l’apertura straordinaria del castello di Aymavilles nel 2008 e nel 2009, promossa per rendere fruibile al pubblico questo sito chiuso sin dalla meta’ degli anni ‘60, ora con l’approvazione di questo importante progetto finalmente si giunge alla musealizzazione e restituzione definitiva che si inserisce nell’ottica di incrementare l’offerta di turismo culturale”.

Tratto da: http://www.tafter.it/


Presto aumento di un euro per musei e siti archeologici della Capitale

Il Portale del Restauro - Lun, 08/02/2010 - 17:32
Colosseo e aree archeologiche di Roma saranno più care perché si possa anche alleggerire la tassa turisti, annuncia il sindaco Alemanno. Nel presentare il bilancio approvato Alemanno ha precisato che c’è un tavolo con il Mibac per lavorare a una legge che fissi l’aumento di un euro per musei e siti archeologici statali, equivalente a quello per i musei comunali di Roma gia’ deciso con un emendamento dal Consiglio comunale di Roma in sede di approvazione del bilancio. Grazie a questo aumento il Comune è riuscito a modificare, spalmandola diversamente, la tassa di soggiorno a carico delle strutture ricettive di Roma. Dall’aumento dei biglietti dei musei comunali dovrebbe arrivare al Comune un gettito di circa 1,5 milioni. Nell’emendamento viene previsto anche un contributo che va da un euro a tre euro per altri servizi turistici. Per quanto riguarda invece l’aumento per i musei statali Alemanno ha spiegato che ‘l’euro in piu’ dovrebbe finire nelle casse comunali, ma il Mibac vorra’ una percentuale di soldi direttamente per investirle sulle aree archeologiche. Oggi tutti gli introiti dei biglietti vanno prima al Tesoro’. Tratto da: http://www.tafter.it/


Trivial Art Puzzle n°1

Il Portale del Restauro - Dom, 08/01/2010 - 17:42
Per la serie Trivial Art questa volta vogliamo mettervi alla prova con un Puzzle! Provate a ricomporre questo famoso quadro mettendo le tessere nel loro giusto ordine...e buon divertimento!
Lasciate un commento una volta scoperto di che quadro si tratta.
Ps: Se volete, avete la possibilità di utilizzare gli strumenti presenti sulla sinistra per agevolarvi nell'impresa, in particolare il tasto Image, per vedere come dovrà apparire l'immagine completata, o il tasto Ghost, per lasciare la stessa immagine-guida sullo sfondo. Ma usateli con parsimonia!!!
Se il puzzle non dovesse caricare o avete dei problemi, aggiornate la vostra versione di JavaScript  qui
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Bronzi di Riace, da marzo torneranno in museo

Il Portale del Restauro - Dom, 08/01/2010 - 09:00
Lo afferma in una nota la soprintendente archeologo della Calabria, Bonomi"Nel marzo 2011 i Bronzi di Riace troveranno nuovamente posto nel Museo Nazionale della Magna Grecia, ristrutturato e riallestito nell'ambito delle iniziative per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia". Lo afferma in una nota la soprintendente archeologo della Calabria, Simonetta Bonomi, replicando alle affermazioni del direttore generale per la valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero per i Beni e le attività Culturali, Mario Resca. Resca nei giorni scorsi ha affermato che i Bronzi di Riace dovrebbero andare in giro perché a Reggio Calabria stanno solo "a prendere polvere"."Le due statue, quindi - ha aggiunto Bonomi - non prendono affatto polvere. Nell'attuale situazione, inoltre, non sono opportuni spostamenti di alcun genere. I Bronzi di Riace dal 23 dicembre 2009 sono provvisoriamente ospitati a Palazzo Campanella a Reggio Calabria in un laboratorio di restauro perfettamente attrezzato grazie alla generosa disponibilità del Consiglio Regionale della Calabria, che ha stipulato con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria un'apposita convenzione. I Bronzi sono inseriti in un percorso espositivo aperto al pubblico dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle ore 20, che comprende anche altre opere significative del Museo Nazionale della Magna Grecia, molto apprezzato dai numerosissimi visitatori italiani e stranieri". Le due statue sono "attualmente oggetto di un'approfondita campagna di analisi diagnostiche condotta dall'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro con la collaborazione della Soprintendenza; da settembre saranno sottoposti ad interventi conservativi", ha concluso. Tratto da: http://www.ansa.it/


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